Tutte le volte che i miei disturbi mentali mi hanno fatto perdere il lavoro
salute mentale

Tutte le volte che i miei disturbi mentali mi hanno fatto perdere il lavoro

Il mio cervello manca dei filtri che mi impediscano di dire al mio capo che sua moglie mi ricorda "un nano lottatore fatto a pezzi dai leoni."
8.11.17

Sono al centro per l'impiego e ascolto un dipendente parlare con un altro probabile disoccupato come me dei "musulmani" che vogliono "eliminare Natale". È la stessa cosa che mi ha detto un tizio ultra-conservatore venutomi in sogno quando avevo la febbre.

Questa è la persona che deve aiutarmi a trovare un lavoro.

Finisco spesso disoccupato. Nel migliore dei casi, la mia storia lavorativa si può descrivere come "variopinta". Disturbo bipolare, depressione, ansia—non sembra che siano caratteristiche positive per farsi assumere, a meno di voler fare il secondino o il ministro degli Esteri.

Pubblicità

Anche a causa dell'ipomania, spesso combino guai stellari: il mio cervello manca dei filtri che lo fermino dal dire al mio capo cose tipo che sua moglie mi ricorda "un nano lottatore fatto a pezzi dai leoni." Non deve dunque sorprendere che mi abbiano licenziato più volte. Un sacco di volte. E ho anche mollato il lavoro più volte. Ho "lasciato." Se ripenso alle più eclatanti, emerge un percorso abbastanza chiaro:

IL CHIOSCO DELLA LIMONATA

Sono cresciuto in Australia negli anni Novanta, che non cambia molto dall'Australia degli anni Cinquanta. Per fare qualche soldo, o per comprarmi qualcosa di inutile o per cominciare con il fondo pensione, con qualche amico abbiamo provato a vendere limonata. Stava andando tutto alla grande finché il mio amico Ed ha deciso che dovevamo procurarci altra materia prima. Lasciato solo, ho intenzionalmente rovesciato lo zucchero sul nostro banchetto e l'ho usato per scrivere FUCK COKE. Secondo il mio cervello di novenne, era un dovuto contributo alla guerra contro la Coca Cola. Non ero capitalista nemmeno allora.

Comunque, i miei compagni mi hanno chiesto di andarmene.

IL NEGOZIO DI DISCHI

Volete sapere chi sono gli uomini più tristi sulla faccia della terra? I padri che si fanno espellere dai campi di calcetto dei figli 11enni si posizionano secondi. Ma i primi sono gli uomini tra i 35 e i 40 che lavorano nei negozi di dischi.

Lo so perché ero ero l'unico ragazzino che lavorava in un negozio di dischi insieme a tizi simili. Non facevano assolutamente niente. Stavano lì a usare i loro pietosi due spicci di capitale culturale per lurkare 16enni e sfottere i commessi 14enni che non avevano una collezione di cassette Triffids abbastanza grande.

Pubblicità

Un giorno ho detto per sbaglio al mio "capo" che la sua band sembrava il John Butler Trio se il John Butler Trio avesse avuto un pubblico di 50enni emotivamente rimasti all'infanzia, e se John Butler non sapesse suonare la chitarra.

Per farla breve, mi ha chiesto di andarmene.

L'UOMO DEI BOCCIONI

Avevo 21 anni quando ho accettato un ridicolo lavoro come uomo dei boccioni. Ho visto l'annuncio su Gumtree e ho chiamato il numero sull'inserzione. Mi ha risposto un tizio tedesco che mi ha subito reso edotto sul suo schema di business: avrei venduto alle aziende i suoi sistemi di filtraggio d'acqua (in leasing). Sul lungo termine, costava cinque volte tanto che comprare un filtro con l'acqua. Cosa poteva andare storto?

Ho passato una caldissima giornata (43 gradi) a cercare di truffare la gente del distretto industriale di Perth. Le risposte che ho ricevuto sono state un mix di "vai a farti fottere," "fottiti," e "porta queste stronzate da un'altra parte." Gli unici a firmare sono stati quelli di Scientology e, siamo onesti, a loro potresti vendere qualunque cosa.

A metà giornata, col sole a picco, ho tolto camicia e pantaloni e mi sono steso sotto un albero. Fissando i rami, mi sono fatto una bella pensata sul tema "come cazzo è successo che io sia qui?" Mai sottovalutare la lungimiranza esistenziale che la depressione regala.

Comunque, sono entrato in un pub e non ho mai più risposto alle telefonate del tedesco pazzo.

Pubblicità

STAGISTA

Fare il freelance è una merda. Produci contenuti che contribuiscono a diluire il pensiero già abbastanza diluito della società, parli di gruppi musicali del cazzo, e non ti pagano nemmeno molto. Quando hai una voce nella testa che ti dice "ucciditi" è difficile tirar fuori 350 parole sull'ultimo arrivato del circolo psy-rock.

Ero in prova a un magazine quando il proprietario ha trovato una foto di me con uno strap on nero intento a impiccare un bambolotto (storia lunga). Ha fatto con il dito la lancetta di un contachilometri e ha detto "Tu sei qui" (più o meno 180 km/h) e "Noi ti vogliamo qui" (più o meno 30 km/h).

Mi ha chiesto di andarmene.

ASSISTENTE PERSONALE

Ecco, questa è la volta in cui il mio capo mi ha decisamente fatto incazzare. Potrei scrivere un libro intero su questa cosa. Mi ricordo di me seduto sul sedile passeggero mentre lui va a 10mila all'ora con la colonna sonora del musical che ha prodotto a tutto volume. Mi stava facendo una testa tanta con il fatto che aveva aperto il concerto dei Rolling Stones in Australia nel 1961.

Un secondo dopo, stava fingendo di essere al telefono con il campione di tennis Pat Rafter. Per pranzo, mi ha comprato due gelati. Ricordo di aver cercato di mangiarli abbastanza in fretta per non farli sciogliere.

Alle "riunioni" prendeva appunti sui bicchieri di caffè d'asporto e sui tovagliolini. Ho passato ore a cercare di decifrare cose che sembravano tentativi di riprodurre la dinamica dell'assassinio di Kennedy. Il nostro "prodotto" era un videogame sulla grammatica prodotto dagli ucraini—con un inglese ucraino.

Un giorno mi ha chiamato e chiesto "Dove sei?", io ho risposto, "Sono in America e ci rimarrò per tre mesi quindi… addio?"

Sono solo pochi esempi. Ne ho scritto così per ridere perché, dannazione, non voglio perdere anche questo lavoro (scherzo—no, sono serio). I disturbi mentali—che siano mania, pensieri ossessivi, anedonia, ansia, stress post-traumatico—rendono la capacità lavorativa stabile quanto la salute mentale: io non sono affidabile. La verità è che tenersi un lavoro è dura, soprattutto quando già uscire dal letto la mattina è un gran risultato.

Ma sono fortunato. Essere in disoccupazione in Australia è già abbastanza tremendo quando sei sano. Fallo da depresso, come me, e quelle 12 richieste di impiego a settimana obbligatorie che devi mandare, con le loro 12 risposte negative, ti segnano. E hanno un impatto negativo anche i discorsi sul sostegno per i lavoratori con disabilità. Vedere persone che stanno molto peggio di me e non riescono a ottenere un impiego ha un impatto negativo. Io posso riderne perché ho una famiglia che mi sostiene. Pochi sono così fortunati.

La nostra società butta già un sacco di senso di colpa e vergogna su chi ha disturbi mentali. Unisci questa vergogna a quella di essere giovane, disoccupato e apparentemente "abile", ed eccoti trasformato in un gran casino.

Tagged:lavoro