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Noisey

Mistaman - IRR€V€R$IBIL€

Ieri sera Mistaman ha preso parte a uno showcase sensazionale insieme ad Unlimited Struggle e Blue Nox, ma evidentemente non gli è bastato. Ecco fuori in anteprima il suo nuovo video.

di Mattia Costioli
18 aprile 2014, 8:16am

Forse non tutti sanno che ieri sera le due crew Unlimited Struggle e Blue Nox si sono riunite sullo stesso palco. Noi c'eravamo, e vi possiamo assicurare che è stato un bombardamento a tappeto.

Mistaman è stato tra i microfoni più caldi della serata, ma evidentemente non gli è bastato, quindi ha pensato bene di regalarvi anche il suo nuovo video per il singolo "IRR€V€R$IBIL€", estratto da M-Theory, album in uscita per Unlimited il 22 aprile, e già pre-acquistabile su iTunes, abbiamo fatto anche due chiacchiere sul suo nuovo lavoro.

Noisey: Spiegaci un po’ come funziona il video di IRR€V€R$IBIL€.
Mistaman:
È un testo a sedici barre. Letto in un senso dice che nella vita i soldi sono importanti e devi fottere il prossimo e concentrarti sul profitto, dopodiché il pezzo si interrompe e viene rappato al contrario, riga per riga, dicendo esattamente l’opposto. Perché non sono i soldi che ti fanno felice, ma le altre cose. È un testo palindromo, la cosa particolare è che il video l’abbiamo girato giocando una vera partita di Monopoli, ma i foglietti delle probabilità vengono buttati giù ad ogni rima, per poi tornare in mano dei giocatori quando il testo inizia ad andare al contrario.

La domanda sui 10 anni di Unlimited è inevitabile, la tua storia qual è? Come stai vivendo questo momento?
Vedi noi siamo tutti amici, e veniamo da ogni parte d’Italia. Ci sono la frangia veneta e quella siciliana, che sono le più numerose, poi c’è Ghemon di Avellino, Tsura di Torino, Fid Mella che sta a Vienna… Siamo un po’ sparsi, quello che ci accomuna è il sentimento su ciò che dovrebbe essere l’hip-hop. Sono passati dieci anni dal momento in cui abbiamo deciso di far partire Unlimited Struggle, il momento coincide con l’uscita di 60hz, l’album storico di Shocca. Diciamo che è stato un punto di partenza per noi, quest’anno compie la sua prima decade e abbiamo deciso di rimboccarci le maniche e far uscire tante cose. Stiamo cercando di strutturarci ed essere ancora più professionali, perché questa realtà è la nostra vita, indipendentemente dal business che gli gira attorno: negli ultimi anni si è alzato un sacco il livello. Anche per noi è stato necessario alzare il tiro e fare tutto con più professionalità, mantenendo la qualità che ci contraddistingue.

Nel corso degli anni hai avuto tanti momenti in cui hai provato a fare cose più sperimentali, penso ai Blasteroids, ai dischi con Cali. In questo disco quanto incide questo fattore?
Diciamo che in me convivono due anime, molti, giustamente, mi vedono come un difensore del vero hip-hop, e io questo stendardo me lo tengo molto stretto, ma è anche vero che a volte mi piace sperimentare e mettermi in discussione. Personalmente penso di averlo sempre fatto, fin dal primo album. Ho fatto un percorso coerente nella mia carriera, ma a volte un ascoltatore può sentirsi tradito o spaventato quando ti vede muoverti in direzioni diverse da quelle a cui è abituato. Io credo che la bravura dell’artista sta nel riuscire ad evolversi mantenendo intatta la sua essenza. Io credo di averlo fatto in questo disco, ciò che tiene insieme M-Theory è la mia personalità. Alcuni elementi sono sempre rimasti fissi, e questi sono la musicalità, la mia voglia di giocare con le parole e il cercare di spingere la tecnica all’ennesima potenza.

I tuoi testi, ricercatissimi, sono frutto soltanto della voglia di superare gli altri o nel tuo rap ci sono anche influenze meno musicali e più letterarie, accademiche, per usare un parolone?
Il mio rendere complesse le cose deriva innanzitutto da una mia complessità interiore, che a volte faccio anche fatica a mettere a nudo: quello che per l’ascoltatore può essere complesso magari è già una semplificazione del mio pensiero originale. Ma credo che sia un po’ così per tutti. La mia esigenza fin dall’inizio è stata quella di distinguermi, al giorno d’oggi chi inizia a fare musica cerca di distinguersi ricorrendo a mezzi estetici o mettendo in mostra un immaginario molto provocatorio. Per me è stato naturale puntare sulla tecnica, poi effettivamente i miei riferimenti culturali mi hanno influenzato, sono un accanito lettore di fantascienza, per cui questa ricerca del paradosso e dell’estremizzazione della realtà deriva sicuramente da lì. Diciamo che se altri rapper proiettano un film di Tarantino fatto di violenza e di sangue, il mio immaginario è più un film di fantascienza. Esprime la mia essenza e quello che mi piace.

Ci consigli un’opera, a cui sei particolarmente legato?
Il Ciclo della Fondazione di Asimov e i libri del Ciclo della Cultura di Banks. Se posso consigliare un libro, dico Accelerando, di Stross.

Il primo singolo uscito, “Si Salvi Chi Può”, ha una forte connotazione politica e sociale, come mai questa decisione?
A me piace fare stare insieme cose che sarebbero lontane, ad esempio questo pezzo ha una base club, con un testo molto impegnato, e infatti non funziona e alle persone va in corto-circuito il cervello. Mi dicono “Ma come, figo il testo il testo, peccato per la base.” Ormai è un compito dell’arte tenere insieme gli opposti, perché nella realtà non possono manifestarsi insieme, quindi mi piace sfruttare la possibilità di farli convivere. Tratto dei temi pesantissimi con un approccio super-easy, faccio dei giochi di parole che potrebbero essere simpatici ma ti fanno sorridere amaramente pensando alle conseguenze che hanno sulla nostra vita. Il concept era questo, e nel disco succede spesso, so che corro il rischio di essere frainteso ma mi illudo che dopo vent’anni, chi mi ascolta, abbia capito quali sono le mie idee e quale è il mio approccio alla vita e a certi temi, che capisca quando faccio ironia e quando voglio essere provocatorio.

A me è piaciuta quella parte in cui fai le rime con le regioni, ci sta bene in quell’insieme.
Ti ringrazio perché alcuni mi hanno detto che ho fatto la filastrocca, per far imparare le regioni ai bambini. La verità è che metterle in rima non è stato così semplice come sembra, e per me quella parte è perfettamente coerente col resto. In questo momento di venti indipendentisti nella mia terra, che io non condivido per nulla, mi è piaciuto sottolineare che siamo tutti nella stessa barca e a bruciare nello stesso fuoco. Anche visivamente c’è l’Italia intera che si consuma. Io fortunatamente ho girato tutta l’Italia, mentre alcuni miei conterranei si chiudono nel loro orticello e non si rendono conto di quanto è bella la diversità che c’è tra le varie regioni e la quantità di cose bellissime che abbiamo in comune.

In una crew come la tua poi penso che questo concetto abbia ancora più valore.
Tra l’altro spenderei due parole sul beat di Big Joe, che è di Palermo, e mi piace molto questa cosa: siamo due realtà che dovrebbero essere agli opposti ed è fighissimo che l’hip-hop ci abbia reso praticamente fratelli. Lui è al top del gioco in questo momento.

Tu come lo stai vivendo questo momento in cui tutti vogliono l’hip-hop?
Penso sia una cosa positiva, si è finalmente sdoganato un linguaggio. Abbiamo alfabetizzato la gente, anche se non riesco a parlare ancora di cultura, per gran parte del pubblico. In ogni caso è positivo questo interesse verso quello che facciamo, l’unico difetto è che non c’è una focalizzazione sui valori della cultura hip-hop, come è normale che sia quando una cosa diventa di massa e nazional-popolare. Si fa portatore di temi che, pur essendo normalissimi, non sono nelle mie corde. Io mi immagino l’hip-hop come un pianoforte, ci sono alcuni tasti che mi rifiuto di toccare perché sono troppo banali, mentre altri artisti suonano solo con quelli. Sì, è vero, stiamo suonando lo stesso strumento, ma i risultati sono diversi. Se tu tocchi dei temi popolari è ovvio che coinvolgerai un numero maggiore di persone, però mi chiedo anche dove sia la visione dell’artista, e se hai aggiunto qualcosa alla cultura italiana. Credo sia quello lo scopo dell’artista, descrivere la sua realtà e aggiungere qualcosa, usando la sua visione. Se invece un artista si adegua alla visione del pubblico, forse sta un po’ tradendo se stesso e la sua missione.

C’è qualche disco recente che ha compiuto bene la sua missione secondo te? Uno su tutti.
Johnny Marsiglia e Big Joe, Fantastica Illusione è veramente un disco che ha aggiunto qualcosa a livello di visione personale, dando uno spaccato totalmente loro. Johnny ha sbloccato dei livelli di tecnica e di flow che non si ritenevano possibili fino a poco fa, stessa cosa per Joe, il tutto con una coerenza artistica e di suono assolutamente ineccepibile.

Puoi ordinare M-Theory su iTunes già da oggi.

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