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Le terribili domande alle studentesse americane di Firenze

"Lei trova affascinanti, sexy gli uomini che indossano una divisa?" "Aveva la biancheria intima?" "Lei ha bevuto dopo che i carabinieri sono andati via?"

di Redazione
14 febbraio 2018, 12:49pm

Un momento dell'intervento dei carabinieri accusati fuori dalla discoteca Flo' di Firenze. Grab via Quarto Grado.

A settembre del 2017, due carabinieri di Firenze sono stati accusati di aver stuprato due studentesse americane di 20 e 21 anni. Secondo la ricostruzione, le due avevano passato la serata di mercoledì 6 nella discoteca Flo’, e all’uscita avevano chiesto informazioni agli agenti, presenti sul posto per sedare una rissa.

I militari si erano poi offerti di accompagnarle con l’auto di servizio a casa, dove le avrebbero violentate. Per i due, il rapporto sarebbe stato “consensuale”.

Al di là delle notizie false—la presunta “assicurazione antistupro” stipulata dalle studentesse, i dati sulle denunce “inventate”—l’atteggiamento generale della stampa ha lasciato fin da subito campo libero, come ricostruito da Giulia Siviero sul Post, a “insinuazioni, colpevolizzazione, [...] l’insistenza sul fatto che le due ragazze avessero bevuto e fumato, mentre [i carabinieri] sono stati descritti come ‘esperti’ o ‘bravi ragazzi’.” L’avvocato di uno dei due si è spinto a dichiarare che “Pietro [Costa] è un bel ragazzo, non ha bisogno di stuprare nessuno.”

Il 23 novembre del 2017 si è tenuto l’incidente probatorio in un’aula bunker del tribunale di Firenze; per ben 12 ore ore, le studentesse sono state sottoposte a un fuoco di fila da parte dei legali dei militari. Già all’epoca, gli avvocati delle due donne avevano riferito di “momenti drammatici e di sofferenza” durante le deposizioni. “Per le ragazze è stata una giornata sfiancante che non mi sarei mai aspettato di verificare,” ha detto Gabriele Zanobini.

Oggi, a diversi mesi dall’inizio del procedimento, Antonella Mollica del Corriere della Sera ha pubblicato uno stralcio dei verbali di quel giorno, riportando alcune delle oltre 250 domande preparate dalla difesa dei carabinieri. Molto non state fortunatamente ammesse dal giudice, e a leggerle si capisce perfettamente il perché.

L’avvocato di un carabiniere, ad esempio, ha chiesto a una delle due se “non ha lottato fisicamente,” perché “volevo sapere se Camuffo [il cognome dell’altro indagato] ha esercitato violenza,” spingendo il giudice a controbattere: “che brutta domanda avvocato. Sono domande che si possono e si devono evitare nei limiti del possibile, perché c'è un accanimento che non è terapeutico in questo caso... Non bisogna mai andare oltre certi limiti.”

Diverse domande puntano a screditare il racconto delle vittime, o a insinuare che fossero attratte dalla divisa:

Avvocato: “Lei trova affascinanti, sexy gli uomini che indossano una divisa?”

Giudice: “Inammissibile, le abitudini personali, gli orientamenti sessuali non possono essere oggetto di deposizione.”

Avvocato: “Lei indossava solo i pantaloni quella sera? Aveva la biancheria intima?” (Domanda non ammessa.)

Avvocato: “In casa avevate bevande alcoliche? Lei ha bevuto dopo che i carabinieri sono andati via?”

Giudice: “Non l'ammetto, non torno indietro di 50 anni.”

Un avvocato prova a informarsi su una visita medica fatta da una delle due studentesse:

Avvocato: “La ragazza si è sottoposta a una visita ginecologica sulle malattie virali. Possiamo sapere l'esito di questa visita?”

Giudice: “Sta scherzando avvocato? Questo attiene alla sfera intima non è ammesso questo genere di domande. Ripeto: non torno indietro di 50 anni.”


La difesa rivolge anche domande sulla vita personale delle ragazze:

Avvocato: “È stata arrestata dalla polizia negli Stati Uniti? Ha precedenti penali?”

Giudice: “Domanda non ammessa. Non si può screditare un teste sul piano della reputazione, lo si può fare sul contenuto delle dichiarazioni.”


E poi c’è quella che probabilmente è la domanda peggiore del lotto, in cui un avvocato chiede: “Cosa diceva esattamente la sua amica quando urlava? Erano urla di parole o semplicemente urla di dolore?” La risposta del giudice è perentoria: “No, fermiamoci qui, il sadismo non è consentito.”

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