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Vice Blog

Cinema Extra - Rutger Hauer

1.10.09

Sapete tutti chi è Rutger Hauer. È un mito. Ha recitato in più di 100 film, e qui c'è la lista dei nostri preferiti: Furia cieca, Sotto massima sorveglianza, Buffy - L' ammazza vampiri, Confessioni di una mente pericolosa, Sin City e Blade Runner. Esatto, Blade Runner,signori. Fortunatamente per i film di questo genere, Rutger sta espandendo la sua grandezza con dei corsi annuali per gruppi di professionisti e per studenti di cinema. Le lezioni si tengono a Rotterdam, in Olanda, paese di origine di Rutger. Se siete tra i Prescelti che hanno la possibilità di seguirle, non solo avete la possibilità di dirigere un cortometraggio sotto la tutela di Rutger Hauer, ma assisterete a lezioni di persone come Paul Verhoeven e Robert Rodriguez, e in passato, anche Chris Nolan. Va bene, basta con le liste, ecco l'intervista.

Vice: Ciao Furia Cieca. Come fai ad essere il capo di tutti i cattivi?

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Rutger: Ah, lo sono? Non ne sono sicuro. Sono un attore. Recito delle parti. Sono solo quello che la gente mi chiede di fare. Comunque è una domanda noiosa, i giornalisti me la fanno sempre. Non capisco. Non recito sempre la parte del cattivo!

Aspetta, no, io dicevo un capo nel senso di un figo!

Oh. Guarda, non lo so. Però grazie, è un bel complimento.

Sei un patito di film?

No. Non ne so molto di film. Non guardo poi così tanti film. E quando li guardo, mi dimentico i titoli.

Pensi che essere un patito di film possa farti migliorare come attore? Oppure conta soltanto la passione per la recitazione e nient'altro?

Non penso che si debba essere per forza dei patiti di cinema. Non devi nemmeno sapere tutto sulla recitazione per essere un grande attore. Ci sono 100.000 modi per farlo. Non voglio dire alle persone che ci sono solo questo o quell'altro modo di recitare. Ti posso solo dire quali sono i miei difetti. Tendo a volare troppo.

Volare?

Beh, forse non proprio volare, però divago troppo. Quando sto lavorando su un film, ho una certa idea e la porto avanti, anche se non è nel copione o nell'interesse del film. Hai certe idee, ma poi, senza saperlo, stai già volando oltre tutti gli altri.

Compresi il regista e lo sceneggiatore?

Si. Però non durante la preparazione del film. Il regista va seguito. Mi piace quando qualcuno mi dirige. Ne ho bisogno. Non voglio dover pensare a tutto da solo, ecco perché.

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Come ti sei preparato per il ruolo di Blade Runner? Hai letto tutto su Philip K. Dick, gli androidi e la filosofia della vita e della morte?

Ho letto Ma gli androidi sognano pecore elettriche? e ho visto che era già parecchio difficile fare un adattamento cinematografico di quel libro. Quindi il film è diverso dalla storia. Ma non penso che sia un male, da qualche parte bisogna trovare l'ispirazione. Avevo parlato anche con Ridley Scott e avevamo deciso di basare il mio ruolo sull'idea dell'übermensch. Questo si riflette nel fascismo presente nel film—io che sono un biondone muscoloso, un vero ariano.

Di cos'altro avete parlato?

Dei sentimenti di umanità e poesia del mio personaggio, e della sua sessualità sottosopra. Era una delle prime volte che andavo a Los Angeles ed ero rimasto molto impressionato da quel posto e dalla sessualità molto confusa. Così ho pensato, reciterò Roy in modo da fare capire che non gliene frega di chi bacia e ama, e gli darò un cuore davvero grande. Questo riguarda anche la parte in cui lui bacia suo padre.

Cosa c'è che non va a Los Angeles?

Quel posto ha una sessualità frustrata. Le persone che ci sono lì pensano tutte che devono avere quello che desiderano, ed essere qualunque cosa pensano che dovrebbero essere. Non lo capisco, e penso che renda la gente molto infelice. Non si dovrebbe mai avere esattamente tutto quello che si vuole. E volerlo mi sembra così stupido.

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Ok, posso per favore farti un'ultima domanda da nerd di Blade runner?

Ma certo.

Ottimo! È a proposito di quella scena in cui il tuo personaggio, Roy Batty, muore. Dice, "Ho visto cose che voi umani non potreste immaginare. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione. E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia." Puoi dirci come era quella battuta nel film?

Quando ho letto la sceneggiatura per la prima volta, la scena della morte del mio personaggio consisteva in 300 parole di farfugliamento tecnologico. Pensai che non fosse il caso di mettersi a predicare proprio a quel punto del film. Non pensavo che avrebbe funzionato dal punto di vista drammatico. Inoltre, quando muore la batteria di un androide, muore e basta. Non c'è tempo per un'intera pagina di conversazione. Pensai che sarebbe stato meglio che Roy avesse espresso la sua nostalgia per la vita in una sola frase. Quindi ho tenuto due frasi del copione originale e ne ho aggiunta una, "E tutti quei momenti andranno perduti, come lacrime nella pioggia." Me la sono inventata. Il giorno successivo, sul set, dissi a Ridley, "Mi sono liberato di tutto tranne che di queste tre battute, cosa ne pensi?" E a lui è piaciuto, mi disse, "È una buona idea."

Ci credo—è pura poesia.

Mmm.

Hai dichiarato che la fortuna ha giocato un ruolo fondamentale nella tua carriera, ma vorrei sapere cosa ti spingeva a scegliere un ruolo piuttosto che un altro. Che cosa cercavi nei progetti? E poi, che cosa consiglieresti a chi vuole fare questo lavoro?

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La cosa più importante è che per diventare un attore ti devi esercitare tantissimo. Non c'è attore o regista vivente che possa dire, "Ho fatto abbastanza film, adesso so come funzionano." Devi invece cogliere qualsiasi palla al balzo per recitare in ruoli diversi. Queste opportunità sono scarse. Tutti vogliono fare gli attori. Ecco perché è così bello per me tenere questi corsi di master. Mi dà l'opportunità di permettere agli alunni di allenarsi quanto vogliono.

Che genere di cose insegni agli studenti che frequentano il tuo corso?

Gli insegno che dovrebbero seguire i loro sentimenti. Mi capita spesso di notare come il potere della mente freni molte persone. Non seguono i loro cuori e le loro intuizioni. Io cerco d'insegnargli a farlo attraverso i miei corsi. È stato divertente vedere come, tra i due gruppi di studenti—ne ho uno composto da professionisti e uno da dilettanti—quello amatoriale ha subito capito cosa intendevo con il "seguire i propri sentimenti". I due gruppi facevano dei film usando delle semplici videocamere amatoriali. I dilettanti hanno seguito le mie istruzioni; i professionisti sono rimasti bloccati per una settimana. Ma dopo quello, si sono attenuti alle indicazioni. I professionisti hanno prodotto due film eccellenti—veramente ottimi. I dilettanti ne hanno prodotto uno eccezionale. E in questo sono stati aiutati solo con qualche consiglio da parte di alcune persone del settore, come Robert Rodriguez e Lech Majewski. Questo è tutto quello che avevano a disposizione. E nonostante tutto hanno creato un paio di cose meravigliose. Alla fine, sono stati prodotti 35 cortometraggi.

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A proposito invece della recitazione, hai dichiarato che, "Odio quando si nota." Cosa intendevi?

Questa frase riflette il mio gusto per un certo tipo di recitazione. Non voglio avere la sensazione di vedere un attore recitare. Voglio sentire una specie di membrana tra la storia e il pubblico. L'attore non deve trasmettere troppo. Voglio farmi travolgere dalla storia, non dall'attore… Sembrerà strano, ma ci sono molti punti di contatto tra il mestiere del modello e quello dell'attore. L'attore è una specie di modello. Qui non si tratta della sua persona. Si tratta piuttosto di essere un modello per il ruolo. Poi ci metti un po' di carne, giusto per creare l'illusione della vita, ma non bisogna eccedere. Gente come Anthony Hopkins e Sean Penn sono esempi perfetti di attori che lo fanno nel modo corretto.

Com'è stato tenere questi corsi?

Meraviglioso. Tutte le persone che li hanno frequentati erano davvero eccezionali. E quest'anno c'è stato anche un film maker molto talentuoso. Questo ragazzo era davvero capace. Ho anche scoperto che si possono creare degli ottimi film con videocamere molto semplici.

Ci sono state anche persone che non ti sono piaciute?
Non ne voglio parlare. Non sarebbe carino. A parte questo, la mia opinione non è poi così importante.

Ma come hai fatto a diventare la persona stilosa che sei? Qual è la cosa peggiore che hai combinato quando eri ragazzino?
Una volta, ho appiccato fuoco ad un pagliaio. Non l'ho fatto di proposito. Stavo solo giocando con dei fiammiferi. Avevo quattro anni. Non ho fatto niente di peggiore di quello.

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E dopo quello? Ho letto che hai lavorato su una nave mercantile e hai viaggiato per il mondo da quando avevi quindici anni fino ai diciotto. A quel tempo eri uno scavezzacollo? Ti bevevi tutta la paga?

Non poi così tanto. Ci davo dentro ma mi sono sempre fatto dare lo stipendio in assegni.

E poi sei diventato un attore di successo grazie all'alcol e alla droga?

Dunque—no. Adesso bevo lo Sneeuwwitje [birra mischiata con la soda], ed è già abbastanza pericoloso, haha! Per quanto riguarda le droghe: ne ho provata qualcuna, ma non me ne sono mai innamorato. Sono abbastanza tranquillo.

Ho insistito sull'argomento "eccessi" perché ho questo amico venticinquenne che sono ormai anni che beve e sostanzialmente non ha combinato niente in termini di scuola o lavoro da quando aveva 19 anni. In ogni caso, è una delle persone più carismatiche e carine che conosco ed è anche il genere di persona che ha trasformato la sua vita in una specie di opera d'arte. Quando si trova in una stanza, tutti lo guardano, vogliono sapere quello che dirà o che farà. Adesso questo mio amico ha fatto richiesta per entrare in una scuola di recitazione e l'hanno preso. Pensi che condurre questa vita di eccessi e di esperienze, possa aiutare chi vuole fare l'attore?

Sicuramente la vita è la migliore maestra—non la scuola. La scuola può fornirti una struttura per il modo in cui stai conducendo il gioco. Ti aiuta a ragionare in termini convenzionali. Non ho mai desiderato un insegnamento del genere e non sono mai andato ad una scuola di recitazione. E non ne ho mai sentito il bisogno. Per pura fortuna sono entrato a far parte di un mondo in cui il pensiero convenzionale non è necessario.

JAN VAN TIENEN