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Ora sappiamo perché gli squali bianchi si riuniscono in un abisso del Pacifico

Il 'white shark café' è una zona misteriosa nel bel mezzo dell'oceano dove i grandi squali bianchi si ritrovano in massa tutti gli anni.

di Sarah Emerson
20 settembre 2018, 11:46am

I biologi marini hanno risolto un affascinante arcano degli oceani — cioè il motivo che c'è dietro al "white shark cafe," un posto remoto tra le Hawaii e Baja California, situato nell'Oceano Pacifico, dove i grandi squali bianchi si ritrovano in massa ogni anno.

Poteva essere un'area per gli accoppiamenti? Forse. Un posto per partorire? Meno probabile, considerata la vasta distanza dai raggruppamenti di piccoli che di solito si trovano vicini alla costa. Ancora più strano, in questo luogo, era il comportamento degli esemplari maschi. Gli strumenti di tracking installati sulle pinne degli squali hanno rivelato che i maschi facevano su e giù più o meno 120 volte al giorno a profondità che raggiungevano i 1.400 piedi. Le donne invece si inoltravano nelle acque più profonde principalmente durante le ore di luce.

Ora, i dati di una spedizione scientifica condotta dalla Stanford University e dall'acquario della Baia di Monterey hanno risposto a queste domande. I grandi squali bianchi attraversano la zona pelagica dell'oceano, ovvero una vasta zona le cui profondità vanno da 660 piedi fino a diverse miglia, per catturare animali sensibili alla luce come calamari, fitoplancton e piccoli pesci.

"È la più grande migrazione di animali sulla Terra — una migrazione verticale che dipende dalla luce," ha detto martedì a SFGate Salvador Jorgensen, ricercatore dell'acquario della Baia di Monterey. "Durante il giorno questi animali fotosensibili vanno in profondità e la notte salgono vicini alla superficie per raggiungere le acque più calde usando la copertura del buio."

E gli squali li seguono ovunque vadano, cosa che spiega le "immersioni" a forma di V per cui gli esemplari maschi sono così famosi. Gli scienziati avevano escluso questa possibilità perché le immagini satellitari dipingono questa area come un "vasto deserto".

La Dr. Amanda Netburn analizza i reperti. Immagine: Schmidt Ocean Institute

Lo scorso autunno, la biologa marina Barbara Block di Stanford e Jorgensen hanno installato dei tracker satellitari e acustici sulle pinne di 37 grandi squali bianchi. Questa primavera, un team di oceanografi, ecologisti marini e biologi molecolari hanno messo a punto la nave Falkor nella speranza di intercettare gli squali nel posto misterioso.

"Come predetto, gli squali si sono fatti vedere" ha detto Block a NPR lo scorso maggio.

I tracker si sono staccati in automatico durante la spedizione, e 10 dei 22 disponibili sono stati analiati, doppiando 20 anni di dati raccolti precedentemente in sole tre settimane. Prima dell'arrivo di Falkor, sono stati impiegati un drone automatico che sorvolava la zona e un piccolo sottomarino dotato di sonar.

Grazie a questi device, che hanno raccolto informazioni sulla temperatura dell'acqua, la salinità, e DNA — materiale genetico raccolto dall'acqua per rivelare la presenza degli squali — il team ora ha capito meglio il senso di questo 'café'.

Non sappiamo ancora perché gli squali femmina non abbiano gli stessi comportamenti dei maschi. Jorgensen ha detto a SFGate che potrebbe essere legato all'accoppiamento, o a diete differenti.

nel 2016 l'UNESCO e la International Union for Conservation of Nature hanno espresso l'intenzione di inserire il white shark cafe tra i siti protetti. Affinché ciò accada, le autorità devono dimostrarne l'importanza biologica, che è proprio il motivo per cui queste spedizioni vengono fatte.

Questo articolo è apparso originariamente su Motherboard US.