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Fotografia

Foto degli ingressi più eleganti di Milano

Il fotografo berlinese Karl Kolbitz​ ha setacciato febbrilmente la città, e ha scovato 144 ingressi nascosti e bellissimi.
Tutte le foto: per gentile concessione di Taschen.

Entryways of Milan - Ingressi di Milano è un gigantesco libro fotografico — ma contiene anche contributi scritti di Penny Sparke, Fabrizio Ballabio, Lisa Hockemeyer, Daniel Sherer, Brian Kish, e Grazia Signori — uscito da poco per Taschen che mostra le meraviglie nascoste dietro ai portoni di molti palazzi milanesi. In tutto, raccoglie le foto di 144 ingressi che vanno dal 1920 al 1970 e che rappresentano i tesori nascosti della città.

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"Come è possibile che questa città, che ha esportato il suo design in tutto il mondo, è rimasta così riservata per quanto riguarda i suoi ingressi così vitali e magnifici?" scrive l'autore nell'introduzione del libro. "La complessa eredità del modernismo in città è documentata e riprodotta in infinite pubblicazioni, mentre questa particolarità tutta milanese che sono gli ingressi è passata quasi del tutto sotto silenzio. Gli ingressi di ogni tipo di palazzo residenziale, il tesoro più nascosto della città, sono lì in bella vista per chi li vuole guardare. Non solo per i residenti, o gli ospiti, ma per chiunque voglia avventurarsi a scoprirli."

Abbiamo scambiato qualche parola con il suo curatore e fotografo, il berlinese Karl Kolbitz.

Creators: Che cosa ti lega a Milano? Hai mai vissuto qui?
Karl Kolbitz: Vengo a Milano da molti anni ed è così che si è sviluppata la mia fascinazione per la città. Sono stato colpito immediatamente dall'eredità di architetture e design che è onnipresente nel tessuto urbano. Non ci ho mai vissuto, e nonostante ci sia stato un numero infinito di volte la mia prospettiva rimane quella di un esterno.

Questa parte dell'introduzione al libro sintetizza bene la questione:
"Ho cominciato ad andare a Milano da ragazzino e da allora sono rimasto affascinato dalla bellezza di questa città, anche se il suo fascino non è effervescente come quello di Parigi, né antico come quello di Roma. Essendo cresciuto nella Berlino riunita (dopo la caduta del Muro), circondato da palazzoni dell'edilizia socialista e tentativi di ricostruzione poco ortodossi, Milano sembrava un posto dove il ventesimo secolo si era sviluppato in maniera naturale e elegante".

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Come mai hai deciso di dedicare il libro a una sola città, e come mai proprio a Milano?
Gli ingressi di Milano sono un tesoro nascosto. L'abbondanza di interni belli e eccezionali è dovuta a vari motivi: prima di tutto è una città ricca, quindi i milanesi, per i quali l'estetica è molto importante, hanno potuto investire in arredamenti sfarzosi. La città poi ha avuto una grande e inusuale crescita demografica all'inizio del ventesimo secolo, il che ha creato una grande domanda di case e abitazioni di ogni genere. Inoltre c'è il Politecnico, dal quale sono emersi molti grandissimi architetti e che ha avuto un impatto enorme sulla cultura dell'architettura.

Come hai scovato queste bellezze in città? Girando in bicicletta per esempio?
Visto che questo è il primo libro sull'argomento, volevo essere sicuro che la ricerca fosse molto accurata. Ho dovuto utilizzare vari metodi per trovare gli ingressi più affascinanti.

Questo è un libro sulla diversità nel design, per me era importante includere anche architetture senza pedigree, quindi molta della ricerca si è basata su di me che camminavo per le strade guardando con fervore dentro i portoni. Una parte molto importante del processo di costruzione del libro è stata l'esplorazione urbana, e camminare è il modo migliore per conoscere una città, nonché la velocità giusta per scoprirne i dettagli.

Sono attratto dall'esperienza democratica del godere dello spazio pubblico, e scoprire cose che sono lì pronte a essere viste da tutti. Ci sono dei veri capolavori nel libro che non sono stati disegnati da Ponti, Dominioni, Muzio o grossi nomi del genere. Anche la casualità è stata molto importante nel processo, alcuni atri sono rimasti invisibili dietro a porte chiuse, altre volte sono stato fortunato perché la porta era aperta o perché un pannello di vetro permetteva di guardare all'interno.

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Com'è che da una fascinazione si passa a un progetto grosso come questo? Come sono state fatte le fotografie?

L'esplorazione dell'universo degli ingressi milanesi si è presto trasformata in un'ossessione. E l'ossessione è una grande spinta. Ho incominciato il progetto con l'input iniziale di due amici di Milano: Nicola Russi e Francesco Maria Cerroni, entrambi architetti e urbanisti.
Ho incominciato ricercando e studiando il campo dell'architettura modernista milanese, in parte leggendo e consultando pubblicazioni sull'architettura e il design, ma anche - come dicevo - camminando per la città e guardando i palazzi.

Poi ho commissionato i lavori ai tre fotografi (Paola Pansini, Matthew Billings e Delfino Sisto Legnani) e insieme ci siamo messi al lavoro.

Come avete scelto i palazzi da includere? È rimasto molto fuori dal lavoro finito (che è poi un libro enorme)?
Volevo mostrare la diversità nel design. Non si trattava solo di mostrare il bello e il grandioso, ma anche il diverso e l'eclettico. La mia intenzione era quella di creare una sorta di rappresentazione del tessuto urbano di Milano: la città è molto varia e a volte si scontrano tra loro diversi stili e periodi. La suspense unica di Milano è creata dalla combinazione di architetture "con pedigree" e senza. Non volevo fare un libro con i dieci architetti più famosi di Milano e i loro dieci palazzi più belli. Certamente il libro include anche lavori di Ponti, Portaluppi e Muzio ma molti palazzi non erano mai stati fotografati né pubblicati.

Pensi che il progetto avrà un seguito, magari non milanese?
Perché no. Ci sono altre città con eccezionali ingressi modernisti che non sono mai stati documentati né raccolti in un volume. I progetti a cui sto lavorando ora sono sempre incentrati su interni modernisti, ma niente ingressi per il momento.

Alcuni degli scatti sono in mostra presso lo store milanese della casa editrice Taschen fino al 18 giugno. Per saperne di più sui lavori di Karl Kolbitz, visitate il suo sito.