Skate

Il film sui fratelli Pappas, leggende dello skateboard anni Ottanta

Abbiamo parlato con Tapas Pappas della sua storia, ma dal suo punto di vista, senza filtri o censure.
2.5.19
All This Mayhem

Ti interessa lo skate? Lo Skate & Surf Film Festival è il festival dedicato alla scena skate e surf italiana (e non solo), con film, mostre fotografiche e panel, che si terrà a Milano dal 9 al 12 maggio. Ci saremo pure noi, e proietteremo l'ultimo giorno alle 17.00 proprio All This Mayhem, su cui proponiamo questa intervista, per la prima volta pubblicata in Italia.

All This Mayhem è un docu-film del 2014, prodotto da VICE films, che racconta la storia dei fratelli Tas e Ben Pappas, due leggende dello skateboard nonché due pazzi scatenati. Attraverso filmati d’archivio e interviste con altre stelle dello skateboard, il film narra l’ascesa fulminea negli anni Ottanta dei due fratelli, diventati il numero uno e il numero due al mondo nello skate professionistico: dal litigio con Tony Hawk, all'abuso di droghe, fino al declino—culminato con l’incarcerazione di Tas e l’omicidio-suicidio di Ben e la sua ragazza.

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È una storia triste di cui siamo venuti a conoscenza negli ultimi due decenni, ma sempre attraverso notizie spesso gridate o voci di corridoio. Stavolta però è stato lo stesso Tas in prima persona a raccontarla, rivelando anche il peggio di sé.

Abbiamo fatto due chiacchiere con lui ed Eddie Martin, suo amico storico e regista.

VICE: Quando ti è venuto in mente di fare questo film?
Tas Pappas: Dopo che sono andato in prigione e Ben ha fatto una fine terribile, ho cominciato a riflettere e capito che poteva funzionare da monito per le crew più giovani. Ho pensato anche che sarebbe stato un modo per i miei figli di conoscere la mia versione della storia.
Poi è arrivato Eddie e io non potrei esserne più felice.

Eddie, i tuoi film sembrano delle vere e proprie collaborazioni con i soggetti coinvolti. Pensi che la vicinanza sia necessaria per ottenere un buon risultato, rispetto a un approccio più giornalistico?
Eddie Martin: È così che voglio raccontare storie, perché personalmente non mi piacciono i film in cui le persone intervengono e usano la propria voce. Ho sempre saputo che avremmo fatto la cosa giusta per Tas, perché sono amico dei fratelli Pappas fin dall'infanzia e non volevo attaccarli. È stata veramente dura per tutti, dopo la morte di Ben, ma passato un po’ di tempo è diventato chiaro che questa era una cosa che doveva essere fatta.

Tas: è stato terapeutico in un certo senso, a essere onesti.

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Come hai scelto le persone da intervistare?
Eddie: Volevo che ci fossero le persone che c’erano state davvero. Sapevo quanto fossero vicini Greg, Dom (Kekich) e Ben, quindi quello era importante. Per quanto riguarda i ragazzi degli Stati Uniti, è stato davvero strano perché non mi rendevo conto di quanto sia particolare il
mondo dello skate. Tutti vogliono proteggere il proprio orticello e chi li paga. Mi ha davvero sconvolto. Tas mi ha fatto sapere che (Bill) Weiss era nel giro da molto tempo. Siamo stati davvero felici di avere (Henry) Sanchez, anche perché non fa molte cose.

Sei rimasto in buoni rapporti con Danny Way?
Tas: Abbiamo iniziato a parlare. Quando ho fatto il 900 mi ha chiamato e fatto i complimenti, il che mi è sembrato incredibile. Siamo a posto, ora.

Tony Hawk non fa una bella figura nel film…
Tas: Non ha fatto una bella figura quando ero con lui!

Beh, non è un ruolo abituale per lui, che è sempre il bravo ragazzo. C’è stata qualche esagerazione ai fini della storia?
Tas: Al massimo, ho tagliato delle cose. C'è un sacco di roba che avrei potuto dire, ma per rimanere fedele alla storia non l'ho trasformato in una litigata.

Eddie: Ricordiamoci che possiede un'azienda da svariati milioni di dollari all’anno che fa di tutto per proteggere.

Il fatto che non ti abbiano permesso di partecipare alla gara di skate in cui Hawk ha fatto il primo 900 è stato abbastanza scioccante. Stavi facendo lo stronzo quel giorno o ti sei comportato normalmente?
Tas: No, ero me stesso, come sempre. Mi è stato permesso di partecipare a tutte le gare quello dell’anno, tranne quella. Sarebbe stato bello andare testa a testa. Sarebbe stato un grande momento televisivo.

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Ma hai poi eseguito il 900 e fatto dannatamente bene. Ti piacerebbe averlo fatto in tempo per il documentario?
Tas: Oh sì, mi stavo ammazzando cercando di farlo. Ma sono contento che sia andata così perché se avessi fatto il 900 sarebbe stato come dire: “L'ho appena fatto, Tony!” e sarei sceso al suo livello.

Pensi che Ben sarebbe contento del film?
Tas: Oh, lo adorerebbe. Non gli sarebbe piaciuto quello che è successo verso la fine, voglio dire si è suicidato per questo, ma sarebbe stato contento di come è stato fatto.

Insomma, come sei riuscito ad avere uno skateboard in prigione?
Tas: Praticamente, in prigione mi facevo delle tavole con dei listelli di legno, ma c'era una guardia che mi aveva beccato. Siccome andavo in chiesa e leggevo la Bibbia, avevo trovato un versetto che diceva che se cerchi prima il Suo regno e vivi come Lui vuole, Egli ti concederà i desideri del cuore, e quindi ho pensato, "Bene Dio, vediamo se è vero." Sono andato nell'ufficio del direttore della prigione e le ho spiegato del documentario, e lei mi ha chiesto: "Qunidi, che vuole veramente?". E io ho risposto: "Beh è questa la parte divertente, voglio uno skateboard nella mia cella." E lei: "E come può esserle d'auto in tutto questo?" Ancora io: "Beh, se torno a essere bravo con lo skate non sembrerò un drogato ripulito che non sa più skatare e afferma frasi del tipo 'Non drogatevi ragazzi!" Mi ha detto di sì, mi ha detto di sì! Nel giro di un mese mi è stata inviata una tavola Jake Brown della Blind.

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Eddie: Aveva questa attrezzatura speciale nella sua stanza. La tavola era fissata con un lucchetto al muro in modo che nessuno potesse entrare e prenderla per usarla come arma.

Tas: Uno skateboard in prigione, voglio dire, stai scherzando? Mi avevano trovato con della coca infilata nella tavola l'ultima volta che ne avevo una con me. Era la dimostrazione che Dio c'era, amico. Stava rispondendo alle mie preghiere.

Pensi che diventare cristiano ti abbia dato delle regole, in qualche modo?
Tas: Sì, è così; è un manuale per la vita, davvero. Dentro ci trovi qualsiasi situazione, parla di tutto ciò che senti, dell'amore, della rabbia, di tutto ciò di cui hai bisogno. Tutto quello che ho passato era lì, solo con persone diverse che lo facevano.

Tuo figlio Billy [il figlio oggi undicenne di Tas e della sua compagna Helen] già piuttosto bravo sulla tavola. Pensi che seguirà i tuoi passi?
Tas: Sa volare giù per le strade, sa fare una specie di slappie ollie sui marciapiedi, sa droppare e fare rock n’ roll, ma non si spinge troppo in là con i trick.

Foto di Greg Stewart.

Hai un lavoro?
Tas: Sì, pulisco i vetri. Mi calo dagli edifici alti.

Ovviamente. È bello?
Tas: Preferirei skateare, sinceramente, ma è un bel lavoro e ne sono grato. È divertente quando sei su un edificio di 50 piani, si alza il vento e ti spinge a un chilometro dall'edificio e ti ritrovi sospeso sulla strada, poi torni sulla parete volando.

Stai cercando nuovamente uno sponsor?
Tas: Mi piacerebbe essere sponsorizzato e farlo nel modo giusto, questa volta. Userei questo documentario come uno strumento per guidare le giovani crew nella giusta direzione. Se succede, ottimo, ma se no, continuerò a fare quello che sto facendo.

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