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Abbiamo chiesto ai Lacuna Coil di mettere in classifica i loro dischi

La band che ha messo l'Italia sulla mappa del metal mondiale compie vent'anni, così abbiamo deciso di ripercorrerne discografia con il cantante e co-fondatore Andrea Ferro.

di Andrea Bosetti
08 novembre 2017, 9:17am

Foto di Alessandro Olgiati, per gentile concessione di Spin Go!

Per strano che possa sembrare, parlando di un gruppo che da noi si esibisce in locali "solo" medio-grandi come il Live di Trezzo, i Lacuna Coil sono senza dubbio la realtà italiana più famosa e di successo del pianeta di tutto il panorama alternativo. Ridendo e scherzando nel 2017 sono passati ufficialmente vent'anni da che Marco Coti Zelati, Cristina Scabbia e Andrea Ferro hanno deciso di abbandonare il nome Ethereal e iniziare l'epopea dei Lacuna Coil; e proprio con Andrea Ferro abbiamo parlato diffusamente di presente, passato e un po' di futuro.

L'occasione dell'intervista è rappresentata dall'uscita celebrativa per questo ventennale, ossia Nothing Stands in Our Way: The Official Illustrated History , un libro "che è più di una monografia". Un oggetto da collezione che testimonia la storia della rock band italiana più internazionale di sempre, con tutte le solite amenità del caso, dalle foto promozionali mai pubblicate al racconto di queste due decadi redatto dalla band stessa. "Un lavorone di archivio" che al momento della nostra telefonata non è ancora nemmeno terminato e che prevederà la (poserissima) possibilità per i fan più hardcore di far serigrafare il libro col proprio nome.

Andrea è particolarmente disponibile e non si sottrae a qualche domanda più provocatoria, come il parallelo tra la carriera dei Lacuna Coil e quello degli In Flames: entrambe le band sono esplose fuori dai confini patri nella prima metà degli anni Zero, conservando a lungo una formazione stabile fino a tempi recenti, ma soprattutto allontanandosi dal genere di riferimento iniziale (il gothic metal per i Lacuna, il death melodico per gli Svedesi) e strizzando l'occhio a sonorità molto più commerciali e orientate al pubblico anglofono più giovane. Se nel caso della mia chiacchierata con Anders Fridén ebbi la sensazione di parlare con una persona in piena crisi di mezza età, con Andrea la sensazione è all'opposto: "Sì, sì, il parallelo ci sta. Sono veramente contento di come si sono integrati i ragazzi, un po' per il fatto che sono più giovani, ma non credo che ci sia mai stata così tanta voglia di fare all'interno della band. Con la vecchia formazione eravamo arrivati ad un punto dove purtroppo durante il tour si iniziava con i 'quand'è che andiamo a casa?' o 'quante tappe abbiamo ancora?', mentre oggi ci è tornata quella voglia di spaccare il mondo, anzi forse ne abbiamo anche più di prima, perché apprezziamo ancora di più la fortuna che abbiamo nel poter fare questa vita".

Tutta questa propositività e questo entusiasmo cozzano decisamente con lo stereotipo della rockstar autocelebrativa, ma Andrea si rivela una persona di estrema umiltà, tanto che riconosce che il gruppo "è qualcosa di più grande di noi. Coppie si sono conosciute grazie ai Lacuna Coil e oggi sono sposate e storie del genere per me sono una gioia superiore a qualunque difficoltà potremo mai incontrare. Dopo tutti questi anni posso mettere le cose in prospettiva e mi rendo conto di tutto quello che abbiamo vissuto e lo apprezzo con una consapevolezza che qualche anno fa non avevo".

Insomma, il cantante dei Lacuna Coil sembra proprio il ragazzo della porta accanto cui i tour mondiali hanno fatto un baffo, e per metterlo un po' in difficoltà gli chiedo di mettere in ordine tutti i dischi della band, a partire da quello, o nel suo caso quelli, che lo convincono meno.

Shallow Life (2009)
Unleashed Memories (2001)

Andrea Ferro: Con Shallow Life provammo a buttarci in una dimensione un po' più rock, che col senno di poi forse non ci apparteneva così tanto, almeno non nella forma in cui l'abbiamo fatto. Prendemmo una deviazione che era giusta solamente in parte. Unleashed Memories, allo stesso modo, è un album un po' incompleto. Sono i due dischi che non sono arrivati dove volevamo che arrivassero. Sono comunque arrivati in qualche modo, perché "Spellbound" è stata la canzone che ha ottenuto i migliori successi in radio di tutto il nostro repertorio. Però non siamo totalmente soddisfatti della strada che abbiamo intrapreso con nessuno dei due. Per Unleashed Memories non eravamo arrivati molto pronti alle registrazioni e abbiamo dovuto lavorare un po' di fretta, quindi ci sono canzoni finite e che ancora oggi trovo molto belle, e altre che sentiamo incomplete, non come volevamo noi.

Broken Crown Halo (2014)

Non è stato un disco di passaggio, ma la sua importanza è quella di essere l'ultimo disco con la formazione "classica". Per realizzarlo siamo anche tornati a lavorare in analogico, tutti i suoni che senti nel disco sono stati lavorati in analogico. Abbiamo speso veramente tanto, tanto tempo a lavorare sui suoni e sulla loro resa. Una bella esperienza, ma non un disco trascendentale, diciamo che è rimasto abbastanza nei nostri canoni, non c'è niente di rivoluzionario al suo interno.

Dark Adrenaline (2012)

Dopo Shallow Life, fu il lavoro che ci riportò in un ambito che sentivamo più nostro, e fu anche il secondo album prodotto da Don Gilmore, il produttore dei primi due dischi dei Linkin Park. Fu un'esperienza che ci servì a rimettere a posto tutte le cose che non erano andate bene prima, e il momento in cui imparammo davvero a scrivere i testi. Don è un grandissimo paroliere, e con lui capimmo come trascinare in una storia la persona che ascolta la canzone. Quel disco è praticamente perfetto, come avremmo voluto che uscisse il precedente, che però andò come andò principalmente perché non ci conoscevamo così bene. Dark Adrenaline ci fece tornare sulla rotta giusta.

In A Reverie (1999)

Il primo vero album, nato dopo gli assestamenti di lineup a seguito del primo EP, creato con quella che sarebbe stata la nostra formazione per più di quindici anni. Un lavoro completamente realizzato in sala prove, in cui ci siamo costruiti come band. Abbiamo dovuto imparare a registrare in analogico e a lavorare senza tutti quei trucchetti tecnologici che usiamo oggi. Fu un po' la nostra prima esperienza consapevole, dopo aver imparato le basi grazie all'EP d'esordio stavolta ci presentammo bene o male sapendo cosa ci aspettava.

Noisey: Qualche episodio in particolare?
Beh, tutto, soprattutto le ore ed ore che passi a riascoltarti per correggere gli errori. Imparammo tantissimo di cosa significasse fare un album, e a convivere. Vivevamo tutti nello stesso appartamentino che la Century Media ci mise a disposizione, arrivammo in furgone dall'Italia con le bottiglie di vino, la pasta e l'olio, come degli immigrati, perché il budget era quello che era. Dormivamo in sei nella stessa stanza, siamo rimasti lì per un mese, poi ci siamo tornati per Unleashed Memories e anche per Comalies, ormai era la nostra seconda casa.

Immagino che dopo tutto questo tempo faccia effetto ripensare a quelle situazioni.
Sì, le ricordo sempre con piacere, anche se era un po' estremo, facevamo tutto da soli e lo spazio era pochissimo. I giorni che non andavamo in studio ci ritrovavamo lì, in periferia a Dortmund, e non è che ci fosse molto da fare, spesso sotto l'acqua, quindi giocavamo a D&D o con la PS1, birra alla mano. Una vita old school.

Delirium (2016)

Un disco di grossi cambiamenti. Avevamo una nuova lineup, anche se l'album era stato composto principalmente da Marco, Cristina e me, quindi ci ritrovammo relativamente in pochi in studio rispetto al solito. Per la prima volta si tratta di un'autoproduzione, perché si è occupato di tutto Marco, e quindi ci siamo presi una serie di responsabilità senza avere un "supervisore". Ancora, ci siamo presentati in una nuova veste, con un sound un po' più estremo rispetto a prima, in cui abbiamo cercato di sfruttare le diverse caratteristiche dei nuovi membri. Ci è servito per far capire alla gente che ci siamo, anche se siamo leggermente diversi. Inevitabilmente, visto che la band è cambiata.

E, inaspettatamente, è anche un disco che ha venduto più del precedente, in un momento storico in cui vendere CD è abbastanza complicato, e ci ha fatto vincere il Metal Hammer Award come miglior band internazionale. Non un premio alla carriera, non un premio a un gruppo vecchio che continua a stare a galla, ma a una band che ha stampato un disco che piace oggi.

Lacuna Coil (1998)

Il nostro primo EP ci permise di fare le prime esperienze, oltre a fruttarci un contratto con Century Media. Durante quel tour per la prima volta la band si spezzò in due e rimanemmo solo io, Marco e Cristina. Quel disco ci fece imparare tante cose e soprattutto fece capire a noi tre che volevamo fare quello.

È interessante come per te siano importantissimi i primi passi che avete mosso, soprattutto in un mondo dove spesso gli artisti guardano alle cose realizzate da giovanissimi con un certo distacco.
Sì, perché aldilà della singola canzone che mi piace di più o di meno qui si tratta dei veri e propri passaggi importanti per il gruppo. Poi spesso gli artisti raccontano che il loro disco migliore è l'ultimo che hanno fatto, ma non è vero. Lacuna Coil era il disco migliore che avremmo potuto fare in quel momento, a quell'età e con quell'esperienza. Non avremmo mai potuto fare Delirium quando abbiamo fatto Comalies, e così via.

Karmacode (2006)

È il nostro disco più venduto di sempre, anche perché l'ultimo uscito in un'epoca in cui ancora i dischi si vendevano. Mi ricordo che all'uscita di "Our Truth" rendemmo disponibile il singolo prima dell'uscita dell'album sulle piattaforme di file sharing per vedere quanta gente l'avrebbe scaricato. Però il file non conteneva la canzone, ma solo del rumore bianco. Quel file però venne scaricato qualcosa come tre milioni di volte in una settimana.

Mi ricordo di questa cosa, su un paio di forum musicali che seguivo se ne parlò.
Sì, ci servì per capire un po' la dimensione di quanto i download avrebbero inciso, anche se bene o male la gente comprava ancora dischi, e Karmacode finì per vendere bene anche in Italia, soprattutto grazie alla cover di "Enjoy The Silence", l'unico nostro pezzo a circolare a tutti i livelli, anche su Radio DJ o MTV Italia, che mai avrebbero fatto girare una canzone metal. Con quella canzone andammo un po' a toccare il circuito mainstream, e per promuovere l'album andammo per la prima volta in Giappone e in Australia. Poi il disco "preferito" non esiste, ma quello più importante per me, per noi e per la nostra carriera è...

Comalies (2002)

Non immediatamente, ma è stato l'album che ci ha fatto esplodere negli Stati Uniti, era il 2004. In Europa stavamo seguendo un percorso normale, la classica crescita di un gruppo che va bene, ma senza particolari picchi. In America invece "Heaven's A Lie" ha scatenato una serie di inviti e partecipazioni, fino ad arrivare all'Ozzfest. Abbiamo ricominciato la promozione del disco dall'altra parte dell'Atlantico e da quel momento il gruppo ha iniziato a giocare in un'altra categoria.

Quindi è un disco che rappresenta per voi una svolta neanche tanto a livello artistico, quando a livello di importanza che la band riveste nell'economia delle vostre vite?
Anche, sicuramente, perché è stato il disco che mi ha permesso di iniziare a vivere di musica, ma non solo. Siamo passati dall'essere il piccolo gruppo gothic metal europeo alla realtà internazionale che suona sui palchi di tutto il mondo. All'inizio il singolo venne trasmesso da una radio di Boston, e di lì a poco era in rotazione su circa duecento emittenti ed MTV ci aveva chiesto il video, per cui per noi fu anche la prima volta in cui registrammo un video professionale. Fu la classica snowball, la piccola palla di neve che inizia a rotolare e si trasforma in valanga di neve gigantesca.

Andrea è uno dei Lord di Aristocrazia Webzine.

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