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Política

La guida di VICE News alla riforma della Costituzione

Ieri la Camera ha approvato il cosiddetto 'ddl Boschi', che verrà sottoposto a referendum: tra nuovo Senato e abolizione delle province, cosa cambia se dovessero vincere i 'sì'.

di Vincenzo Marino
13 aprile 2016, 9:29am

Renzi interviene alla Camera sulla riforma (Foto via Palazzo Chigi/Flickr)

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Nella giornata di ieri, la Camera dei Deputati ha approvato la riforma della Costituzione - noto anche come "ddl Boschi" - con 367 voti a favore e 7 contrari.

Il ddl è passato senza la maggioranza necessaria di due terzi dei componenti di ciascuna camera: sarà quindi sottoposto a un referendum confermativo, che sarà probabilmente organizzato entro il 2016.

Se vinceranno i , la riforma verrà confermata ed entrerà successivamente in vigore. Con la vittoria dei no resterà tutto com'è adesso.

La riforma è stata molto discussa e contestata, tra chi ci vede un'eccessiva riduzione dei contrappesi costituzionali rispetto al peso del governo, e chi la caldeggia presentandola come una forma di ottimizzazione e rinnovamento della struttura attuale.

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha da sempre dato enorme peso politico all'esito di questo referendum, che vede come ultimo 'ostacolo' verso il compimento del suo disegno: a fine 2015 aveva infatti detto che, qualora la riforma dovesse essere bocciata dagli elettori, prenderebbe atto del "fallimento del mio impegno politico."

I punti principali della riforma approvata ieri sono cinque, e sono quelli sui quali saremo chiamati a votare a breve. Se vince il :

Il Senato cambia totalmente

Si chiamerà ancora "Senato," ma sarà un'altra cosa: avrà 95 membri eletti dai Consigli Regionali (21 sindaci, 74 consiglieri-senatori), e 5 nominati dal Capo dello Stato che resteranno in carica per 7 anni — i "Senatori di nomina presidenziale". Probabilmente non si voterà più per il Senato in modo diretto, ma l'argomento è stato spostato sul tavolo della discussione sulla legge elettorale.

Il nuovo Senato avrà competenza legislativa piena solo su riforme e leggi costituzionali, e potrà chiedere (su richiesta di un terzo dei senatori) di modificare le leggi ordinarie alla Camera — che potrà comunque non dar seguito alla richiesta nella maggior parte dei casi. Solo nel caso di leggi che riguardano le competenze regionali, il voto al Senato resta obbligatorio: in sostanza, si tratta della fine del cosiddetto "bicameralismo perfetto."

L'elezione del presidente della Repubblica sarà un po' diversa

Il presidente della Repubblica verrà eletto dai 630 deputati e dai 100 senatori — rispetto ad oggi, quindi, scompaiono i 59 delegati regionali. Per i primi tre scrutini serviranno i due terzi dei componenti, poi dal quarto in poi si scende ai tre quinti — oggi basta la maggioranza assoluta. Dal settimo scrutinio in poi sarà sufficiente la maggioranza dei tre quinti dei votanti.

Entra in vigore il cosiddetto "Voto a data certa"

All'articolo 72, la nuova Costituzione prevede che il governo possa richiedere una via accelerata per l'approvazione di un disegno reputato "essenziale per l'attuazione del programma di governo."

La Camera voterà su richiesta del Governo entro 5 giorni, e in caso di esito positivo dovrà dare seguito alla discussione e alla votazione entro 70 giorni — rinviabili a 15 massimo. Verranno, contestualmente, introdotti limiti all'esecutivo sui contenuti dei decreti legge.

Cambiano referendum e leggi di iniziativa popolare

Il quorum dei referendum abrogativi cambia parzialmente: il voto, se richiesto da almeno 800mila elettori, sarà considerato valido se vi ha partecipato il 50 per cento dei votanti alle ultime elezioni.

Saranno poi previsti due nuovi tipi di referendum: quello propositivo e quello di indirizzo, ma per la loro introduzione serviranno ancora una legge costituzionale e poi una legge ordinaria.

Salgono invece da 50mila a 150mila le firme necessarie per presentare un ddl di iniziativa popolare. I regolamenti, contestualmente, della Camera dovranno indicare tempi precisi di esame.

Vengono aboliti province e CNEL

La riforma abolisce definitivamente le Province. A costituire la Repubblica, per Costituzione, saranno solo Comuni, Città metropolitane, Regioni e Stato.

All'articolo 99 viene anche abolito il Consiglio Nazionale dell'Economia e del lavoro (CNEL), che per anni è stato organo di consulenza del Governo e del Parlamento in materia di economia e di lavoro.

In aggiunta, diverse competenze affidate alle regioni dalla precedente riforma saranno nuovamente attribuite allo Stato.

Leggi anche: Sul reato di clandestinità per il governo vale più la 'percezione' che la realtà


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