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fumetti

Le illustrazioni di Tony Cheung continuano a farci impazzire

Dalla Cina, le immagini provocatorie di Tony Cheung tornano a Roma per l'Outdoor, il festival dedicato alla cultura metropolitana.

di Antonella Di Biase
24 aprile 2018, 10:01am

Tutte le illustrazioni di Tony Cheung per gentile concessione di Outdoor.

Outdoor è il più grande festival italiano dedicato alla cultura metropolitana. Si tiene a Roma fino al 12 maggio 2018, negli spazi del Mattatoio di Testaccio, con mostre, musica e conferenze che quest'anno ruotano intorno al tema del patrimonio culturale. Tra gli artisti in mostra ci sarà anche Tony Cheung , e noi lo abbiamo intervistato in occasione della partnership tra Outdoor e VICE—che culminerà il 4 maggio con la proiezione del documentario The last man of Mahana.

Tony Cheung è un giovane illustratore cinese il cui destino sembra legato indissolubilmente alla città di Roma: nel 2013 è a Roma che ha esposto per la prima volta in assoluto fuori dalla Cina, l’autunno scorso è tornato per la sua prima personale e a fine 2017 Calcutta ha usato una sua illustrazione come immagine per "Orgasmo." Ora, e fino al 14 maggio, le sue opere saranno in mostra all'Outdoor Festival, insieme a quelle di altri artisti come Wasted Rita, Scorpion Dagger e Biancoshock.

L’immaginario di Cheung fa capo a un’estetica ben bilanciata tra tradizione cinese e fumetto occidentale, che ha spesso come protagoniste liceali in gonnella torturate o sottoposte a una qualche forma di sottomissione. La chiara sensazione che si ha nel guardarle, però, è che l’intento da cui scaturiscono vada molto oltre il sadismo o l’idea di ottenere successo facile attraverso un'arte provocatoria. Forse è perché si tratta di un artista cinese, che immaginiamo avere la necessità di veicolare un messaggio politico. O forse è soltanto perché è un illustratore molto bravo.

Per saperne di più sul suo lavoro, gli abbiamo fatto qualche domanda.

VICE: La tua prima volta in Italia è stata quattro anni fa al Crack! Festival. Era la tua prima mostra fuori dalla Cina. Cosa è cambiato nella tua vita di artista, da allora?
Tony Cheung: Ottima domanda. Il Crack! è stato il primo festival di arte underground a cui ho partecipato, e Roma è la prima città straniera che ho visitato in vita mia. Puoi immaginare che effetto mi abbia fatto tutto questo, all’epoca. È stato dopo questa esperienza che ho deciso di diventare davvero un artista.

Prima di allora immaginavo l’arte come una prerogativa dell’upper class, invece poi ho iniziato a disegnare e dipingere in ogni situazione, e a credere sempre di più nelle mie capacità e nel mio stile.

Il tuo stile si avvicina alla tradizione cinese, ma allo stesso tempo è estremamente pop, ha un respiro internazionale. Come combini questi due aspetti? Il rapporto con la tradizione è parte del messaggio che vuoi trasmettere?
Il mio primo tentativo di disegnare cose del genere è stato quasi casuale. Ero molto influenzato dal lavoro di alcuni artisti cinesi e giapponesi. Entrambi i paesi stanno affrontando problemi molto simili, tra cui la tensione tra passato e presente. Temi come l’identità e la modernità li trovo sempre affascinanti. A partire dall’apertura che è avvenuta in Cina negli anni Ottanta, lo sviluppo e la modernizzazione sono diventati la direzione da prendere. Ma oggi molti intellettuali mettono in guardia su ciò che abbiamo sacrificato in nome dell’industrializzazione, quindi ho provato a mettere questi pensieri dentro i miei lavori.

Per quanto riguarda il versante pop, penso che nessuno possa scappare dalla cultura americana, perché è il grande simbolo della modernizzazione. La nostra vita quotidiana è piena di film americani, musica pop e cibo-spazzatura. E a quanto pare questi elementi nutrono anche la mia arte. Tutti i personaggi che ho creato mangiano patatine e inneggiano al patriottismo e al materialismo. Ci rappresentano, sono molto semplici da manipolare e obbediscono a qualcosa di più grande di loro.

Questi stessi personaggi sono soprattutto donne. Perché?
Le donne sono l’immagine principale della macchina capitalista. Credo che questo tipo di consapevolezza sulla condizione femminile mi abbia portato a disegnare donne in modo piacente ma non sessuale. Sembrerebbe contraddittorio, no?

La parte divertente del mio lavoro è la pura forma estetica: i bei colori, i corpi vellutati e dalle forme perfette, la giovane età (un’altra caratteristica considerata generalmente bella). Ma tutte le protagoniste hanno dei bulbi oculari strambi (o non ne hanno per nulla), e fanno cose estremamente strane che potrebbero disturbare il lettore. Ma è questo che voglio, la reazione spiacevole.

Tutto questo contribuisce a costruire la wonderland che desidero rappresentare, una miniatura della nostra società caotica.

Tornando un attimo alle tue origini: la Cina è famosa per la sua censura. In questo contesto hai incontrato delle difficoltà nella diffusione della tua arte per così dire ‘provocatoria’? La censura esiste in molte nazioni, l’unica differenza è nel livello di monitoraggio. Il caso Snowden negli USA e la questione Cambridge Analytica hanno rivelato che stiamo vivendo in un periodo in cui i tuoi diritti civili possono essere estorti senza alcun problema. I Big Data, presi tutti insieme, hanno un grosso potere, e possono essere molto pericolosi.

Non so quanto la mia arte sia ‘provocatoria’ e possa essere accettata. Ma così come i film, i romanzi e la musica, l’arte troverà sempre un suo pubblico, anche se è costretta a combattere contro il denaro, il potere e l’ignoranza. Per me, la cosa più importante è dare ascolto ai miei sentimenti e trovare un equilibrio.

Come definiresti la scena artistica cinese a cui appartieni? La necessità di trasmettere un messaggio politico è molto diffusa?
Si tratta di una questione molto complicata, non posso trarre delle conclusioni generali, ma forse posso condividere delle esperienze personali. Ultimamente in Cina l’interesse per l’arte è cresciuto molto, anche dal punto di vista economico. Molte gallerie e organizzazioni hanno attirato a Pechino artisti talentuosi. E il mercato sta esplodendo insieme alla classe media.

Quando parli di arte contemporanea, film e musica, il presente è molto meno interessante se paragonato agli anni Ottanta e Novanta.

Detto ciò, ho molti amici che stanno realizzando fanzine e fumetti indipendenti, video sperimentali e musica. E in posti come Guangzhou e Shanghai stanno nascendo sempre nuove realtà artistiche. Mi sento molto felice e privilegiato per essere parte di questa realtà che promuove la cultura underground. Questo settembre ci sarà la seconda edizione del Singularity Festival, il primo festival di arte della mia città che ho creato dopo la mia esperienza a Roma, e stiamo cercando di metterlo in connessione con altre realtà europee. Una grossa sfida da entrambe le parti, ma anche una grossa spinta motivazionale per il nostro lavoro.

Per sapere di più sul festival, segui Outdoor su Facebook e Instagram. Vai sul sito per la programmazione completa. Sotto, altre illustrazioni di Tony.