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Berlusconi non se ne è mai andato del tutto

Assistere al ritorno delle avventure esistenziali e giudiziarie di Silvio Berlusconi dopo l'assoluzione in appello per il caso Ruby è quasi rassicurante.
Leonardo Bianchi
Rome, Italy
12.3.15

Non so voi, ma assistere al ritorno delle avventure esistenziali e giudiziarie di Silvio Berlusconi è quasi rassicurante. Dopo i governi di decompressione neodemocristiana Monti-Letta e l'avvento di Matteo Renzi, vedere sui giornali espressioni come "la patonza deve girare" o "stasera ho due bambine" riporta ai tempi d'oro in cui le cronache politiche sembravano la riedizione di un porno in vhs degli anni Ottanta.

Qualche giorno fa Berlusconi ha salutato per sempre gli anziani di Cesano Boscone e incamerato la sentenza definitiva della Corte di Cassazione, che ha confermato l'assoluzione in appello per il caso Ruby. Una simile decisione—oltre a inaugurare l'ennesimo processo di martirizzazione dell'ex cavaliere—ha fatto tornare il paese al periodo 2009-2010, ricreandone più o meno tutte le dinamiche.

Gli house organ berlusconiani, ad esempio, hanno temporaneamente sospeso i titoli su immigrazione, ISIS e "lezioni di pornografia" all'asilo per tornare al vecchio cavallo di battaglia: Il Giornale ha esultato; Libero si è chiesto, ora che Silvio è stato assolto, chi pagherà i danni; e Il Foglio si è scagliato contro l'"assurdo processo politico."

Naturalmente, ma anche qui non c'è davvero nulla di nuovo, sono partite da subito le denunce sull'inchiesta costata "milioni di euro" (in realtà il costo ammonta a 65mila euro) e sull'inesistenza del bunga bunga. Per capire che non è così basta riprendere in mano la sentenza d'appello, nella quale i giudici scrivevano che non ci sono dubbi sulle "attività" che si svolgevano durante le cene.

Persino lo stesso Franco Coppi, l'avvocato di Berlusconi, ha detto che "nemmeno noi contestiamo che ad Arcore avvenissero fatti di prostituzione con compensi" e, pur ribandendo la regolarità dell'affido di Ruby in Questura, ha concesso che "i poliziotti fossero contenti di aver fatto un favore a Berlusconi".

Tra l'altro, come ricostruito in diversi articoli, uno dei motivi principali dell'assoluzione è da rintracciarsi nella legge Severino, che ha cambiato in corso d'opera la fattispecie di reato (concussione) per cui Berlusconi era sotto processo—e non dall'eventualità che l'ex Presidente del Consiglio fosse un buon samaritano deciso a togliere dalla strada la "nipote di Mubarak."

Le ragioni giuridiche e la realtà dei fatti, tuttavia, sono state sostanzialmente oscurate dal riemergere di un sentimento di Berluscostalgia, dallo scongelamento di personaggi intrappolati nei servizi di Alfonso Signorini, e dalle dichiarazioni d'amore eterno dell'Esercito di Silvio.

Ieri, inoltre, davanti a Palazzo Grazioli si è tenuto il flashmob improvvisato dai giovani di Forza Italia e da altri fan di Silvio, in cui è rispuntata Noemi Letizia, si sono sentiti slogan come "C'è solo un presidente," e chiunque è tornato a prendersela con l'inviato di Santoro, Marco Travaglio e i "comunisti schifosi" che hanno "spalato merda" sul Caro Leader.

Si tratta, ovviamente, di un qualcosa che abbiamo già visto—negli ultimi anni mi sono immerso più volte a Palazzo Grazioli tra i sostenitori di Berlusconi, quando quest'ultimo stava definitivamente imboccando il viale del tramonto. Ma in queste ore, la loro entità è lontana anni luce dai fasti degli anni scorsi.

Lo stesso Berlusconi, del resto, appare sfibrato. A differenza dell'estate di due anni fa, ci troviamo davanti a un uomo introspettivo—una vittima—che piange nel focolare domestico. Secondo la cronaca del Giornale, infatti, nella notte "che segna la 'fine di un incubo'", ci sarebbero state lacrime di liberazione e la "commozione per una tardiva riabilitazione […] mista alla rabbia per il calvario subito."

Il rammarico viene ribadito anche su Facebook, attraverso uno status in cui si ringraziano i magistrati che "hanno fatto il loro dovere senza farsi condizionare dalle pressioni mediatiche e dagli interessi di parte" e— colpo di scena !—si annuncia una nuova discesa in campo.

Nonostante il proposito del leader, ci sono davvero molti dubbi sul fatto che questa volta possa funzionare. Quello che resta del Berlusconi politico—il Berlusconi imprenditore, invece, se la sta passando discretamente—è infatti un cumulo di macerie e di grane giudiziarie che lo accompagneranno ancora per molti anni.

Sullo sfondo, intanto, rimane un partito allo sbando più totale, consumato dalla guerra fredda tra "fittiani" e "verdiniani" e fermo ai sondaggi tra l'11 e il 13 percento. In tutto ciò, sempre rimanendo a livello politico, l'elezione del presidente della Repubblica ha dimostrato a tutti chi, in questo momento, abbia veramente il coltello dalla parte del manico.

D'altro canto, Berlusconi è sempre stato una figura estremamente comoda. Non solo bloccava ogni tipo di discussione sui problemi strutturali esplosi definitivamente con la crisi, ma aveva la capacità di incarnare il Male Assoluto e di essere l'unico responsabile di ogni disastro, riuscendo così a polarizzare tutta l'opinione pubblica e a compattare persone che ora sono drammaticamente prive di un Nemico.

Quando c'era Lui, in fondo, la realtà era molto più semplice—bianco e nero, giusto o sbagliato, incensurato o pregiudicato. Ed è anche per questo motivo che, specialmente in un periodo storico simile, in un certo senso siamo rimasti tutti orfani di Silvio.

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