Gli scienziati vogliono trasformare l'urina in cibo per gli astronauti

E si, questa è una grande notizia anche per gli scrittori di fantascienza.
24.8.17
Photo courtesy of the American Chemistry Society.

Gli astronauti bevono già la loro urina; non così a crudo, grazie al cielo, ma dopo essere stata filtrata e riciclata in acqua potabile. È una dura realtà, e raramente si parla di questo argomento, soprattutto quando si è circondati dalla lentezza dell'umanità e si esplora costantemente l'universo.

E non viene menzionato neanche che gli astronauti e futuri coloni di Marte potranno un giorno sopravvivere mangiando pomodori coltivati con urina umana, più o meno come le patata di Matt Damon nel film Sopravvissuto - The Martian. E mentre parlare dei rifiuti spaziali corre il rischio di sembrare disgustoso qui sulla Terra, non lo è nella vacua ostilità del cosmo, dove ogni atomo prodotto dagli umani fuori dall'atmosfera ha un grandissimo valore.

Gli studi su una tecnologia che si basa sullo spreco continua a espandersi, e i ricercatori dell'Università Clemson hanno pensato di trasformare l'urina dei cosmonauti in nutrienti e plastica capaci di sopravvivere in quei lunghi viaggi nello spazio, che di certo non sono gradevoli, ma che in questo modo potrebbero diventare quantomeno vivibili.

Il capo ricercatore Mark A. Blenner, sottolinea come "spreco no, non lo vogliamo", e che la mentalità deve essere applicata sia a livello micro che macro. "Se gli astronauti viaggeranno per diversi anni, abbiamo bisogno di trovare un modo per riusare e riciclare tutto quello che portano con loro". Parla così Blenner nel comunicato stampa. "L'economia dell'atomo diventerà molto importante".

E la chiave delle scoperte di Blenner, a parte la pipì umana, è un lievito chiamato Yarrowia lipolytica che Blenner e il suo team sono capaci di manipolare geneticamente e "nutrire" con alghe, batteri così come nitrogeno, urina e carbone ricavato dal respiro umano.

I ceppi risultanti hanno creato acidi grassi Omega-3 e persino un monomero chimico che potrebbe alimentare una stampante 3D per creare oggetti di plastica come una chiave inglese. Questo è un nuovo input per gli scrittori di fantascienza; immaginate se Ripley di Alien avesse potuto fare la pipì in una tazza di Yarrowia lipolytica o se fosse bastata una stampa 3D per creare armi da fuoco capaci di sconfiggere gli alieni, invece di affidarsi solo alla sua velocità e astuzia.

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Implicazioni sulla cultura pop a parte, Blenner sta ora cercando quello che produttori di pane - e alcolici - conoscono da millenni: i lieviti, quei capricciosi piccoli funghi capaci di grandi cose. "Stiamo imparando che il Y. lipolytica è abbastanza differente dagli altri lieviti per la natura genetica e biochimica" dice Blenner "Ogni nuovo organismo ha alcune stranezze che bisogna capire meglio".

Ma in materia di viaggio nello spazio, queste particolarità possono essere davvero utili. "Questi lieviti tollerano alcune situazioni inusuali, come un pH molto alto e molto basso, grandi livelli di sale, forza ionica e urina umana", ha spiegato Blenner a MUNCHIES, e continua "Questo lo rende un ospite molto utile per produrre prodotti che utilizzano materiali meno rifiniti e rifiuti".

Blenner, la cui ricerca è stata sovvenzionata in parte dal programma della NASA Space Technology Research Grants, ha presentato queste scoperte al 254esimo National Meeting & Exposition dell'American Chemical Society, la comunità scientifica più grande al mondo. La presentazione della ricerca si è rivelata uno degli eventi più emozionanti quest'anno, insieme a una presentazione separata sulle Smart Labels, ovvero etichette che possono dirti quando il cibo è scaduto.

Come le etichette intelligenti, la tecnologia qui è ancora in fasce, ma le implicazioni pratiche sono chiare. "La via per la produzione di plastica riciclabile dallo spreco di CO2 è ancora molto lunga", ha dichiarato Blenner. "Tuttavia, l'uso di urina può essere più benefico in termini di formazione del prodotto e costi comparato alle altre fonti di azoto nella fermentazione industriale, e la produzione di Omega-3 da questo lievito è già in commercio da materiale riciclato".

Il lievito, ricordiamolo, ci ha già dato la pizza, la birra e il vino, ma un giorno potrebbe rendere la vita possibile su Marte. Grazie lievito!