L'uomo con la memoria di 30 secondi

Nel 1953 Henry Molaison si sottopose a un’operazione chirurgica sperimentale che gli salvò la vita e allo stesso tempo gliela rovinò per sempre. Abbiamo parlato con la neuroscienziata che per 46 anni ha seguito il suo caso.

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07 giugno 2013, 9:22am


Henry Molaison dopo il diploma.

Nel 1953 Henry Molaison, che soffriva di una forte forma di epilessia, si sottopose a un’operazione chirurgica sperimentale che gli salvò la vita e allo stesso tempo gliela rovinò per sempre. Se la rimozione di piccole parti del cervello di Henry (sia dell’ippocampo che di parte delle amigdale) curò la sua malattia, lo lasciò anche con una sorta di amnesia mai riscontrata prima dai neuroscienziati: ogni 30 secondi, la sua memoria si cancellava completamente. Alla morte del padre, l'unico modo perché Henry riuscisse a ricordare il fatto era portarsi dietro un foglietto con su appuntata la notizia.

La dott.ssa Suzanne Corkin ha incontrato Henry nel 1962. Nel 1982 questi divenne il suo principale soggetto di ricerca, e per 46 anni hanno lavorato insieme. Ho contattato la dottoressa per cercare di capire di più sul primo martire degli studi e le scoperte sulla memoria umana.

VICE: Salve dott.ssa Corkin. Nel suo libro, Permanent Present Tense, lei fa una fantastica analogia che riassume perfettamente la condizione di Henry. Ha scritto, “Le informazioni raggiungevano la reception dell’hotel che era il cervello di Henry, ma non riuscivano a entrare in nessuna delle stanze”. 
Dott.ssa Suzanne Corkin: È ciò che ha inspirato il titolo del libro, e in pratica significa che lui viveva sempre il momento. Non era in grado di dirti cosa avesse fatto prima, lo stesso giorno o il mese precedente. Se si distraeva, non era nemmeno in grado di ricordare di che argomento stesse parlando.

Provo anche io a fare un’analogia: si potrebbe dire che per noi l’esperienza più vicina alla condizione di Henry sia quella di entrare in una stanza e dimenticarci immediatamente il motivo per cui ci eravamo entrati. Per Henry era un motivo di costante frustrazione?
Be’, ci era abituato. Dopo l'operazione ha vissuto con i genitori e ha passato molto tempo nella loro casa. Quindi si abituò presto a camminare da una stanza all’altra senza sapere bene il perché. Presumo che se camminava verso il bagno sapesse il motivo per cui lo stava facendo. Aiutava con i lavori in giardino ma non aveva idea di dove si trovassero gli attrezzi.

Guardava spesso gli stessi film, più e più volte?
Oh certo, poteva leggere la stessa rivista un numero infinito di volte.

E con la musica, c’erano delle melodie particolari che gli rimanevano impresse?
C’erano—feci un test in proposito. Raccolsi le hit di ogni anno a partire dal 1926 (la sua nascita) e le registrai per lui. Quando gliele feci ascoltare ne riconobbe qualcuna—non si rivelò un completo fallimento. E dovete ricordare che lui non aveva vissuto una grande vita sociale da adolescente, a causa della sua epilessia.

Ha mai tirato a indovinare?
Non era un gran confabulatore, ma occasionalmente cercava di indovinare. Quando gli chiesi chi aveva combattuto la guerra del Golfo, ad esempio, lui rispose Messico e Cuba. Ovviamente era il golfo sbagliato, ma fu in grado di contare sul proprio intelletto. Faceva supposizioni intelligenti, non cercava risposte a caso.

Mentiva mai?
Non che io sappia. Subì un’operazione alla cataratta e non dovette più indossare gli occhiali. Una volta gli chiesi dove fossero i suoi occhiali e lui mi disse, “Oh, qualcuno deve avermeli rubati.” Non si trattava di una bugia, perché non sapeva cosa fosse successo. Tutto ciò che sapeva era che indossava gli occhiali, quindi se gli occhiali non c’erano, doveva cercare un spiegazione.

Come faceva a rimanere cosciente della scomparsa dei suoi genitori?
Non lo era. Penso ci sia voluto un ampio lasso di tempo in loro assenza prima di capire che non c’erano più.


Henry Molaison.

Quali erano le relazioni di Henry con il sesso opposto?
Be’, era senza dubbio sempre molto gentile, un vero cavaliere. Ho un paio di foto di lui insieme a una donna di nome Maude, credo siano del 1946. Una delle due rappresenta i due vicini su una panchina mentre si abbracciano. L’altra vede Maude in posa da pin-up e sul retro c’è scritto, “A Henry, con amore Maude.”

Ho anche delle lettere di due suoi amici in servizio durante la seconda guerra mondiale. Parlavano di donne, ragazze, uscire e sposarsi. Era parte della conversazione, ma onestamente non saprei quanto di queste fosse vero.

Ha mai menzionato delle ragazze dopo l’operazione?
No. Gli chiedemmo se avesse una fidanzata e lui non menzionò mai Maude, fatto davvero interessante.

C’è una massima a cui aspirano molte religioni, e riguarda il dimenticare il passato e non preoccuparsi del futuro. Sostengono che vivere il presente possa portare a un illuminato senso di pace. Pensa che Henry lo avesse involontariamente raggiunto?
Non saprei se posso spingermi tanto da dire che avesse dei momenti “zen”. Molti lo descrivono come una persona davvero gentile. Penso che lo fosse anche prima dell’operazione. Suo padre era così, quindi è difficile capire quanto sia stato dovuto alla genetica e quanto dal fatto che gli abbiano rimosso le amigdale—cosa che era abitudine fare ai prigionieri per domarli.

Quando venne al centro di ricerca clinica mangiava e si sottoponeva ai test, ma qualche volta aveva dei momenti di inattività, quando non c’era nulla di speciale in programma per lui. Le infermiere spostavano la sua sedia nella hall e se ne restava seduto lì, così che le persone che passavano potessero dirgli, “Ciao, Henry.” Amava questa piccola stimolazione extra. Era felice di star seduto lì, in quel momento, senza doversi chiedere, “Cosa farò dopo?”, “Tra quanto si cena?”, “Posso avere un bicchiere d’acqua?” Se ne stava lì e si godeva lo scenario, il traffico delle persone che gli camminavano accanto in questo piccolo centro di ricerca. È difficile dire se avesse a che fare con la memoria, era multifunzionale. Era una persona felice, non depressa.

Che percezione aveva Henry di lei?
Circa 20 anni dopo il nostro primo incontro, iniziò a dire che riusciva a riconoscermi.

Qual è stato il contributo di Henry agli studi della memoria umana?
In primo luogo, era la prova vivente che si può essere una persona intelligente e allo stesso tempo avere una pessima memoria. Il suo QI era consistentemente sopra la media. Ciò ci dice che la memoria viene processata da circuiti specifici—che la memoria è compartimentalizzata.

La seconda cosa che ha provato Henry è stata che l’abilità di immagazzinare nuova memoria è localizzata in una parte specifica del cervello. Prima di Henry, non avevamo capito che l’ippocampo e la corteccia circostante sono essenziali per la memoria a lungo termine. Il suo terzo contributo è stata la scoperta che ci sono diversi tipi di memoria con diverse indicizzazioni nel cervello. Ora sappiamo che esistono molti diversi tipi di memoria che vengono preservati nell’amnesia.

Non gli hanno lasciato una piccola parte dell’ippocampo, in cui un barlume di memoria potesse funzionare come un fantasma della memoria perduta?
No, è stato rimosso tutto. Per tutto ciò che riguardava la vita pratica quotidiana, non ricordava nulla. Ogni tanto c’erano dei piccoli momenti in cui ricordava qualcosa e noi cadevamo dalle sedie dalla sorpresa e dalla gioia, ma erano attimi fugaci.

La memoria forma il passato di una persona, la sua identità. Henry perse anche quella con l’intervento?
Questa è una domanda complessa. Come saprai, studiosi di ogni campo, dalla filosofia alle neuroscienze, hanno discusso il fatto che un individuo a cui manca la capacità di ricordare è un individuo senza identità.

Quindi Henry Molaison ha un senso in sé? La risposta è sì, ce l’ha. Era solo meno completo del tuo o del mio. La nostra nozione di personalità è un insieme delle memorie del passato e del presente, e dei nostri piani per il futuro. Aveva molti ricordi del periodo che andava dalla sua nascita, nel 1926, fino al momento della sua operazione, nel 1953. Sapeva dirci cosa faceva per divertirsi, come andare sui pattini, suonare il banjo e tirare al bersaglio.

Tuttavia, la qualità di questi ricordi risalenti a prima dell’intervento era stata seriamente compromessa e lui non aveva nessuna memoria di episodi autobiografici, non riusciva a ricordare nulla che fosse successo in uno specifico tempo o luogo, nessun episodio unico.

Anni dopo la sua operazione aveva diverse intuizioni e frammenti di informazioni. Sapeva di aver subito un’operazione e aveva anche un bagliore del fatto che l’intervento era stato sperimentato solo su pochi individui prima di lui, e che durante la sua operazione qualcosa era andato storto. Sapeva tutto ciò ed era in grado di articolarlo, ma soprattutto sapeva di avere una pessima memoria. Un interessante corollario di ciò è che non era in grado di registrare nessuna nuova informazione, quindi la sua idea del suo fisico era obsoleta. Si descriveva come magro, ma era robusto e incosciente di avere i capelli grigi.

Riusciva a immaginare il futuro?
No, non era in grado di programmarlo. Una delle sue costanti erano questi piccoli monologhi. Uno di questi riguardava il fatto di diventare un neurochirurgo.

Oh.
Ma pensava di non poterlo fare, perché doveva indossare gli occhiali. Pensava si sarebbero sporcati e non avrebbe potuto vedere bene, o che l’infermiera che gli asciugava la fronte avrebbe spostato gli occhiali, o che del sangue sarebbe finito sulle lenti. Se fosse successo e la sua vista si fosse limitata, avrebbe potuto sbagliare e nuocere a qualcuno. Parlava del tipo di cose che avrebbe potuto causare, aveva una coscienza e non voleva fare del male a nessuno. La cosa interessante è che non aveva alcun piano B. In realtà non aveva alcun piano. Quando gli chiedevo cosa avrebbe fatto il giorno successivo, rispondeva, “Qualsiasi cosa sia positiva.” Punto. Non era in grado di creare un futuro e non fu mai in grado di realizzare i suoi sogni, perché non ne aveva.


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