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La prefettura ha sospeso l'accensione del Muos, per motivi ancora da chiarire

Tra il 13 e il 15 gennaio le antenne della base della marina americana verranno accese per la prima volta. Siamo andati in Sicilia per monitorare da vicino la situazione, tra le proteste dei No Muos e le preoccupazioni dei residenti locali.

di Salvo Catalano
11 gennaio 2016, 11:15am

Foto di Fabio D'Alessandro/VICE News

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Aggiornamento del 12 gennaio 2016: A circa 24 ore dall'accensione del Muos, la Prefettura di Caltanissetta ha sospeso la procedura e rinviato l'inizio delle analisi elettromagnetiche a data da destinarsi. Sulle motivazioni che hanno portato al rinvio, secondo quanto riferito da Meridionews, vige per ora il massimo riserbo.

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Da qualche giorno, Salvatore Terranova non dorme più. Da quando ha saputo che il Muos verrà acceso, infatti, il 55enne teme per la sua vita.

L'uomo è tra coloro che vivono vicino all'impianto satellitare di telecomunicazioni militari della marina statunitense a Niscemi, un paese della provincia siciliana di Caltanissetta.

La sua casa dista un chilometro in linea d'aria dalle tre parabole, ad appena 220 metri dall'antenna più grande, tra le 46 che compongono la base radio NRTF - esistente già prima del Muos - che sorge nella riserva naturale della Sughereta.

Qui, tra il 13 e il 15 gennaio, il Muos verrà acceso per la prima volta. Lo hanno chiesto i periti nominati dal Consiglio di giustizia amministrativa, chiamati a valutare se le onde elettromagnetiche irradiate dal contestato sistema possano risultare nocive per la salute.

Terranova ignora quali potranno essere le conseguenze dell'accensione del Muos sul piccolo defibrillatore che i medici gli hanno impiantato cinque anni fa, e che gli permette di superare i frequenti arresti cardiaci di cui soffre.

Il Muos, Mobile User Objective System, è un sistema di telecomunicazione satellitare internazionale di proprietà della marina statunitense, che si compone di quattro siti terrestri: uno è appunto a Niscemi, gli altri sono nelle Hawaii, in Virginia e in Australia. 

L'impianto siciliano è formato da tre grandi antenne paraboliche dal diametro di 18,4 metri, e da due trasmettitori elicoidali. Le prime trasmetteranno con frequenze che raggiungeranno valori compresi tra i 30 e i 31 gigahertz, i secondi avranno una frequenza di trasmissione tra i 240 e i 315 megahertz.

Il tutto servirà a mettere in collegamento i centri di comando e controllo delle forze armate americane, i centri logistici e gli oltre 18mila terminali militari radio esistenti, i gruppi operativi in combattimento, i missili Cruise e i Global Hawk (UAV-velivoli senza pilota).

La prossima accensione è solo l'ultima tappa di una lotta che va avanti da anni, tra manifestazioni di protesta, azioni di sabotaggio e battaglie nelle aule di giustizia—risultate al momento 'vincenti' per chi si oppone all'impianto, vista la situazione si stallo che si è venuta a creare. 

Leggi anche: Questo pacifista ha preso a martellate il Muos in Sicilia

L'impianto americano è infatti al momento sotto sequestro per ordine del gip di Caltagirone. Una decisione, confermata anche dal tribunale del Riesame, giunta lo scorso aprile, ma resa possibile da una precedente sentenza del Tar di Palermo. 

La svolta arriva infatti nel febbraio 2015, quando i giudici hanno dichiarato abusivi i lavori per la realizzazione delle tre parabole, "perché privi delle necessarie autorizzazioni paesaggistiche" e "viziati da difetto di istruttoria"—una sentenza che di fatto rende "fuorilegge" il Muos, gettando le basi per un'ipotesi fino ad allora remota: lo smantellamento della base.

Nelle sedici pagine della sentenza i magistrati sono intervenuti indirettamente anche sui rischi per la salute dovute alle onde elettromagnetiche. In particolare - sulla base delle relazioni del perito Marcello D'Amore, ingegnere e docente all'università La Sapienza di Roma - affermavano che "lo studio dell'Istituto superiore di sanità (ISS) è basato su procedure di calcolo semplificate che non forniscono accettabili indicazioni nell'ottica del caso peggiore." 

Se nella sua relazione l'ISS aveva sostenuto da un lato che "il MUOS non impatterebbe negativamente sulla salute della popolazione," dall'altro aveva sottolineato "la necessità di un'attenta e costante sorveglianza sanitaria della popolazione delle aree interessate, oltre che dell'attuazione di un monitoraggio dei livelli di campo elettromagnetico successivamente alla messa in funzione delle antenne MUOS, anche in considerazione della natura necessariamente teorica delle valutazioni effettuate su queste specifiche antenne."

La sentenza di febbraio del Tar è stata una vittoria per il Movimento No Muos, una rete di comitati e associazioni territoriali, di cui fanno parte anche ambientalisti e pacifisti, riuniti da un unico scopo: eliminare le parabole da Niscemi.

I No Muos hanno così festeggiato cambiando i nomi alle vie di Niscemi e sostituendoli con quelli dei protagonisti di quel momentaneo successo—professori, periti, attivisti, avvocati.

A settembre, però, la decisione in appello del Consiglio di giustizia amministrativa (CGA), chiamato in causa dopo il ricorso del ministero della Difesa italiano, aveva smosrzato gli entusiasmi degli attivisti.

I giudici, accogliendo una parte delle censure del dicastero, avevano disposto nuove verifiche e nominato un collegio di cinque periti: due scelti dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e dal Consiglio Universitario Nazionale (CUN), tre dai ministeri di Ambiente, Interno e Infrastrutture.

Sono loro che, dal 13 al 15 gennaio, raggiungeranno Niscemi per assistere alla messa in funzione del Muos e delegheranno le misurazioni dei campi elettromagnetici ai tecnici dell'Arpa.

Il tutto sotto il controllo della marina militare americana. "Saranno gli statunitensi a comunicare ai misuratori i valori di emissione impostati," spiega infatti a VICE News Massimo Coraddu, professore del politecnico di Torino e consulente dei comitati No Muos. "Mi auguro che facciano un buon lavoro. Noi controlleremo ma non possiamo interferire, ci chiedono solo di fidarci."

Proteste dei No Muos presso la base di Niscemi [Foto di Fabio D'Alessandro/VICE News]

Di fiducia, però, tra i residenti di Niscemi ce n'è poca. "I tecnici dell'Istitituto superiore di sanità sono venuti da me quando lavoravano alla loro relazione," dice a VICE News Salvatore Terranova. "In quell'occasione però, anziché mettere in funzione tutte le 46 antenne, le accesero a gruppi di sei. Sono stati gli stessi tecnici dell'ISS a confermarmelo. Dicevano che i generatori di corrente della base non erano sufficienti per tenerle tutte funzionanti contemporaneamente. Gli americani poi, stavano con i periti per controllarli."

Nella casa dell'uomo, stando a quello che ci ha raccontato, continuerebbero a susseguirsi 'strani eventi'.

"I cellulari e i computer portatili non funzionano, se attaccati alla rete elettrica. Le bollette della luce, a parità di consumi, raddoppiano da un mese all'altro," spiega. 

Il signor Terranova racconta che quest'estate le 46 antenne sono state spente per diverse settimane perché sottoposte a manutenzione. "In quel periodo funzionava tutto e ho pagato una bolletta da 130 euro, mentre solitamente supera i 250."

E poi c'è il sistema elettromedicale, che dal 2010 permette al suo cuore di ripartire quando viene colpito dagli arresti cardiaci di cui soffre. "Ogni sei mesi vado a Catania per i controlli e i tecnici trovano sistematicamente il defibrillatore starato, fuori fase. Il cardiologo mi dice: 'Che aspetta ad andare via da Niscemi?', ma io ho solo questa casa. Dove dovrei andare?"

Intanto, mentre le vicende del Muos si intrecciano sempre di più agli eventi internazionali, il governo regionale guidato da Rosario Crocetta sembra ormai fuori dai giochi. Il 16 novembre, tre giorni dopo gli attentati terroristici di Parigi, l'avvocatura dello Stato, a nome del ministero della Difesa, ha scritto al CGA chiedendo di eseguire le nuove analisi in tempi rapidi.

"La definizione della controversia è divenuta indifferibile," si leggeva nella richiesta inoltrata dall'ente governativo, "in conseguenza dei gravissimi attentati avvenuti pochi giorni fa a Parigi."

I periti, invece, hanno richiesto più tempo: 90 giorni. Troppi per l'avvocatura, che ha inviato una nuova lettera ai giudici amministrativi, facendo riferimento alle allarmanti notizie dell'intelligence italiana sul rischio attentati anche nel nostro paese.

"La proroga," si leggeva nella missiva, "contrasta con le sopravvenute oggettive esigenze di responsabile celerità connesse ai gravissimi attentati terroristici. Non senza considerare le notorie ragioni di tutela connesse con lo svolgimento del Giubileo e la presenza di obiettivi sensibili, quali il Teatro alla Scala di Milano e il Colosseo di Roma."

Una pressione indebita, per gli attivisti. Alla fine il tempo concesso al collegio dei verificatori è stato di 40 giorni. "Una follia," secondo il professor Coraddu. "Marcello D'amore, il professore della Sapienza che ha effettuato la perizia per il Tar, ci ha messo un anno per fare un lavoro solo sulla carta."

"Mentre adesso, che per la prima volta si va sul campo, viene concesso poco più di un mese," spiega. Entro il 26 gennaio i risultati delle nuove analisi dovranno essere consegnate. Difficile pensare che possa essere davvero la parola fine di questa infinita battaglia. 

Leggi anche: Siamo andati in Sicilia a vedere come la Nato si sta preparando alla prossima guerra


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Nota: questo articolo è stato pubblicato in data 11 gennaio 2016 con il titolo "Stanno per accendere il Muos per la prima volta — tra i dubbi e le paure dei residenti". Il titolo è stato modificato in seguito agli aggiornamenti del 12 gennaio.

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