Abbiamo intervistato l'unica band black metal anti-islamica dell'Arabia Saudita

Ci siamo fatti raccontare dagli Al-Namrood com'è fare black metal in un paese in cui è semplicemente proibito per legge: l'Arabia Saudita.

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22 aprile 2015, 9:50am

Questo è il logo della band. Non ci sono foto dei componenti perché se fossero riconosciuti sarebbero sbattuti in carcere ed eventualmente condannati a morte. (Tutte le foto però sono prese dalla loro pagina Facebook)

Le band black metal se ne sono sempre battute della religione. Unica eccezione: le band black metal di quelle parti del mondo in cui la religione può davvero essere ingombrante. In questi luoghi il numero di gruppi ispirati a Bathory, Mayhem e Burzum Black è ragionevolmente esiguo.

I motivi sono facilli da intuire: è molto più comodo far parte di una band metal anti-cristiana in Scandinavia, per dire, che di una anti-islamica in Arabia Saudita. In Svezia il più grosso ostacolo che potrai mai avere sarà tua mamma che si lamenta di te e della "tua strana fase" con le sue amiche divorziate; in Arabia Saudita rischi l'ostracizzazione, la galera e se sei fortunato pure la pena di morte.

Fatte queste premesse, vi presentiamo l'unica e sola band black metal saudita: gli Al-Namrood, i cui testi parlano proprio di tutto ciò che potrebberlo farli morire ammazzati davanti alla legge. Sono riuscito a contattare il chitarrista/bassista Mephisto e ci ho chiacchierato un po'.

L'artwork di "Ana Al Tughian"

Noisey: Come sono nati gli Al-Namrood e cosa significa il nome?
Mephisto: Sono nati quando tre uomini hanno deciso di convogliare la loro aggressività nella musica, in particolare nel black metal. Non c'è bisogno di ricalcare che lo spirito del black metal rappresenta perfettamente quello che vivevamo e viviamo tutt'ora. La band ha avuto l'obiettivo ambizioso di combinare il mondo arabo, le sonorità black metal i testi sempre in arabo. Il principale fine del nostro progetto era creare qualcosa di nuovo, crudo, che incarnasse appieno l'anima del black metal.

Al-Namrood è il nome arabo del re babilonese Nimrod, un terribile tiranno che governò sanguinosamente Babilonia, e si mise in guerra con dio stesso, secondo quando tramandato della religione monoteista dei tempi. Abbiamo trovato il nome Al-Namrood perfettamente calzante per la band.[Letteralmente, Al-Namrood si traduce con "ribelle".]

Che motivazioni avete per adottare un atteggiamento così anti-religioso in un paese dell'Islam più radicale come l'Arabia Saudita?
Non ne possiamo più della religione; tutto ciò che le è connesso ci fa vomitare. Cioè, io ho uno psicologo. Mi ha spiegato che è meglio estrinsecare le rabbie e le frustrazioni che provo, quando le provo, invece che tenersele tutte dentro. E quindi eccomi qui, detto fatto. Cosa può esserci di più motivante che vivere in un paese in cui tutto è controllato dalla religione? Sostanzialmente gli individui qui non hanno diritto di fare niente. Siamo soggiogati dalla shari'a. Tutto quello che facciamo deve essere giustificato davanti all'Islam e accettato dalla società. Sono due le potenze esagerate qui: la religione e la società. Interagiscono tra loro ovviamente, e si compensano a vicenda.

In che modo?
Con l'ipocrisia. È stato dimostrato che alla gente qua va bene il sistema di governo Islamico. Ad esempio, nell'Islam, la musica è generalmente proibita, ma i musulmani l'ascoltano lo stesso, fiduciosi che tanto "Dio perdona." Quando però si tratta di libertà di prendere una scelta diversa da quella scritta nel Corano, "Dio non perdona mai." Tutto quello che riguarda l'esistenza di un individuo è già stato scelto dal giorno della sua nascita a quello della sua morte. Un bambino nasce e cresce per diventare Musulmano e non ricevere mai la possibilità di dare uno sguardo alle altre religioni. L'educazione scolastica è incentrata quasi esclusivamente sul mondo islamico. Non è concepibile avere altri punti di vista, in questo. L'unica via che può essere scelta è quella già masticata e digerita dalla società religiosa e praticante. La libertà di espressione è un crimine, giustificato dal fatto che "può disturbare la pace." Neanche quando ti sposi puoi scegliere il tuo partner; piuttosto ti fai scegliere tu da lui. Questo meccanismo sociale attraverso cui la religione controlla ogni aspetto della nostra vita è riscontrabile ovunque nel nostro paese, e le obiezioni sono del tutto inesistenti.

Il video di "Bat Al Tha ar Nar Muheja"

Come ti sei interessato al metal? Immagino i CD black metal non siano così facilmente reperibili in Arabia Saudita.
È successo gradualmente. All'inizio abbiamo cominciato con quello basilare, neanche troppo forte, poi poco a poco la componente estrema è aumentata. Ci piacevano i messaggi nelle canzoni dei gruppi black metal, perché descrivevano benissimo l'irrazionalità della religione. Certo, questo aspetto esiste anche in altri generi, tipo il death metal, ma ci siamo abbandonati fin da subito al black perché manteneva comunque un nutrito numero di elementi punk, che musicalmente ci attraevano di più. Abbiamo preso a comprare CD dai paesi confinanti e a contrabbandarli con discrezione. Ci siamo anche fatti una cultura nostra acquistando libri, un monte di libri, grazie ad alcuni amici pazzi che ci eravamo fatti, e infine finalmente è arrivato Internet. Quello ci ha definitivamente ampliato gli orizzonti di conoscenza.

Ho letto che non usate mai i vostri veri nomi, non avete mai pubblicato vostre foto in giro, e le vostre famiglie non sanno che fate metal. Prendere misure di questo tipo per rimanere anonimi deve essere pesante.
Per niente. Lo facciamo fin da quando siamo bambini. Voglio dire, abbiamo avuto prospettive diverse dal resto della nostra società fin da molto giovani, e abbiamo imparato che condividerle col prossimo non ci è conveniente. Alcuni di noi hanno provato a conciliare e condividere questi pensieri, ma sono finiti in prigione, perciò lo stile di vita per cui bisogna rimanere mentalmente isolati dal sistema che ci circonda, l'abbiamo appreso molto presto. Per quanto riguarda il nostro stile musicale, si è sviluppato con le stesse dinamiche.

Perché credi che, nonostante tra le band metal sia frequente incorporare un sentimento anti-religioso nei testi, ci siano state pochissime band ad essersi riferite all'Islam?
Semplicemente perché non l'hanno vissuto. Il cristianesimo odierno è passivo; la chiesa non controlla davvero il paese. Credo che di qualsiasi entità sia la rabbia nei confronti della chiesa cattolica, non è comunque comparabile con quella presente nei regimi islamici. Puoi criticare la chiesa, ovvio, finché la libertà del tuo paese occidentale te lo permette, ma nel Medio Oriente è impensabile; il sistema non lo prevede. L'Islam ha più autorità nel Medio Oriente che in qualsiasi altro posto al mondo. Ogni decisione politica presa deve essere conforme con la shari'a, e questo vale ancora oggi, nel 2015. Lo sappiamo, quattrocento anni fa era la chiesa a costiture un regime, oggi tocca all'Islam.

Che tipo di ostacoli avete trovato quando vi siete trovati a dover registrare la vostra musica?
Gli ostacoli sono grossi, ma non insormontabili—è come vivere in una caverna e pretendere l'elettricità. Nei paesi in cui l'Islam è più radicato, questa musica è considerata un crimine dalla legge. Noi viviamo la nostra vita in isolamento. Fondamentalmente teniamo nascosto tutto: identità, passioni, interessi musicali. Sarebbe rischioso fare altrimenti, e il rischio aumenterebbe ancora se tentassimo di farci pubblicità. Eppure gli ostacoli non si limitano ad essere di natura sociale; anche la mancata disponibilità di strumentazione adeguata è un grosso problema, così come procurarselo.

Avete mai suonato dal vivo, o è proprio fuori discussione?
È impossibile perché è illegale. Potremmo essere condannati a morte se suonassimo dal vivo.

I vostri testi si concentrano soprattutto sui demoni e sui jinn dell'Arabia pre-islamica. Da dove vengono queste suggestioni?
A scuola ci hanno insegnato che gli Arabi hanno vissuto nell'oscurità più profonda prima dell'illuminazione divina dell'Islam, ma noi abbiamo trovato la storia di quell'era "profana" molto più interessante di quella post-islamica. Ci piacevano anche gli antichi racconti arabi del medioevo, come Le mille e una notte.

Prima dicevi che avete scelto di utilizzare strumentazioni locali nelle vostre canzoni. Mi parli di questa decisione?
Sì. Quando componiamo una canzone individuiamo sempre dei punti in cui possono essere inseriti strumenti arabi, come l'oud o il qanoon. Il bello viene quando dobbiamo combinarli con i suoni delle chitarre. Una volta fatto quello, il resto viene da sé. Non siamo esperti di produzione musicale; manteniamo tutto ciò che funziona secondo le nostre orecchie. Alcune parti le facciamo perfette fin da subito, altre hanno bisogno di revisioni ed editing.

Riesci a immaginare un giorno in cui l'Arabia Saudita avrà una scena black metal tutta sua?
Vedendo come siamo messi adesso, e le pieghe che la politica sta prendendo, direi tra almeno un migliaio di anni.

Grazie, Mephisto.