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Music by VICE

Ho fatto visita al più grande inventore di strumenti musicali folli del mondo

Si chiama Ryan Gregory, è un inventore fricchettone capace di creare macchine e strumenti musicali assurdi dall'immondizia.

di Jonathan Diener
22 febbraio 2016, 9:32am

L'emergenza acqua a Flint tiene la città in una morsa da alcuni anni. I media nazionali si sono finalmente accorti della battaglia quotidiana che gli abitanti di questa cittadina del Michigan affrontano per una cosa così semplice come l'acqua potabile. Ma anche in questo periodo buio, gli abitanti di Flint si dimostrano forti e continuano a fare quello che possono con le risorse che hanno. Seminascosto nella zona di Mott Park, dove gli affitti sono bassi e la situazione non è terribile come nelle parti peggiori della città, Ryan Gregory è un raggio di bizzarria in una città che non sembrava più capace di produrne.

Ryan e io siamo diventati amici circa dieci anni fa, quando i nostri rispettivi gruppi suonavano nelle cantine, nei baretti e nelle chiese di Flint, oltre che al nostro campo base, il Flint Local 432. Lui era giovane ed entusiasta, come noi. Quando l'età adulta cominciò a trascinarci verso strade diverse, io ho continuato a scrivere musica seguendo la tradizionale struttura pop e ho trasformato la mia band in un lavoro, mentre Ryan è uno dei pochi che si sono davvero immersi anima e corpo nella propria arte senza compromessi. Avevo visto la sua one-man band (che comprendeva una macchina a pedali che gli permetteva di suonare un'intera batteria senza smettere di suonare la chitarra), la sua annuale performance di Hallowen con il nome di Mr. Creepy (un garage pieno di gente in maschera che suona strumenti presi dalla spazzatura) e altre tracce della sua arte in giro per la città. Da musicista disilluso, continuavo a rimanerne sorpreso, e mi prefissai l'obiettivo di mettermi lì e capire come lavorava. Ci ho messo più di un anno.

“Tipo, l'altro giorno sono andato al supermercato. Era stranissimo. C'erano così tanti tipi di pane. Voglio dire, ma perché ti serve tutta questa scelta? Non ti fa strano?" mi ha chiesto Ryan una volta, fotografando perfettamente la propria essenza: un neo-hippie che vive nel momento storico sbagliato.

Sono tornato a casa di Ryan dopo tanti anni e tutto mi è parso molto più pulito di quanto mi ricordassi. Non sembrava più il regno di un accumulatore compulsivo, ma uno spazio creativo concentrato. Due casse d'acqua consegnate dalla Guarda Nazionale e dalla polizia locale giacevano in cucina. In casa si respirava un profumo di zuppa di lenticchie, ricetta della sua fidanzata Hannah.

Il tavolo della cucina era coperto di scatoline contenenti pezzi sparsi, e una pila di progetti e schemi. Gli schizzi dei prototipi andavano da una macchina spara-bolle-di-sapone ambulante a un progetto semplicemente intitolato "Moon Bike". Le installazioni artistiche folli e a volte insensate che conoscevo ora cominciavano a trasformarsi in idee precise e possibili. Rappresentanti da tutta la città e anche dal Burning Man hanno cominciato a interessarsi e a mettersi in contatto con Ryan.

Con il proseguire della visita mi sono accorto che c'erano m'bira e pickup da chitarra attaccati a qualunque cosa. Non ho fatto in tempo a farci una battuta sopra che mi è stato mostrato come bastino una piccola asse di legno, una fila di viti e i rebbi di un rastrello per costruire una m'bira perfetta. Secondo il nostro protagonista, quelle che vendono nei negozi per ottanta dollari sono monnezza, ma quelle fatte letteralmente con la monnezza funzionano meglio.

Lo studio in cantina era tanto un museo quanto una sala prove. Gli strumenti comprendevano alcune m'bira, ma a meglio guardare c'era roba molto più assurda. Abbiamo suonato con una teiera con dentro un po' d'acqua attaccata a dei pedali riverbero, pezzi di chitarre, una porta riassemblata per creare un violoncello, cassette di canti delle balene dentro un mangianastri e scratchate come dischi in vinile, e il mio oggetto preferito: la sua assurda chitarra che sembra un oggetto di scena preso da Mad Max: Fury Road. A quanto pare ne aveva una uguale già prima, che però ha fatto una brutta fine.

“Avevo una chitarra giapponese, una Tesco molto economica a cui ho aggiunto le leve di freni di una bicicletta, dei registratori a bobina, e roba a caso per piegare le corde. Ci avevo anche inserito una drum machine fatta con giocattoli di Barbie modificati, con dei sensori a contatto per cambiare beat e velocità toccandoli. Ci avevo anche attaccato un sacco di m'bire.” Dopo avere messo su youtube un video in cui mostrava questo prototipo, Ryan iniziò a ricevere offerte per la produzione, di cui una piuttosto promettente. "Un tizio mi scrisse dicendo 'Faccio bare e sono un costruttore di mbili professionista. Voglio finanziare la produzione di questa chitarra. Realizza un design definitivo e scopri di che componenti hai bisogno.' Al che io ho disegnato un progetto completo, mi sono procurato i componenti e glieli ho mandati. Gli ho inviato il collo della chitarra, dei pickup, alcune manopole, delle componenti elettroniche e alcuni interruttori. Ma senza brevetti e la possibilità di agire per vie legali, è facile che qualcuno si approfitti della tua creatività: "Fondamentalmente il tizio non mi ha più contattato, e non sono riuscito a beccarlo più. Per ricostruire la chitarra ho dovuto ri-ordinare tutto a parte le meccaniche. A causa di questa storia, Ryan mi ha chiesto di non fotografare e di non scrivere di un paio dei progetti che mi ha mostrato.

Nel suo cuore Ryan è anzitutto un musicista e ha sempre voluto usare le sue creazioni per fare qualcosa di più interessante che delle mostre. Negli ultimi anni ha tenuto un sacco di concerti e di party, ma ovviamente il top èer tutti è stato il Mr. Creepy Show di quest'anno. "Halloween è anche il mio compleanno, e tutti gli anni mi vesto da questo personaggio random... Non ricordo... Probabilmente quando l'ho chiamato mr. Creepy ero semplicemente sbronzo, mi piaceva l'idea di mettere su una band con strumenti da discarica per suonare ad Halloween. Ho fatto dei mascheroni giganti per i miei amici e li abbiamo indossati. Di solito iniziamo a suonare facendo molto casino, suoniamo degli strumenti a fiato enormi, c'è un light show folle, e poi attacca questa pazza jam band immondezzara. Oddio, in realtà non mi piace molto il termine 'jam band'. Diciamo che suoniamo un po' alla Tom Waits..."

Lo scorso anno, la sua festa di Halloween si è trasformata in un vero e proprio festival del DIY. Tutta la scena di Flint è stata invitata tramite passaparola, onde evitare di attirare l'attenzione della polizia locale: "Volevo che chiunque non avesse mai suonato in vita sua potesse prendere in mano uno strumento e iniziare a suonare. Che nessuno si sentisse in imbarazzo e si potesse divertire. C'è una band che si chiama Sadie Lee che organizza sempre concerti in una casa qua accanto per cui nel suo seminterrato c'erano delle band, e anche nel garage di un altro vicino, mentre io avevo il mio cortile acchittato come una casa infestata. Ero convinto che gli sbirri non si sarebbero mai ficcati dentro questo strano buco per vedere se c'era una festa."

Dopo avermi mostrato un po' tutta la casa e le sue creazioni, mi ha dato in mano uno scatolotto pieno di manopole e con una drum machine per bambini in cima, di quelle con cui giocavamo da bambini: circolare con tasti di varie forme, ciascuno corrispondente a un suono, dicendomi: "Hai mai usato un saldatore? Ti piacerebbe?". Il circuit bending è una pratica usata da molti musicisti noise per crearsi i propri strumenti e nuovi suoni. L'ho visto fare a un sacco di gente ma non ci capisco nulla. Al che siamo entrati nel suo laboratorio, che praticamente consiste in un tavolo in mezzo a una stanza, ricoperto di pezzi di percussioni, tastiere e qualsiasi cosa lui trovi nelle discariche o gli diano i suoi amici, o compri nei negozietti dell'usato.

Mi ha iniziato a dare istruzioni, anzitutto dicendomi di svitare il fondo del giocattolo: dentro c'era un circuito molto semplice con un paio di connessioni, e ho guardato Ryan che le stuzzicava con dei pezzi di metallo: a seconda di dove toccasse, emetteva suoni con un tempo regolare o un pitch alto e strizzato. Al che ha preso il saldatore e ha iniziato a lavorare, attaccando altre robe alla piccola resistenza e connettendole a una manopola pescata dal suo inventario, con cui controllare la velocità. Premendo un bottone si lanciava il beat, e muovendo la manopola la macchina iniziava a emettere dei suoni molto strani.

Dopodiché Ryan mi ha mostrato un mucchio di grossi distintivi di latta trovati nel cassonetto di un Guitar Center, che i commessi indossavano per promuovere degli sconti. Ne ha cancellato tutte le stampe e li ha collegati a dei cavi a loro volta connessi alla drum machine. "Quello che sto per mostrarti è una roba che ho fatto una volta per far divertire dei bambini. Potevano suonare con la loro stessa carne. Potevo usare un conduttore come la grafite di una matita, ma funziona bene anche con la pelle." mi ha detto, premendo il pollice sul distintivo, distorcendo il suono o accelerando il beat a seconda della pressione. Al posto di un interruttore o di un tasto, stavamo usando la nostra pelle per modificare il suono. Che bomba!

Dopo avermi mostrato come funziona ogni singola cosa, siamo entrati nella regia del suo studio e abbiamo aperto una nuova sessione nel software di registrazione, mi ha ordinato di entrare nella stanza di ripresa e di iniziare a smanettare con la tavolata di strambi strumenti che vi ho illustrato, passandoli per un looper a pedale e un riverbero. Ho creato questo bizzarro soundscape mentre Ryan preparava il suo one man band set. Quando abbiamo iniziato a trovare il groove, mi sono spostato all'altra batteria che era lì montata, fatta di secchi e eltre percussioni non convenzionali. Il risultato della nostra jam suonava come un bizzarro mix tra Black Keyes, Tom Waits e Stomp. Potete ascoltarlo di seguito:

Dopo averlo riascoltato abbiamo deciso che era abbastanza strambo da tenerlo. Strano che con gli anni fossimo diventati così diversi, ma ci fosse ancora una strana alchimia sonora tra noi. La mia mentalità più convenzionale e il ta al suo approccio completamente fuori dagli schemi formavano un miscuglio molto interessante. Gli ho detto che ero invidioso della sua capacità di costruirsi le cose da solo. Io sono come la maggioranza degli altri: pago di più per una roba che non sarei in grado di costruirmi per conto mio. Inizio le cose e non le finisco. Quello che mi ha risposto mi è rimasto impresso e mi pare una buona conclusione per l'articolo: "È diverso. Tu hai fatto degli album e sei andato in tour. Quando invece io costruisco qualcosa e ci jammo, immediatamente penso alla possibilità di costruire qualcos'altro. In un certo senso, a entrambi piace costruire cose, solo che sono cose diverse, la vita è troppo breve per non passarla a creare cose nuove."

Potete trovare Ryan Gregory su Instagram, Bandcamp, and Facebook.

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