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Ho fatto il tour delle migliori pasticcerie di Milano in un giorno solo

Sono andato alla ricerca dei dolci siciliani più buoni di Milano, e non vi nasconderò che sono rimasto abbastanza deluso da alcuni locali molto rinomati.

di Marco Giarratana; foto di Alice Gemignani
07 ottobre 2019, 9:37am

Tutte le foto di Alice Gemignani per Munchies Italia

Il cannolo si riempie sempre sul momento e si mangia nel giro di poco tempo per potere godere della croccantezza della cialda. A chi vi rifila cannoli già pronti dovete dargliele sulle nocche

Sono nato e cresciuto in Sicilia e me la sono svignata dall’isola alla veneranda età di 27 anni. In tutto questo tempo non mi sono mai tirato indietro quando si trattava di onorare la tavola. Un lungo apprendistato che mi ha permesso di comprendere appieno la nobile arte del Kung Fu Mandibolare che mi sono portato dietro, con sommo gaudio, a Milano e in tutta Italia, al servizio di Munchies o in solitario.

Migliori pasticcerie di Milano
Tutte le foto di Alice Gemignani per Munchies Italia

Ma perché questo preambolo? Perché la Cultura te la fai a tavola e da un po’ nutro un grande sospetto. La “critica gastronomica” milanese – per lo più formata da una pletora di gente che mangia gratis e per cui tutto è buonissimo proprio perché gratis – prende abbagli a mai finire. Non le conto nemmeno le volte in cui, mosso dall’entusiasmo di un articolo letto su qualche sito, ho testato locali che non valevano neanche il 10% delle lodi sperticate. Temo che a zonzo, prima di iniziare a scrivere di cibo, si sia fatta poca pratica con la forchetta. Poi, oh, il buono è un concetto relativo e soggettivo, ma ci sono dettagli oggettivi sui quali non c’è molto da discutere: qualità degli ingredienti, cotture e, perché no, grammatica e sintassi del piatto.

Ok, perché quindi sto secondo preambolo? Perché avendo letto recensioni entusiaste e classifiche di qua e di là altrettanto entusiaste su quanto siano supermeravigliosissimi i dolci siciliani a Milano, mi sono detto: perché non vediamo se è tutto vero?

Così, il pomeriggio ho acquistato qualche fialetta di insulina, la sera ho digiunato e il mattino dopo mi sono messo a caccia delle migliori pasticcerie siciliane a Milano testando un solo pezzo per ognuno. Una roulette russa a suon di rutti edulcorati e come va, va. Vediamo se ste papille sicule mi servono a qualcosa.

Alla ricerca delle migliori pasticcerie siciliane di Milano

FRATELLI FRENI

Fratelli Freni Pasticceria Siciliana Milano foto Alice Gemignani Munchies Italia
Cassatina. Fratelli Freni

Quella dei Fratelli Freni in corso Venezia è una pasticceria storica di Milano, fondata nel 1914 da Salvatore Freni, scampato al terremoto del 1908 che mise in ginocchio Messina, sua città natale. L’ubicazione in una zona trés chic riflette un po’ l’aria distaccata e poco incline al sorriso dell’uomo alla cassa che, suppongo, sia uno dei titolari. Il suo sguardo circospetto si posa su di me.

Anch’io guardo con circospezione le Minne di Vergine in vetrina, dolci tipici di Alcamo che nel paesino del trapanese sono belle cicciute mentre queste sono un po’ piallate. Diciamo che le originali sono una terza abbondante, queste una prima. E siccome non voglio iniziare col piede sbagliato, intercetto delle cassatine pret-à-porter di bell’aspetto e ne prendo una. Afferro il bottino e mi apparto quatto quatto al parco Indro Montanelli poco più in là.

Cassatina da mangiare a Milano

Devo dirlo, cassatina pret-à-porter niente male. Tutti gli elementi sono in equilibrio, la pasta al pistacchio ai bordi è compatta, la ricotta di pecora zuccherata senza eccessi – uno dei più grandi difetti della pasticceria sicula, l’abuso di zucchero ovunque – e il pan di spagna alla base inumidito dal rum senza essere zuppo.

Ok, non m’avranno dispensato sorrisi ma per me è pollice su.

Fratelli Freni, via Chiossetto, 5 - Milano

LA SICILIANA

La siciliana pasticceria Milano
La Siciliana. Iris

M’involo così verso est, zona Casoretto, perché lì c’è una delle più blasonate pasticcerie sicule di Milano, antonomasticamente chiamata La Siciliana.

L’ora è un po’ tarda e il bancone è mezzo sguarnito, sono rimaste delle paste, delle brioche – non brosce – e un iris. Cos’è l’iris? È una di quelle iperporcate da foodporn prima che il foodporn fosse sdoganato completamente a caso via hashtag. Si fa a Catania ed è un panino al latte ripieno di crema o cioccolato, prima panato e poi fritto. Un toccasana per il fegato a colazione. Sì, perché a Catania spesso è il primo pasto della giornata. Saluto i dietisti alla lettura.

Conscio del fatto che probabilmente in nessun’altra pasticceria di questo tour a prova di diabete lo troverò, lo prendo. La signorina al banco mi dice che è farcito con ricotta, io avrei preferito crema. Vabbene lo stesso, sista, per lo scoop mi immolo ugualmente.

Iris La-Siciliana

Mi accomodo a un tavolino della piccola sala a ridosso del banco. Il fritto è ben corazzato ma è palese che sia di qualche ora fa, pazienza. Se sul fisiologico deperimento posso soprassedere, un po’ meno posso farlo sula povertà del condimento all’interno. L’iris è noto per l’impossibilità di mangiarlo senza smerdarti, ogni morso è un geiser di crema che schizza. Qui per arrivare al cuore di ricotta di pasta ne devo percorrere. Ciononostante il sapore complessivo si fa apprezzare.

Sospendo l’opinione.

Pasticceria La Siciliana, via Teodosio 85 - Milano

GELATERIA SICILIANA DELL’ISOLA

a’ broscia si mangia cu li manu

Mi fiondo al quartiere Isola verso un’altra Mecca, secondo gli esperti meneghini. La Gelateria Siciliana dell’Isola è rinomata per le sue brosce col tuppo.

Gelateria Siciliana
Gelateria Siciliana

Un neofita potrebbe associare la broscia a una sorta di maritozzo – non ditelo ad alta voce in Sicilia che vi bruciano l’auto – o che sia sinonimo di brioche. No, cioè, sì ma non nel senso milanese del termine. La vostra brioche è il nostro cornetto. La broscia – calco siculo sul termine francese divenuto ormai parola indipendente – muove proprio dalla brioche, ovvero dal dolce da forno destinato alla farcitura. Infatti la broscia si mangia ripiena di gelato (o accanto a un bicchiere di granita ma io preferisco l’imbottitura). E se ha il tuppo, ovvero la pallina all’apice, lo stacchi e lo usi come cucchiaino commestibile. Dopo avervi esposto questo breve tutorial non fatevi mai più portare le posate quando ne ordinate una perché v’ho visto che lo fate in giro, a Milano. Ricordate sempre: a’ broscia si mangia cu li manu. Non abbiate timore di sbrodolarvi, cari miei sporcofobici.

L’ho tirata per le lunghe. La Gelateria Siciliana dell’Isola ha tre punti vendita, uno in via Procaccini, uno in via Melchiorre Gioia, l’altro in via Volturno, che è anche il primo in ordine temporale mai apparso. Vado lì. È un bar stretto e siccome è l’ora della pausa pranzo è preso d’assalto da ingiaccacravattati assetati di caffè post-prandiale (che qui abbinano a un mini cannolo alla ricotta). Se il pezzo forte è la broscia, quindi, voglio la broscia. Me ne faccio farcire una con gelato al pistacchio e setteveli come la torta la cui origine non è palermitana ma ciononostante nel capoluogo siculo è una sorta di totem.

Gelateria Siciliano-pasticcerie-milano-92019-DSC00468

Mi parcheggio su una sedia fuori. Stamattina faceva freschetto, ora mi sudano pure le gengive. Fottuto riscaldamento globale. Mentre mi offro all’obiettivo di Alice che mi indica le pose da assumere per le foto di questo articolo, il gelato inizia a squagliarsi percorrendomi la mano in rivoli appiccicosi.

Gelateria Siciliana

Quando il set à la Man Ray termina posso finalmente addentare sta cazzo di broscia. Che, ecco, è un po’ stopposetta e scarsamente aromatizzata – di solito nell’impasto si aggiungono scorzette di agrumi e anche zafferano – però, viste le colate, non è un male assoluto perché tiene botta senza disfarsi come un biscottino per marmocchi sdentati nel latte. Il gelato però non è entusiasmante, nel pistacchio si sente il pistacchio in quanto frutto e non la pasta aromatizzata verde fosforescdente ma nel complesso non mi pare meriti medaglie al merito. Ne ho mangiate nettamente di migliori.

Gelateria Siciliana dell'Isola, Via Giulio Cesare Procaccini, 54 - Milano

LA DELIZIA

Sul mio taccuino ho annotato La Delizia in via Solari, anch’essa annoverata tra i top di gamma della Trinacria edulcorata emigrata a Milano ma è chiuso. Sono le 14.30 e riapre alle 16. Non posso attendere, saluto tutti e viaggio verso la mia prossima meta.

La Delizia, via Andrea Solari, 41 - Milano

PASSIONE SICILIANA

Che però deve attendere perché all’uscita della metro di Romolo scopro che lì vicino, in viale Cassala, c’è un bar dove fanno cannoli. Si chiama Passione Siciliana, è un fuoriprogramma. Il luogo di per sé non è il massimo, sembra un bar di periferia senza peculiarità. Vedo una cialda di cannolo campeggiare nella vetrinetta e chiedo alla ragazza al banco se me ne farcisce una.

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Passione Siciliana.

Non l’ho scritto, lo scrivo adesso. Il cannolo si riempie sempre sul momento e si mangia nel giro di poco tempo per potere godere della croccantezza della cialda perché la ricotta la inumidisce e dopo 2 o 3 ore vi sembrerà di mangiare un prodotto fatto l’altro ieri nonostante sia fresco di giornata. A chi vi rifila cannoli già pronti dovete dargliele sulle nocche. E le preparazioni della cialda sono innumerevoli: si può usare il vino come il mosto cotto, il cacao come il miele, lo strutto come l’olio di girasole, le cialde non sono mai uguali ed è questo che rende il cannolo interessante e versatile (perché la tradizione dice ricotta ma puoi farlo come cazzo ti pare), il mio preferito nella lunga lista dei dolci siciliani.

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La ragazza torna con questo pistolone traboccante di ricotta. Con una forma strana, strettissima al centro e aperta come due orecchie a sventola sulle punte, la cialda è la cosa migliore del connubio, croccante e dal buon sapore, perché di contro la ricotta è un disastro assoluto. Un vero e proprio bombardamento di zucchero e si sente che è vaccina – di norma si usa quella ovina – e di palese produzione industriale, piatta e senza quelle micro-sfumature che porta in dote solo un prodotto artigianale, con una perenne nota pannosa disdicevole.

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Mi spiace ma non ci siamo.

Nel frattempo, inizio a ruttare come un nano da giardino.

Passione Siciliana, viale Cassala 23 - Milano

PASTICCERIA TURI GIOVANNI

Anche questa pasticceria è decantata. È pressoché un laboratorio con un piccolo bancone senza posti a sedere, ormai è pomeriggio e ci sono pochi pezzi in vetrina.

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Pasticceria Turi Giovanni

Le cialde di cannolo che vedo dentro una cloche di vetro sono molto chiare, segno che nell’impasto non è stato usato né cacao né vino o, comunque, in dosi esigue.

Me ne faccio farcire uno espresso. Sopra solo una spolverata di zucchero a velo, normalmente lo si guarnisce con canditi o granella di pistacchio. Nudo e crudo, assaggio.

Pasticcerie-milano-Cannolo

Stavolta si invertono le parti: la ricotta è di pecora e invero ottima, meno dolce della precedente e ben lavorata e in mezzo ci trovo gocce di cioccolato, è la cialda però a non avere spessore, quasi un biscottino monocorde, distante dalla complessità che ha una scorza come Trinacria comanda.

Il mio apparato digerente, parecchio sotto stress, mi avverte: c’è spazio solo per un ultimo test, dopodiché devo collegare l’hard disk esterno da 10 TeraFat che ho lasciato a casa, in bagno.

Pasticceria Turi Giovanni, Via Bonghi Ruggero, 16 - Milano

AMMU CANNOLI

Ammu Pasticcerie Milano
Ammu.

Un po’ rattristato dagli ultimi assaggi, sulle ali di gorgoglii aerofagici prodromi di una possibile acidità, mi reco presso l’ultima tappa di questo tour ad altissimo tasso glicemico che non ha la pretesa di essere esaustivo. Mancano diversi posti all’appello ma ho un limite gastroenterologico di cui tenere conto. Se avete rimostranze, fatelo voi al posto mio.

Sgattaiolo con l’agilità di un triceratopo appena scongelato dopo 65 milioni di anni di inattività motoria in corso Garibaldi da Ammu. A colpo d’occhio è il più pettinato del lotto (insieme a Fratelli Freni), posto all’ingresso dell’hotel 4 stelle Carlyle Brera.

Ammu cannolo garibaldi

Pensereste che qui si applichino tariffe da scosciacapretto e invece costa meno degli altri. I due cannoli assaggiati prima li ho pagati 3.50 € l’uno, qui 3 € (lo so, lo so, costa più che in Sicilia, vabbene, finitela con sto coro di lamentele ogni volta).

Il servizio è fuori, sotto i portici con un carrettino adibito a bancone. Voglio un cannolo, sperando stavolta di rievocare i sapori della mia terra d’origine. Granella di pistacchio ambo i lati, ciliegina e scorza d’arancio candite. Mi siedo. Il cannolo ha il suo bel peso specifico. Addento.

cannolo milano

Oh, finalmente. Cialda e ricotta di pecora si uniscono qui in un equilibrio perfetto, in un andirivieni di croccantezza e cremosità che reca sollazzi carpiati alle mie papille, piuttosto provate dall’insistente retrogusto dolciastro che ho in bocca da stamattina. La cialda ha una struttura consistente e che regge almeno fino a metà cannolo, la ricotta è edulcorata il giusto per non risultare ributtante. Lo confesso, visto l’hype tipico di tanti locali meneghini, Ammu mi pareva viaggiasse sulla stessa onda del tutto fumo e niente arrosto e invece mi piazza tra le mani il cannolo migliore del lotto.

Sono ancora vivo, niente reflusso sebbene sia provato, anche stavolta San Gastro, il protettore delle mie digestioni, ha vegliato su di me.

Salutammu.

Ammu, Corso Magenta, 32 | Corso di Porta Romana, 44 | Corso Garibaldi, 84 | Via Broletto, 16 (Milano)

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