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Vice Blog

Photo Issue extra - Will Govus

27 agosto 2009, 10:23am


Non mi ricordo come mi sono imbattuto nelle foto di Will Govus con luce e nebbia che giocano tra loro come babysitter e fidanzati su un divano fatto di cielo, però mi ricordo che ho pensato "Perchè non ci ho pensato prima io?" e "Qualsiasi speranza io avessi di essere un fotografo decente, ora è andata a puttane". E, giusto per farmi stare peggio, Will ha meno di vent'anni. Immagino che questo significhi che è troppo vecchio per essere chiamato un prodigio, e, onestamente, quella parola mi ha sempre fatto pensare a Doogie Howser. Qualsiasi cosa sia questa roba dell'estro geniale, lui ce l'ha.

Vice: Perchè c'è tutta questa nebbia assurda in molte delle tuo fotografie?
Will Govus: La mia cittadina è spesso molto nebbiosa. Mi piace fotografare situazioni atmosferiche come queste quando posso.

Eh già, tu sei cresciuto nella Georgia rurale. Che situazione era?
Ripensandoci non era affatto male. Ho sempre vissuto in questo gigantesco appezzamento di terra, con nessun altro in giro per chilometri, eccetto la mia famiglia. Non facevo altro che correre per il bosco, arrampicarmi sugli alberi, nuotare negli stagni e giocare col mio cane. Niente Tv o videogiochi. Mi piace così.

Ti sei diplomato quest'estate. E ora?
Andrò all'università di Atlanta, purtroppo. Non c'è molto che mi attrai di quella città, quindi spero di andarmene via abbastanza velocemente.

Atlanta è parecchio figa se incontri le persone giuste. Io ci sono stato per quattro anni.
Sì, spero davvero di conoscere delle persone interessanti. Solo che è strano che, grazie alla fotografia, io conosca un sacco di persone che stanno praticamente in ogni città degli U.S. ma non c'è nessuno che conosco ad Atlanta.

So che hai iniziato fare più ritratti, ma per caso fotografavi la nebbia perché sei un tipo schivo e solitario? Perché nei tuoi primi lavori ci sono così poche persone?
Penso che non fossi particolarmente interessato alle persone, quando scattavo fotografie. Non mi interessa un granché fotografare persone che non conosco personalmente.