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Perché ad Achille Lauro piacciono i vestiti da donna?

"Avevo detto mai più un'intervista, non rilascio mai più niente: ho avuto brutte esperienze. Poi quando ho saputo che si parlava degli occhiali da donna..."

di Matteo Contigliozzi
08 febbraio 2016, 9:24am

Immagine via Facebook.

"Avevo detto mai più un'intervista, non rilascio mai più niente: ho avuto brutte esperienze. Poi quando ho saputo che si parlava degli occhiali da donna... Genio, mi sono convinto subito".

Lo conosciamo bene Achille Lauro, che è arrivato alla ribalta nazionale in seguito all'uscita di "Grimey" e ha all'attivo due dischi ufficiali, due mixtape e un EP. Il suo ultimo lavoro, Dio c'è, è stato pubblicato per Roccia Music, l'etichetta di Marracash, che è un po' anche il suo scopritore e primo fan. Achille lo conosciamo bene anche perché è l'unico rapper italiano a indossare, ogni tanto, vestiti da donna e non farsi troppi patemi a pubblicare foto di chihuahua con completini rosa su Facebook.

Quando lo incontro a Roma ci vuole qualche minuto per rompere il ghiaccio e Achille mi spiega che è sempre molto diffidente verso le interviste, ma la sua passione per gli occhiali a forma di cuore era troppo grande per rinunciare a questa opportunità. Più o meno consapevolmente e a seconda delle circostanze Achille si diverte a spingere fino al parossismo gli archetipi del rapper maschio alfa e, anziché vantarsi delle sue scopate, nei videoclip lui si mette le pellicce da signora. Se il rapper medio suggella ogni barra vagamente ambigua con un no homo, Achille pubblica sul suo profilo Facebook una sua foto a torso nudo con la didascalia gangyster. "Qua non ci sta il gangster, ci sta il coatto!" mi spiega, "Roma, più di qualunque altra città, rappresenta proprio un modo di essere: quello del coatto. Un po' ironizzavo questa cosa che mi attribuivano ma ancora di più ironizzavo sul fatto che i rapper a volte si fanno i bocchini da soli, si pimpano tra di loro".

Una canzone di Achille Lauro tutta rosa

Il rapper che prova a competere con gli avversari sul tema della virilità e sottolineando quanto scopa, ha un po' rotto le palle: ad essere sorpassata è proprio la necessità di dover ancora insistere su questa retorica del maschio alfa. Atteggiamenti del genere spesso contribuiscono soltanto a rendere ancora più provinciale il nostro genere preferito e a spingerlo di nuovo verso il basso dopo che, con fatica e con molti compromessi, è riuscito a ritagliarsi uno spazio nelle classifiche.

Naturalmente questo atteggiamento strafottente e perculante manda in confusione i fan e soprattutto i ragazzini, che Achille ama definire i limitati, persone che non perdono occasione di commentare foto o video per scrivergli frocetto, cripto-checca latente, affemminato (sic). Già qualche tempo fa gli avevamo dato modo di rispondere faccia a faccia a tutti questi commenti, ma Achille la prende sempre in modo molto zen: "È pieno di commenti su sta cosa del frocio. Vuoi che non commentino negativamente? Dementi. Sono limitati, mi scrivono 'Ci inizi a fà preoccupà'... Finché scherzano ci rido sopra anch'io, ma la regola del successo è ricevere commenti sia positivi sia negativi. È una delle prime cose che mi disse Marracash dopo il botto di 'Grimey'".

Se dobbiamo credere a Marracash e a Malcom McLaren, allora quando ti chiamano frocio sotto un video fatto apposta per attirare le mosche, vuol dire che stai andando bene: "Quando mi chiamano così io mi metto a ridere e gli amici miei mi conoscono. Cioè, c'ho precedenti in tutti i sensi che testimoniano che comunque... Sò abbastanza maschio! [ride, ndr]. Non mi serve il rap per dimostrare agli altri che scopo, che poi, pure Young Thug pensavano fosse frocio, ma è una cosa palesemente ironica e se non riesci a capire l'ironia sei un pazzo. È come uno che non capisce le battute, io non è che posso mettermi lì a spiegargliele. Non è che posso fà il tuo psicologo.

Le pose da rapper hanno stancato. Finché lo fai con ironia tipo Guè Pequeno, spacchi, così fa ridere, ma io non c'ho bisogno di ostentare: la persona-interprete e la musica devono rimanere separate".

Seppure operazioni di questo tipo non siano completamente nuove–lo stesso Young Thug ha recentemente dichiarato che il 90% degli indumenti nel suo armadio è composto da capi femminili, tra cui spicca un tutù–sono piuttosto dirompenti nell'eterna provincia italiana e anche gli inevitabili insulti fanno parte del gioco, perché di un gioco si tratta, in fondo. Non bisogna pensare che Achille abbia studiato un piano a tavolino per emergere in questo senso: si è limitato a fare il cazzone, come sempre.

Come Young Thug anche Achille L, attraverso la provocazione, rivendica la sua indipendenza dai fan a livello artistico. Nonostante gli ascoltatori siano sempre convinti di sapere cosa sia meglio fare per un artista, Achille non ci sta a rimanere confinato nella nicchia immaginaria in cui i fan tentano di relegarlo. Fare il giorno prima un banger con cui ti rompi il collo e il giorno dopo un pezzo più introspettivo con un'intro di pianoforte di quaranta secondi è il modo migliore che Lauro conosce per educare gli ascoltatori attraverso la musica: "Non capisco quelli che continuano a dirmi che devo fare ancora dischi come Barabba Mixtape o smetterla di indossare le pellicce da signora. Roba così ci sarà, ma io sono anche altro. Tra poco uscirà un mixtape da live con Boss e poi il mio nuovo disco, è bello far sentire la propria musica, andare avanti, contaminare e ibridare le nuove generazioni... Spacca. La gente è ignorante, ma si può istruire attraverso la musica".

Quando gli chiedo di "Cenerentola" o "La Bella e la Bestia", che non sono esattamente titoli tipici per un pezzo rap italiano, lui mi spiega che "richiamano la favola che non vivi. Spacca, per me è geniale cazzo". Nonostante i critici su YouTube accusino Lauro di non essere più quello degli inizi, una verve più cazzona nel nostro è sempre stata presente, anche nei suoi primi passi all'interno del rap romano. Ad esempio la famosa barra "ho avuto trenta motorini / e neanche uno mio" conteneva una portata auto-ironica da non sottovalutare, come conferma Achille stesso. Le critiche mosse ad Achille sono vecchie come il rap italiano e derivano da un fraintendimento alla radice: molti credevano che Lauro si divertisse ad ostentare le condizioni al limite della vita in periferia, ma le cose non stavano così, anzi: "Barabba Mixtape era una cosa quasi hardcore, ma non era finalizzata all'autocelebrazione e 'ste minchiate qua. Non era questo. Volevo raccontare storie di merda di cui ero partecipe, volevo parlarne". Tutto il contrario del gangsta rapper, quindi: "La mia forza sta proprio in questo, che all'inizio non ho spinto sull'io sono, ma sul che vita di merda, Dio cazzo aiutami". A tutti questi che dicono che spaccano, che spacciano... Io gli ho venduto le peggio sòle, capito? [ride, ndr]."

Per tutti questi motivi ad Achille vorticano le palle quando viene chiamato gangsta rapper: nei suoi pezzi cerca di mettere l'accento sul disagio sociale in cui è vissuto e in cui vivono tuttora molti dei suoi migliori amici, abbandonati all'incuria delle periferie romane: "Se l'ostentazione c'è, è sempre sul piano dello scherzo, e io la chiamo ostentazione positiva", che per certi versi può ricordare il classico del rap romano In The Panchine. "Quando mi chiamano gangsta rapper mi sento un coglione e non è la cosa che mi rispecchia né come persona né a livello musicale. La periferia non può essere associata al gangsta rap, perché chi fa la vita di strada, chi la fa veramente, non la vorrebbe fà".

In "Miami Beach" il divario esistente tra il centro di Roma e il suo intorno è sottolineato con particolare enfasi: "Quando vado al centro di Roma è come se mi prendessi una vacanza a Miami Beach, capito che ti voglio dire? È una città talmente grande che ci sta un cazzo di dislivello allucinante. Una volta qualcuno mi ha ricordato che vivo a Roma, mica a Chicago. Ciascuno vive la propria realtà e non riesce a immedesimarsi. Poi però quando je fanno la rapina pe' strada, allora ce pensano. Quando je la fanno ai genitori ce pensano a ste cose. C'è pure quello che non c'ha una lira e l'unica ragione che fa quella cosa è che non c'ha i sordi. Roma non è Chicago, è vero, ma quale delle due è peggio? La vita nelle periferie non è sempre facile come può esserlo per un babbeo che si ascolta il rap e viene dal centro, che sente gli uccellini che cantano per aria e che è tutto vestito Vuitton..."

"Tratto bene queste tipe se no si innamorano"

Lauro è uno che non segue la chimera del disco perfetto e che lavora in modo molto istintivo. Un atteggiamento che ha probabilmente ripreso da Chicoria, uno dei suoi punti di riferimento a livello musicale, con cui ha convissuto per un anno. "Armando [Chicoria] è un mito per me. Mi svegliavo a mezzogiorno e lui alle otto di mattina aveva scritto otto pezzi. Ma come cazzo hai fatto, gli dicevo. "Dio c'è" l'ho rimaneggiato parecchio, ma adesso ci concentriamo sui singoli. Appena un pezzo è pronto, esce".

Un altro punto di riferimento del nostro è, ovviamente, Noyz Narcos, e sul loro primo contatto Achille mi racconta un aneddoto molto divertente. "Dopo il boom di "Grimey", Noyz mezzo mi scrisse e mi fa 'sei un mito, spacchi', 'sta roba così. Allora io, che non ero nel mood, je faccio: vabbè dai, quando lo famo 'sto featuring? Lui esitava e io gli ho risposto tipo "a deficiente, ma chi te credi di esse? Abbiamo scazzato subito, insomma! [ride, ndr] Ero un pivello del giro, capito che te vojo dì? Ero niente. L'egotrip non l'ho messo nella musica, l'ho messo nel resto!" Per fortuna poi Achille si è calmato e così uno dei suoi cavalli di battaglia, "Insalatiera", ha visto la luce. Il seguito lo conosciamo già.

L'attitudine di Achille, insomma, è a metà tra quella di Ziggy Stardust e Young Thug: quando gli dico che qualche giorno fa, scherzando, l'ho definito il David Bowie italiano, sembra prenderla decisamente bene: "Sarebbe un onore, cazzo. Che poi è pure quasi mezzo stile portare oggetti da donna. Gli occhiali li avevo messi in vendita e quella cazzata faceva riderissimo, ma se li sono voluti comprare tutti. Mo c'ho addosso orrecchini Swarowski e l'orologio Cavalli!" e me li fa vedere, senza peraltro togliersi il cappuccio che gli rimane in testa per tutta l'intervista.

"E comunque non me ne frega un cazzo dei giudizi omofobi. De figa, capirai! A vagonate. Che poi io non sò manco uno che se caga le groupie, preferisco pure le tipe che non je ne frega un cazzo della musica rap. Alla fine me vergogno pure di dire rap, je dico che faccio R&B".

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