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Lettera aperta ad Adriano Celentano

"Caro Adriano, sono reduce dalla visione del tuo intervento a Sanremo. Aspettavamo delle parole decise, forti, quelle parole che solo un vero capo spirituale può dare."
15.2.12

Caro Adriano,

sono reduce dalla visione del tuo intervento a Sanremo. Aspettavamo delle parole decise, forti, quelle parole che solo un vero capo spirituale può dare: un segnale per far capire ai potenti che qua non si scherza mica. E le abbiamo avute a piene mani, quasi fossero frutti appena colti dall'albero della verità. Quando hai mandato affanculo Montezemolo ti ho dato ragione al 100 percento. Lui ha fatto i Mondiali '90 no? Ce li siamo guardati a manetta, tutti quanti, i Mondiali, erano piacevolissimi. Però io mi ricordo che Schillaci era il mio preferito, poi sono finiti i Mondiali ed è finito pure lui, tutta colpa di Montezemolo. Stessa cosa con i treni: li fa veloci che poi dal finestrino non si capisce un cazzo, e allora fai scendere le tendine. Io ti assicuro che per protesta prendo sempre i treni delle 4 di mattina, quelli pieni di pendolari del Sud Italia, che ci mettono tipo 90 ore per arrivare a Milano, così posso vedere tutte le bellezze dell'Italia allo stesso prezzo di un treno ad alta velocità. Ma torniamo al tuo spumeggiante monologo: Aldo Grasso non ha bisogno di commenti con un cognome così, diciamo che è invidioso perché non l'hanno invitato. Voglio dire: quello scrive per il Corriere, e parlando di Sanremo fa pubblicità al Corriere, che esce ogni giorno. Tu sei andato a Sanremo, il disco è uscito un mese fa e lui si permette di insinuare che ci vai per interesse? Ma andiamo, è ovvio che ci vai per dire le cose alla gente. Quando hai parlato di Sarkovsky o come minchia si chiama avevi ragionissima, non si può pretendere che un Paese come l'Italia o la Grecia paghi i debiti sconfiggendo l'evasione così su due piedi, sarebbe come pretendere che in Africa improvvisamente ci fosse la connessione internet veloce in tutti i villaggi.

E ancora: vogliamo parlare del referendum sul divorzio? È vero, hanno buttato nel cesso la volontà popolare, e tu Adrianone che ci rappresenti—in quanto ragazzo della via Gluck che abita su un albero anzichè in una casa—lo sai benissimo, come lo sappiamo noi. Sinceramente, però, devo farti un paio di appuntini (sempre in amicizia per carità): che la Chiesa parli del Paradiso e di come arrivarci… mi tocco gli zebedei se permetti. Famiglia Cristiana penso la leggano due persone in croce prevalentemente al cesso, tipo VICE, mica è Il Fatto Quotidiano.

Comunque te la passo dai, che ti hanno trattato male. A quel punto invece di mandare i video con le bombe all'Ariston potevi buttare direttamente un ordigno in platea così capivano che vuol dire fare i prepotenti. L'importante è che fra le famiglie a cui arriveranno i soldi del tuo cachet giustamente pagato dagli zozzi e ipocriti contribuenti ci sarò anche io a Roma. Non so che gli hai detto ad Alemanno, ma ricordati di chi ti segue con affetto since 1983.

Con totale stima e abnegazione, Tuo, Demented P.S: saluta ancora una volta tua moglie Claudia, granny sempre fantastica ed eccezionale.

Demented Burrocacao è un nostro collaboratore musicale di vecchia data. Nel prossimo numero uscirà la sua recensione del nuovo disco di Adriano Celentano, Facciamo finta che sia vero. È un fan degli album Il re degli ignoranti e Joan Lui, "che non è secondo a Moroder".