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Colonne sonore bellissime: Eyes Wide Shut

Sesso, paranoia e società segrete. Abbiamo analizzato la colonna sonora del nostro film di Natale preferito: Eyes Wide Shut.
Sonia Garcia
Milan, IT
25.12.15

"Your eyes are wide shut," è la frase che, storicamente, veniva pronunciata dai membri delle società segrete—es. Illuminati—nella circostanza in cui fossero chiamati a testimoniare l'uno contro l'altro, riguardo allo svolgimento di attività illegali, immonde e legate all'esoterismo occulto. Colui che la sentiva, era tenuto a capire immediatamente in cosa si stava immischiando, e di conseguenza a rinunciare a ogni tipo di approfondimento, per il bene della collettività.

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L'ultimo film di Stanley Kubrick, che si ispira al romanzo dell'austriaco Arthur Schnitzler del 1926 Traumnovelle e trae però il titolo dalla precedente frase, è una specie di feritoia rivolta a un mondo che la maggior parte dei casi non trova posto nella fredda e razionale coscienza collettiva, ma che si nutre di essa e se ne beffa all'occorrenza. L'inconscio ne è solo una componente, e di certo costituisce l'humus psicologico di gran parte delle degenerazioni narrate nel film. I temi ricorrenti, però, sono intellegibili tramite esso. Kubrick si avvale di immagini ed elementi cardine della società, come il nucleo familiare, o il tema della fiducia coniugale, alternato all'ossessione per il tradimento, per fare un quadro misterico, cupo, e visceralmente erotico, del turbamento di un'intera società, impersonificata dalla coppia Bil e Alice Harford—Tom Cruise e Nicole Kidman.

Lungi da me proseguire a lungo con la miriade—ci sarebbero infinite diramazioni psicanalitiche/esoteriche da fare su quasi ogni scena del film—di messaggi "segreti" del lungometraggio, o risaltare con drammaticità la morte del regista a cinque giorni dalla consegna ufficiale del plot alla Warner Bros, ciò su cui si vuole concentrare questo articolo è la scelta musicale adottata dallo stesso. E sì, le tempistiche sono giuste anche perché dopodomani è Natale e il film è ambientato proprio in questo periodo. Chapeau.

I nomi che spiccano nella colonna sonora ufficiale, sono quelli della compositrice inglese Jocelyn Pook, per la quale Eyes Wide Shut ha rappresentato il primo lungometraggio musicato ufficialmente, Gyorgy Ligeti, abitué delle colonne sonore dei lavori di Kubrick, Franz Liszt, Chris Isaak, Roy Gerson, etc. Ogni singolo brano utilizzato ha un suo specifico significato e ruolo associato al contesto in cui viene inserito, nessuno escluso, e l'accostamento moderno-classico è volto a illustrare le innumerevoli sfaccettature, dalla più evidente alla più occulta e quindi controversa, della vita della medio borghesia statunitense. I più iconici sono ad opera di Jocelyn Pook e verranno analizzati più avanti.

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Bill e Alice Harford sono i rappresentanti perfetti di quest'ultima. Affermata coppia della upper class newyorchese di fine anni Novanta, lui medico, lei mantenuta, sposati da anni e con una figlia, Helena, abitano in un elegante appartamento in una qualche zona benestante della città, e conducono una vita del tutto conforme al loro status quo.

I titoli di apertura, con scena iniziale di loro che si preparano per il ballo di Natale, sono contorniati da "Waltz 2 From Jazz Suite", celebre e imperiale waltzer che la coppia ascolta dallo stereo di casa poco prima di uscire. Tutto quindi conforme alla compostezza e leziosità dell'atmosfera "perfetta" aleggiante in casa, e il tema musicale si riproporrà a ogni quiete apparente del film—ambulatorio di Bill, Alice che si veste, o che pettina Helena, impacchettamento dei regali—e il Natale qui riveste un ruolo essenziale.

È infatti molto più che un contesto temporale alla storia. Quasi ogni scena in cui Bill entra in una stanza di interni di abitazione, a spiccare sono sempre le splendide e coloratissime decorazioni natalizie, che rendono l'atmosfera di gran parte dei momenti del film ancora più sognante ed eterea. Al ballo di Natale a cui sono invitati da Ziegler, cliente abituale di Bill, entrambi sperimentano la tentazione carnale—leggi: flirt—verso terzi, senza però giungere ad alcuna effettiva conclusione.

Al ritorno a casa, a sottolineare la malizia e l'ironia delle tentazioni subite, appaiono Alice e Bill nudi che si cambiano, sulle note di "Baby Did a Bad Bad Thing," e anche se di fatto nulla di "cattivo" è veramente accaduto, l'immaginario beffardo è di per sé molto esplicito.

La sera successiva, dopo una giornata di lavoro per entrambi, i due decidono di rilassarsi con un purino della buonanotte, chiusi in camera da letto. Visibilmente fatti, fanno commenti sui rispettivi flirt della serata precedente, per poi arrivare con fare sempre più drammatico ad affrontare il tema della monogamia e della fiducia reciproca. Alice confessa al marito di aver provato intensissimo desiderio sessuale nei confronti di un Ufficiale Navale incontrato durante una vacanza con la famiglia tempo addietro, e di aver quindi considerato di tradirlo per una one night stand. Da qui in poi Bill sarà ossessionato da immagini sempre più nitide e snervanti della moglie, a letto con l'ufficiale. "Naval Officer" di Jocelyn Pook è la trasmutazione in musica di questa nuova, orrida paranoia; gelosia e ossessione che si compenentrano a vicenda e serpeggiano nella mente di Bill, che da questo momento in poi dovrà fare i conti con le conseguenze di tale catarsi. In [un'intervista del 1999](http://It's really loaded, but suddenly his face becomes darker and darker. That's the beginning or the whole pivotal point of the film. Actually I spent a hell of a long time on this playing with different ideas. It's just something very, very delicate and in the end it could only be my response to the film.), Jocelyn spiega, "È un momento estremamente delicato, e la faccia di Bill da qui in poi diventa sempre più cupa. È l'inizio dello stravolgimento psichico del film. Devo dire che ho speso davvero tanto tempo cercando di mettere insieme idee diverse per questo brano. È qualcosa di così intimo, e in fondo credo sia davvero l'unica risposta musicale che avessi potuto dare."

Il dialogo tra i due è interrotto da una telefonata di una cliente che costringe Bill a uscire di casa a interiorizzare quanto appreso quella sera. Il suo è un vagare in cerca di qualcosa che possa distrarlo dalla morbosità delle immagini che gli si attanagliano in testa, e di cui ne riconosce gli aspetti più malati in ogni angolo di strada, e in ogni bizzarro personaggio in cui si imbatterà strada facendo. Un vero e proprio percorso, che, volente o nolente, lo costringerà ad affrontare in prima persona la cruenza di tutto ciò che si distanzia dal mondo ovattato in cui aveva vissuto fino a ora, per culminare nell'esatta antitesi della monogamia: l'esperienza orgiastica. "The Dream" è la naturale evoluzione di "Naval Officer," nella sua accezione più malata e sottile. L'alternanza di archi e sezioni ritmiche sono i sospiri e le ansie che scandiscono i pensieri di Bill, mentre attraversa la città in stato di shock.

A un certo punto del suo percorso, Bill ritrova Nick Nightingale—che in inglese significa "Usignolo," colui che canta di notte—ex compagno di studi già precedentemente incontrato al ballo di Natale con Alice. Nightingale suggestiona Bill a presenziare al uno strano evento a cui, racconta, è spesso chiamato a suonare il piano, bendato.

Nightingale al jazz bar che suona "If I Had You" di Roy Gerson, poco prima di incontrare Bill.

Dopo aver ricevuto indirizzo e parola d'ordine necessaria ad accedere al rituale—"Fidelio", un ennesimo rimando al tema della fedeltà—e acquistato i dovuti costumi—mantello e maschera veneziana—Bill si mette in viaggio in taxi per il luogo prestabilito. Giunge a Long Island, in un lussuoso e imponente palazzo a cui tutti accedono già mascherati. La permanenza di Bill all'interno del palazzo, testimone delle esperienze occulte che gli tormenteranno la coscienza—e l'incoscienza—da lì in poi, è egregiamente musicata ancora da Jocelyn Pook in due brani molto diversi tra loro, ma ben amalgamati alla psiche del protagonista e alle immagini a cui vengono associati, "Masked Ball" e "Migrations". "È stato un insieme di tante cose," spiega Jocelyn, "C'è una totale assenza di ritmo, e nella mia testa avevo già un'immagine vivida di cosa sarebbe successo in questa sequenza di scene. Quando Stanley mi ha spiegato con esattezza in cosa sarebbe consistito, aveva un'idea ben chiara e decisa anche dell'atmosfera che avrebbe voluto dare. E io pure, era la stessa."

Si tratta del riarrangiamento di un brano, "Backwards Priesting", già presente in un precedente album di Pook, Deluge, uscito per Virgin Records nel 1997. I testi sono le parole di un canto bizantino cantato da due preti rumeni, e il canto, nel complesso, è l'ultima parte della messa ortodossa, detta anafora. Pook ha riavvolto le voci al contrario, facendo diventare il brano una vera e propria litania dal sapore ben più sinistro. Non è vera e propria musica religiosa, tuttavia. "La mia musica non è come quella di John Tavener," va avanti Jocelyn, "la sua è religiosa, attinge dalle antiche sonorità ortodosse greche, e certamente non è quello che faccio io. Anch'io alludo a diverse culture e religioni, questo sì. In generale posso dire di alludere, più che fare musica religiosa. La gente spesso definisce la mia musica così, ma io utilizzo solo determinati elementi e li riarrangio in altro modo. Mi piacciono molto i testi in latino dei canti cattolici o gregoriani."

Bill, dopo il rito di iniziazione orgiastica a cui assiste, è accompagnato a fare un tour delle stanze del palazzo nelle quali il sesso è niente più che uno strumento di piacere da condividere tra quanti più individui possibili. "Migrations" ha rimandi esotici e orientaleggianti, e si affianca a Bill che, nonostante sia stato messo in guardia da una ragazza mascherata, decide lo stesso di percorrere le stanze del palazzo. Come sottolinea Pook, "Questo non è un film in cui la colonna sonora enfatizza l'emozione del personaggio. Ha una struttura tutta sua, e un suo percorso. In particolare qui, il canto indiano è favoloso. Ha quella particolare qualità vocale che lo rende sensuale. Il cantante si chiama Manickam Yogeswaran e la lingua è l'Hindu. All'inizio a lui non piaceva affatto il risultato, diceva che era venuto nella nota sbagliata. A me faceva impazzire invece. Ho tenuto la qualità bassa così com'era perché dava un senso di incertezza che adoro.

Un particolare interessante, che però è del tutto casuale, è la somiglianza delle prime note di "Migrations" con quelle dell'altro principale motivo musicale del film, "Musica Ricercata, II (Mesto, Rigido E Cerimoniale)" di György Ligeti. A detta di entrambi gli artisti non ci sarebbe stata nessuna contaminazione reciproca, ma il parallelismo è ben chiaro, e più che suggestivo.

Il tema di Ligeti subentra quando Bill viene riconosciuto come estraneo alla comunità, e quindi impostore. Ricondotto nella sala iniziale, in cui aveva assistito all'apertura delle orge, le fredde note di pianoforte—ironia, di Nightingale—tagliano l'aria come coltelli affilatissimi e il clima fino ad allora godurioso si cristallizza. È un tema che, come molti altri, si ripropone nel corso del film, in ogni situazione di tensione e crisi, in cui orribili verità devono venire allo scoperto.

Gli viene infatti fatta togliere la maschera, ma dal castigo finale lo riscatta la donna che all'inizio aveva provato ad avvertirlo, andando così incontro alla morte. Bill torna a casa frastornato, e tutto ciò che avverrà dopo sarà frutto della sua ossessione per quanto è accaduto fra quelle mura, a Long Island. I brani fino a ora elencati si risuccedono in ordine variabile, accompagnando Bill nella voragine di follia da cui sembra non trovare via d'uscita.

Eyes Wide Shut è un'allegoria della società moderna, fatta per simboli, immagini, suoni e figure dei suoi lati più mistici/esoterici, contrapposte a quelli confortevoli, fintamente rassicuranti e quindi ipocriti. La sessualità, e lo stretto rapporto di coppia tra Bill e Alice è solo lo strumento attraverso cui viene esorcizzata la malignità della corruzione umana nel suo significato più esteso, e non solo relegato alla relazione sentimentale. Finché gli Harford vedranno il sesso come apparente soluzione ai loro problemi, i loro occhi—e quelli dell'interà civiltà che rappresentano—rimarranno spalancati, e cechi allo stesso tempo. Le sonorità leziose del jazz, della musica classica, così come la maestosità del waltzer del ballo di Natale, contrastano con l'insidia e l'orrore insito nelle composizioni di Pook e Ligeti, nella seconda parte del film—non a caso il ritorno alla finta "quiete" è coronato da un quasi tragico "Waltz 2 from Jazz Suite," vista la circostanza. La colonna sonora qui l'esatta rappresentazione musicale dell'ossimoro del titolo, e Kubrick ne era perfettamente al corrente.

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