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Ho provato a divertirmi al Jova Beach Party

Ho passato una giornata sotto il sole con migliaia di fan di Jovanotti e prima che mi venisse un'insolazione ho fatto in tempo a interrogarli su lavoro gratuito, ambientalismo e cumbia.

di Patrizio Ruviglioni; foto di Maria Giulia Trombini
22 luglio 2019, 10:28am

Il benvenuto alla data di Cerveteri del Jova Beach Party lo dà una scritta appena fuori dalla zona del live: "No lavoro gratuito". Un'allucinazione? No, un riferimento al fatto che, come riporta Jacobin, ai concerti in spiaggia di Jovanotti lavorano volontari che scambiano 16 ore del loro tempo in cambio di due pasti e un gadget. E che tutto è partito proprio da un volantino rilasciato dal comune di Cerveteri, la tappa a cui mi trovo. Nel dubbio, comunque, anch'io mi sento un po' martire sotto il sole: sono le 15, sono in carovana per le strade afose e blindate del lido insieme a migliaia di persone e questo festival mi sa già un po' di tour de force.

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Benvenuti al Jova Beach Party!

Oltre alle polemiche sul volontariato ci sono quelle di Legambiente e di Reinhold Messner sull'effettivo impatto ambientale dell'evento—che, va comunque detto, è organizzato insieme al WWF. E insomma, mentre io e la mia amica Maria Giulia passiamo i tornelli penso che dovrò chiedere ai fan se almeno a loro interessa qualcosa di questa storiaccia. All'ingresso vero e proprio, un arco color arcobaleno, ne incontriamo già tantissimi: si scattano foto che neanche alla Torre di Pisa. Io per folclore decido di emularli, ma con risultati deludenti.

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L'autore indica il cielo.

Entriamo che i primi ospiti, gli Ackeejuice Rockers, stanno per finire ma ci troviamo subito davanti nientepopodimeno che il Jova, che si prodiga in presentazioni di rito. È vestito in maniera eccentrica e ha un panama enorme in testa. Più tardi uscirà con dei pantaloni argentati. E poi un cappello da capitano. Ormai il suo personaggio è questo: ossessione per l'AFRICA (rigorosamente in caps), aria da capopopolo ma stravagante perché comunque le uniformi no, una specie di Willy Wonka del pop italiano. Tutto inclusivo, positivo, a metà fra il santone e il domatore di circo. Sul palco si toglie subito sassolini dalle tasche scarpe: "Questo è un evento organizzato con il WWF. Ambientalisti coi fatti, mica con le chiacchiere".

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Ci sono tre palchi al Jova Beach Party, dice il Jova. Quello su cui si trova, lo SBAM! e il Kon-Tiki—"un palco dedicato alla ricerca dell'inutile, che è bellissima", dice. E se lo dice lui gli crediamo, ma dispiace un po' per le band che ci suonano sopra, che magari un po' di utilità la cercano con la loro musica. E poi: "Il Jova Beach Party nasce dalla follia. Ma nulla di grande è mai stato fatto senza follia". Bene: sono le 16, fa un caldo allucinante e probabilmente l'unica follia è la nostra che abbiamo scelto di venire a ballare così presto.

Attaccano Devon & Jah Brothers, un gruppo reggae di Rimini, ma visto che siamo a un "Beach party" e la fila all'ingresso ci ha provati andiamo nella parte di spiaggia riservata per il bagno. La situazione è da vacanza fantozziana: il lembo di sabbia è minuscolo, sovraffollato all'inverosimile e a fatica si trova un angolo per lasciare il proprio zainetto. Proprio come nelle migliori spiagge libere dello Stivale.

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La spiaggia del Jova Beach Party di Cerveteri

Individuiamo uno spiraglio, ci tuffiamo e iniziamo a conoscere i nostri compagni d'avventura. Chiara, Roberta e Matilde lo dicono subito: "Siamo venute per Jovanotti, del resto non ci importa granché. Questa musica è piacevole come sottofondo, ma poco altro". Poi chiedo del volontariato, se la storia le ha turbate, cose così. Loro non hanno "seguito la vicenda". Mi sa che, a un concerto pop come questo, la questione dei volontari non è granché popolare.

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Chiara, Roberta e Matilde

La conferma arriva dopo. Simone, qui per accompagnare la fidanzata, è uno dei "curiosi": "Una delle mie band preferite sono gli Afterhours, anche se Jova non mi dispiace", mi dice, ma sul volontariato nicchia. Facciamo un altro giro sulla questione, mentre ci dirigiamo verso 'sto famigerato Kon-tiki stage in slalom fra asciugamani e persone, e il risultato è lo stesso: nessuno tra gli spettatori sentiti pare interessato alla vicenda.

Soprassediamo per sfinimento, anche perché Lorenzo ha raggiunto i Devon & Jah Brothers per una jam. La sua presenza risveglia le folle e neanche i più disinteressati resistono al richiamo. Gli unici a non muoversi sono i duri e puri, asserragliati sotto il palco principale dove il Capo si esibirà alle 20:30: per loro la festa rimarrà un sottofondo. Carina la performance, anche se quando il Jova torna nel backstage la situazione è la stessa di prima: atmosfera rilassata, volume non altissimo e non troppi spettatori a seguire. Pure perché il Kon-Tiki stage è in mezzo al nulla e sotto il sole: non è facile sopravvivergli.

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La jam del Jova

Il mood, almeno in queste prime ore, è chiaro: complice l'afa regna un velato disinteresse, con le coscienze risvegliate solo dalle sortite di Lorenzo puntuali anche con gli ospiti successivi. Lui qui è nel suo mondo, una specie di Dio fra adepti devoti al suo merchandising, come ci ricorda una enorme riproduzione della preistorica Venere di Willendorf che torreggia sulle nostre teste assolate.

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Mitomania a parte il villaggio è ben costruito, anche se non troppo originale: oltre a una vastissima area food, il resto è in mano a stand di sponsor come in ogni grandi festival che si rispetti. Corona si presenta con una scultura di un'onda del mare composta da bottiglie di plastica per denunciare la presenza di plastica nelle nostre acque. Teoricamente sarebbe un'installazione di cui non c'è da ridere, eppure c'è chi ci si fa i selfie. Ah, il dark tourism.

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"Franco, sorridi e dì 'oceani inquinati!'"

Il leitmotiv di ogni angolo del festival—se non fosse ancora chiaro—è l'ambientalismo o, comunque, uno spirito propositivo segnato da quel politically correct tipicamente jovanottiano. Il pubblico è composto da millennial, rigorosamente "fan di Jovanotti" e rigorosamente vestiti da spiaggia.

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Il pubblico del Jova Beach Party

In pochi, mi dicono, frequentano feste al mare diverse da un aperitivo domenicale. Quando ci mettiamo in fila per i token—la moneta interna di praticamente ogni festival, e anche del Jova Beach—abbiamo la conferma che non si tratta di habitué da eventi simili. "Ma se a fine serata mi avanzano dei token che posso fare?", domanda allo staff il tipo davanti a me. "Niente, non sono rimborsabili". "Ah. Che sòla", mugugna andandosene. Saggio le abitudini dei fan anche con Giuseppe, a cui chiedo se frequenta festival. "Sì, ne ho fatti tantissimi. Uno di quelli a cui mi sono divertito di più è il Festivalbar". Forse mi sono spiegato male io.

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Giuseppe, al centro, e i suoi amici

Sono quasi le 18, fa un caldo impressionante e siamo a rischio insolazione. Oggettivamente non è facile proseguire se non si è animati dal sacro fuoco del Cherubini. Scopriamo così le "zone ombra", le cui promesse sono un mezzo bluff: sono piccole e ovviamente pienissime. Lì comunque conosciamo Elena e Martina, due ragazze in cerca di riparo: "È una bella faticaccia, però se sei fan di Jovanotti fai il sacrificio". Ecco: una questione privata da fan, diciamo. Qualche metro più in là, a proposito di fan, incontriamo uno che a occhio e croce è tipo il sosia di Jovanotti.

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Lui se la gode e non teme il sole, al contrario di chi improvvisa zone d'ombra lungo un bel muretto.

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Le zone d'ombra improvvisate

Nel frattempo i musicisti si susseguono e, dopo aver fatto una doccia, mi ricordo che in fondo sono qua a fare il reporter e mi metto a ballare. L'atmosfera è ancora quella: Jovanotti appare e scompare, scherza, presenta gli ospiti, improvvisa con loro. Lancia video-messaggi pro-ambiente, sia suoi ("Dobbiamo lasciare questo posto meglio di com'era prima") che di italiani eccellenti. Ne arriva uno di Renzo Piano: "Il bello di costruire castelli di sabbia". Se solo ci fosse spazio sulla spiaggia, giuro, ne faremmo uno adesso.

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Il pubblico del Jova Beach Party

Mentre mi scuoto sotto il sole, mi ricordo che come in ogni data anche stasera ci sarà un ospite a sorpresa. Quindi scrollo un pochetto e scopro che sarà Gianni Morandi. Un po' deluso, dato che avrei preferito er fijo, chiedo un po' in giro che cosa ne pensa la gente. Approccio tre ragazze che stanno effettivamente ballando da ore. Sono Asia e le sue amiche. Mi raccontano di essersi divertite soprattutto perché "qui c'è ogni tipo di musica", ma per l'ospite speravano in meglio. Mi dicono di ascoltare "di tutto", ma invece di chiedere che cosa ne pensano dell'opera di Arvo Pärt e del city pop giapponese decido di cambiare interlocutore. La risposta che ottengo è "pensavo peggio". In linea di massima pare che comunque l'ospite non importi molto. Il focus resta Jovanotti: quando attacca, quando appare, cosa fa.

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Il pubblico del Jova Beach Party

Qualcosa si muove dopo le 18 con il DJ newyorkese Nickodemus, che la butta sulla dance. Il pubblico inizia a essere davvero partecipe: sulla sabbia si vedono un sacco di splendidi zarri, oltre ai primi over 30 e ai millennial di prima. Tutti sono accomunati dal merchandising del Jova, un'ossessione che prende forma di fascette, magliette e cappelli. Visto che i miei compagni d'avventura sembrano pieni di energie, mi chiedo se un cappellino con scritto JOVA copra e rigeneri più di quanto faccia il mio panama.

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Un fan del Jova al Jova Beach Party

La festa, comunque, sembra davvero una festa e non un live. La gente la vive tranquilla: volano Corona almeno quanto i suddetti cappelli, ma sono tutti lucidi, sobri, educati e rispettosi della situazione. Si balla come si ballerebbe a un party in spiaggia, anche se ovviamente c'è chi si tiene stretto la prima fila e chi rimane per cazzi suoi. A fine serata si conteranno quarantamila paganti, e cercare un comportamento uniforme sarebbe assurdo. Semmai, l'unica omogeneità, qui, sembra essere l'adorazione per il Nostro e il suo merchandising.

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Un devoto del Jova tocca il Jova ed è molto felice

Poi c'è l'immancabile componente trash del matrimonio. Lorenzo, con fascia da sindaco zebrata, unisce una coppia per ogni data. Purtroppo questa è la prima volta in cui gli sposi ci hanno ripensato e il momento passa in cavalleria. Se non altro, per soddisfare i nostri pruriti, il Capo ci racconta la vicenda: i "fortunati" di ogni data sono stati sorteggiati otto mesi fa, senza riserve, così che quando il disertore la scorsa primavera ha deciso di lasciare la compagna sull'altare non c'è stata possibilità di sopperire. Rimarremo a bocca asciutta, ma almeno inizia una shitstorm—ovviamente politically correct—sul guastafeste: "Se un ragazzo ci prova con voi stasera dicendovi che si chiama Federico evitatelo: potrebbe essere lui", dice il Jova scherzando, bruciando così qualsiasi chance di limonare a tutti i Federici single presenti.

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La security impedisce agli altri fan del Jova di toccare il Jova

A questo punto il mancato cerimoniere e i suoi improvvisano "Serenata Rap", mentre io assisto alla scena con accanto due signore che urlano "sei bellissimo" a Saturnino, il celebre bassista, che stranamente non ha addosso del merch del Jova ma una maglietta di Unknown Pleasures.

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Nella foto: la reazione media del pubblico alla presenza di Saturnino

Dopo la cumbia dei Los Wembler's de Iquitos è finalmente ora di cena: siamo esausti, ma il clima è diventato respirabile e l'area concerto è spaziosa. Benny Benassi apre il main stage ("Quello con l'impianto forte"), ed è allora che iniziano ad arrivare davvero tutti: i genitori coi bambini, chi ha staccato da lavoro, i liceali. Alle otto e venti è il momento del Jova, che però più che un concerto fa una performance. C'è un po' di consolle e un po' di chitarra, un po' di solismo e un po' di band. Tiene la cassa dritta, mette su il sirtaki e poi "Get Lucky" dei Daft Punk. Un bambino accanto a noi canta a squarciagola con la madre, vestita rigorosamente Jova.

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I fan del Jova durante il concerto del Jova. Notate un cappellino?

Dietro partono trenini, cori e abbracci. Un ragazzo bacia una ragazza: probabilmente non si chiama Federico, ma non me la sento di disturbare il loro limone per chiederglielo. Insomma, è tutto molto godibile da tutti, e quindi perfettamente riuscito.

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Non-Federico che bacia una ragazza.

E così finisce il mio Jova Beach Party, stremato dalla giornata mentre ballo per inerzia sotto il mio panama. Il cappellino Jova, capisco uscendo, è solo per i veri adepti. Per noi estranei esiste solo il caldo.

Patrizio è su Instagram.

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