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La polizia colombiana ha catturato La Lumaca, il "nuovo El Chapo" del narcotraffico peruviano

Gerson Gálvez Calle - meglio noto come "La Lumaca" Snail - era sospettato di essere il capo dei Barrio King, gruppo criminale dedito al narcotraffico tra Messico e Europa.
03 maggio 2016, 9:25am
Photo de Leonardo Munoz/EPA

Sabato scorso, in Colombia, è stato arrestato il boss peruviano Gerson Gálvez Calle, meglio conosciuto anche come "Caracol," o "La Lumaca."

Le autorità colombiane hanno pubblicato un video nel quale il capo dell'organizzazione criminale "Barrio King" veniva condotto con la forza davanti a una folla di giornalisti, e spinto dentro l'aereo che l'avrebbe estradato in Perù, suo paese d'origine.

Dopo l'atterraggio, i militari lo hanno scortato davanti ai media locali mentre indossava un grembiule con su scritto - a grandi caratteri gialli - "Arrestato dalla polizia."

Sia le autorità colombiane che quelle peruviane hanno espresso viva soddisfazione per l'arresto, che definiscono un importantissimo risultato contro il narcotraffico sudamericano.

"Polizia e giustizia hanno braccia lunghe," ha spiegato ai giornalisti il ministro degli Interni peruviano José Luis Pérez. "Non esiste criminale in grado di liberarsi della Polizia Nazionale, che si trovi nel nostro paese o altrove."

Secondo quanto riferito dal ministro della Difesa colombiano, il boss - definito "il più ricercato narcotrafficante peruviano" - sarebbe stato arrestato sabato scorso 30 aprile nella città di Medellin, mentre si trovava in un centro commerciale a nord della città.

Le autorità erano a corrente dei suoi spostamenti: pare infatti sia stato inizialmente intercettato in un appartamento di lusso che aveva probabilmente affittato per stare più vicino alla sua ragazza venezuelana, che si era trasferita a Medellin qualche mese prima.

"È un grande successo contro il crimine transnazionale," ha spiegato il generale Jorge Hernando Nieto, direttore della polizia colombiana.

Caracol era ricercato dal 2014, ossia da quando è stato rilasciato da una prigione in Perù - tra le proteste - dopo aver scontato 12 dei 15 anni per omicidio, rapina e narcotraffico.

Le autorità della prigione avevano infatti disposto che la pena venisse ridotta a causa del sovraffollamento carcerario peruviano, malgrado appena poche ore dopo il suo rilascio, i pubblici ministeri avessero chiesto che Caracol rimanesse in arresto per nuove accuse per traffico di stupefacenti. Il direttore della prigione, Julio Magàn, ha poi spiegato che PM e polizia avevano commesso un grave errore notificando queste nuove accuse a Caracol, che ha poi fatto perdere le sue tracce appena ha potuto.

Molti, comunque, sospettano che la prematura scarceazione di Caracol sia stata frutto di corruzione. Intanto, il Perù ha offerto circa 150mila dollari per la sua ricattura, e coinvolto l'Interpol nelle ricerche.

Leggi anche: Il boom del traffico di cocaina sta trasformando il Perù in un narco-stato

Secondo le Nazioni Unite, il Perù sarebbe attualmente il secondo più grande produttore di cocaina al mondo dopo la Colombia: si stima che nel 2014 il paese contasse su circa 43mila ettari di piantagioni di coca, più del doppio di quelle della Bolivia — il terzo paese produttore al mondo.

Si sospetta che i Barrio King fossero dietro il trasporto di cocaina - per un valore di milioni di dollari - che da Callao, il principale porto del Perù, si spostava verso il Messico e l'Europa. Inoltre, è il gruppo è ritenuto responsabile del bagno di sangue che ha portato alla morte di 140 persone nella stessa città, lo scorso anno.

Secondo fonti di polizia, l'obiettivo di Caracol era portare i Barrio King nel primo "vero cartello" del Perù in grado di competere con i gruppi messicani — anche per questo, i media peruviani continuano a definirlo il nuovo "el Chapo."

Caracol, tuttavia, non sembra essere pronto a interpretare la parte: trascinato dalle autorità peruviane di fronte a macchine fotografiche e telecamere, pare abbia detto qualcosa come "Ho il diritto di essere ritenuto innocente."


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