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Il paradiso degli squatter spagnoli

Anche a voi non piace pagare l'affitto? Trasferitevi a Barcellona!
17 gennaio 2012, 3:40pm

Questo striscione è stato esposto durante una delle tante manifestazioni organizzate dal movimento degli Indignados a Barcellona. Dice, “La strada è nostra. Non pagheremo la vostra crisi.”

L’edificio di quattro piani che incarna la lotta della Spagna contro il pignoramento è un luogo accogliente. In che senso accogliente? Passandoci davanti, mi giungono all'orecchio versi da "You're The One That I Want" di Grease. Ogni rivoluzione ha bisogno del suo inno, credo.

Vengo accolto da due ragazze del comitato che hanno trasformato uno spazio originariamente destinato alla vendita al dettaglio in un improvvisato banco informazioni dove offrono opuscoli gratuiti sul 15-M (questo il nome dell'Occupy spagnolo), nonché informazioni più specifiche sugli abitanti dell’edificio. Il mio primo quesito è, perché la polizia non ha ancora cacciato gli occupanti, o almeno dato loro un termine per lo sfratto da appartamenti di cui non sono mai stati proprietari?

Prima di diventare un paradiso per gli squatter, questo caseggiato di periferia—benché abitabile—è rimasto vuoto per anni, come felice conseguenza accidentale della bolla immobiliare scoppiata a fine 2008. L’occupazione vera e propria è iniziata solo dopo la protesta del “15-O”, una “giornata d’azione globale” organizzata dal movimento Occupy tenutasi proprio lo scorso 15 ottobre. Dopo la manifestazione, una folla di circa 2000 persone ha preso d’assalto un edificio del quartiere Nou Barris di Barcellona trasformandolo in un rifugio per famiglie spagnole, dominicane, zingare e colombiane sfrattate dalle loro dimore a causa del debito insormontabile che gravava sulle loro teste.

Secondo Hibai Arbide Aza, un avvocato che lavora per conto delle famiglie occupanti, gli squatter si affidano a una scappatoia di tipo legale. “La banca ha sporto denuncia per violazione di domicilio,” dice. "Visto che nessuna delle persone che attualmente occupano l'edificio è stata identificata come responsabile diretta dell'assalto, il giudice ha deciso di archiviare il caso. Ad ogni modo, siamo ancora in attesa del risultato dell’azione civile.” Cause come questa potrebbero richiedere da uno a tre anni.

Gli squatter si trovano in circostanze legali uniche, ma la loro situazione è comune a molti. Circa 500 mila famiglie spagnole sono rimaste senza un tetto sulla testa a causa delle ipoteche, e il tasso di disoccupazione nazionale è salito al 21 percento, conquistando il podio europeo. La gente è incazzata, e giustamente. Le frustrazioni hanno portato alla comparsa di gruppi come la Plataforma de Afectados por la Hipoteca (Piattaforma per le vittime di ipoteche), che negli ultimi due anni e mezzo si sono mobilitati per l’applicazione retroattiva della dación en pago, una procedura legale che assolve dai debiti i proprietari e ripristina la titolarità dei possedimenti pignorati. Finora, i piani alti della finanza hanno rifiutato di cancellare i debiti, e il governo ha fermamente appoggiato le banche.

Mentre il dibattito pubblico prosegue, i poliziotti hanno cominciato a minacciare gli occupanti dell’edificio di Nou Barris. Come racconta Ana Laura, una squatter colombiana di 27 anni, “sfortunatamente, sono riusciti a convincere una delle signore anziane che vive qui dicendole che avevano un mandato. Lei li ha fatti entrare, e come risultato sette membri delle famiglie si trovano in tribunale con l’accusa di violazione di domicilio. Tempo dopo, tre poliziotti hanno svegliato tutti i bambini del caseggiato buttando giù il portone alle 7 del mattino. Perché avrebbero dovuto farlo?"

Le famiglie non hanno grande amore per i poliziotti, né per i politici di qualsiasi fazione.  “Cosa possono fare i politici per noi? 'Fanculo a tutti,” taglia corto uno squatter che non ha voluto farsi identificare. Gli chiedo dove andrà dopo lo sfratto, e lui risponde:  “Be’, in Spagna saremo a corto di tutto, ma non di edifici abbandonati!"