I disegni sono tuttora visibili grazie al clima del luogo, particolarmente secco: le linee, infatti, sono state tracciate semplicemente rimuovendo delle pietre dal terreno, rendendo così il contrasto con la superficie sottostante.Non ci sarebbe alcun problema nella dimostrazione di Greenpeace, se non fosse che quello delle Linee di Nazca è un sito patrimonio dell'UNESCO dal 1994, e che dunque richiede diverse autorizzazioni per poter essere attraversato.L'accesso all'area è fortemente ristretto perché dannoso per i geoglifi stessi: il terreno pietroso e desertico è infatti fortemente suscettibile a qualsiasi tipo di calpestamento. Basti pensare che gli archeologi, per entrarvi, devono richiedere un'autorizzazione ministeriale e munirsi di una sorta di racchette da neve per distribuire il peso su una superficie più ampia, riducono l'incidenza dei passi dei ricercatori sul terreno.
Il problema sta proprio qui: gli attivisti di Greenpeace non hanno richiesto alcuna autorizzazione e, sopratutto, si sono recati sul sito sprovvisti dell'attrezzatura richiesta, posando sopra il terreno dell'altipiano dei pezzi di stoffa che dovevano andare a formare la scritta "Time for change! The future is renewable. Greenpeace." Il risultato sono dei sentieri tracciati dai passi degli attivisti, che hanno danneggiato irreversibilmente il sito delle Linee.Nel materiale raccolto da Greenpeace per raccontare l'iniziativa, però, l'associazione ha tentato di nascondere i danni, come dimostrato dal fotografo Andrew Dare, che ha messo a paragone le foto pubblicate da loro con il video che hanno girato. Nel primo caso, il sito è ancora immacolato, nel video invece le tracce dei passi degli attivisti sono ben visibili.