FYI.

This story is over 5 years old.

Vice Blog

Vice Interviews - Psychic Ills

5.12.07

Il problema dell'ascoltare un sacco di musica tutto il tempo è che si rischia di diventare estremamente noiosi, incapaci di ascoltare un pezzo senza pensare in automatico a tutte le cose a cui assomiglia (non fatelo! Nonostante quello che sostiene Hornby in Alta fedeltà, questa cosa non piacerà mai, mai, e poi mai a nessuna ragazza del mondo). E' vero, la maggior parte dei gruppi tende a suonare come milioni di cose già sentite, ma poi fortunatamente arriva quel gruppo che riesce a spezzare questa catena infinita di riferimenti rivelandoci una nuova fonte di scrosciante, rinfrescante delizia musicale. Gli Psychic Ills, ad esempio, cercano di fondere gli spunti più interessanti dell'arte contemporanea in una massa di rumore distorto. Li abbiamo incontrati e gli abbiamo chiesto di raccontarci qualcosa in più…

VicVICE: Come mai siete così poco accessibili?
Tres Warren (voce): Non saprei. Credo che ci sia scaduto l'abbonamento per il sito, ci siamo dimenticati di pagare.

Pubblicità

Cosa ne pensate di queste nuove prog band svedesi tipo i Dungen, pare che stiano spopolando a New York…
Tres: Pare anche che scoppino da un giorno all'altro. Gli unici che mi piacciono sono I Trad Gras och Stenar, li ascoltiamo da un sacco di tempo.
Elizabeth Hart (basso): Si, ci ispirano su molti fronti. Ora come ora ascolto anche un sacco un gruppo che si chiama  Guitars Of The Western Sahara.
Brian Tamborello (batteria): E del gran free jazz. Roba tipo Don Cherry, Larry Young, Pharoah Sanders.

Cosa vi fa davvero incazzare?
Tres: : 28 ore di viaggio in macchina, piccole tazze di caffè alle sei del mattino, e ascoltare sempre gli stessi dischi.
Elizabeth: Abbiamo guidato in giro per tutta l'Europa per settimane, a volte è stato molto carino, fermarsi in una piccola cittadina spagnola e bere del buon vino, il Portogallo poi è un posto meraviglioso. Ma siamo anche capitati in posti tipo Bilbao, dopo 20 ore di macchina, sul punto di avere delle allucinazioni. Siamo arrivati e abbiamo realizzato che la location era una vecchia acciaieria abbandonata post-apocalittica dove nessuno metteva piede da più di 10 anni. Non è stato proprio il massimo.

Chi è l'autore degli artwork delle vostre copertine? Sono fantastiche.
Tres: Si, è un artista tedesco degli anni '60, Wolf Wostell. É morto. È pressoché sconosciuto, che è un gran peccato. Il suo lavoro è più o meno parallelo al movimento Fluxus, anche se non ci ha avuto molto a che fare. Credo che non sia mai diventato granché famoso perché non ha mai partecipato a nessuna mostra in America. Non ci voleva andare per una sorta di protesta personale contro la guerra in Vietnam. Però ho sentito dire che ora ci sono dei suoi lavori esposti al MoMa.
Elizabeth: Si, era esposto l'anno scorso ma non sono sicura se faccia parte della collezione permanente, perché poi non l'ho più visto.

Come avete fatto ad ottenere il permesso di utilizzare un suo lavoro?
Tres: Abbiamo parlato con suo figlio, che si è dimostrato da subito molto disponibile e ci ha lasciato utilizzare le sue immagini.

* Dins è uscito ora per The Social Registry.

MILÈNE LARSSON