Questo poeta di strada è più forte di qualsiasi gangsta rapper

Mustafa viene da un quartiere difficile di Toronto, ha perso un amico per uno scontro tra gang, ma ha deciso di cantare poesie invece che fare rap—e se n'è accorto anche Drake.
25 marzo 2020, 9:22am
mustafa the poet

Mustafa ha un appellativo che chiarisce subito il ruolo che si è scelto nella vita: The Poet. Seppur giovanissimo, non ha nemmeno 25 anni, la sua carriera può già vantare un numero piuttosto alto di collaborazioni di prima qualità, visto che tra gli altri ha offerto la sua arte a Drake, The Weeknd, Daniel Caesar e Camila Cabello.

Qualche giorno fa ha pubblicato il video di “Stay Alive”, una canzone prodotta da James Blake e Frank Dukes. In apparenza si tratta dell'ormai banale immaginario street, composto dalla consueta trafila degli amici e della gang, i gesti rituali verso l’obiettivo e la minaccia latente di un gruppo di giovani uomini convinti di far paura. Mustafa, invece, è qualcosa di diverso e non fa la solita trap d’accatto: il pezzo comincia con un delicato e dolce arpeggio di chitarra e prosegue senza beat, autotune e orpelli inutili.

La meraviglia avviene però quando la sua bocca si apre e la voce inizia il suo canto melodioso. È a quel punto che la musica si scioglie davvero, mentre le parole svestono gli abiti della recita o della declamazione vuota di tanti rapper e finiscono per trasformarsi in un miracolo di soul imperfetto e bellissimo. Ad accompagnarlo c'è la panoramica sgranata sul quartiere, le classiche immagini suburbane scomposte dalle telecamere di sorveglianza e dai mattoni rossi, con le parabole, i palazzoni popolari e i campi da basket d’ordinanza.

Non è solo una posa, visto che la risposta di Mustafa alle armi e alle esagerazioni di tanti altri musicisti è fatta di parole che invitano a resistere alla strada e a rinunciare alla violenza, “Fai quel che puoi / Non lasciare che vincano / Metti giù quella bottiglia, raccontami il tuo dolore / A me importa di te, famiglia”. Sa quello di cui parla, il ragazzo, visto che tra gli altri ha perso in una sparatoria il suo amico d’infanzia e compagno nella Halal Gang, Smoke Dawg, e per questo ha voluto firmare così il suo video su Twitter: “Riposino in pace gli amici che ho perso, una lunga vita a quelli ancora in vita, niente è vano, Regent Park per sempre.” Il suo è un messaggio di speranza, d’amore universale e pace, e vale la pena venga ascoltato e seguito anche da chi con troppa facilità si dà arie da duro e criminale.

È un messaggio di speranza, d’amore universale e pace, che vale la pena venga ascoltato anche da chi si dà arie da duro e criminale.

Anche per questo motivo fa uno strano effetto trovarsi ad ascoltare il pezzo e affiancargli “Rascal” di RMR, uscita più o meno negli stessi giorni e prodotta come per effetto di un bizzarro specchio scuro e magico, degno di Lewis Carroll. Dove “Stay Alive” usa la melodia e il cuore per lanciare un messaggio di pace, RMR e soci sfruttano invece l’immaginario della strada e un cantato iper romantico, reso ancora più grottesco dai giubbotti antiproiettile firmati Saint Laurent, per i soliti messaggi d’odio verso la polizia. Si tratta quindi di due mondi molto distanti, eppure dà da pensare quanto molti artisti comincino a rielaborare in maniera critica il cliché del tessuto sociale degradato legato a espressioni musicali codificate come la trap.

Per quanto sia pessima la retorica del giovane prodigio, bisogna però notare quanto Mustafa Ahmed esca dai canoni consueti. La prima volta che diventa protagonista di un articolo è per il The Star, un quotidiano locale della sua città natale, Toronto, in Canada. Il giornalista che lo intervista ci racconta quanto sia per lui facile scatenare applausi a scena aperta e pianti in chi l’ascolta, con le sue storie e i poemi dedicati alle case popolari, alla violenza sulle donne o alla povertà in Africa.

mustafa the poet

Mustafa, fotografia promozionale

Ai tempi ha soltanto 12 anni ma è già in grado di scrivere righe come“Sono stufo marcio / ‘Troppo grasso,’ ‘Troppo magro’ / Guardo nella TV, e / è questa la definizione della bellezza?” È questo quello che fa e scrive un qualunque ragazzino di 12 anni? Il migliore amico è il dizionario, e non fatichiamo a crederlo, mentre tra le altre passioni ci sono il basket, l’Islam e l’R&B.

La famiglia è, a modo suo, privilegiata, ma in una maniera semplice e al tempo stesso tragica, visto che l’unico privilegio è quello di avere dei genitori presenti e a lui vicini, oltre a una sorella maggiore che lo introduce alla poesia e lo incoraggia. La strada dell’area del Regent Park, però, è uguale a quella di tutti gli altri suoi coetanei—anche se centrale, è un ghetto dove scaricare i più poveri e le comunità discriminate, quelle a cui vuole dare voce con le sue parole: “La vera ragione per fare poesia è per far sentire la propria voce. Affinché gli altri possano capire, possano sapere. Possano imparare.”

“La vera ragione per fare poesia è per far sentire la propria voce. Affinché gli altri possano capire, possano sapere. Possano imparare.”

Con il passare degli anni la sua crescita artistica si fa esponenziale e Mustafa comincia a diventare un artista a tutto tondo, un autore di spoken word, poeta e musicista, filmmaker e documentarista, attivo nelle cause politiche e nelle questioni legate alla comunità, tanto da dare vita al già citato collettivo a nome Halal Gang. I media cominciano a tenerlo d’occhio, fino a quando arrivano le vere e proprie luci della ribalta, prima sul finire del 2016, per la sua partecipazione a Starboy di The Weeknd, poi per una curiosa collaborazione con il marchio Valentino, e infine grazie al documentario Remember Me, Toronto, dedicato alla violenza sulle strade e agli scontri con armi da fuoco, in undici minuti che vedono anche un sentito intervento di Drake (che già aveva postato sul suo account Instagram ufficiale una poesia del giovane) e la musica del suo produttore, Noah “40” Shebib.

Proprio Remember Me, Toronto ci spiega l’importanza e la forza del lavoro di Mustafa, che è stato in grado di mettere insieme una dozzina di artisti e persone da quartieri ed esperienze diverse al fine unico di cercare un principio di pace e di non-violenza, avvicinando così anche chi aveva qualche conflitto pregresso e rivalità personali. È lo stesso Drake a illustrare il senso di questo sforzo collettivo: “È difficile e spaventoso provare a essere il più grosso e il più cattivo del quartiere. Ha invece un impatto ben maggiore mettere tutta quella energia in un lavoro che permetta alle persone di ricordarsi di te… ‘Mi ricordo quel tizio, era di qui e diede a tutti noi una possibilità.’ Queste sono le persone che hanno le vere storie di gloria.” E non è difficile immaginare che questa sarà anche la strada di Mustafa.

Daniele è su Instagram e Twitter.

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