Abbiamo intervistato Miss Matilda, la Youtuber raver music role model italiana

Miss Matilda ci racconta la sua storia, dai selfie con le star alla consolle, al blog "di chi al posto dell'aria respira musica."
Sonia Garcia
Milan, Italy
27.5.16

Francesca Fuser, in arte Miss Matilda, tra i tanti meriti ha anche quello di aver fatto fare l'upgrade qualitativo alla ormai abusata professione di Youtuber/influencer, anche solo a partire dalla denominazione: "music role model" ed è tutto un altro discorso. Non sto blaterando cose a caso, ma citando il comunicato stampa che settimana scorsa mi sono trovata nella casella mail, dall'oggetto—in caps lock—FRANCY, LA YOUTUBER-RAVER DEGLI EVENTI UNDERGROUND. "Il nuovo fenomeno del web è Miss Matilda," recita la mail, "la music role model trevigiana che detta la tendenza del clubbing. 'Racconto le notti underground con l’animo della raver'. Il suo percorso, dai selfie con le star della consolle al blog, passando per Londra e Verona." Il mio leggendario fiuto per le realtà più antropologicamente interessanti non ha tardato a lanciarmi segnali inequivocabili: qui c'è del potenziale.

Francesca ha 33 anni, vive a Castelfranco Veneto e da quando è adolescente ha un'unica, vera passione: la musica. Un punto a suo favore, dato che siamo un sito che si occupa principalmente di questo. Ma che tipo di musica? Scorrendo per il suo blog mi imbatto in inchieste sugli outfit delle ragazze EDM al Coachella, sulle sorti dell'EDM ai giorni nostri, e sulle sorti della musica in generale. Il suo canale Youtube invece pullula di interviste ad artisti del calibro di Vinai, Tommy Vee, Norman Weber, Crookers e tanti, tanti altri, e deduco che quando il comunicato di cui sopra indica il "milione di visualizzazioni" si riferisca proprio a queste.

Quando in fondo al blog leggo la frase "All you hipsters need to stop wearing Nirvana shirts if you don’t even listen to them – FrancyFuser" capisco che non posso più far finta di niente. Il mondo deve sapere.

Spoiler: le parole chiave sono state underground, EDM ed EMOZIONE.

Noisey: Ciao Francesca, spero di non disturbare.
Francesca: Tranquilla, sono qui in studio con un gruppo di Bologna che è venuto a registrare. Ci sono abituata, c'è sempre un gran via vai di artisti.

Ah, non sapevo facessi anche la discografica. Di che gruppo si tratta?
Mi sono avvicinata alla musica da giovanissima. Ho fatto non solo scuole, corsi o concorsi, ma anche cercato di entrare nel mondo della discografia musicale. Nel farlo ho trovato grande difficoltà, qui in Italia, perché è tutto sotto il potere delle piccole lobby, ed entrare a farne pante è sempre più complicato. A questo punto, un po' perché sono vergine, un po' perché sono testarda, ho deciso di creare un team di persone con cui aprire questo studio. Ogni giorno abbiamo band che vengono a registrare, o anche solo a farsi conoscere. Facciamo un po' da intermediari per tutte queste band. Per quanto mi riguarda, già a Londra ho collaborato con radio e programmi in cui supportavo gli artisti italiani nostri; l'ho sempre trovato importante, perché qua tendiamo a supportare tutto ciò che è internazionale, ma gli artisti domestici, io li chiamo così, non hanno mai una buona visibilità dal punto di vista discografico. Le case discografiche in primis sono restie a supportare gli artisti. Cercano il pacchetto già pronto, commercializzato.

Sì, dipende anche di che ambito parliamo. In realtà ero solo curiosa di sapere con che gruppo stavi lavorando adesso, ma dato che siamo in tema, raccontami un po' di te. Cosa fai oltre alla discografica?
Il blog l'ho aperto intorno al 2011-2012. In realtà è sempre stato un po' un contenitore, perché ho sempre fatto tanto nel campo della musica, sia a livello di produzione, sia di promozione, pertanto il blog serviva un po' per raccogliere i frammenti che poi seminavo in giro con i social network e quant'altro. In quel periodo collaboravo con discoteche e club di musica più di tendenza, quindi underground.

Che tipo di underground?
Sempre elettronica però abbinata al clubbing, quindi minimal techno, tech-house etc. Sono partita da questa sfera qui, che nel 2010, quando mi trovavo in Inghilterra, andava per la maggiore. Questo perché l'Inghilterra è un paese underground.

Cioè?
Be', a livello di discoteche c'è il Fabric. Io per esempio andavo tantissimo al Fabric.

Mi sembra che il Fabric sia abbastanza famoso a scala mondiale, no?
Sicuramente a livello di clubbing, e anche a livello di musica underground Londra e Berlino sono sempre state le capitali europee. Io arrivavo da questa esperienza, e qui in Italia avevo amici che erano promoter in club e discoteche che mi chiedevano: "Guarda, puoi venire da noi a intervistare questo artista? Vogliamo fare una raccolta di mini video che riassumano i nostri ospiti della stagione." Era partito così. Ti posso fare anche i nomi di chi ho intervistato, da Norman Weber a Daniel Steinberg, passando per i nostri italiani Marco Dionigi, Alex Neri… tutti questi artisti di scena underground ho iniziato a postare delle videointerviste, prima sul canale Youtube poi sul blog proprio perché cominciavano a essere tante. Per non disperderle, visto che non erano solo video, ma anche scritte, mi è sembrato giusto raccoglierle da qualche parte perché non andassero perse.

"Con Carl Coxx."

MI pare che l'EDM vada per la maggiore, anche vedendo i tuoi video su Youtube. Hai anche scritto un articolo sullo stato attuale di questa scena. Che situazione c'è in Italia, secondo te?
In Italia come sempre le cose arrivano in ritardo, nel senso che l'EDM ha avuto i suoi massimi molto tempo fa. Nasce in Olanda, e non in America, come si può credere. Il primo o secondo business americano è l'entertainment, questo giustifica il fatto che quando qualcosa arriva là c'è una visibilità mondiale, ma la musica EDM per com'è concepita adesso nasce in Olanda.

E fa sempre parte dell'underground?
Sì, ma l'EDM si differenzia per questioni di suono. Magari l'underground ha delle casse, una struttura diversa da quella dell'EDM. L'EDM è più maranzona, da questo punto di vista. Quando è arrivata in Italia era già "over" in Olanda. L'Italia è stata molto aperta a questo movimento, sono stati molto bravi i promoter a promuoverla e tutt'ora vedo che ci sono diversi artisti che si contendono il panorama EDM anche all'estero. Parlo di italiani come Vinai, Nari & Milani… tutti loro difendono la nostra bandiera tricolore all'estero. Mi piacciono tanti artisti internazionali anche, come Diplo, che ho visto a Milano due mesi fa, Skrillex, Gotye, Avicii etc.

Capito.
Io supporto la dance, che comprende non solo l'EDM ma anche altre categorie che possono essere la techno, la progressive come ad esempio Deadmau5, Porter Robinson… sono sicuramente gli artisti a cui io musicalmente appartengo di più. Poi diciamo che l'EDM negli ultimi anni è diventata un brand, e l'acronimo Electronic Dance Music vuol dire tutto e niente, se uno non ne capisce. EDM per come la intendiamo qui è un bounce, un suono molto aperto, strutturato in una certa maniera che coinvolge molto l'ascoltatore. Non è un suono che si trascina, ti travolge da subito proprio perché ha questo ritmo molto incalzante.

Ora che ci penso ho un aneddoto pure io in tema. Tempo fa sono andata a vedere il film con Zac Efron proprio sull'EDM…
We Are Your Friends si chiama. L'ho visto anch'io.

Che te ne è parso?
Ti dirò, sono partita un po' prevenuta perché ho pensato subito fosse fatto per fare incassi, dato che in questo momento tutti i ragazzi vogliono essere dj. Sono andata a vederlo con tre miei amici, due dj e un producer. Eravamo in quattro. Una volta usciti dal cinema ci siamo guardati e ci siamo detti: "Eh ma effettivamente non dice cose sbagliate." La regia è sicuramente da azione americana, ma il fatto che si suggerisca di utilizzare suoni reali e non digitali è apprezzabile. Questo è anche il motivo per cui un vinile ha un sapore che un digitale non potrà mai avere. Poi il fatto stesso che dica che bisogna captare tutto, essere degli animali, in un certo senso: capire cosa piace alla gente e imporsi con il proprio suono, non adattarsi. Per cui comunque ci sono degli aspetti, sempre da un punto di vista americano, che vengono trattati nel modo giusto.

"Con Max Pezzali."

Ok. Cambiamo argomento. Cosa ascolti oltre all'elettronica?
Diciamo che nella mia crescita mi hanno accompagnato un sacco di artisti, sia italiani che internazionali. Tra gli italiani c'è sicuramente Franco Battiato, De Gregori, Luca Carboni. Tra gli internazionali ho i Queen, che secondo me con Freddie Mercury sono il massimo. Con Freddie Mercury è nato un amore che tutt'ora prosegue, un fenomeno d'altri tempi. Poi insomma, gli U2, i Coldplay, gli Oasis, i Radiohead, i Verve… questi sono sicuramente quelli che mi hanno accompagnato nella mia adolescenza. Poi ovvio, c'è stato il periodo di smarrimento totale dovo magari sono andata ad ascoltarmi gli Smashing Pumpkins. Però in linea di massima sono sempre sul pop elettronico.

Anche se alcuni di quelli che hai appena nominato sono un po' britpop.
Sì sì, ma credo che in questi anni qua definire effettivamente una cosa, una persona, o una musica, è abbastanza difficile. Se proprio devo farlo direi che sto tra il rock melodico e il pop elettronico. C'è anche da dire che ho 33 anni, e sono cresciuta negli anni Novanta. Gli anni Novanta erano solo italo dance, vedi Gigi D'Agostino & co. Non posso dimenticare chi mi ha accompagnato.

Ti piace Gigi Dag?
Eh sì, è stato molto bravo. Sicuramente nella sfera della mia crescita c'è stata tanta italo dance. Se non sbaglio l'italo dance in quegli anni lì era diventato un fenomeno pazzesco, in pratica quello che è oggi l'EDM. Ad esempio, "Children" di Robert Miles secondo me è un capolavoro. Lui è un italiano, e abita a trenta chilometri da casa mia, a Vittorio Veneto. Quando ho scoperto che era di qui vicino non ci ho potuto credere. Ero convinta che molti pezzi che ascoltavo fossero di stranieri, e invece in quel periodo ho scoperto che erano italiani, vedi gli Eiffel 65. L'arrivo di Internet ha aiutato molto la ricerca e l'informazione, in questo senso. Prima dovevi frequentare circuiti molto chiusi di musica, oppure essere un grande appassionato con grandi disponibilità economiche per comprarsi vinili e cd.

Sì, era meno immediata la condivisione di musica.
Esatto. Una volta il compito del dj era un po' questo: lui suonando proponeva uscite discografiche che altrimenti non avresti mai ascoltato. Il dj era davvero un promotore della musica. Adesso se volete è un po' una marionetta, nel senso che se non sei un producer per tanti aspetti la gente si chiede: "Ma sta suonando davvero, o è lì con la chiavetta che preme un bottone?" Questa è la domanda più tipica.

Parlami del tuo blog. Vedo che ci sono tante sezioni, che lo definisci "il diario online di chi invece dell'aria respira musica."
Miss Matilda Blog deve il suo nome a un club di Jesolo, che si chiama Matilda. Chi è veneto lo conosce sicuramente. Quando ho scelto di aprire il blog ho scelto un nome che fosse più significativo possibile, il "Miss" l'ho aggiunto dopo. Suonava bene e ho messo Miss Matilda. Il blog non è nato come attività speculativa, e neanche adesso lo è. Era un contenitore di quello che facevo, perché quando andavo in discoteca a fare le interviste agli artisti, venivo contattata continuamente da radio locali e non. Mi chiamavano come reporter di piccoli e grandi eventi, anche internazionali. Considera che tutto il supporto iniziale ce l'ho avuto dall'estero, mai dall'Italia. Il blog è un vero e proprio contenitore in cui scrivevo e riportavo la mia vita, che abbracciava sicuramente la musica e altre cose ad essa legate, come i festival o i rave. Io arrivo da là. Il blog è nato così. È in due lingue, italiano e inglese…

Sì! Ti volevo chiedere infatti il perché di questa scelta.
È stata più un'esigenza, perché sono stata contattata dall'estero, viste anche le visualizzazioni che ho. Mi chiedono di fare da reporter alle cose, e per ovvi motivi mi ritrovo a scrivere in inglese, non solo in italiano. Alla fine mi riesce, perché l'inglese l'ho studiato a scuola, medie e superiori, e poi praticato a Londra. Poi in generale mi hanno sempre incuriosito i testi delle canzoni in inglese, perciò me li andavo a leggere tutti, ed è anche questo un modo per impararlo.

"Con Avicii."

Cosa hai fatto di preciso a Londra?
Ci ho vissuto per circa due anni. Con le date non mi ricordo, ma era circa il 2007-2008… 2010. Sono andata lì in realtà perché sono un tipo un po' così. Ho iniziato a collaborare con Inspiration FM, radio di musica clubbing, e lì ci promuovevo principalmente italiani, tipo Stefano Noferini, e tanti altri dell'ambiente techno. Noi all'estero non siamo conosciuti per l'EDM, ma per la techno.

Dici?
Sì sì. Ti parlo in particolare della scena veneta, trentina, friulana…. non so lombarda, ma comunque siamo conosciuti per la techno. Minimal techno, tech-house. Mi viene in mente Federico Scavo. Scavo è un artista che non c'entra niente con l'EDM, anzi, se lo definisci così si offende pure. Appartiene alla sfera minimal-tech-house. Ad ogni modo, a Londra ci sono finita come per richiamo. Ho sempre avuto una fascinazione esemplare per l'Inghilterra, c'è stato un periodo in cui ho proprio sentito l'esigenza di andare lì perché qui non ero capita. Qui è evidente come stanno andando le cose. Il fatto che si viva di talent parla da solo. La musica non è supportata come l'ambiente fashion o la cucina.

Un'ultima cosa, adesso. Ho letto che ti definisci raver. Mi piacerebbe sapere qual è il tuo rapporto con quell'ambiente, e da quanto ci sei a contatto.
Ho iniziato a frequentare i rave perché sono sempre stata un po' ribelle. Forse anche un po' anticonformista. Quando magari un party è troppo luccicoso storco il naso, non perché non mi piaccia quell'ambiente ma perché ho sempre cercato qualcosa di diverso. Di quell'atmosfera mi sono poi appassionata soprattutto perché era illegale, trash, vista come strana. Questo mi affascinava molto. Successivamente ho abbracciato la sfera musicale della trance, perché nei rave di allora andava per la maggiore. Era una musica molto epica, frequenza cardiaca altissima… sono nata da lì. Tra i 17 e i 22 anni ho continuato a frequentarli, poi sono andata a Londra.

Stavi in Veneto o ti spostavi?
Qui in Veneto, ma non avevo la patente e mi facevo scarrozzare dai miei amici. Si girava qui in zona. Poi non c'era Internet, quindi uno non era così aggiornato sui festival musicali in giro per l'Italia. La comunicazione era ridotta per certi aspetti. Forse quello più distante a cui sono stata era verso il Trentino, ma manco mi ricordo bene la località. Da lì è partito l'interesse per il clubbing.

Eppure sono due circuiti agli antipodi, quello dei rave e quello del clubbing commerciale. Uno si sviluppa in contrapposizione con l'esistenza stessa dell'altro, e si fonda su tutti altri principi. È curioso come tu sia riuscita a conciliare queste due realtà praticamente antagoniste.
Considera che poi sono una persona molto curiosa, e che si stanca facilmente. Ho sempre bisogno di avere nuove priorità, di scoprire nuovi orizzonti. È una mia esigenza. Se ascolto la stessa cosa per troppo tempo, mi annoio, vado a cercare qualcosa di diverso. Il fatto che Armin Van Buuren suoni sia a un festival rave in Olanda, che a Ibiza, fa capire che non sono poi mondi così estranei. Sono mondi che in questi anni, anche per la cultura stessa del clubbing, fa vedere che alla fine partono tutti dalla stessa cassa. Magari hanno una frequenza diversa, con suoni melodici altrettanto diversi, ma la matrice è quella.

"Con Albertino."

Credo ci siano più differenze che analogie, ecco.
La tua osservazione comunque è giustissima, perché ora che ripercorro la mia storia mi rendo conto che dieci anni fa andavo ai rave, e adesso sono già qualcosa di diverso. La musica tra tutti i nostri sensi è quella più vicina al cervello. Grazie alla musica proviamo emozioni e sensazioni, che ci portano a intraprendere nuove avventure. Personalmente credo di averle abbracciate un po' tutte. Per natura sono una che non parte dicendo "Non mi piace." Ascolto tutto, senza pregiudizi. Tutto è estremamente soggettivo, nulla è oggettivo. Ho visto tanti artisti discriminati in partenza, che poi hanno saputo dimostrare che il loro coraggio nel crederci, è stata una chiave di volta. A me piace cambiare perché sono fatta così, ho bisogno sempre di nuovi stimoli e impulsi nella musica che sento adesso. Apprezzo molto ciò che viene prodotto oggi, credo sia quasi tutto di ottima qualità, ma a mio parere spesso manca una cosa. Solo pochissimi sono riusciti a non farla mancare…

Cosa?
L'emozione. Tanta musica che sento adesso ha suoni appoggiati sugli stessi accordi e suona monotona.

Francy a Las Vegas.

Ad esempio?
Oddio… secondo me i Radiohead di allora non sono i Radiohead di adesso. L'ultimo album di Beyoncé, per quanto non sia il mio genere, Lemonade, è fatto benissimo, prodotto in modo eccezionale, però io non ci sento l'emozione. Per venderlo hanno utilizzato la storia personale di lei col marito, ma non dovrebbe essere così un aspetto fondamentale, eppure hanno continuato a parlarne. È un prodotto molto concettuale, ma nel concetto non sento la giusta vibrazione.

Ok. Direi che può bastare, grazie mille Francesca.
Grazie a te! Sono felice che qualcuno in Italia si interessi in quello che faccio, dato che fino a ora ho sempre ricevuto le attenzione di un pubblico estero. Ti racconto un aneddoto. L'anno scorso sono stata a Los Angeles, da un produttore di fama mondiale, che produce star come Madonna, Beyoncé che infatti era nel suo studio a registrare Lemonade. Una volta lì mi svela che dietro a gran parte degli album di queste star, ci stanno italiani! Ad esempio, i Coldplay sono in quattro ufficialmente, ma pochi sanno che c'è un quinto, italiano, che ha composto gli archi di "Viva La Vida." È un ragazzo torinese. Ci sono tanti italiani così a cui il nostro paese, non so come mai, non riconosce il giusto merito. Ti ringrazio molto ancora, Sonia.

Non devi, a presto e buona giornata!

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