Sigmund Freud e la coscienza degli insetti

Che cosa hanno in comune le teorie di Freud e la scoperta che gli insetti hanno una coscienza?
6.5.16

Il 6 maggio di 160 anni fa nasceva un pervertito cocainomane di rara intelligenza di nome Sigismund Schlomo Freud—per gli amici, Sigmund. Famoso per le sue teorie psico-filosofiche le cui tematiche sono incentrate su cose tipo fase anale, fase orale, incesto e parricidio, è considerato a pieno diritto il fondatore della psicoanalisi.

Il "dogma" su cui si fondano le sue teorie—com'è noto—è che alla base di tutte le nevrosi ci sia la libido, nelle sue forme più basilari e sublimate, e che praticamente ogni problema psichico sia riconducibile a un trauma infantile legato a circostanze attinenti al sesso come l'attaccarsi al seno della madre o il fare la cacca.

Nel corso del Novecento, le teorie di Freud hanno attirato non poche critiche—"il sesso è un problema soltanto per chi non lo fa, e lui evidentemente non lo faceva", "è un maschilista schifoso, non ha idea di cosa sia un orgasmo femminile"—ma resta il fatto che il nostro era e resta, tra le pagine dei suoi libri, soprattutto un genio.

Il motivo principale è che, quando si parla di filosofia e scienza, il fatto stesso di aprire la strada a delle problematiche inedite, a prescindere dall'esattezza delle teorie, significa riuscire a contribuire in maniera costruttiva al dibattito. Tutto ciò che viene dopo, il negativo fotografico, la critica, può essere considerata la testimonianza della grandezza di un pensiero—cosa che non vale per boiate tipo il "Mein Kampf".

Il grande merito di Freud è quello di essersi concentrato sullo studio della coscienza. È stato tra i primi a parlare di inconscio e a tracciare quella linea sottile tra Es, Io e Super-Io che, per quanto semplicistica, ha svoltato la storia della psicologia fino a ora e ha posto le basi della psicoanalisi.

Una libellula pensante. Immagine via Shutterstock

La tematica della coscienza è vecchia come il cucco, è uno dei temi principali della filosofia in generale e della gnoseologia in particolare, ma non si può negare che l'apertura di Sigmund nei confronti di un certo modo di intendere la psiche soggettiva abbia influenzato tutto il pensiero del Novecento, attirando l'attenzione di molteplici branche del sapere.

Oggi mi piace pensare che, senza il suo lavoro, non ci sarebbe stato nemmeno lo studio pubblicato di recente su Proceedings of National Academy of Sciences secondo il quale gli insetti avrebbero coscienza di sé. È bello credere che questa indagine, apparentemente bislacca, sia un modo scientificamente valido e antropologicamente sensato per continuare il percorso da lui tracciato.

Mosche pensanti, api che degustano il miele, scarafaggi scaltri che studiano il momento più propizio per uscire dal tubo del lavandino costituiscono uno scenario misto tra un film di Cronenberg, La Metamorfosi di Kafka e A Bug's Life. Ma se vi state chiedendo se gli insetti riflettono sul senso della loro vita e sognano di avere rapporti sessuali con i loro genitori la risposta è: probabilmente no.

Per quanto gli animali ci ricordino gli esseri umani in alcuni comportamenti, è concezione diffusa che, fondamentalmente, non siano consapevoli di esistere. Un cane affamato, sulla carta, sente il bisogno di mangiare ma non sa di sentirlo; agisce in automatico secondo una logica bisogno-soddisfazione che non passa per l'autoconsapevolezza. Gli esseri umani, al contrario, hanno la percezione precisa di essere un soggetto, e sono in grado di riflettere sull'entità degli stimoli che avvertono e di elaborarli.

Il fine della ricerca è quello di capire il modo in cui la coscienza ha avuto origine nel quadro dell'evoluzione umana partendo dallo studio dell'albero filogenetico animale. Per farlo, i ricercatori hanno scelto le forme più semplici, gli invertebrati, e hanno studiato il modo in cui questi vedono il mondo.

Gli scan cerebrali degli insetti sembrano indicare una forma di autoconsapevolezza e la capacità di assumere comportamenti "egocentrici"

"Nei vertebrati l'esperienza soggettiva è supportata da strutture integrate nel mesencefalo che creano una simulazione neurale del modo in cui l'animale si colloca nello spazio," cita l'abstract dello studio. "Questa rappresentazione egocentrica del mondo, nella prospettiva animale, è sufficiente a determinarne l'esperienza soggettiva. Nel cervello degli insetti abbiamo riscontrato funzioni analoghe, pertanto abbiamo dedotto che il cervello degli insetti sia in grado di supportare una forma di esperienza soggettiva."

Gli scan cerebrali degli insetti, infatti, sembrano indicare una forma di autoconsapevolezza e la capacità di assumere comportamenti "egocentrici". Ciò suggerirebbe la possibilità di un'esperienza soggettiva. "Sia nei vertebrati che negli insetti questa forma di controllo comportamentale è evoluta come una soluzione efficiente ai problemi basilari della reafferenza sensoriale e dell'orientamento. Il fatto che le strutture cerebrali che supportano l'esperienza soggettiva nei vertebrati e negli insetti siano simili ci fa teorizzare che le origini dell'esperienza soggettiva possano risalire al Cambriano."

Se negli insetti la coscienza ha una funzione meramente orientativa e si riduce a una prospettiva sensoriale, nell'uomo ha acquisito una complessità che gli permette generare pensieri, paranoie, Totem e Tabù, film di Woody Allen. Capire il periodo e le modalità evolutive in cui la coscienza si è generata, in quel bacino temporale infinito che è la storia dell'universo, è fondamentale per tanto per comprenderne il funzionamento quanto per interpretarne i sogni, proprio come ci ha insegnato Freud.