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Ho provato a capire Tea Falco

Dopo aver guardato tutti i suoi video, ecco cosa non avete capito mentre eravate troppo impegnati a prenderla per il culo.
Niccolò Carradori
Florence, IT
17 aprile 2015, 4:35am

Negli ultimi giorni i social network hanno convogliato gran parte dell'attenzione su Tea Falco, l'attrice di _1992__—la serie che tramite Tangentopoli permette a Stefano Accorsi di impersonare un pubblicitario che si accoppia—_in cui interpreta Bibi Mainaghi, la "figlia problematica di un imprenditore della Milano da bere."

Dopo il teatro e un ruolo come comparsa, Tea Falco ha debuttato ufficialmente al cinema con Bernardo Bertolucci in Io e Te (che le è valso la candidatura al David di Donatello), ma io l'avevo presente soprattutto per la parte della figlia nevrastenica di Verdone nel film Sotto Una Buona Stella.

In queste ore, però, si è parlato di lei soprattutto per un articolo del _Fatto Quotidiano__—_in cui l'interpretazione drammatica della Falco viene definita "una via di mezzo tra Asia Argento e Massimo Ferrero"— e per la reazione della madre a queste parole. In posta privata, la donna ha infatti cercato di tessere le lodi della figlia e convincere il giornalista della sua malafede ricorrendo anche a qualche insulto.

Ovviamente la sfuriata onirica della madre è stata il pretesto perfetto per dare via al piano inclinato della viralità: mentre scrivo probabilmente continuano ad ammassarsi tweet e video-parodia sulle capacità espressive e linguistiche dell'attrice. D'altra parte, come si fa a scrivere "lei la conosce epidermicamente" e "attingere dei premi" pensando di rimanere illesi su internet?

Il tiro al piattello verso Tea, però, ha coinvolto praticamente tutto l'apparato mediatico del paese, e il Corriere della Sera si è espresso in questi termini: "Marlon Brando per ottenere la voce in falsetto del Padrino si imbottiva la mascella di ovatta. A Tea Falco quella voce da far scappare i telespettatori viene tremendamente naturale."

Incuriosito da tutto questo accanimento, ieri mi sono fatto una maratona non-stop delle sue interpretazioni nel tentativo di capire quanto l'ossessione nei suoi confronti fosse opportuna o meno.

In effetti—tolto il fatto che Tea veste praticamente sempre i panni di personaggi odiosi—devo dire che gran parte dei dialoghi a cui partecipa sono di difficile comprensione, e fatico a capire quali siano le difficoltà meccanico-malari che ne impediscono la fluidità linguistica.

Ripensando alle parole della madre, però, mi sono reso conto che forse dietro le interpretazioni di Tea Falco si celano delle skill sottovalutate. Skill che chi le ha dedicato tutti quei tweet non si è nemmeno preso il tempo di scoprire.

Leggendo un po' degli articoli che la riguardavano, per esempio, mi sono imbattuto in uno showreel che Tea ha postato su YouTube nel 2010. Ed è stata un'epifania.

Nel video, Tea si cimenta in variazioni espressive monocorde su testi a caso, che—e lo si capisce bene solo dopo che lo avete guardato molte volte—nascondono tutta una ricerca artistica basata sulla mimesi vocale.

L'espediente di impedire ai muscoli espressivi della fronte di seguire i movimenti della mandibola, ad esempio, è voluto. E d'altra parte lo ha scritto lei stessa.

Già in Una Buona Stella tentava di esprimere le sfumature del personaggio attraverso l'uso della glottide. Qui la potete vedere mentre tenta di recitare mediante il catarro. È quindi da tempo che lavora sulla tecnica espressiva che la sta rendendo famosa.

Tea, inoltre, aveva provato a esprimere la Nouvelle Vague attraverso l'ipossia.

O il surrealismo attraverso i piedi.

In questa intervista spiega come abbia deciso di dedicare la propria vita alla recitazione dopo aver visto Ritorno al Futuro a 15 anni. Perché voleva "diventare Michael J. Fox" ed essere altro. Un percorso identitario sofferto, quindi, che si rispecchia anche nel rapporto con gli altri attori: "ho scoperto che Carlo Verdone ha un bel dentro."

Il manifesto artistico di Tea Falco, comunque è " Tentativo n 3 imparare a cantare e suonare senza sapere cantare e suonare da alzati", in cui Tea, suonando accordi inediti, canta l'angoscia e il tedio di possedere un cane che ti segue quando vai in bagno e quando la mattina vai a suonare alzàta.

Del resto, nel 1973 Umberto Eco aveva definito l'attore teatrale "un'emittente multicanalizzata di messaggi a funzione poetica."

Ecco, è proprio alla luce di questa nuova comprensione del personaggio che finalmente ho capito quali sono le competenze di cui parlava la madre: non solo un controllo quasi totale di tutti i mezzi meccanici e fluidi del corpo da sottomettere alla recitazione, ma anche la capacità di relazionarsi con il vuoto dell'anima e della coscienza.

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