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guerra e conflitti

Cosa ho imparato su Al Qaeda analizzando le registrazioni segrete di Bin Laden

L'uomo che ha ascoltato circa 1500 nastri ritrovati nella casa del leader di Al Qaeda racconta le sorprendenti scoperte fatte durante lo studio.
30.9.15
Photo par Flagg Miller

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Nei mesi successivi al dicembre 2001, dopo la cacciata dei talebani locali, i network televisivi americani installarono postazioni di trasmissione nella città afghana di Kandahar per poter seguire e raccontare la guerra da vicino.

Nelle stanze impolverate di uno studio di registrazione della zona, un collaboratore della CNN si imbatté in un archivio straordinario: una collezione di circa 1,500 audiocassette trovate nell'abitazione di Osama Bin Laden, in cui il fondatore di Al Qaeda aveva vissuto dal 1997 al 2001, nel periodo d'oro dell'organizzazione terroristica.

La famiglia afghana che aveva trovato i nastri, in seguito al saccheggio della casa, aveva intenzione di utilizzarli per registrare brani di musica pop in pashtu—la lingua locale. Ma la CNN scombinò il piano, facendo un'offerta in contanti per acquisire l'intera collezione.

L'FBI ispezionò la collezione, rifiutando però di prendersene carico. Nella grande maggioranza delle cassette si sentono le voci di personaggi che, sebbene siano predicatori ed estremisti islamici noti nel mondo arabo, non sono affiliati ad Al Qaeda. Alcune registrazioni risalgono agli anni '60 e sono state ritenute di maggior interesse per gli storici che per gli analisti dell'intelligence.

Non potendo usare le videocassette, la CNN decise dunque di consegnarle ad alcuni ricercatori e accademici di Yale e Williams College.

Proprio in quel periodo, fui assunto a lavorare nell'archivio come ricercatore. In quanto antropologo linguistico, avevo già trascorso diversi anni a studiare discorsi politici, la cultura islamica e la tecnologia delle audiocassette in Yemen, la terra di origine di Bin Laden.

Dieci anni più tardi ho scritto un libro che vuole porre l'attenzione su alcuni di questi nastri. L'intenzione è quella di riesaminare le origini, lo sviluppo e l'ideologia di Al Qaeda prima dell'11 settembre. Al centro del mio lavoro ci sono poco più di una dozzina di discorsi, pronunciati da Bin Laden tra la fine degli anni '80 e il 2001, e finora mai tradotti.

L'autore durante il processo di catalogazione delle cassette - Williams College, 2003.

Che cosa rivelano questi nastri di Bin Laden e di Al Qaeda? Ecco alcune scoperte sorprendenti.

Innanzitutto, Bin Laden non era un leader di Al Qaeda ai suoi albori—l'organizzazione, addirittura, cercò di relegarlo ai margini. L'Al Qaeda spesso rievocata dalle intelligence occidentali si riferiva originariamente a un campo di addestramento situato nell'Afghanistan Orientale e chiamato Al-Faruq. Istituito alla fine degli anni '80, il campo era amministrato da miliziani egiziani e nordafricani con la speranza di rovesciare i regimi che dominavano il mondo islamico.

Questi leader nutrivano sospetti sulle referenze e le disponibilità economiche saudite di Bin Laden, dato che il sostegno dell'Arabia Saudita aveva delle condizioni: il divieto di far giungere la rivoluzione fino a quel paese. La mia analisi della raccolta evidenzia una clausola della carta costitutiva di Al Qaeda sui cui si era finora sorvolato: "Né il comandante delle guardie né i suoi colleghi possono provenire da uno stato del Golfo o dallo Yemen." Impossibilitato ad assumere le sue guardie del corpo di fiducia, poiché saudite e yemenite, Bin Laden dovette cercare sostegno e promuovere i suoi servizi al di là del mondo islamico.

In secondo luogo, anche se tradizionalmente Al Qaeda si distingue dagli altri gruppi terroristici per il suo inequivocabile interesse ad attaccare l'Occidente e gli Stati Uniti, i capi supremi dell'organizzazione avevano assegnato la priorità a una moltitudine di nemici—primi tra tutti, i leader autoritari del mondo arabo. I discorsi di Bin Laden risalenti al 1993 non parlano di attività militari contro gli Stati Uniti, nonostante una coalizione guidata degli Stati Uniti fosse presente nella sua terra da almeno tre anni.

Bin Laden non ha dubbi sul fatto che l'Arabia Saudita sia occupata: "Lo scetticismo ha circondato la Terra dei Due Santuari Sacri [la Mecca e Medina] come un braccialetto attorcigliato intorno al polso. Chiediamo a Dio di liberare i musulmani ovunque essi si trovino, e di proteggere i nostri Due Santuari Sacri."

Eppure il suo discorso procede riversando rabbia sui musulmani stessi: "Dal vostro est vengono i 'negazionisti' sciiti… E poi ci sono quelli comprensivi con loro, che voltano le spalle agli oppressi. Ascoltate le trasmissioni dei media se volete. I loro slogan sono: 'Una comunità araba con un messaggio immortale: Unità, Libertà, Socialismo!"

Negli anni seguenti Bin Laden attenuò la retorica sullo scontro interno, specialmente quando si rivolgeva al pubblico globale delle televisioni. La visione di un'unica rete di terrore pan-islamica prese il sopravvento su quella di divisione interna.

Una cassetta su cui si legge, in arabo, Le Crociate/ Sheikh Osama Bin Laden

Il terzo punto enunciato nel libro è che la nota "Dichiarazione di Guerra contro gli Stati Uniti" pronunciata da Bin Laden nel 1996 non era né una dichiarazione, né una chiamata alle armi. Queste etichette furono applicate da giornalisti e traduttori occidentali, nel tentativo di attirare l'attenzione sulla crescente rabbia araba scatenata dagli effetti devastanti che le sanzioni imposte a Saddam Hussein stavano avendo sulla popolazione irachena.

Composto da 15 poemi spesso condensati o omessi nelle traduzioni in inglese, il discorso lancia una missiva alla monarchia saudita, prospettando un'insurrezione militare nel caso in cui la suddetta monarchia continui a sacrificare i valori culturali arabi e islamici a favore del secolarismo occidentale.

Gli analisti di sicurezza americani ignorarono le informazioni sulle sue condizioni d'isolamento e povertà, e questo fece capire a Bin Laden che alimentare i timori occidentali avrebbe giocato a suo favore.

In arabo la parola Al Qaeda significa "base" o "controllo". Nelle videocassette gli oratori utilizzano solo una volta il termine con il significato attribuitogli oggigiorno: quello, cioè, di organizzazione globale di jihadisti capeggiata da Bin Laden e impegnata nella lotta contro gli Stati Uniti. Questa descrizione venne a galla nel marzo 2001, molto dopo che il concetto era stato adottato e amplificato dal mondo occidentale.

In moltissime altre occasioni il termine Al Qaeda viene impiegato in sermoni e lezioni che trattano dei precetti base nei campi dell'etica, teologia, legge e linguistica dell'Islam. La fiducia nel consenso accademico è fondamentale, ma allo stesso tempo la necessità di rendere omaggio a tradizioni radicate complica gli ideali dei militanti che si concentrano sui capisaldi dell'estremismo e che, come Bin Laden, provano a indirizzare i seguaci verso la battaglia contro il mondo occidentale.

Le videocassette della collezione mostrano come l'interpretazione di Al Qaeda abbia dato spazio, più che a punti di accordo, a dissensi e polemiche. Ciò è ancora più vero se prendiamo in considerazione che la maggior parte delle vittime di Al Qaeda, sia prima che dopo l'11 settembre, erano musulmani che vivevano lontani dall'Occidente.

Qualsiasi lettura dell'ideologia, degli obiettivi e delle strategie di Al Qaeda non deve dimenticare che le sue radici affondano nel mondo arabo. Trascurare questo contesto a favore della minaccia jihadista di Al Qaeda vuol dire rischiare di dare all'organizzazione una coerenza, e di conseguenza un'influenza, che non merita.

Flagg Miller è l'autore di The Audacious Ascetic: What the Bin Laden Tapes Reveal About Al-Qa'ida.

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