La fondatrice di 'Women Who Code' ci ha parlato di donne e tecnologia

Alaina Percival, insieme alla sua associazione, combatte contro i pregiudizi di genere legati al mondo dell'informatica.

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01 dicembre 2016, 12:40pm

Immagine via Facebook/Codemotion

Si è appena concluso il Codemotion 2016 a Milano, ospitato nelle strutture del Politecnico nelle giornate dal 23 al 26 novembre. L'evento ha compreso conferenze, workshop e laboratori, e ha affrontato argomenti legati all'ampio mondo dell'informatica, dalla realtà virtuale allo sviluppo di videogiochi, dalla cyber-sicurezza al rapporto dell'industria con le risorse al femminile. A proposito di quest'argomento è intervenuta Alaina Percival, fondatrice della no-profit globale Women Who Code, che dal 2011 si occupa di incentivare e sostenere le donne coinvolte nel settore tecnologico.

Codemotion rappresenta la più grande conferenza di settore in Italia al momento, e, dalla sua fondazione nel 2007, è riuscita a dare spazio e animare costruttivamente la discussione sulle nuove tecnologie e l'industria che le circonda, nonché a offrire un bacino di confronto per chi lavora—o ambisce a lavorare—nel mondo dell'informatica.

Le fondatrici di Codemotion, Mara Marzocchi e Chiara Russo, hanno incluso da sempre nella missione della loro azienda—che al momento conta nove conferenze internazionali e il coinvolgimento di oltre 40.000 sviluppatori—la creazione di spazi dedicati all'introduzione dell'informatica per i bambini (Codemotion Kids) e alla discussione del rapporto tra donne e informatica. Come hanno raccontato a Motherboard l'anno scorso, l'obiettivo di eventi esclusivi è quello di far emergere "il valore della rete, delle relazioni e della condivisione di esperienze" per quella parte di pubblico e forza lavoro più condizionata dagli stereotipi di genere del settore.

La difficoltà che persiste nel rendere più eterogeneo e diversificato l'ambiente tecnologico è fortemente legata all'incapacità dell'industria di ascoltare e adattarsi alle necessità di una forza lavoro potenzialmente decisiva come quella femminile, che rappresenta, in fondo, il 50 percento della società. Nel dibattito che si è creato negli ultimi anni, lo sforzo sembra improntato ad adattare le donne all'industria più che il contrario, come esemplifica la proposta giunta l'anno scorso da colossi tech come Facebook e Apple: nell'ottica di favorire il loro momentum di carriera, entrambe le aziende hanno offerto alle proprie dipendenti la possibilità di "congelare" gli ovuli, come soluzione "all'interferenza" che una gravidanza può creare. La proposta ha sollevato più di un sopracciglio e spinto molti a chiedersi se non sia piuttosto necessario ripensare le strutture del mondo del lavoro, dove essere donna implica troppo spesso un sacrificio dicotomico tra carriera e vita personale o familiare.

A fronte di iniziative come questa, è evidentemente necessario prima di tutto creare uno spazio di conversazione reale, che prenda in considerazione i punti di vista delle parti coinvolte e che favorisca l'integrazione nel sistema di chi ha diretto interessa a mutarne le strutture.

Durante la conferenza tenuta la mattina del 23 novembre, Percival ha affrontato le tematiche che riguardano le donne e il mondo delle tecnologie, spaziando dalla conversazione intrapresa dai media, all'impostazione spesso prevenuta dei colloqui di lavoro, ai numeri puri e semplici dell'industria, la cui espansione futura non può concretizzarsi se non includendo con successo la forza lavoro femminile.

Motherboard ha contattato Percival per email per porle alcune domande su Women Who Code e sulla trasformazione necessaria nel mondo del lavoro legato al settore tecnologico.

MOTHERBOARD: All'inizio della tua presentazione hai spiegato come, quando è nato WWC, hai notato un divario tra il modo trionfante in cui i media parlavano dell'iniziativa—e dell'idea di spingere le donne verso il mondo della tecnologia—e la situazione effettiva in cui si trovavano le donne già parte dell'industria tecnologica. Puoi parlarci meglio di questo divario?

Alaina Percival: Tradizionalmente, la conversazione sul divario di genere nel mondo tech si è concentrata sul cercare soluzioni per coinvolgere più donne nel settore e insegnare alle bambine a programmare. Per quanto questo sia indubbiamente importante, dobbiamo anche riconoscere i risultati delle donne che lavorano e hanno già successo nel campo. Così si può cambiare la percezione della tecnologia da disciplina "maschile," e renderla un ambiente più accogliente per chiunque voglia entrarci. Allo stesso tempo, sostenendo le donne che ricoprono ruoli di responsabilità e comando, e aiutando altre a raggiungere quelle stesse posizioni, siamo in grado di aumentare la diversità nell'industria, cosa che garantisce un sistema di assunzioni e di promozioni meno condizionato da pregiudizi.

Immagine via Codemotion

L'anno scorso Ellen Pao, ex CTO di Reddit, ha scritto una lettera in cui denunciava il sessismo nell'industria "big tech." Le esperienze che descrive sono drammatiche, ma la lettera si chiude con toni positivi. È davvero in corso un cambiamento? Come possiamo accelerarlo?

Il fatto che Ellen Pao e altre persone parlino delle proprie esperienze è un passo cruciale verso la risoluzione di molte delle questioni legate ai pregiudizi di genere di cui l'industria tecnologia è vittima. È anche importante riconoscere i risultati da lei raggiunti nonostante questi ostacoli, e sottolinearli—così come quelli di altri individui appartenenti a minoranze—così da mostrare come chiunque possa avere successo nel mondo delle tecnologie.

Durante la conferenza, hai parlato di come le donne siano necessarie nel campo delle tecnologie perché presto (se non già ora) la quantità di posti di lavoro sarà tale da non poter più essere coperta dalla attuale—prevalentemente maschile—forza lavoro. Pensi che ambienti di lavoro maggiormente diversificati porteranno a un cambiamento strutturale nel sistema attuale?

Il sistema deve cambiare per permettere lo sviluppo di una popolazione più eterogenea, che, a sua volta, cambierà il sistema ancora di più. Quella tecnologica è un'industria in evoluzione, non solo per ciò che può fare, ma per la stessa cultura che ne è alla base. Uno degli obiettivi principali di Women Who Code è quello di ampliare la conversazione, per creare una prospettiva mondiale in cui la tecnologia è un ambiente aperto, inclusivo, dove le persone dalle provenienze e caratteristiche più diverse possano—come già succede—avere successo. [Il conflitto tra le possibilità di carriera di una donna e i suoi diritti riproduttivi], non può prevedere una soluzione "perfetta per tutti," perché ogni impiegato compie le proprie scelte basandosi sul proprio sentire e sulle proprie percezioni. L'unica via percorribile è comprendere e accogliere i bisogni di una forza lavoro eterogenea.

Quali sono gli obiettivi più importanti raggiunti finora da WWC? Cosa ti aspetti per il futuro?

Al momento, Women Who Code è l'organizzazione globale più ampia e più attiva dedicata al sostegno degli obiettivi di carriera delle donne nel mondo tech. Andando avanti, continueremo a espanderci, portando i nostri programmi vitali e le nostri reti in più zone del mondo, continuando anche a sostenere la causa di un'industria più eterogenea, inclusiva e dinamica.

Qual è l'obiettivo su cui dovrebbe concentrarsi, oggi, la comunità legata alle tecnologie?

La tecnologia deve affrontare una trasformazione. Al momento la percezione del settore è quella di un campo dominato dagli uomini e le persone hanno una visione molto particolare in testa dell'aspetto che "dovrebbe avere" un ingegnere. Se l'industria vuole evolversi e progredire in modo significativo, la prima cosa che deve fare è mandare in frantumi il concetto stesso che ha di sé, così che possa invitare al suo interno uno schieramento di professionisti davvero differente.