USA '94: Romania-Argentina, la partita più bella di sempre?

Il Mondiale del 2014 sarà pieno di squadre che non partono favorite ma che possono superare le aspettative. Il Mondiale migliore da questo punto di vista però è stato Usa '94, e per la nostra mini-serie seguiamo Romania-Argentina.

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30 maggio 2014, 8:21am

Il Mondiale del 2014 sarà un Mondiale pieno di quel tipo di squadre che gli anglosassoni chiamano dark horse: le squadre che non partono favorite ma che possono superare le aspettative.

Con internet il concetto stesso di dark horse è in pericolo: è impossibile che una squadra come il Belgio superi davvero le aspettative se già mesi prima sappiamo tutti che probabilmente supererà le aspettative. Quindi il Belgio diventa una squadra per hipster in senso negativo, per quelli che fanno finta di saperne di calcio. Così anche la Colombia—pochi sanno come gioca davvero ma c'è una consapevolezza generale che può andare lontano. Il problema è che dopo un po' cambiano le aspettative e un dark horse per definizione non deve essere obbligato a vincere.

Anche volendo escludere Belgio e Colombia dall'elenco, quest'estate non mancheranno i dark horse: ci sono sicuramente il Cile, la Svizzera e la Croazia, ai quali possiamo aggiungere il Giappone, la Bosnia, e una delle africane, probabilmente Costa d'Avorio o Ghana, o magari tutte e due. (Ho tenuto fuori l'Italia, l'Inghilterra, la Francia e l'Olanda perché squadre con una grande reputazione non possono essere considerate dark horse.)

È un concetto più difficile da applicare ai Mondiali vecchi ma perfetto per quelli recenti. Nel '98 il dark horse era la Croazia, e forse anche Paraguay e Danimarca; nel 2002 Stati Uniti e Senegal che sono arrivati ai quarti, la Turchia terza e con qualche aiuto anche la Corea del Sud; nel 2006 è più difficile, il Portogallo probabilmente, anche se per il tipo di gioco espresso e il percorso in crescendo il vero dark horse di quel Mondiale è stato l'Italia; nel 2010 Ghana-Uruguay, uno dei più bei quarti di finale che io ricordi, è stato un quarto di finale tra dark horse.

Il Mondiale migliore da questo punto di vista però è stato Usa '94. C'era la Colombia di Valderrama e Asprilla che si era qualificata battendo 5-0 l'Argentina al Monumental di Buenos Aires e che secondo alcuni avrebbe potuto addirittura vincere: e invece quello che succede quando si parla troppo di un dark horse è che non passa neanche il primo turno (rischio che corre la stessa Colombia quest'anno, in un girone meno facile di quel che sembra con Costa d'Avorio, Giappone e Grecia; e in misura minore il Belgio che già dagli ottavi potrebbe trovarsi di fronte una tra Germania e Portogallo). Tutti ci ricordiamo della Bulgaria di Stoickov anche se nella finale tra terzo e quarto posto è stata battuta 4-0 da un altro dark horse: la Svezia di Martin Dahlin, Brolin e un giovanissimo Larsson; e anche la Nigeria, se non fosse stato per Roberto Baggio, aveva le carte per arrivare lontana.

Il mio dark horse però era la Romania di “Gica” Hagi e “Gica” Popescu e la partita che ho scelto di rivedere è Romania-Argentina 3-2, una delle più belle in assoluto della storia dei Mondiali (anche Brasile-Olanda di quella stessa edizione lo è, come qualcuno nei commenti aveva suggerito).


Devo dire che Hagi era chiamato “il Maradona dei Carpazi”? Hagi e Maradona si erano incontrati a Italia '90 e la partita era finita 1-1 mandandole entrambe agli ottavi (la Romania sarebbe uscita ai rigori con l'Irlanda). Hagi si è fatto ammonire per un fallo di reazione dopo che Maradona era entrato a forbice da dietro e l'arbitro aveva lasciato correre. Con Hagi non si scherza.

Tanto per cominciare è stata la Romania a dare il primo colpo alla Colombia. Anche se ufficialmente come momento chiave di quel fallimento viene considerato l'autogol di Escobar, e in realtà c'erano presupposti più profondi, credo che il vero punto di non ritorno sia stato la sconfitta 1-3 con la Romania all'esordio. Per ragioni calcistiche: la Romania ha affrontato la Colombia sapendo di essere la sfavorita, come avrebbe affrontato una Nazionale più prestigiosa, difendendo compatta nella propria metà campo e ripartendo in contropiede (scusate se mi ripeto, ma ecco quello che succede quando si parla troppo dei dark horse), esponendo i limiti del lento “toque-toque” colombiano, soprattutto della loro transizione difensiva.

Gheorghe Hagi contro la Colombia ha realizzato i due assist per Raducioiu e ha segnato un gol assurdo da 35 metri. Una palla curva che non è né un vero pallonetto ma neanche un tiro normale, in diagonale oltre lo spigolo dell'area di rigore sinistra, entrato sotto l'incrocio opposto nella retina laterale, con una traiettoria mancina a uscire.

“La posizione era difficile, la traiettoria anche. Tutto considerato si può dire che è stato un gol straordinario,” ha detto Hagi. “Per segnare gol così un giocatore deve credere, deve credere nella sua tecnica e deve pensare a cosa sta facendo. E io ho fatto entrambe queste cose. Certo avevo analizzato la Colombia prima della partita e sapevo che il portiere era spesso fuori dalla porta. Per questo avevo già provato un paio di tiri simili, di destro.”


Non ho trovato nessuna traccia, nemmeno un'allusione, nessun commentatore che abbia avuto il coraggio di chiedersi o chiedere a Hagi se in realtà non volesse crossare. Primo: era Hagi. Secondo: in effetti aveva già quasi segnato con un “cucchiaio” da 35 metri poco prima.

Della partita di Hagi con la Colombia però va guardato sopratutto il primo assist per Raducioiu, come si gira facendosi passare la palla sotto le gambe e poi accelera (aveva già 29 anni durante quel Mondiale). A differenza dei dieci moderni, di alcuni dieci moderni tipo Oscar, Hagi sapeva rallentare, sapeva fare quella cosa che in Sudamerica chiamano “pausa”; al tempo stesso era efficacissimo nelle ripartenze e questo lo avrebbe reso un perfetto numero dieci moderno (segnava anche molto: 76 gol in 96 partite con la Steaua Bucarest, 59 in 132 con il Galatasaray).

Dopo la Colombia, la Romania ha perso con la Svizzera (1-4) nonostante un altro bel gol di Hagi, proprio perché ha provato a fare la partita da favorita, dominando il possesso palla nella metà campo svizzera—Popescu ricorda che la Svizzera ha approfittato degli spazi di cui avevano approfittato loro con la Colombia—ovvero per un attimo hanno pensato di non essere più un dark horse. Era una squadra affiatata che aveva fatto bene a Italia '90 ma non era riuscita a qualificarsi per l'Europeo successivo. Anche la qualificazione a Usa '94 è arrivata a fatica, grazie a un rigore sbagliato dal Galles nell'ultima partita. Erano la golden generation del calcio rumeno, cresciuti sotto il regime comunista di Causescu ed esplosi dopo la rivoluzione del 1989, ma avevano ancora tutto da dimostrare.

Lo stesso Hagi aveva fallito al Real Madrid, era retrocesso con il Brescia e aveva giocato la stagione precedente al Mondiale in Serie B. “Gica ha bisogno di sentirsi amato e capito. Come tutti i grandi talenti non è sempre costante,” aveva detto il suo allenatore al  Brescia Mircea Lucescu. “Il calcio ha bisogno di un grande talento da ammirare. E a Gica non manca niente per essere quel talento.”


Questa è la prima parte. 

La Romania non rischiava di ripetere, contro l'Argentina, l'errore fatto con la Svizzera. La squadra di Basile era vicecampione in carica, tre volte in finale nelle ultime quattro edizioni della Coppa del Mondo, e ancora una volta era tra le favorite per la vittoria finale. Certo, aveva perso con la  Colombia in qualificazione e adesso aveva passato il girone come terza perdendo con la Bulgaria 0-2. E poi non c'era Maradona, già sospeso dopo il famoso test anti-doping. Al suo posto c'era Ariel Ortega dietro ad Abel Balbo e Gabriel Omar Batistuta. Davanti alla difesa Fernando Redondo, alla sua destra Diego Simeone, alla sinistra Basualdo.

Poco dopo il fischio d'inizio (10:35 del video sopra) Ortega perde un pallone verticalizzando e sulla ripartenza Hagi colpisce di tacco cercando Dumitrescu che però era già oltre, Redondo recupera palla e Balbo effettua il primo tiro. La Romania è in campo con un 4-4-Hagi-1. Nel senso che Hagi faceva quello che voleva. Senza Raducioiu, davanti gioca Dumitrescu, non una vera punta che spesso scende sulla linea di Hagi. Nei primi minuti la Romania aspetta nella propria metà campo, uscendo in pressing singolarmente appena l'Argentina gioca una palla verticale e marcando a uomo gli inserimenti. Su una palla persa da Hagi a centrocampo (17:20) Batistuta arriva al tiro dalla destra, ma troppo esterno (Batistuta gioca con la maglia abbottonata fino in cima: hipster). Poco dopo (19:10) arriva la prima vera grande occasione della partita: Simeone si infila tra Popescu e Lupescu (la cerniera del centrocampo rumeno) e serve filtrante Balbo che controlla in area leggermente all'indietro e poi prova a far passare il pallone alla sinistra di Prunea che para con le gambe.

Poi (20:00) l'arbitro italiano Pairetto fischia una punizione sulla fascia sinistra a Mihali che si butta la palla in avanti, troppo in avanti, ma trova il contatto con Fernando Caceres (che nel 2009 viene aggredito a Buenos Aires e sopravvive per miracolo, con una pallottola in testa). Dumitrescu su punizione trova una traiettoria simile a quella di Hagi con la Colombia (in questo caso però credo si possa parlare di un cross riuscito troppo bene): 1-0.

L'Argentina pareggia dopo pochi minuti (24:25) con Ortega che vede bene il taglio di Batistuta verso l'esterno, da solo contro due, spalle alla porta, vicino alla riga di fondo, Batistuta si gira con un colpo di tacco e cade quando Prodan allarga il braccio per non farsi superare. Pairetto non aspettava altro, rigore, 1-1.

Due minuti dopo (26:50) la Romania passa di nuovo in vantaggio. Redondo recupera una palla a centrocampo e parte da solo provando a forzare il centro ma lo chiude Mihali in scivolata (dietro c'era un'altra linea ancora e Redondo non sarebbe andato da nessuna parte comunque). Petrescu rilancia subito l'azione su Hagi sceso lungo la linea del fallo laterale destro, Dumitrescu (che aveva inseguito Redondo fin dentro la propria metà campo) si sovrappone internamente tagliando alle spalle di tre giocatori argentini, mentre Hagi mette “pausa” e aspetta il momento giusto per dare la palla al compagno. Dumitrescu controlla la palla e la ridà ad Hagi, che prendendo in controtempo Ruggeri e Chamot sale sulla fascia fino a che gli va incontro Caceres all'altezza dell'area di rigore. Mette di nuovo “pausa”, rientra sul sinistro e con un tempismo perfetto taglia la linea difensiva argentina con un rasoterra, chiudendo il doppio triangolo con Dumitrescu che segna il 2-1 di piatto sinistro sul primo palo.

Una delle più belle ripartenze che io abbia mai visto e uno dei più bei gol della storia dei Mondiali.


Più video di questo tipo e meno con la techno, grazie.

Ecco perché questa è una delle più belle partite di sempre: subito dopo il vantaggio della Romania (29:00) ci sono un paio di minuti in cui la palla non esce mai dal campo e non ci sono falli e un'unica lunga azione può essere scomposta in tre diversi attacchi, due rumeni e uno argentino:

- prima c'è un lancio per Dumitrescu (che si allargava spesso a sinistra per puntare 1 contro 1 il suo marcatore e lasciare lo spazio agli inserimenti di Munteanu) che supera Caceres, anzi Caceres cade, Dumitrescu entra in area lungo la linea di fondo e serve rasoterra all'indietro “Gica” Popescu che calcia di piatto e prende Islas, il portiere argentino;

- la palla esce dall'area argentina e Balbo la ruba subito in pressing sulla fascia sinistra, se ne va in velocità alla difesa alta della Romania e quando arriva al limite dell'area ci sono Ortega al centro e Batistuta sul secondo palo; Balbo la crossa rasoterra per Ortega che però sembra non avere la forza per controllare e tirare e finisce per scontrarsi con Prunea in uscita;

- sul nuovo capovolgimento di fronte Hagi taglia di nuovo in velocità alle spalle di un argentino, e anche questo cade (non riesco a capire di chi si tratta, forse Sensini), lasciando Hagi entrare solo in area e calciare di nuovo addosso a Islas. La palla esce dall'area, “Gica” Popescu calcia forte di prima e Islas, che nel frattempo si è ripiazzato, respinge di pugno. A quel punto Pairetto interrompe il gioco perché Caceres è a terra da quando Dumitrescu lo ha superato la prima volta (dal replay si vede che Dumitrescu se l'era portata avanti col braccio).

Quando il gioco riprende l'Argentina fa possesso lento e sembra sotto choc, o forse sono solo stanchissimi, ma passano solo pochi secondi prima che torni a giocare a ritmi intensi per recuperare lo svantaggio. Da qui alla fine del primo è un continuo di possessi brevi di una squadra o l'altra con la sensazione che l'Argentina potrebbe pareggiare da un momento all'altro o la Romania fare il terzo gol.

Sono belli i duelli individuali, belle le corse dei centrocampisti palla al piede (al minuto 34:00 c'è una bellissima accelerazione di Popescu e subito dopo una di Redondo che prende fallo a centrocampo), gli inserimenti di Simeone e quelli Munteanu sulla fascia sinistra rumena. Ortega era un giocatore più utile di quel pensassi, almeno in questa partita, punta sempre il proprio avversario diretto (al minuto 44:40 salta un paio di volte Dan Petrescu) e mette dentro l'area palloni interessantissimi come quello che porta a un tiro di sinistro di Batistuta (35:10) o il cross che Balbo, in tuffo, mette a pochi centimetri dal palo (36:20). Tutti i giocatori rumeni sanno interpretare bene lo spazio e cambiano bene lato con la palla tra i piedi. Mi pento di non aver guardato abbastanza partite di “Gica” Popescu.

La sensazione di continuo pericolo rende la partita eccitante anche se già so come andrà a finire.


E questa è la seconda parte.

Il secondo tempo comincia con un passaggio intercettato da Batistuta (0:30) che la dà ad Ortega che però di tacco non chiude il triangolo, ma Batistuta sulla corsa recupera il pallone dai piedi della difesa tagliandola in diagonale e calcia forte sui pugni di Prunea. L'Argentina è più presente nella metà campo rumena, il possesso della Romania con i reparti lontani invita il tridente argentino al pressing e anche Balbo ruba una palla nei primissimi minuti (1:10) e poco dopo si inserisce di nuovo bene servito da un filtrante di Basualdo (6:30), Balbo crossa rasoterra superando Prunea in uscita bassa ma non c'è nessun argentino per spingere la palla nella porta vuota. Hagi continua a giocare a tutto campo, si fa ammonire (al minuto 4:20, forse per perdita di tempo) e Ortega fa un bello slalom sulla riga di fondo ma sbaglia l'ultimo passaggio (7:05).

La Romania torna in partita, Dumitrescu (9:31) si allarga sulla sinistra e riceve da Munteanu che si sovrappone internamente, punta Caceres che lo ferma e prova a ripartire palla al piede ma arriva Hagi che gliela toglie in velocità e salta Redondo che lo stende. Dopo dieci minuti (12:00) la Romania si porta sul 3-1 con un contropiede fulminante partito da un calcio d'angolo dell'Argentina con cinque uomini in area e due appena fuori, uno a battere e Basualdo in marcatura di Dumitrescu che però sbaglia l'anticipo quando la palla esce dall'area rumena: è in vantaggio e arriva sul pallone, ma sbaglia lo stop e Dumitrescu parte a tutta velocità verso la metà campo opposta. Davanti a lui taglia velocissimo Tybor Selymes che porta via un uomo sull'esterno, Dumitrescu si ferma fuori e vede arrivare dall'altra parte Hagi a tutta velocità, che si infila dietro le spalle di Chamot (francamente addormentato); Dumitrescu lo serve un metro dentro l'area, Hagi calcia di prima e non sbaglia.

Il mio compito si ferma qui. Se non vi ho fatto venire già voglia di guardare il resto della partita da soli questa mini-serie non serve a niente.

Aggiungo solo che dopo aver battuto 3-2 l'Argentina, la Romania verrà eliminata ai quarti di finale dalla Svezia, ai rigori, dopo essere stata raggiunta sul 2-2 allo scadere, in undici contro dieci, da un gol di Kenneth Anderson che ha approfittato di una pessima uscita di Prunea. “Sono convinto che con il nostro stile avremmo battuto il Brasile affrontandoli senza paura,” ha detto Hagi. “Sono anche triste per me: avrei potuto vincere il premio come miglior giocatore del torneo.” Nonostante ciò, grazie alle performance di Usa '94, passerà dal Brescia al Barcellona (prima di trovare davvero casa a Istanbul e vincere quattro campionati consecutivi dal '96 al 2000 con il Galatasaray, prima di ritirarsi a 36 anni). 

Il percorso della Romania ci dice che il dark horse può arrivare primo alla fine della corsa o venire eliminato per una sciocchezza, magari proprio da un altro dark horse. Il bello sta anche nello sperare che una squadra vinca pur sapendo che non può vincere. 


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