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L'ayahuasca ti farà piangere, vomitare e sentire come mai prima

Ho passato il sabato sera a rotolarmi sul pavimento di un loft a Prenzlauer Berg, a Berlino. Non è stata solo la droga più forte che abbia mai provato, ma anche l’esperienza più potente che abbia mai vissuto.

di Conor Creighton
19 settembre 2014, 11:47am

Illustrazioni di Matt Panuska.

Ho passato il sabato sera a rotolarmi sul pavimento di un loft a Prenzlauer Berg, a Berlino. E quando non ero lì a rotolarmi, potete stare certi che ero in bagno a infilarmi due dita in gola o seduto sul cesso nella speranza di riuscire a liberarmi. Ho pianto come fanno le madri al matrimonio dei figli. Ho tirato calci in aria e c'è stato un momento in cui, insieme alle gambe, ho iniziato a muovere anche le mani, davanti alla mia faccia, neanche fossi l'ultimo raver rimasto a ballare nell'ultima notte d'estate. 

Non ho fatto altro che trascinarmi dal pavimento al bagno e dal bagno al pavimento per quelli che mi sono sembrati tre giorni. Quando alla fine ho ritrovato le forze per alzarmi e andare a fumare una sigaretta sul balcone mi sono reso conto che erano passate solo quattro ore. Ayahuasca, yagè, la pianta della verità, la madre o come preferite chiamarla, non è stata solo la droga più forte che abbia mai provato, ma è stata anche l'esperienza più potente che abbia mai vissuto.

In Germania è illegale, quindi se volete provarla dovete per forza conoscere qualcuno che a sua volta conosce qualcuno che sa quale sciamano della città potrà darvi la pozione magica. E non è per niente economica, visto che costa più di 200 euro a dose. Per averla questo è l'iter da seguire: appena entri in contatto con lo sciamano, vieni automaticamente inserito nella sua lista e ricevi una mail in cui ti viene spiegato come ti devi preparare per assumere l'ayahuasca. È severamente vietato fare sesso, mangiare carne, sale, latticini o assumere qualsiasi altra droga per almeno una settimana. L'indirizzo viene tenuto nascosto e segreto fino all'ultimo giorno. 

Ti dicono di portarti dietro un materassino, una bottiglia d'acqua, della frutta e un secchio di plastica in cui vomitare. Non avendo un secchio a disposizione io mi sono portato dietro un recipiente con un coperchio e ho passato la maggior parte del tempo a temere che non sarebbe stato abbastanza grande da contenere tutto il mio vomito. 

L'ayahuasca è diventata piuttosto popolare nei circoli yoga e più precisamente, anche se rabbrividisco all'idea di mettere insieme queste parole, si è diffusa tra le schiere della Berlino che medita. Tra i trentacinquenni vegani benestanti che non frequentano più le discoteche e che passano il Natale in India così da avere una scusa per non passarlo con i genitori, questa sostanza riscuote lo stesso successo dello scambismo. 

Quando sono entrato nel loft c'erano già 25 persone e siccome i miei amici non erano ancora arrivati mi sono mescolato ai presenti—persone con pantaloni thai che stavano sdraiate per terra e si accarezzavano a vicenda. La stanza era riscaldata dal calore dei corpi. Io mi sono seduto in un angolo; di fianco a me c'era un ragazzo americano che era lì perché il suo psichiatra gli aveva prescritto la cerimonia. 

"Dipendevo un po' troppo dall'erba," mi ha detto. 

"Che razza di psichiatra ti prescrive una cosa del genere?" gli ho chiesto. 

"Uno du quelli che costano," mi ha risposto. 

"E funziona?"

"Sì, funziona."

Ai miei piedi, nascosto sotto un piumone e sdraiato su un materassino, c'era un ragazzo tedesco.

"È la prima volta che vieni, vero?" mi ha chiesto sapendo già la risposta. 

"Sì, cosa dovrei aspettarmi?"

"L'universo," mi ha detto. "Spero che tu possa vedere l'universo intero."

Dopo questo breve scambio di battute tutti si sono sdraiati e lo sciamano, un ragazzo con la barba, la coda di cavallo e la pelle color mogano, ha iniziato a spiegarci che cosa ci sarebbe successo di lì a poco. Non ricordo bene cosa ci ha detto perché tutto quello che è successo da lì in poi è stato assolutamente folle. L'ayahuasca è paragonabile alle altre droghe solo nella misura in cui l'atto di camminare velocemente con le braccia tese è paragonabile all'atto di volare.  


È difficile trasferire quest'esperienza in parole, ma ci provo:

All'inizio—chiamiamola la parte bella—le ombre sui muri hanno iniziato a perdere la loro forma. Piccoli sentieri dorati mi sfrecciavano davanti agli occhi. Fin qui, una cosa piuttosto normale per chi ha già fatto uso di acidi, funghetti o altre sostanze psichedeliche. Intorno a me, la gente era china sui secchi in preda ai conati. Il rumore che emettevano era paragonabile a quello di vacche impalate sui cartelli stradali. Io non avevo la nausea. Per niente! Ero nel bel mezzo di un collage panoramico fatto di frattali e colori luminosi e vegetazione giunglesca e benessere estremo.

Non esagero, quel momento è stato uno dei più estatici della mia vita. E non lo dico così per dire o perché non ne ho esperienza. Ero un assiduo frequentatore di rave, e ho passato buona parte degli ultimi dieci anni ad abbracciare sconosciuti e a preoccuparmi di quant'acqua avessi o non avessi bevuto.

Era come se l'universo mi stesse avvolgendo in un abbraccio fatto di braccia mutanti. Ero pieno d'amore. Ho visto Dio. Ero Dio, e tutto quello che mi circondava era Dio.

Per quasi tutta questa parte, la parte bella, sono rimasto sdraiato sul dorso con gli occhi chiusi, in una piccola bolla euforica. Se solo quella sensazione fosse durata ancora un po'... perché poco dopo è arrivata la parte brutta. In un incidente dopo l'altro ho rivisitato i capitoli più traumatici della mia infanzia. Mi si presentavano come le retrospettive sulle celebrità, solo che invece degli episodi più memorabili della mia lunga carriera, ero costretto ad assistere ai momenti che più mi avevano ferito. Ero nel ventre di mia madre e sentivo la tensione della mia famiglia, a scuola, in fuga dai bulli, e nel letto della mia adolescenza mentre ascoltavo gli Smashing Pumpkins e scrivevo poesie con rime come "lame smussate" e "vite accorciate".

Nel pieno di questo trip pieno di miseria ho improvvisamente iniziato a sudare. Sentivo di dover vomitare. Ma, come ho detto, temevo che il recipiente non avrebbe retto la gettata di vomito, così mi sono alzato e sono corso in bagno. Avevo lo stomaco sotto sopra, ma non riuscivo a fare fuori, così ho provato a cagare. Era come se mi fossi convinto che l'unico modo per arrivare alla fine di quel tour infernale consistesse nello spingere fuori l'ayahuasca dal mio corpo attraverso qualunque buco fosse apparso abbastanza docile da permettermelo. Certe sostanze ti permettono di vederti da una certa distanza. Se l'ayahuasca fosse una di quelle, immagino sarei finito a osservarmi mentre, coi pantaloni della tuta tirati giù, mi riproducevo in una specie di lapdance misto twerking per stimolare l'intestino.

Sconfitto sono tornato nella stanza, mi sono ridisteso sul materassino e ho ripreso a soffrire. Soffrivo davvero. Quando non ero troppo spaventato versavo grandi lacrime tristi. I sentieri dorati andavano e venivo, e ricordo di aver visto il mio pene lì davanti a me, come una torre gigante che bucava le nuvole—visione non del tutto spiacevole. Ma più di tutto, continuavo a soffrire.

Poco dopo ho visto i miei amici sgattaiolare fuori dalla stanza verso il balcone. Ho cercato di raccogliere il coraggio e seguirli. Immaginatevi un disastro aereo, con la parte frontale dell'aeroplano che esplode, si apre in due, e la parte posteriore che cade a terra. I passeggeri delle ultime file sopravvivono. Immaginatevi le loro facce. Erano le nostre.

Siamo rimasti per un po' sul balcone a fumare, e di tanto in tanto vomitavamo nei secchi. Cercavamo di dare un senso alla situazione finché qualcuno non si è offerto di darci un passaggio. Era un'idea tanto bella quanto terribile, perché non ci sarei mai arrivato da solo, ma il guidatore non era ancora in grado di distinguere tra il rosso e il verde.

Dicono che una notte sotto ayahuasca vale come dieci anni di sedute dallo psicologo. Non è una sostanza ricreativa. Mentre tornavamo a casa abbiamo pensato di andare in un locale, ma alla fine l'unica cosa che volevamo era farci avvolgere in un batuffolo di cotone ed essere lasciati in un angolo con un po' d'acqua fresca.

Mi sono addormentato e il giorno successivo mi sono svegliato presto. Mi sentivo benissimo. Da allora, la situazione non è cambiata. Sono una persona ansiosa, non riesco a dormire, sono timido e non so mai decidermi. Ma per ora tutte queste difficoltà sono scomparse. Qualunque cosa sia successo quella notte ha sciolto tutti i miei blocchi.

Nell'Amazzonia, se decidi di provare l'ayahuasca di solito trascorri tre lunghe notti di fila a passare in rassegna la tua esistenza. Nelle prime ore dopo il come down pensavo che non mi sarei mai più fatto una canna—quindi immaginatevi cosa pensavo dell'ayahuasca. Ora non sono della stessa idea. Vederti passare davanti tutte le esperienze traumatiche della tua vita come se fosse un sogno ti aiuta a dar loro la giusta prospettiva: sono cose passate. In un certo senso, è un'esperienza che ti riporta alla tua essenza originaria nella natura, e non è poi così male se, come nel mio caso, la tua connessione più immediata con la natura consiste nel veder morire le piante di pomodoro da davanzale.

E poi, osservare il tuo pisello grande quanto un palazzo, di pietra massiccia e impenetrabile, è una cosa che tutti i ragazzi insicuri diventati uomini insicuri dovrebbero sperimentare almeno due volte nella vita.

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