La nuova fiction di Rai 1 doveva essere l'evento dell'anno, invece è il Game of Thrones dei poveri

Ieri sera sono andate in onda su Rai Uno le prime due puntate de I Medici, la nuova fiction che la tv statale aveva sobriamente presentato come L'EVENTO PIÙ ATTESO DELL'ANNO—proprio così, in caps lock.

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ott 19 2016, 11:43am

Ieri sera sono andate in onda su Rai Uno le prime due puntate de I Medici, la nuova fiction che la tv statale aveva sobriamente presentato come L'EVENTO PIÙ ATTESO DELL'ANNO—proprio così, in caps lock.

In effetti sulla carta I Medici è lontanissimo dagli standard produttivi "fine anni Settanta a Beirut" che in genere caratterizzano la fiction Rai che tanto amiamo: stavolta ci sono creatori della serie americani, producer di X Files, Skin che fa la sigla. C'è addirittura Dustin Hoffman. Insomma, era una produzione carica di aspettative ed è anche stata ampiamente ricompensata dal pubblico: le puntate hanno ottenuto il 30 percento di share e più di sette milioni di telespettatori.

Fra questi sette milioni di brave persone c'ero anche io, pronta a godermi L'EVENTO PIÙ ATTESO DELL'ANNO.

Devo ammettere che alcune scelte—come quella di ingaggiare per un dramma in costume uno degli attori principali di un recente dramma in costume di grande successo, faccio un nome a caso: Game of Thrones—mi avevano fatto sospettare che ci fosse l'intenzione di proporre una sorta di spin off locale di Game of Thrones. Ma sono una persona malvagia, no?

Per fortuna I Medici, già dalle primissime immagini, si premura di confermare ogni sospetto.

Ora: è la norma che anche le serie più innovative siano intessute di riferimenti e citazioni, solo che in genere si premurano di non renderle evidenti nei primi otto secondi di girato o quantomeno provano a dare un approccio personale al riferimento.

Comprensibilmente non è quello che Rai Uno decide di fare perché Signora, hai visto? Sì, è quella serie di cui parlavano tutti! Adesso ce l'abbiamo anche noi! Dai co' sto telecomando che abbiamo speso i soldi.

Inoltre, devo dire che sono molto preoccupata per la povera Skin, che pensava di essersi sistemata dopo aver studiato un po' di italiano a X Factor mentre adesso è stata costretta a guardarsi GoT a ripetizione per partorire una sigla sufficientemente uguale. (Dall'altro lato mi fa comunque piacere che ci siamo affezionati così tanto a Skin.)

Tornando a I Medici, la serie si apre sulla morte di Giovanni (Dustin Hoffman) che per l'occasione si trova in un vigneto al tramonto, un'immagine nient'affatto stereotipata dell'Italia, pronto a esclamare "Quanta bellezza!" come una Julia Roberts qualsiasi in Sotto il sole della Toscana.

È proprio da questo avvelenamento che si sviluppa la trama, perché innesca le indagini del figlio Cosimo. Ed è sempre nel corso delle indagini sul decesso di Giovanni che emergono i primi elementi di differenza sostanziale con Game of Thrones (dato che il paragone è stato imboccato fin da subito, non me la sono sentita di fare un torto alla Rai e ignorarlo).

Cosimo conduce la sua investigazione con la mobilità della signora Fletcher, passando da una conversazione in una stanza a una conversazione in un'altra stanza. In tutte e due le puntate andate in onda ieri non c'era una sola scena di quelle tipiche di questo genere di narrazione epica: non una grande battaglia, non una qualsiasi maestosa scena corale. Il 90 percento della narrazione de I Medici si svolge nella sala consiliare della Signoria.

Non c'è nessun tipo di ricchezza e costruzione delle ambientazioni—altra caratteristica fondamentale delle serie che si propongono di ricreare un "mondo".

In compenso, ci sono molte persone che parlano in stanze semi vuote.

O, in alternativa, un sacco di immagini di repertorio prese dalla messa domenicale su Rai Uno:

Un'altra cosa che è stata tipica di Game of Thrones è il sesso cupo e fiammeggiante che permeava gran parte delle storie e che sicuramente, insieme agli ettolitri di sangue, ha reso digeribile al grande pubblico una storia ambientata dentro una partita di Magic.

Noi per il tassello "erotismo" abbiamo scelto Miriam Leone, nella parte dell'amante proletaria di Cosimo de Medici. Il suo personaggio non è esattamente borderline e sperimentale: diciamo che, per come è stato caratterizzato, la sua linea primaria è riassumibile in: bellissima.

Nota per gli sceneggiatori: la presenza massiccia di fisicità femminile in Game of Thrones è così evidente da aver attirato addirittura delle critiche. Il punto però, è che a rendere interessanti quei personaggi non è il fatto che siano donne attraenti, ma che siano donne attraenti che allevano draghi, scopano fratelli di sangue e fanno numerose altre cose vagamente fuori dall'ordinario. Miriam Leone fa la buona lavandaia.

Ovviamente ne I Medici il sesso c'è, ma non è grafico e prolungato come nell'originale americano, e soprattutto non è il solo a subire un abbassamento di volume. Tutto il pulp di teste tagliate, amputazioni, combustioni umane e via dicendo viene spietatamente segato lasciando il posto a—indovina!—altre conversazioni fra persone sedute.

C'è addirittura un momento in cui nella sala consiliare vengono portati quelli che ipotizzo essere degli arti tagliati da nemici in una guerra—dico ipotizzo perché l'inquadratura consentirebbe di identificarli con chiarezza forse solo a una civetta notturna, visto che la telecamera schizza via perché non sia mai che la signora a casa si impressiona. Peccato che tolti tutti questi elementi, del genere di partenza rimane poco e si comincia pericolosamente a vogare verso il solito blocco di cemento sul petto causato dalle vite di Papi e di Rita Levi Montalcini a cui siamo ben abituati.

D'altronde I Medici sono una produzione Lux Vide, praticamente la Nestlè della fiction italiana. I prodotti a essa ascrivibili sono talmente tanti che l'indice di Wikipedia non può enumerarli tutti singolarmente, dividendoli così in cicli. Eccone qualcuno:

- ciclo La Bibbia
- ciclo Storie di Santi
- ciclo Gli Amici di Gesù
- ciclo Imperium

E via dicendo.

Insomma, capisco l'idea e il bisogno di fare qualcosa di diverso rispetto alle solite produzioni Rai, ma capisco un po' meno come sia possibile pensare che questo cambiamento possa venire da una delle produzioni più solidamente istituzionali esistenti in Italia.

Ci vuole una miopia non male per non capire che mettere degli scrittori americani in mano a quella specie di Braccio Armato delle Parrocchie non è esattamente una grande idea di futuro per la tv italiana. Mentre ci sono delle cose gratis, tipo il coraggio editoriale, la curiosità, la visione che potrebbero essere parecchio più d'aiuto. Si sperava che la serie dovesse allargare la base dei propri spettatori, non rassicurare quelli che ci sono già, ammesso che siano ancora fra noi.

Perché alla fine per fare sette milioni di telespettatori bastavano Don Matteo e Nonno Libero, non c'era mica bisogno dell'EVENTO PIÙ ATTESO DELL'ANNO.

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