V4V Records: la zattera di salvezza del DIY abruzzese

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V4V Records: la zattera di salvezza del DIY abruzzese

Dicono che da quelle parti ci siano solo cover band di Vasco e Liga. Questa label e il festival "Fiato Sospeso" ci dimostrano il contrario.

Il 17 Agosto ho preso l'auto ed ho percorso una decina di chilometri della gloriosa Strada Statale 16, l'Adriatica, solitamente congestionata da un'orda automobilistica da Giugno a fine Agosto. È uno stradone lungo, il tratto che percorro, ricolmo di bellissime pinete, camping e dominato dalla vista del mare. Parto da Termoli, la mia cittadina natale, e me ne vado verso Nord, direzione San Salvo Marina. Poco più di dieci chilometri. Lì ho rivisto un mio vecchio amico e con la ragazza abbiamo fatto due passi dopo aver bevuto un mojito. Siamo finiti nella piazza centrale, in cui era allestito un palco e una folla di qualche centinaio di persone cantava in coro le parole di "Albachiara" mentre il cantante di una tribute band di Vasco Rossi scimmiottava il suo idolo. Funziona così da queste parti, tra giostre, fritture di pesce e arrosticini, i racconti sulle vacanze in Salento, i paragoni con Rimini e le sue tedesche, attese interminabili per un costoso cocktail tra i quattro lidi aperti che ti fanno sentire l'ultima comparsa di Gomorra e, come se non bastasse, la colonna sonora di tutto sto ambaradan è a cura della cover band dei Modà (esistono, davvero, non scherzo), i residuati bellici della canzone popolare e, se ti va bene, Raf in persona. Che poi ieri le ultime strofe di "Albachiara" me le sono godute con tanto di mano tesa verso le stelle—il cantante era anche bravo, un'immedesimazione vocale ai livelli di Canzoni Per Me. Tuttavia, quando si dice che dalle nostre parti, cioè tra il Molise ed il sud dell'Abruzzo, a funzionare siano solo le cover band del Blasco e Liga, non è mica un'esagerazione. Mi siedo a mangiare un gelato, osservo sul tavolo i volantini promozionali per l'imminente concerto dei Dik Dik. Siamo l'ospizio delle band italiane in ritiro generazionale.

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In questo contesto il Siren Festival è una meravigliosa eccezione, ma non si salva una vita intera per due giorni di festa l'anno. Qualche settimana fa un mio amico, Nicola Manes, che suona la chitarra in uno dei pochi et validi gruppi hardcore della zona mi fa "sto organizzando sto festival insieme a Michele e Flavio. Una cosa diversa, una cosa nuova". Michele è uno dei fondatori della label V4V, una di quelle cose che in queste terredinessuno andrebbero catalogate come specie protetta. Il Fiato Sospeso Fest è stato un laboratorio, penso, un'esperienza intima e positiva. Arrivarci è stato un po' un bordello, anche a causa delle mappe di Google che mi hanno gentilmente fatto ripercorrere le atmosfere dell'incipit della Divina Commedia, ma sarà stata la fatica dell'attraversare strade sgarrupate nella notte dispersa del confine Molise/Abruzzo a farmi provare una sensazione di ritrovarmi, da quando ho calpestato il prato dell'Openair, in un posto lontanissimo. Anni, spazio, ricordi, tutto. Purtroppo ero arrivato troppo tardi per godere dell'esibizione di Jester At Work, cantautore pescarese dalle sonorità folk, introspettivo, di quelli che rallentano il tempo con la chitarra. Il tempo di prendermi una birra e mi ritrovo nell'area dedicata ai fumettisti. Ci sono eccellenze del fumetto indipendente, trai quali Ratigher ed il Bru.Co Collettivo. Ed il mitico ANUBI: Marco Taddei e Simone Angelini sono riusciti a dare le forme ad una Vasto asettica e alienante con gli occhi di un disgraziato dio egiziano. Subito dopo, però, inizia il set dei Gomma, e qui dovrei dire un po' quello che penso, perché sono cresciuto con questa cosa che se scrivi devi scrivere con un po' di sincerità nei confronti di Hemingway e poi di te stesso. I Gomma li avevo ascoltati su YouTube e proprio non mi andava giù la voce della cantante, Ilaria, un po' come non ho mai sopportato la voce di Francesco de L'Officina della Camomilla, ritenendolo piuttosto un buon paroliere. "Aprile", che è poi l'unica canzone che ho ascoltato, mi pareva composta bene, ma la voce mi suonava sgraziata, troppo ansimata, una registrazione che andava a risaltare quello che non mi era per niente piaciuto e della quale avevo apprezzato solamente il basso. Poi succede che riascolto "Aprile" lì in quel cerchio timido composto dal piccolo pubblico, il buio tutto attorno, ed i Gomma assumono un significato differente. La chitarra più sporca, una batteria più incisiva avvolgono la cantante che è costretta ad urlare e in quel contesto la sua voce e le sue parole mi sono sembrate più forti. È assodato che i ragazzi agli strumenti siano validi, ma è la gestione della voce in live che può decidere vita morte e miracoli di questo gruppo, perché se te ne stai imbambolato a fissare le luci rosse e blu sul corpo di lei e ti dimentichi per un attimo di respirare significa che qui ci sta qualcosa di molto buono, a partire da una presenza scenica spontanea e pericolosa. Fra un paio d'anni, se tutto va bene, entreranno nelle grazie della stampa indie italiana.

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Gomma. È una questione differente quella dei Joyville, band vastese composta da uomini di esperienza, che dopo i Gomma hanno portato un po' di matematica. A volte ho avuto l'impressione fossero un po' troppo quadrati (è un commento del cazzo, lo so), ma i singoli elementi sono ottimi musicisti capaci di farti tenere il tempo per tutto il concerto e soprattutto il chitarrista/voce Ermanno ha uno stile alla Guy Picciotto che mi ha fatto voler bene a questa band. Chiudere la serata tocca ai Kairo. Io alla fine mi sono reso conto che ero venuto al Fiato Sospeso per loro, più precisamente per sentire l'incipit di "Estate" e che 13 è uno di quegli album che forse non ti cambiano certo la vita, ma ti fanno compagnia quando vuoi sentirti meno solo.
Il concerto finisce ed io me ne vado con uno sformato di nostalgia e soddisfazione già in digestione, che è quello che succede se la formula del DIY viene rispettata secondo le regole, e Michele, Flavio e Nicola ci sono riusciti.

La barba di Jester At Work e le basette meglio coltivate della zona.

Mi rileggo ed ho paura di sembrare critico e insolente nei confronti di 'sta terra e della sua gente. Non è così, non è una questione di intelligenza o cultura—lungi da me voler sembrare quello che ha letto Deleuze o che viene dalla metropoli: non ho letto Deleuze e non vengo dalla metropoli. È generazionale e riguarda quella parola complicata che sta per arte. Da queste parti è come se il vecchio pesasse troppo sul nuovo, che viene filtrato solo attraverso la rielaborazione di quello che è stato ieri. E se il Natura Open Air questa sera è stato uno splendore è anche perché la terra su cui abbiamo poggiato i piedi è questa terra. Me ne vado dal festival che tra birre e zanzare ne avrà ancora per qualche ora. Il tempo di attraversare il confine e parcheggiare al distributore di benzina sull'Adriatica, ai confini di Termoli. Qualcuno sta suonando Battisti con una chitarra acustica. Si torna a casa.

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Una volta tornato, ho scritto a Michele di V4V, volevo approfondire insieme a lui il significato di "Sospeso", parlare di Vasto e dintorni e di come e perché si fonda un'etichetta discografica.

Noisey: Michele, durante il concerto ti ho visto con Nicola trasportare barilotti di birra con urgenza verso lo spillatore. È sintomo di una cosa andata bene, è arrivata più gente del previsto?
Michele: Minchia che peso portare i fusti. Non ti ci abitui mai. Diciamo pure che è andata super bene, calcolando che prima che suonasse il primo gruppo avevamo terminato cibo e bevanda e correvamo ai rinforzi in tal senso. Secondo te come hanno suonato le tre band? Mi aspettavo qualcosa di più dai Kairo, ho apprezzato tanto 13 come lavoro. Invece i GOMMA mi hanno fatto una buona impressione, più di quanto potessi immaginare.
Sono piuttosto critico in genere sulle band dal vivo che facciano parte del mio roster o meno. Credo che tutte e tre abbiano suonato un gran bene. I GOMMA non provavano da tantissimo e alcuni di loro erano praticamente in after dai giorni prima e quindi posso assicurarti che sul palco non hanno fatto altro che essere loro stessi. Anche per questo molte persone sono rimaste impressionate dal loro live. Parliamo di una band giovanissima e super genuina con un margine di crescita molto ampio e che in ogni live palesa questa cosa. I Joyville sono amici e musicisti navigati e credo che sul territorio siano quelli che maggiormente si sposano col concetto di DIY e di genere spaziando tra i Nineties e un certo post-punk. I Kairo secondo me sono stati bravissimi. Li avevo visti in tante altre situazioni, per lo più a Napoli assieme ad altre band V4V come i Nient'Altro Che Macerie e devo dire che a Fiato Sospeso è stata l'occasione nella quale mi son piaciuti di più. Poi, insomma, de gustibus, ma credo che abbiano dato tutti il massimo e combattuto con la stanchezza di una giornata caldissima, di tante ore (dalle 15) sotto il sole.

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Raccontami come è nata questa idea: chi siete tu, Nicola e Flavio?
Fiato Sospeso è nato da una mia idea di lavorare un Fest a tema DIY, autoprodouzione e punk emocore qui nel territorio. Doveva nascere proprio qui in quanto ci sono tantissime realtà underground di spessore come Ratigher, Taddei & Angelini che da anni ricevono attenzione nazionale per i loro fumetti, senza considerare Eleonora Nanni fresca di pubblicazione Bonelli e tante altre piccole e grandi realtà artistiche che fortunatamente non mancano nel vastese. Era da sempre mia intenzione lanciarmi in questa cosa e farlo nel modo più genuino e diretto possibile, senza compromessi e senza chiedere nulla a nessuno.

Quello che manca realmente qui sono i luoghi di ritrovo, e in questo è stato fondamentale Flavio che col suo Super Natura ha decisamente messo a disposizione uno spazio che mi piace considerare "Sospeso," in quanto sul confine Abruzzo/Molise e molto difficoltoso da raggiungere che sembra quasi portare le persone in un'altra dimensione. Si respirava davvero un'aria deliziosa e di puro interesse al Fest. Le persone sono sopraggiunte in tantissime (cosa che non ci aspettavamo per un'edizione in sordina lavorata in appena 18 giorni) hanno resistito ad oltre otto ore di puro e incompromissorio emocore, sadcore, insomma quella roba lì, senza fare una piega. Nicola l'ho conosciuto pochi mesi fa, nonostante sapessi chi era in quanto la sua band, The Memory, è abbastanza conosciuta. Voleva organizzare un concerto ai Riviera e io attorno a questa cosa ho pensato di costruire il Fest: piuttosto che fare il solito concerto nel solito locale con 50 persone credevo fosse meglio contestualizzare il tutto. Alla fine i Riviera non erano disponibili per questa data ed è andata che abbiamo fatto tutt'altro con amici stretti. Diciamo che Nic ha portato un bel po' di Molise tra le nostre fila!

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"Sospeso" è la parola perfetta allora. Le atmosfere erano quelle giuste, e per un attimo mi ha ricordato il Guastalla Handmade in miniatura. Con la differenza che qui ci stavano gli arrosticini. Secondo te ho qualche speranza di ritrovarvi fra qualche anno con qualcosa di così grande tra le mani?
Oddio questo mi pare un super mega complimento e ti ringrazio moltissimo. L'intenzione, vista come è andata quest'anno, è quella di crescere e lavorare al Fest per molto più tempo. Considera che il 26 luglio ho staccato dal lavoro per il Siren Fest e il 27 abbiamo annunciato Fiato Sospeso e abbiamo iniziato a darci da fare per tirarlo su. Vorrei iniziare da dicembre a studiare per bene come migliorare e rendere ancora più coinvolgente FSF per gli anni a venire. Sarebbe davvero bello ritrovarci con un appuntamento fisso di questo genere. Considerando che è realizzato tutto da noi, senza sovvenzioni di alcun genere, la crescita potrebbe essere graduale e lenta, ma diciamo che ci piacerebbe senz'altro diventare uno degli appuntamenti di punta di genere qui nel basso Abruzzo. Per me è un dare e darci speranza.

Quando penso alla nostra terra sospesa (ti rubo l'espressione) ho l'immagine di questa bolla soporifera, nel bene e nel male della questione. Le tribute band di Vasco, le serate a cantare Battisti al karaoke. C'è qualcuno in giro per il Molise che quando dice di suonare il nuovo suona ispirandosi ai Muse. Come se ne esce senza rompere l'incantesimo? Tu ci provi con un'etichetta.
Diciamo che tutto ciò che accade nei dintorni (piazze piene a guardare e ascoltare cosplayer di Vasco e Ligabue) è una cosa con la quale abbiamo fatto i conti da tantissimo tempo e penso che tutto questo non sia altro che un modo irreale di vivere la musica che sfocia nel mero e puro intrattenimento per masse distanti da noi. Non per questo sono da demonizzare, ma sono lontani anni luce dal percorso che cerchiamo di mettere in atto. Per quanto concerne il gusto per il vecchio e l'alternativo a tutti i costi, la situazione è simile in ogni provincia sospesa d'Italia e penso che non ci sia un vero modo per uscirne se non quello di fare le cose senza darsi dei presupposti di alcun tipo, ma solo spinti da quel senso di alienazione e disagio che può nascere nel sentirsi soffocati in certi ambienti. Considera che facendo musica di nicchia non possiamo pretendere determinati numeri. Però posso dirti che è molto importante sensibilizzare le persone, incuriosirle, far capire che esistono alternative, e penso che con FFS questa cosa sia stata raggiunta visto l'enorme entusiasmo del pubblico e i commenti e complimenti positivi che ci sono giunti. Ci provo anche con V4V-Records, come dici, e credo sia fondamentale essere sempre onesti e sinceri in tutto ciò che si vuole realizzare e non chiudersi in nessun modo nei confronti del territorio e di tutto ciò che vi è fuori. Paradossalmente qui in zona ho partecipato e collaborato ad una percentuale davvero irrisoria di situazioni in confronto a quelle cui ho presenziato o che ho aiutato a promuovere nel resto d'Italia. Posso assicurarti che in questo non vi è alcuna spocchia di base in quanto amo il territorio—anche per questo vivo qui. Semplicemente stiamo aspettando che qualcuno apra gli occhi su ciò che accada in casa nostra. Fino a quel momento penso che la strada dell'autoproduzione sia l'unica da intraprendere. Nemmeno io voglio demonizzare nulla. A volte ho l'impressione che qui ci sia un potenziale enorme proprio perché tutto è rimasto, per certi versi, intatto. Mi piace pensare che il Siren Fest sia sbocciato anche per questo. Ho ancora in mente l'immagine di Matt Beringer che al concerto dei The National fece il giro di un bar con il microfono in mano e si mise a cantare una serenata ad una signora sulla sessantina che se ne stava curiosa affacciata al balcone di una casetta di fronte il palco. 
Io però vivo fuori, a Termoli torno solo d'estate, quindi conosco la Vasto delle incursioni estive, dei bar a Marina, dei fiumi di ragazzine abbronzate, il carnaio umano della notti bianche e delle notti rosa. Ho gli occhi stregati del turista, diciamolo. Ma d'inverno che succede? Tu hai letto ANUBI di Angelini e Taddei, immagino.
L'inverno è il deserto più assoluto. I concerti sono pochissimi, così come i luoghi in cui usufruirne che, tolto il Beat Cafè di San Salvo Marina, non sono altro che bar di pochi metri quadri che fanno suonare per lo più cover band della zona. In particolare Vasto non ha l'università e quindi la sua popolazione è limitata a ragazzini che vanno ancora al liceo e trentenni frustrati (spesso quando mi chiedono chi abita il vastese rispondo minorenni&minorati) che o non sono mai usciti dalla città o che sono tornati a vivere in loco per necessità e che fanno una vita da precari.
Fatto sta che le compagnie di certo tipo e il tenersi impegnati con produzioni ed eventi, sopratutto al di fuori del territorio, tende a non farmi sentire particolarmente il peso di una monotonia reiterante e alienante. Se aggiungi che persone un minimo più illuminate le trovi sempre non mi lamento di questa situazione in quanto è per mia scelta che mi trovo a viverla sperando sempre e quasi in modo romantico che un giorno tutto questo possa cambiare. Già sta accadendo con il Siren Fest e, nel nostro piccolo, qualcosa lo abbiamo smosso con le varie V4V-Night e in ultimo con Fiato Sospeso. La provincia è reale ed è una fonte continua di piccole grandi soddisfazioni. Non ho letto ANUBI ma ho assistito alla sua genesi in quanto Taddei è socio e grafico di V4V-Records. Però non diciamolo in giro.

ANUBI beve la sua birretta.

Metti caso che io adesso sia un totale ignorante: sono un ragazzo che domani vuole aprire, con due o tre amici, un'etichetta indipendente. Magari non perderci, starci dentro con i soldi e toglierci la soddisfazione di produrre un gruppetto di ventenni che pensi possano diventare i Fugazi italiani. Come nasce un'etichetta indipendente oggi?
Personalmente aver aperto V4V credo mi abbia salvato la vita e quotidianamente mi aiuta ad andare avanti. Ci sono molti modi in cui può nascere una label indipendente. Dipende molto dagli intenti e dall'attitudine. Diciamo che come V4V, fortunatamente o sfortunatamente, mi occupo da solo di tantissime cose (social media, management, ufficio stampa, distribuzione digitale e così via) e questo mi tiene parecchio impegnato. In genere ci sono molte figure con le quali si collabora all'interno di una label per stare al passo coi tempi e cercare di comunicare al meglio con la propria fanbase che innanzitutto va creata e poi fidelizzata. Spesso mi viene in mente un'immagine di me che spingo ogni singola band su di una zattera in un mare sconfinato e placido. Una volta spinta, la zattera va con la corrente e mi preparo a spingerne un'altra. Però ad un certo punto quella di prima smette di andare oltre e ha bisogno di un'altra spinta, e così via. Ecco, questo potrebbe ben rendere l'idea dell'impegno, dell'attenzione e di quanto lavoro e passione comporti un'avventura del genere. Ovviamente il tutto può esser preso come mero passatempo e con meno serietà. Il consiglio spassionato che mi sento di dare è di iniziare a lavorare con amici, artisti fidati e coi quali vi è un forte rapporto di stima reciproca, e maturare la propria linea e direzione artistica col tempo. Non bisogna strafare, bisogna sempre rendersi conto dei propri mezzi.

Il tempo è giunto. Vuoi salutare qualcuno? Ah, ultima cosa, se tu dovessi consigliare una band del vastese, in questo preciso istante?
Saluto gli amici da casa e chiedo una maglietta di Solletico se possibile. Grazie dello spazio e del tempo. Su Vasto potrei consigliarti, oltre ai Joyville, il trash punk de Le Zoccole Misteriose (eh sì) oppure l'ambient sottomarino di Hatguy. È stato un piacere Michele, ci rivediamo, si spera, al prossimo Fiato Sospeso. Diego cerca ancora qualcuno che lo accompagni al concerto dei Dik Dik, seguilo su Twitter: @Dieg8_6 Segui Noisey su Facebook e Twitter.