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Quando Elio E Le Storie Tese rubarono il Natale

Contro i dischi natalizi, ricordiamo il glorioso momento in cui anche gli Elii hanno espresso il loro fastidio verso questa festività.

di Demented Burrocacao
24 dicembre 2015, 9:41am

"...E quando vedo la gente dal vivo che batte le mani su questa roba tutta storta, capisco come il risultato sia stato raggiunto. Quella potrebbe essere una via per il superamento anche della forma canzone classica."

(Faso - Intervista a RockIt, 2013)


E così viene Natale / santa madonna”, recitavano gli Adelmo E I Suoi Sorapis, un orrendo side project natalizio di Zucchero: ed è esattamente quello che pensiamo quando vediamo operazioni come la sua. Progetti per fare cassa, rigorosamente privi d’idee, volti a sfruttare la festività consumista per eccellenza fino all’ultima goccia. Ogni anno c’è qualcuno che se ne esce con il disco di Natale, la compilation di Natale, le stronzate di Natale: c’è passato Baglioni, Luca Carboni e Jovanotti nella persona di Irene Grandi, e così via. In questi giorni anche Tony Hadley degli Spandau Ballet che, completamente impazzito, interpreta brani minori del repertorio, registrati persino in Italia con grande lungimiranza. Tutto ciò è pura idiozia: forse proprio per questo uno dei gruppi punta del rock demenziale italiano si è cimentato più di tutti nella materia “canzoni natalizie”. Stiamo parlando di Elio e le storie Tese.

I nostri Elii di cui approfondii la ragione sociale in questa intervista, sono fra i più prolifici autori e interpreti di canzoni delle feste. Basti pensare a "Christmas With The Yours", "Natale Allo Zenzero", "Baffo Natale", "Presepe imminente": tutte hit spinte da Radio Deejay e prevedibilmente gradite al grande pubblico, basculanti sulla sottile linea fra la derisione delle festività e un’operazione paracula che non si distacca troppo dalle classiche christmas carol del cazzo. Non c’è alcuna traccia di dissenso in questi brani, ma attenzione: esiste un disco che invece vede gli Elii come li vorremmo, ossia spietati contro il Natale, finalmente liberi dalle loro zavorre populiste. Trattasi di The Los Sri Lanka Parakramabahu Brothers Featuring Elio e le Storie Tese, un maxi singolo uscito nel 1990.

Già dal titolo vi è un cortocircuito: gli Elii sembrano meri ospiti di questo fantomatico duo singalese, i Parakramabahu Brothers, dissociandosi immediatamente da se stessi e dal contenuto. La storia vuole che all’inizio la band volesse pubblicare a Natale Tarati Per Il Canto, una compilation delle loro parodie Sanremesi, ma furono osteggiati dagli autori. A quel punto, costretti dalla CBS a sfornare un disco, proposero l’idea di un maxi singolo a prezzo ridotto, ma l’etichetta si rifiutò, spacciandolo al pubblico come mini album. Da quel momento fu disconosciuto dai suoi stessi autori, odiato dai fan, in qualche modo considerato spazzatura: e invece, nato come reazione al sistema discografico, in quanto a nichilismo ha la stessa dirompente sfacciataggine di un disco dei Menstruation Sisters.

Anzitutto, i Parakramabahu Brothers sono semplicemente due amici dell’uomo delle pulizie dello studio di registrazione. Buttati in mezzo a cazzo di cane con dadaismo micidiale, erano già presenti nel primo album degli Elii con la loro hit “Parakramabahu Rajatuma”, rifacimento stonato e “magnato” di una canzone tradizionale singalese. Eh sì, perché i due sono stonati come due campane a morto, ma in maniera che (come direbbe Ugo Tognazzi) rasenta il sublime. Il disco inizia appunto con costoro che si presentano al grande pubblico italiano, in una chiara presa per il sedere del buonismo cattolico e la sua finta pace "We, The Los Sri Lanka Parakramabahu Brothers, extend our brotherhood during this Christmas season. Though we are different in race but we are too a same family. So we extend our peace and happiness to the brothers and everybody in Italia!" E parte subito il brano, una canzone natalizia scritta dal reverendo Jayakodi che qui potete ascoltare in una sua versione accettabile. Il duo singalese invece la “stona” a cappella, ottenendo un effetto che sembra la negazione della Sublime Frequencies, una vera violenza per le orecchie, tanto che sarà riciclata ne "Il Vitello Dai Piedi Di Balsa”, in quanto ascolto forzato per il vitello reo di avere infamato l'altro vitello.

A questo punto, un Elio in adorazione ringrazia il clamoroso duo che annuncia altre belle canzoni internazionali di Natale. Le quali arrivano come un missile nel devastante “Agnello Medley”, che racchiude in poco meno di tre minuti tutte le canzoni di Natale più banali e merdose: ovvero Bianco Natale ("White Christmas"), "Astro del Ciel" ("Stille Nacht"), "Tu Scendi Dalle Stelle" e "Jingle Bells". Ovviamente suonate nel modo più estremo possibile, con un’improvvisazione a culo che sembra un misto fra i Primus, l’hard funk e Terry Bozzio, spinto quasi in territori Melt Banana, con tempi incastratissimi, pause a cazzo de cane, syndrums, campioni vocali maciullati, e le percussioni velocissime di Naco, meglio conosciuto per il lavoro fatto con i Lifiba. Il bassista Faso e il batterista Christan Meyer sembrano fatti di speed, per non parlare dei due singalesi che impreziosiscono il tutto con le loro voci stonatissime a interpretare con voce e italiano stentati questi grandi classici delle feste. L’unico a mantenere un’apparente normalità è Elio, che canta in modo serio e impeccabile questa sequela di stronzate, creando uno straniamento notevole che suscita immediata ilarità ma anche profondo disprezzo per il genere umano. Esiste un video promozionale davvero bello nella sua repellenza, con una fotografia degna dei film di Jessica Rizzo ed Elio che fa la madonna in mezzo agli iconici bue e asinello, partorendo letteralmente un pupazzo. Belle cose.

Subito dop,o Il duo singalese è grandissimo protagonista nell’esecuzione del loro tradizionale dal vivo “in concertino” che nulla toglie e nulla aggiunge all’originale “hit” presente nel primo album degli Elii, Elio Samaga Hukupan Kayana Turu (che ricordiamo, in singalese vuol dire sburriamo e scureggiamo allegramente con Elio). La truffa ai danni della casa discografica continua in un compiaciuto autoalimentato sabotaggio.

Ecco che però appare l’unico inedito originale del disco. Trattasi di un’improbabile favola di Natale ovviamente improvvisata con accompagnamento al piano di Rocco Tanica, in cui due bambini chiamati Tilli e Wisent (nome tecnico del Bisonte europeo) raccolgono i rami in un paesino innevato (il “sensatissimo” Praticillo Piranha) dandosi a pratiche sodomitiche lasciate intuire. Picchiato da un suo alter ego chiamato ovviamente WIZZENT e quindi invischiatosi in una rissa, il Wisent è riportato all’ordine e alla pace natalizia da un altro bambino, Piotr Ilic, che altro non è se non il nome di battesimo di Ciaikovski, tra l’altro citato musicalmente nel brano. Brano che è probabilmente un taglia e cuci di pezzi classici e contemporanei per piano riveduti e corretti da Tanica (userà, in un certo senso, la stessa tecnica per “le nuvole” di Fabrizio De Andrè). A un certo punto parte un piano al contrario che è “Sean Sean” di Ennio Morricone: in questo la citazione ai Beatles di “Revolution #9” è palese, come anche l’estrema scelta “stereofonica” (strumentale da una parte e voce dall’altra). Ad ogni modo i bambini faranno la pace davanti a un succulento piatto di Otorottoc cucinato da mamma Wizzent: anagrammato, questo piatto squisito potrebbe essere del “toro cotto” ma forse è anche una contrazione di una marca di dolci tedesca. Insomma, l’unica cosa chiara è che è tutto completamente a caso.

Il seguente brano è evidentemente un riempitivo, trattasi di una buona versione di “Silos” con Naco alle percussioni, un classico di Elio e probabilmente il pezzo più disgustoso del loro repertorio. Un lungo elenco di secrezioni umane (dalla formaggia al cerume fino al pus e allo sporco in mezzo alle dita dei piedi) che Elio invita a conservare per poi cibarsene. In un disco natalizio direi che tale inserimento è chiaramente per famiglie, perfetto come colonna sonora della vigilia quando si è tutti riuniti a tavola. Qui sotto potete ascoltare l’originale, infarcita ovviamente di bestialità subliminali.

Il clamoroso finale è affidato a “Raccomando”, che è semplicemente un loop di un minuto e quattro secondi tratto dal finale di “Natale in casa Wizzent” con sottofondo di cori da stadio non meglio identificati, che però hanno una loro musicalità intrinseca. Inutile dire che qui aleggia ancora lo spettro di “Revolution 9", peccato solo duri così poco dato che anche solo cinque minuti avrebbero fatto scoppiare il cervello a chiunque. Ricorda un po’ gli esperimenti dei Melvins nel periodo Prick (nello specifico la roba tipo “How About”).

Se è vero che questo disco è considerato il “pacco di Natale” per antonomasia (in quanto, detta alla romana, “sòla”), è vero anche che rappresenta l’unica uscita veramente estrema e fastidiosa del simpatico complessino, un atto di sberleffo e ribellione alla discografia ufficiale che, a livello concettuale e metamusicale, è sicuramente un capolavoro. Gli Elii pare che ora abbiano smesso di incidere brani natalizi, è vero, ma sono già partiti con la campagna pubblicitaria della loro prossima ed ennesima partecipazione a Sanremo, un po’ come quando si lasciano i festoni ai negozi fino a tre mesi dopo in pieno rush consumista. Oramai evidentemente istituzionalizzati, dicono che forse il prossimo sarà l’ultimo album prima dello scioglimento definitivo: mi sorge il dubbio però che forse avrebbero dovuto farlo subito dopo questa pietra in faccia alle major. Staremo a vedere: intanto Italian Folgorati augura a tutti buone feste con l’immortale adagio: “Buon Natale e… mi raccomando!”

AUGURI

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