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Semantica dei testi di Fabri Fibra

Droga, disagio, stronze, soldi e sfiga: un viaggio nei testi del Tarducci prima e dopo il suo "Tradimento".

di Laura Tonini
22 febbraio 2016, 10:12am


Fabrizio Tarducci aka Fabri Fibra ha bisogno di presentazioni più o meno quanto il Papa ha bisogno di una guardia svizzera ubriaca che fa entrare a sua insaputa orde di eretici omosessuali nel bagno del Vaticano per un mini-rave a tema stigmate.

Chiunque sia cresciuto ascoltando il rap italiano nella sua fase presocratica—cioè quando le classifiche, le radio, i soldi e la vita in generale erano altrove—sa di che Fibra parliamo. Lo sa anche il pubblico di oggi, che alla fine in classifica ce l'ha portato, nonostante quelle brutte storie di Fibra che va levato dallo stereo in quanto portasfiga. Insomma, la notorietà del Tarducci è solida e ventennale come un governo DC, ma la sua poliedrica instabilità, insieme alla sua attitudine verso la scrittura, che ha conosciuto più fasi della personalità di Kanye West, sono motivi abbastanza validi per intraprendere una piccola analisi semantica dei suoi testi.

Peraltro una delle lamentele generiche più diffuse sul conto del Nostro è proprio la graduale perdita di spessore dei temi: in molti notano che nel proto-Fibra i testi svolazzavano nei pressi di un'ironia isterica e depressa, mentre più tardi è capitato che si trovassero a ronzare intorno a sequenze casuali di parole non particolarmente illuminanti. C'è da dire che questa, a quanto pare, è l'accusa più gettonata in genere per esprimere nostalgia verso il "periodo d'oro" di un artista, che però molto spesso corrisponde di più a un "periodo d'oro" della propria vita personale in cui si frequentava il liceo e non la filiale locale x della Banca x ore 8.15 in cravatta allo sportello chiedendosi dove sia stato l'errore.

La produzione di Fibra è a questo punto così massiccia e variegata, anche solo quella del periodo più recente, che è difficile continuare a giocare su questo schematismo da Nuovo e Vecchio Testamento, visto che accanto a "mi piacciono le donne le more le bionde" (ved. sopra) sono comunque uscite numerose bombette, a testimonianza che c'è ancora vita nel buio cantuccio del disagio dell'anima di Fibra.

Lo stesso però sembra impossibile per la maggior parte delle persone superare questa divisione, quindi per verificare se si tratti di lamentele fondate o di puzzolente nostalgismo procederemo a un'analisi comparata delle due ere geologiche fondamentali di Fabri Fibra usando come spartiacque storico-politico il noto album Mr Simpatia, per esigenze di sintesi e per mio inappellabile gusto personale.

Ovviamente l'onniscienza dell'Internet ci viene incontro: esiste questo comodo strumento in grado di estrapolare le parole-chiave di testi che ho selezionato dagli album del periodo d'oro proto-Fibra cioè Sindrome di Fine Millennio, Turbe Giovanili e Mister Simpatia.

Quindi diamo, letteralmente, la parola a internet:

Ragni, serpenti, scorpioni, zanzare...

Che dire di questo schema che non sia già stato detto della depressione maggiore con tendenze borderline? Come dicevamo, nella produzione più antica del Fibroga non c'è molta gioia di vivere, ma di sicuro si possono rintracciare argomenti-cardine di questa pozza di sofferenza:

I RAPPORTI CON GLI ALTRI – LE DONNE STRONZE/INUTILI

Se cerchi su un dizionario la definizione di socievole, probabilmente accanto non troverai la foto di Fibra. Già un'indagine superficiale delle sue dichiarazioni ci fa capire che non si tratta di un personaggio particolarmente portato alla socialità ("Manca un mese a Natale e io son già preso male neanche ho più casa al mare / Sto in città a lavorare non passarmi a trovare che ti immagino già rotolare giù per le scale"). Tuttavia, se lo si lascia a casa sua e non gli si rompe il cazzo, la situazione rimane gestibile—soprattutto se messa a confronto con quello che accade quando si azzarda a uscire di casa:

"Punto la pista mentre passano Molella
Non mi serve un passaggio perché io torno in barella. 
...
Di ragazze ne vedo a decine / ciao come stai siamo due cugine / ci passano i bicchieri con le bollicine / Ci chiamano le cagne le barboncine/ dai andiamo che facciamo le storiaccine / c'è la canna che puzza più del concime / c'è la mia sborrata sulle poltroncine / rido in faccia al buttafuori ed è la fine.
Ecco perché ci sbattono fuori da questo locale."

Ed ecco perché non stupisce nessuno se lo sbattono fuori. Insomma, Tarducci non sta bene né dentro né fuori, ma quando sta fuori c'è il rischio che sia più fuori del fuori, quindi si meriti di essere sbattuto fuori. Ha senso?
Comunque sia, questo estratto di vita vera ci introduce a un altro tema molto importante: quello delle donne. Ci si lamenta molto spesso che nell'immaginario italiano le donne siano sempre sante o puttane, ma Fibra elude del tutto questo conflitto millenario evolvendo la distinzione in puttane o puttane. Tutte le titolari di una vagina che hanno attraversato la vita di Fibra si sono comportate in uno o più dei seguenti modi, talvolta contemporaneamente:

1. Gli hanno spezzato il cuore facendolo incazzare a morte:

"Mi strappo un altro filtro strappando sto cartoncino / Degrado in paranoia come quando ascolto i TiroMancino Y Giro in casa con in mano questo uncino / Ti ci strappo le ovaie e che cazzo me le cucino!"

2. L'hanno perseguitato per secoli dopo una scopata:

"Io e te non dobbiamo stare neanche esistere insieme / abbiamo solo scopato io neanche ti voglio bene / Puoi tagliarti le vene puoi donarmi anche un rene / tocchi solo sto pene che neanche ti appartiene / Io ti strapperei gli occhi mi smetterai di fissare / chiudi sta cazzo di bocca che neanche sai ingoiare"

3. Gli hanno vietato di assumere droghe e di vestirsi / frequentare persone a proprio piacimento (e dopo sto sbatti nemmeno si sono degnate di riconoscere ufficialmente la loro relazione).

"E quante parole che a casa mia non ci si dice / 
io non voglio fare la fine dei miei troppo infelice / E quindi io mi impegno / cazzo mi autoconsegno / Chiedendo il tuo sostegno mi vesto come vuoi anche se poi mi sento un legno / Cercando di esser degno di stare con il tuo gruppo gente priva di ingegno / Il tuo ex non ha contegno e ti chiama il giorno dopo / non vuole accettare che sono io ora che ora ti scopo / e la cosa più triste è che tu non glielo dici mentre ascolti le cazzate / Di quei falsi dei tuoi amici.

4. L'hanno mollato, salvo poi farlo pedinare da dei parenti.

"La mia ragazza quando mi ha lasciato, ha premuto sul mio nome e lo ha resettato / Ma quando ho visto dove ha parcheggiato con i pantaloni giù mi sono avvicinato / Ma la madre che mi aveva pedinato arriva urlando "lasciala in pace malato!"

Che dire, sono belli i rapporti interpersonali, perché ti scaldano il cuore.

FALLIMENTO / SFIGA / INFANZIA MALINCONICA

Al contrario dei rapper di oggi, che si buttano sul mercato poco più che minorenni, Fibra ha dedicato un bel periodo della propria esistenza unicamente al risentimento, all'invidia e all'odio per se stesso. In altre parole: Fibra prima di essere un rapper era un impiegato, costretto a un lavoro che potete immaginare quanto gli andasse a genio.

Arrivo tardi e comunque il mio capo è un pazzo che spende i soldi a troie vantandosi del suo cazzo un giorno mi ha detto "Tarducci vieni in ufficio"

(…) E darti lavoro per me è soltanto un sacrificio per quando te ne andrai faremo i fuochi d'artificio quando parli coi clienti sembra che stai in galleria la saggia soluzione sarebbe mandarti via Io contrattacco e gli mostro il pacco dicendo "cazzo mi impegno sempre un sacco" La sera quando stacco ripenso ma quanto ha fatto questa azienda del cazzo però è la tua Io me ne sbatto

C'è da dire che, quando la base di partenza è una grande serenità interiore, è anche più facile rendere al massimo sul luogo di lavoro:

Io non rimo inietto veleno in questo casino lancio freccette sulla mia foto da bambino E se ancora non mi ammazzo è grazie al cazzo. Il destino mio è fare l'uomo nel mirino mi bagno di benzina tu passami l'accendino sono io nella macchina che investe il motorino con sopra Albertino Faccio marcia in dietro e lo sopprimo sono completamente impazzito ho parlato col demonio in maschera e non mi ha capito Quando ero piccolo mi hanno spinto in piscina senza poi tornare a galla per quanta acqua ho inghiottito ho il cervello bollito e un coglione indolenzito ho un acido in circolo che ancora non ho smaltito rinfaccio a mia madre il giorno in cui mi ha partorito come auguro la morte ad ogni stronzo che mi ha tradito.

In effetti quello del quasi-annegamento non è l'unico episodio che Fabri cita per darci un quadro della sua infanzia, ci sono un sacco di cose di quel periodo che ricorda con piacere:

Quando ero piccolo ero grasso e disgustoso
Ma con un po' di coca ho perso i chili dal nervoso

In ogni caso diciamo che la strada per l'integrazione sociale appare ancora lunga e piena di ostacoli:

e non ne vale la pena se questo è un lavoro meglio farsi in vena almeno per un po' non sentirò il problema Vorrei vedere il mio capo andare in cancrena.

Qualunque porta è chiusa a chiave quindi incendio i corridoi quando il fuoco arriva ai piedi la mia testa è in produzione dietro me c'è troppo vita ma davanti c'è un plotone Ricordi quando ho detto su molti non fa effetto sbotto a ventotto anni schiacciato come un insetto infetto e adesso non provo più un affetto ingoiando il mio rasoio quando parlo ora ti affetto Ricordi quando hai detto adesso lui fa il ricco quando neanche immagini io quanto sono a picco Ma se poi c'avessi i soldi per cui tu mi incolpi ancora io ci pagherei uno stronzo che ti spari nella gola.

AUTOSTIMA E MORTE

Forse non ci crederete, soprattutto visto il quadro che abbiamo tracciato finora, ma l'autostima non è un sentimento nelle corde di Fabri Fibra:

Io sono il primo a dire Fabri è uno sfigato
Qualunque sia il suo rap è un italiano ricopiato
Di disco in disco io sono pure peggiorato
E la mia voce nei dischi sembra quella di un ritardato
Ma non ci voglio pensare, non mi son preso male
E poi tu cosa ci fai qui questo è il mio funerale!

In generale comunque sembra abbastanza portato ad associare la sicurezza in se stessi con morte/suicidio/disastro, il che potrebbe non essere non lontanissimo dalla realtà come concetto. Se penso a una persona sicura di sé mi vengono in mente Benito Mussolini o Simona Ventura, quindi forse meglio tenersi i guai e attaccarsi al proprio, personale e tenue filo di speranza.

Io non rimo e neanche mi sento un predicatore non sentirti 'sto cd fammi 'sto cazzo di favore che prima di ammazzarmi o di crepare per tumore ho visto dove tieni il fumo e i soldi in un contenitore che sta in camera tua tra il mobile e il ventilatore entro quando non ci sei mi prendo anche il televisore e strappo l'estintore che è di fianco all'ascensore e ti sfondo con un colpo stereo e masterizzatore trappo dal muro 'sto crocifisso del Signore e lo appendo a testa in giù nella porta del tuo ingresso e questa copertina con la faccia della Pina te la appiccico sulla tavoletta del cesso.

Soprattutto perché è difficile prevedere quando la svolta arriverà, esattamente come è successo a Fibra che si è ritrovato, abbastanza improvvisamente, proiettato per primo nella casella del "rapper nazionale", quello riconoscibile anche dalle madri e dai critici musicali di Repubblica (sempre se esistono e non sono dei bot impazziti di esperimenti di intelligenza artificiale falliti nei tardi anni Ottanta). L'approdo di Fibra al panorama mainstream avviene con l'uscita di Tradimento (2006, per Universal), che apre per il Nostro il periodo di paillettes e interviste con Daria Bignardi e, come dice il nome, apre anche le porte al risentimento da parte dei puristi.

Internet ci viene in aiuto un'altra volta, mostrandoci in maniera condensata che cosa è cambiato nei testi di Fibra da Tradimento in poi:

Come si può notare dallo schema, è vero forse che i soldi non comprano la felicità, ma di sicuro ti liberano di numerose rotture di coglioni permettendoti di focalizzarti su ciò che più conta: i soldi stessi.

Naturalmente questo non vuol dire che Fibra se la riesca a vivere con serenità, infatti a parte le vanterie generiche sul denaro e il successo ottenuto, uno dei primi temi ricorrenti in cui ci imbattiamo è:

SI STAVA MEGLIO QUANDO STAVO PEGGIO

È vero: Fibra ha fatto i soldi. Ma non osate pensare che se la sia presa bene. Il Tarducci non manca mai di ricordarci, infatti, che è bello scopare le veline, però tutto ha un prezzo e in genere quel prezzo si misura in sanità mentale:

Sono troppo famoso per dirti "Ciao" Pensi questo di me perché sei invidioso Sono pronto col mio nuovo disco Già ho capito che tu vuoi Fibra su "Chi L'ha Visto" Impazzisco davanti alla tele, letale Mi sento un transistor, e se incastro La grappa, la grana e la fama ottengo un collasso Ba-ba-babasta questa vita Voglio fa-fa-farmi quella tipa Dammi ta-ta-tanti nuovi giochi Sono stan-co di questi giorni vuoti Ho comincia-to a prendere da bere E a fare tardi la no-tte come Vieri Tra battute, battaglie, botte e battone Stavo molto meglio al campetto a giocare a pallone.

La fama inoltre lo rende distaccato e intristito quasi quanto fare musica con i peggio falliti che ora vendono vernici come fossero vestiti.

Cioè essendo famoso ti ammazzi, mito creato Sulla mia porta la scritta vietato entrare Ho pagato quindi fatti brevettare Come la D'Addario fatti penetrare Per cominciare, le tappe non bruciare Il momento è cruciale, se vuoi ti puoi lanciare Il sudore fa gocciare, lei ti vorrà baciare Ma non torni più indietro una volta commerciale Una volta commerciale, una volta commerciale (…)

Quello non sono io, c'è un altro me Che va in giro e parla al posto mio Spara cazzate, ra ta ta ta.

Ovviamente questo ci riporta dritti a un tema già affrontato:

L'AUTOSTIMA È ANCORA UN PROBLEMA

Ho la morte negli occhi e tengo i giorni contati tocco temi scontati non chiamatemi artista io ti creo un'altro mondo lo sa anche il mio analista la realtà mi spaventa da ogni punto di vista il mio sogno in verità era fare il giornalista ho il rap emodrammatico da crisi domestica in camera c'ho un water e a letto un anoressica.

Avevamo qualche dubbio? Non si cura una ferita con un cerotto e non sono certo i soldi e il successo che cambieranno il modo di vedersi di Tarducci. Anzi, probabilmente il confronto con una realtà che ti richiede di essere il meglio di te stesso, di riflesso, tira fuori il peggio:

Se non mi credi è inutile che stiamo insieme ma se mi credi non puoi non volermi bene, ma non lo vedi che siamo solo occasioni? E nella maggior parte pure delusioni. Si canta in pubblico, scattano le convulsioni. Porto problemi ma non porto le soluzioni, scoppio dalle palpitazioni nel torace, è peggio un buco in testa come Gianni Versace. Puzza di morte il successo per questo piace.

VIP E VITA MONDANA

Per fortuna però la notorietà porta con sé alcuni aspetti innegabilmente positivi: ad esempio ti mette in contatto con gente creativa e stimolante che altrimenti non avresti avuto occasione di conoscere. Il vip spotting e l'immersione nella mondanità sono un ottimo modo per riscattarsi da tutti i disagi sociali dei primi album, che ora sono un ricordo lontano e sono pronti ad essere rimpiazzati con nuovi disagi.

Laura Chiatti me la voleva dare Ma io dovevo lavorare, lavorare, lavorare Ancora lavorare, ancora lavorare, ancora lavorare... Be', comunque ho il suo cellulare Ogni tanto le messaggio, dico "Ciao, come stai?" Lei mi risponde "Ci vediamo, scopiamo?" È strano, un tempo ero io che la cercavo Ma non ero abbastanza famoso Chi è troppo non va con chi è poco famoso Poi becca il tronista e chi l'ha più vista Oggi invece mi chiama, mi cerca, mi ama Volessi farmela sì che potrei Ma che tristezza, bambole di pezza Mi domandi "E perché non te le fai?" Perché c'ho paura di prendere l'AIDS.

Ecco, diciamo che nemmeno in questa situazione ce la caviamo benissimo.

Insomma, i testi, vecchi e nuovi, parlano chiaro: è evidente che la salute mentale di Fabri Fibra sia ancora pienamente a rischio e che non ci sia un vero prima e dopo nella sua carriera, se non agli occhi del pubblico becero o dei suoi fan della prima ora, innervositi dal fatto che invece di un Trattamento Sanitario Obbligatorio gli sia arrivato qualche bonifico. È probabile che la forma in cui Fibra esprime quel disagio, e probabilmente anche il lessico siano molto cambiati nel corso degli anni, ma credo che questi mutamenti rappresentino la parte più sana della sua personalità. Se non ci fosse stato alcun sintomo di evoluzione o tentato tradimento delle sue turbe giovanili, forse sarei più triste per Fabri Fibra di quanto lo sia per i commentatori del blog di Beppe Grillo.

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