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Il Giorno dei Morti a Palermo i bambini mangiano ossa. E non è la cosa più strana...

Il 2 novembre a Palermo si mangia tutto il tempo. I bambini caramelle portate dal nonno zombie, gli adulti panini sulle tombe dei cari defunti. Altro che Halloween.

di Alice Sagona
31 ottobre 2017, 9:16am

Foto dell'autrice

A Palermo il giorno dei morti, non è una ricorrenza triste. Il motivo è semplice: il palermitano vive ogni giorno come se dovesse morire domani. Per questa ragione è geneticamente impossibilitato nel programmare azioni che vadano al di là di un arco temporale di due giorni, mangia in modo smodato, ama in modo esagerato e fa del "poi vediamo" il suo mantra salvifico per ogni azione da compiere. La morte è una fedele compagna della vita quotidiana, è presente sempre, nei suoi discorsi e nei suoi pensieri, in famiglia come al bar. La morte viene nominata e cercata continuamente, so che sembra impossibile ma in un certo senso a Palermo la morte viene resa viva, da un lato come pensiero apotropaico per esorcizzarne la paura, dall'altro come salvezza ultima dalla sofferenza di un'esistenza vissuta senza mezze misure.

Il 2 di Novembre – la Festa dei Morti - diventa quindi per ribaltamento, il momento in cui questo singolare rapporto con la nera signora emerge con tutte le sue contraddizioni: il palermitano festeggia il fatto di essere ancora vivo, alla faccia di chi è già morto, con tutto il rispetto per i defunti, pace all'anima loro. Defunti che vengono ricordati con allegria , perché alla fine, anche se ti mancano, almeno loro si stanno riposando. Una visione più vicina alla meritata pensione dal faticoso tram tram di ogni giorno che alla morte nera tout court.

E quindi il due novembre che si fa? Si mangia. Il palermitano per la festa dei morti mangia fino a scoppiare. Mangia tutto ciò che anticamente non poteva permettersi durante il resto dell'anno, quando questa ricorrenza era addirittura più sentita del Natale.

Poi la notte tra l'uno e il due novembre sotto il letto dei bambini si metteva una grattugia per il formaggio, così se durante l'anno avevi fatto il cattivo, il parente defunto veniva a grattarti i piedi.

E con il senso di colpa come la mettiamo? Si sa, in Sicilia comunque il senso di colpa e l'idea del peccato ce lo abbiamo dentro e non lo eliminiamo facilmente. Ecco allora che il palermitano supera se stesso e compie un capolavoro: sono proprio i morti a portare dolci, cioccolato e giocattoli ai bambini. Con la scusa dei bambini, ne approfittano ovviamente anche gli adulti. Detto fatto, tradizione fu.

Ed ecco qui spiegato "U' cannistru" un cesto che veniva messo al centro della tavola la sera prima del 2 novembre, quando i bambini erano a letto, e riempito di bontà di ogni tipo. Intorno al cesto anche qualche giocattolo, portato dal nonno o dallo zio defunto.

La notte fra l'uno e il due era un film horror, i bambini la passavano a letto terrorizzati; primo perché non sapevamo se il parente morto prima di lasciare i doni in cucina magari passava dalla tua stanza per vedere se eri cresciuto, c'era il caso di imbattersi nella versione zombie del nonno. Poi sotto il nostro letto si metteva una grattugia per il formaggio, così se durante l'anno avevi fatto il cattivo, il parente defunto veniva a grattarti i piedi. Orde di bambini insonni e traumatizzati pagano ancora lo scotto di questa tradizione, con salati conti dallo psicoanalista.

I bambini le adorano: le ossa dei morti, biscotti a base di sola farina e zucchero, durissimi e talmente dolci da far venire il diabete.

Dentro "u' cannistru", se avevi superato la notte, trovavi però di tutto. U' cannistru ancora oggi si riempie facendo scorta nella pasticceria di fiducia, al panificio e al mercato come quello di Ballarò, dove la tradizione è ancora molto viva e sentita, e vengono allestiti interi banchi dedicati alla festa. Io sono andata alla Pasticceria Porta Sant'Agata, del signor Cristian Trentacoste e famiglia, una delle più antiche e rinomate di Ballarò.

Frutta Martorana

Nell'U' cannistru c'è innanzitutto la frutta martorana, marzapane dipinto a regola d'arte per somigliare in tutto e per tutto alla frutta fresca ma molto, molto più dolce e profumata, una bontà fatta di mandorle e zucchero, colorate a mano una per una, sono tra i dolci più belli dell'antica tradizione siciliana.

E poi le ossa dei morti, biscotti a base di sola farina e zucchero, durissimi e talmente dolci da far venire il diabete. Bianchi e marroni, riproducono per consistenza e forma pezzettini di ossa dei defunti. Decisamente un gesto macabro, eppure i bambini palermitani li adorano.

E se ti viene fame mentre stai portando i fiori al nonno Peppino? Il palermitano pensa anche a questo.

Un Cannistru dei morti fatto a dovere necessita dei Pupi, anche questi fatti di zucchero: si cola il semolato bianco fuso dentro forme di gesso, si lasciano asciugare le statuette e poi si dipingono con colori sgargianti.

Fino a qualche tempo fa i pupi di zucchero raffiguravano gli unici eroi conosciuti dai bambini siciliani: Orlando Furioso, Angelica e gli altri protagonisti dell'Opera dei Pupi; oggi sono stati sostituiti da più moderni Doraimon, Hello Kitty e super eroi americani. Per ragioni di igiene oggi vengono anche incartati dentro una pellicola trasparente. Il risultato finale è più che mai inquietante. Mostruose teste il più delle volte informi, fanno bella mostra sui banchi della pasticceria e da dietro un velo di plastica guardano con gli occhietti sbilenchi curiosi i clienti.

Nel cesto anche caramelle alla cannella frutta, due fichi secchi, un po' di datteri, che prendiamo al mercato di Ballarò dal signor Gianni Cannatella, che da sempre seleziona solo la frutta migliore per i bimbi più buoni.

Quando i morti sono stati così gentili da portarti dolci e regali, tu bambino palermitano devi andare al cimitero a portagli un fiore. E allora, ecco che il due novembre i cimiteri della città si riempiono: e in questo siamo uguali a tutto il resto d'Italia, o quasi.

E se ti viene fame mentre stai portando i fiori al nonno Peppino? Il palermitano pensa anche a questo. La tradizione prevede di passare dal panificio di riferimento e farsi dare una quantità indefinita di Moffolette, un pane piatto e tondo di grano duro simili da farcire con sarde salate, olio e origano. Io sono andata a farmi consegnare la vera moffoletta dei morti calda calda dalla signora Enza Marino, vedova del signor Pietro, proprietari da oltre cinquant'anni di uno storico panificio nel cuore del mercato.

Moffoletta

Il numero di moffolette da acquistare è pari a sfamare il numero delle persone che compongono la tua famiglia e qualcuna in più, che non si sa mai. Se chiedete a qualche anziana signora vi racconterà che non era inusuale vedere al vecchio cimitero de I Rotoli intere famiglie intente a consumarle vicino le tombe dei propri cari. Alcuni antropologi fanno risalire questa antica usanza ad una prosecuzione in tempi moderni del frigidarium, il banchetto funebre di origine pagana in voga ai tempi dei romani, dove per accompagnare il morto nel viaggio verso l'oltretomba si banchettava insieme a lui per farlo sentire meno solo.

Oggi organizzare pic nic al cimitero è diventato abbastanza inusuale, ma la tradizione della moffoletta rimane e si mangiano prima, dopo (e chissà che qualcuno non continui a farlo anche durante) la visita al cimitero.