L'Italia è uno dei paesi europei che ha più paura del cambiamento climatico

Uno studio condotto dalla Banca Europea per gli Investimenti sottolinea come gli italiani sono tra gli europei più preoccupati riguardo al cambiamento climatico.
14 novembre 2018, 10:41am
italiani credono al cambiamento climatico
Immagine: Shutterstock e Wikimedia. Composizione: Motherboard.

Nonostante le recenti iniziative negazioniste dell'università Sapienza di Roma facciano pensare il contrario, gli italiani sono tra i cittadini più in ansia per il cambiamento climatico, almeno secondo quanto emerge da un sondaggio condotto dalla Banca Europea per gli Investimenti (BEI), che ha analizzato come gli abitanti di Unione Europea, Stati Uniti e Cina percepiscono i cambiamenti climatici. In generale, i dati rilevano che gli abitanti dell'Europa Meridionale sono più preoccupati rispetto a chi abita nei paesi del Nord. Forse, perché la fascia mediterranea è proprio quella che subirà più in fretta — o sta già subendo — le conseguenze dell'impatto antropico sul pianeta.

I risultati del sondaggio — che è stato portato avanti in collaborazione con YouGov, una società internazionale di analisi dell’opinione pubblica — nelle diverse nazioni, le comparazioni rispetto a Stati Uniti e Cina, e i risultati di indagini simili condotte in precedenza sono disponibili attraverso questo articolo di Clean Energy Wire.

L'indagine vuole arricchire il dibattito sui cambiamenti climatici e capire quali sono gli atteggiamenti e le attese dei cittadini in relazione alle iniziative per il clima. I dati raccolti saranno oggetto di sei pubblicazioni che usciranno tra il 2018 e il 2019. All’indagine hanno partecipato 25.000 intervistati con campioni rappresentativi per ciascun paese.

Secondo l’indagine, il 37 percento degli italiani si dichiara allarmato quando pensa ai cambiamenti climatici, contro una media UE del 24 percento.

Il 62 percento degli italiani, inoltre, ritiene che i cambiamenti climatici siano causati principalmente dalle attività umane, mentre solo il 6 percento pensa che le cause del problema siano esclusivamente legate ai mutamenti naturali dell’ambiente. Infine, ben il 67 percento si dichiara consapevole che il fenomeno costituisca già una minaccia per l'umanità.

In generale, oltre a rilevare come gli europei meridionali siano più preoccupati rispetto agli europei settentrionali, l'analisi mette in luce il maggiore interesse per il tema da parte delle ultime generazioni, rispetto alle fasce più anziane della popolazione. In Italia, infatti, il 69 percento delle persone tra i 18 e i 34 anni ritiene che il riscaldamento globale sia provocato dalle attività umane, contro il 52 percento degli over 65.

Proseguendo con i confronti, in Europa, il 78 percento dei cittadini si è definito preoccupato o allarmato per i cambiamenti climatici, contro il 65 percento della Cina e il 63 percento degli Stati Uniti. Se negli Stati Uniti la percentuale degli scettici nei confronti dei cambiamenti climatici arriva al 14 percento, gli europei che dubitano dell’effettiva esistenza del fenomeno o che lo negano sono rispettivamente solo il 6 percento e l'1 percento.

Se la preoccupazione degli italiani riguardo il cambiamento climatico è alta, quali sono le contromisure in programma nel nostro paese e dintorni?

Giusto a ottobre, il Parlamento Europeo ha approvato un nuovo piano per la riduzione dell'impatto antropico sull'ambiente, puntando a bandire la plastica usa e getta entro il 2021, mentre in Italia, a luglio di quest'anno, il ministro dell'Ambiente italiano Sergio Costa ha dichiarato di voler anticipare di tre o quattro anni le tempistiche europee sul divieto delle plastiche monouso e sull'introduzione di un'economia circolare di riutilizzo delle materie plastiche.

Entrambe le decisioni sembrano più che ragionevoli, soprattutto considerando che, all'inizio di ottobre, l'IPCC delle Nazioni Unite ha dato una sorta di ultimatum ai leader mondiali, pubblicando il documento "1.5 Degree Report," secondo cui, ci restano 12 anni di tempo per intervenire in modo radicale e scongiurare gli effetti più cataclismatici, a fronte dei quali gli standard suggeriti dagli accordi di Parigi del 2015 non sono neanche lontanamente sufficienti.

A dispetto di tutta la nostra preoccupazione, però, secondo quanto riportato a inizio mese da Legambiente, l'Italia continua a essere impreparata rispetto alle conseguenze già reali del cambiamento climatico: 7,5 milioni di cittadini, infatti, vivono o lavorano in aree a rischio frane o alluvioni, di cui sono recente esempio la strage di alberi nei boschi del Trentino, dell’Alto Adige, Veneto e Friuli e il maltempo che si è abbattuto sulla provincia di Palermo.

Per Legambiente, quindi, è necessario un piano nazionale di adattamento al clima e una normativa per fermare il consumo di suolo e prevenzione. Così, ha proposto che la prossima finanziaria di preveda un fondo di almeno 200 milioni di euro all’anno, per finanziamenti da destinare ai Piani Clima da parte dei Comuni e a progetti di adattamento ai cambiamenti climatici.

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