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Gli editor di tutto il mondo hanno scritto al presidente turco in difesa della libertà di stampa

Più di 50 News editor da tutto il mondo hanno scritto al presidente turco Recep Tayyip Erdoğan per esprimere le loro preoccupazioni per i continui attacchi alla libertà di stampa nel paese.
30.10.15

Più di 50 News editor da tutto il mondo hanno scritto al presidente turco Recep Tayyip Erdoğan per esprimere le loro preoccupazioni per i continui attacchi alla libertà di stampa nel paese. La lettera arriva in concomitanza con le elezioni turche – le seconde in cinque mesi.

Il fondatore di VICE Shane Smith è tra i firmatari della lettera, insieme ai redattori, tra gli altri, di New York Times, Agence France-Press e Washington Post.

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La situazione dei giornalisti in Turchia è drammatica e si teme ci sia uno sforzo combinato per metterli a tacere in vista delle elezioni di domenica. Negli ultimi mesi ci sono stati una serie di attacchi alla libertà di stampa, tra cui due attacchi alla sede del quotidiano turco Hurriyet, un'irruzione della polizia al gruppo Koza-Ipek, e l'aggressione ai danni di Ahmet Hakan Coskun, un giornalista e conduttore televisivo turco.

Tre giornalisti di VICE (Jake Hanrahan, Philip Pendlebury e Mohammed Ismael Rasool) sono stati arrestati in Turchia il 27 agosto di quest'anno mentre stavano facendo delle riprese nel sud-est della Turchia con l'accusa di collaborazione con un'organizzazione terroristica, un'accusa completamente infondata e assurda. Hanrahan e Pendlebury sono stati liberati il 3 settembre, ma Rasool si trova tuttora in carcere nonostante la campagna di VICE e gli appelli di stampa e diverse organizzazioni per i diritti umani.

La lettera chiede al presidente Erdogan di "usare la sua influenza per garantire che i giornalisti, cittadini turchi o membri della stampa internazionale, siano protetti e che abbiano il permesso di svolgere il loro lavoro senza ostacoli."

La lettera esprime anche preoccupazione riguardo una "cultura dell'impunità che serve a privare i giornalisti delle garanzie necessarie per svolgere il loro lavoro, lasciandoli esposti al bullismo e anche agli attacchi fisici. La riluttanza del governo, e in alcuni casi il fallimento nel condannare attacchi a giornalisti indipendenti o critici nei suoi confronti è uno sviluppo allarmante."

La lettera e l'intera lista di firmatari è disponibile qui, e qui puoi firmare la petizione per la liberazione di Rasool.