iceberg nel mare Antartico
Tutte le foto: Andrew McConnell / Greenpeace

Come una pratica di pesca illegale sta distruggendo l'Antartide

VICE si trova a bordo di una nave di Greenpeace per scoprire come un metodo usato dall'industria ittica stia rovinando il pianeta e incoraggiando la violazione di diritti umani.
04 marzo 2020, 10:04am

Le Orcadi Meridionali nel Mare Antartico sono tanto irraggiungibili quanto idilliche: un piccolo gruppo di isole coperte di neve e circondate da acque limpide, piene di iceberg e di vita, perlopiù incontaminate dall'attività umana. Pinguini, foche e balene sono solo alcune delle specie che si possono trovare in questo angolo immacolato angolo di Antartide—l'ultima grande terra selvaggia del pianeta, una delle ultime frontiere.

Il futuro dell'Antartide tocca tutti, non soltanto gli animali che ci abitano o la manciata di scienziati che ci lavora. Il cambiamento climatico ha già fatto salire le temperature in alcune zone del continente oltre ogni record, e lì il riscaldamento procede a una velocità tra le più alte al mondo. Lo scioglimento del ghiaccio e il conseguente innalzamento del mare avranno conseguenze devastanti; i krill—piccoli crostacei che vivono nel mare antartico e che qui vengono pescati su scala industriale—ogni anno rimuovono tanta CO2 dall'atmosfera quanta ne viene prodotta dalle famiglie inglesi. I dati parlano chiaro: bisogna proteggere l'Antartide a tutti i costi.

L'ecosistema marino di questo luogo remoto—a centinaia di chilometri dal suo vicino più prossimo—è minacciato dalla rischiosa pratica, condotta in segreto, del trasbordo: si tratta di una fatale falla nella regolamentazione dell'industria della pesca internazionale, che tiene le sue operazioni più distruttive e pericolose lontane dagli occhi delle persone comuni.

Il trasbordo è il processo con cui il carico di una nave—che sia pesce, equipaggio o forniture—viene trasferito tra due navi affiancate in mare aperto. Avviene quando le navi da pesca consegnano il pescato a imbarcazioni refrigerate conosciute come reefer, permettendo loro di continuare a pescare più a lungo in aree sempre più isolate senza bisogno di tornare in porto per scaricare. In cambio, i reefer possono rifornire la nave di qualunque cosa, dall'equipaggiamento al carburante, dal cibo ai pescatori per mantenere la nave da pesca operativa e a galla e massimizzare i profitti. Lontano da controlli e scrutini, però, può succedere ogni tipo di irregolarità, comprese violazioni dei diritti umani e il catastrofico sfruttamento del mare.

1582890497638-GP0STULVK_PressMedia

Un carico di Krill viene trasferito da una nave da pesca a una nave frigorifera durante un trasbordo.

In questo momento, VICE si trova in Antartide a bordo della MV Esperanza, una delle navi di Greenpeace, per partecipare a una spedizione che indagherà sull'impatto dell'industria ittica su queste acque gelate. Una squadra di investigatori di Greenpeace passa giorno e notte con gli occhi incollati a varie mappe, grafici e sistemi di tracciamento per tenere sotto controllo un'area in cui in pochi si avventurano. E oggi, in un rivoluzionario rapporto compilato nel corso di tre anni, Greenpeace ha cercato di far scoprire al mondo la minaccia che questo processo, largamente ignorato, rappresenta per gli oceani e per le persone che ci lavorano.

Mentre la nave di Greenpeace arrivava a ispezionare la zona delle Orcadi Meridionali qualche giorno fa, si è subito trovata davanti tre trasbordi. In acque agitate, carichi di krill venivano trasferiti da una nave all'altra. Usando i dati dell'Osservatorio Globale sulla Pesca e una ricerca tratta da un ampio ventaglio di fonti marittime, Greenpeace ha registrato la presenza di 416 reefer "a rischio" operativi in alto mare.

Queste navi sono state definite a rischio grazie a una combinazione di fattori, tra cui l'ampiezza geografica delle loro operazioni, il tempo che passano in mare aperto, la proprietà delle imbarcazioni con un passato di pesca illegale, non segnalata e non regolamentata ("IUU: illegal, unreported, unregulated"), periodi di attività in cui non era possibile ottenere tracciati satellitari e attracchi in porti meno normati.

1582890256464-GP0STULVO_PressMedia

La squadra di Greenpeace guarda due trasbordi in corso tra pescherecci di krill e reefer, nelle acque che circondano le Isole Orcadi Meridionali, in Antartide.

Questi vascelli, secondo loro, sono una minaccia per gli oceani perché incoraggiano la pesca IUU, che ha un ricavo stimato tra i 10 e i 23,5 miliardi di dollari l'anno, equivalente al 15 percento del pescato globale. La pesca illegale e non segnalata avviene quando le navi violano le leggi o i regolamenti degli stati o i trattati internazionali concepiti per tenere monitorata l'attività perché non superi i livelli di sostenibilità. Questo può comprendere l'utilizzo di metodi vietati o dannosi per l'ambiente, ma anche solo la pesca eccessiva o la pesca di specie protette. E visto che i pescatori illegali non denunciano quello che pescano, è impossibile tenere traccia delle quantità.

La pesca non regolamentata fa riferimento all'attività in acque internazionali—quasi il 45 percento del pianeta—dove ci sono meno regolamenti e meno forze per farli rispettare. Senza gestione, controlli o supervisione, non c'è modo di proteggere gli oceani dalla distruzione totale. Per questo motivo l'Unione Europea ha messo un limite alla pesca IUU nei suoi confini.

È un sistema che mette a rischio anche i diritti umani dei lavoratori a bordo. Molte istanze sono state documentate in tutto il mondo di pescatori costretti a lavorare in turni estenuanti in condizioni di sicurezza pessime, o a cui è stata negata la paga e confiscati i documenti, o a cui addirittura è stato negato l'accesso all'acqua potabile. Il processo di trasbordo aiuta a mantenere il silenzio su casi come questi. La pesca eccessiva destabilizza gli ecosistemi marini e danneggia le economie locali, e il trasbordo consente a intere flotte di operare al riparo dall'occhio della legge, nascondendo i carichi IUU.

Nelle ricerche consultate da VICE, Greenpeace ha rivelato fino a che livello, anche nei mari protetti dell'Antartide, reefer sospetti mettono in atto dei trasbordi. La Commissione per la Conservazione delle Specie Marine in Antartide (CCAMLR) sostiene di avere una gestione della pesca tra le migliori del mondo, eppure nelle acque antartiche imbarcazioni che hanno notoriamente infranto le norme igieniche e sanitarie operano regolarmente, e le prove raccolte da Greenpeace fanno ipotizzare che a bordo portassero carichi di pesce illegali, non segnalati e non regolamentati.

1582890286898-GP0STULVE_PressMedia

Un totale di 26 reefer ha operato in Antartide negli ultimi tre anni, e in quel periodo queste imbarcazioni sono state ispezionate da autorità portuali un totale di 168 volte. In almeno 119 casi non hanno superato l'ispezione—ovvero il 70 percento delle volte.

“I dati sull'insicurezza ambientale delle imbarcazioni da trasbordo in Antartide sono scioccanti e una vera bomba a orologeria," ha detto a VICE Will McCallum, della campagna Protect the Oceans di Greenpeace. “Se non vengono messi sotto controllo potrebbero causare danni inenarrabili a questo fragile ecosistema".

Nel 2017 un reefer è affondato dopo un trasbordo in Antartide. Alle 5 del mattino ora locale il 5 maggio 2017, la nave ha lanciato un segnale d'allarme dopo essersi scontrata con del ghiaccio. Dopo aver, secondo i racconti, imbarcato acqua per due giorni, il capitano ha deciso di abbandonare la nave. Un equipaggio di 43 persone è stato evacuato in sicurezza e messo su un'altra imbarcazione. Il reefer, secondo i rapporti, trasportava 560 tonnellate di olio combustibile pesante (HFO). L'uso di HFO è vietato in Antartide dal 2011, a causa del rischio che rappresenta per l'ambiente.

1582894886011-GP0STULWG_PressMedia

“Queste imbarcazioni operano all'interno di un ambiente quasi incontaminato quindi è fondamentale che operino all'interno dei massimi standard di sicurezza ambientale, ma è chiaro che non è questo il caso", ha aggiunto McCallum, chiedendo alla Commissione del Mare Antartico di vietare alle imbarcazioni note per la mancanza di riguardo per certi standard di entrare in questo ambiente.

Nel corso delle prossime settimane, VICE resterà a bordo della MV Esperanza nell'Antartide mentre ricercatori e attivisti cercano di portare allo scoperto la verità sulla pesca illegale, poco regolamentata e potenzialmente dannosa per l'ambiente in Antartide, così da accendere i riflettori sulla sinistra pratica globale del trasbordo.

@MikeSegalov

Questo articolo è stato pubblicato in origine su VICE UK.