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Firenze se ne fotte di Kanye

A sentire la stampa sembrava che il matrimonio di Kanye e Kim a Firenze dovesse essere l'evento dell'anno. Peccato che in città nessuno avesse idea di ciò che stava succedendo, a parte le fan in lacrime di Justin Bieber.
26.5.14

Nel novero dei miei interessi non spiccano né l'hip hop né i reality sulle famiglie armene, quindi quando mi è stato chiesto di occuparmi del matrimonio di Kanye West e Kim Kardashian a Firenze mi sono detto che le uniche motivazioni plausibili per questa richiesta erano che in redazione avessero intuito il mio profondo amore per i deretani sporgenti e il fatto che sono toscano.

I miei natali, suppongo, avrebbero dovuto permettermi di tastare a fondo il polso della città nei giorni e nelle ore che hanno preceduto l'evento, in quello che in un sacco di pezzi durante la settimana è stato definito un clima di grande fervore.

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Ora, sarà che quando sono a Firenze solitamente frequento esclusivamente baretti di infimo ordine nei quali il nome degli sposi rappresenta solo un esercizio invalicabile di logopedia, o il fatto che io non sono fiorentino ma sono cresciuto in una di quelle province rosse limitrofe in cui gli autoctoni valutano il tuo flow solo nelle bestemmie, fatto sta che di tutto questo fervore non mi ero reso conto. Anzi.

Nelle caterve di articoli pubblicati sui giornali che leggo dalla nonna quando vado in bagno, e che ho setacciato febbrilmente per cercare di raccapezzarmi sulla questione, veniva tralasciata una componente fondamentale: Firenze dà per scontato che i forestieri provino una riverenza servile nei suoi confronti. Spocchiarsela per roba accaduta più cinquecento anni fa è automatico per chi è nato da queste parti, ed è anche il motivo per cui i fiorentini vengono più o meno odiati da tutto il resto della regione.

Quindi, che tu sia una maniscalco di Bollate o una star della musica che si spertica in lodi sul Rinascimento e dichiara di essere venuto a concepire la prole in città, non fa differenza: pulisciti le scarpe prima di entrare.

Comunque sia ho deciso che magari ne valeva la pena, e sabato mattina mi sono informato sull'orario d'arrivo degli aerei privati con a bordo tutta la cumpa di Kanye all'aeroporto di Peretola. Verso l'ora di pranzo mi sono presentato lì con la mia fotografa.

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Nel parcheggio di fronte all'aeroporto erano schierate una decina di Mercedes e Suv neri con vetri oscurati, e un gruppo di ragazze dell'organizzazione sciamava cercando di tenere il punto su quale ospite andasse piazzato su quale mezzo di trasporto.

Una volta entrato nel terminal noto subito che, fatta eccezione per qualche ragazzetta che si aggira nervosamente scrutando le porte automatiche degli arrivi, i presenti sono per lo più fotografi e operatori. Quasi tutti stranieri.

La piccola ressa è capitanata da un tizio con il pizzetto che credo suonasse in qualche gruppo Black Metal norvegese. Di quando in quando un suo fedele scudiero con obbiettivo telescopico viene a fargli rapporto su quali celebrità è riuscito a fotografare arrampicato su un albero vicino alla carreggiata dell'autostrada che fiancheggia la pista di atterraggio. Li conta sulle dita sorridente, più volte.

Io nell'attesa vengo distratto dalle uniche persone che sembrano realmente entusiaste: una famigliola svizzera in procinto di riabbracciare un parente che, mi pare di aver capito, dava per disperso nella Carinzia.

All'improvviso le porte si aprono, e capisco subito che non deve essere il parente disperso, perché tutti cominciano a scattare foto convulsamente e la gente che conta attraversa rapidamente la sala diretta alle macchine.

Avete presente le prime scene di Salvate il Soldato Ryan in cui, non appena i portelli delle navi da sbarco vengono buttati giù, gli stronzi inutili in prima fila vengono spazzati via? Quello è il mio posto nella nomenclatura " lucidità e prontezza di riflessi."

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La fotografa mi molla agonizzante nella hall e si dimostra efficientissima. Io riacquisto dignità e nella bolgia individuo Scottie Pippen, a cui faccio una foto bellissima.

Questa.

Subito dopo un tipo a bordo di un monopattino mi passa accanto: è il figlio di Will Smith che derapando in un aeroporto urla a tutti che non vuole attirare l'attenzione.

Esco nel parcheggio e mi rendo conto che in queste situazioni l'esperienza fa la differenza: i paparazzi navigati difendono a zona e, coadiuvati da aiutanti che li tallonano, formano blocchi per assicurarsi le posizioni migliori.

Si sentono distintamente voci prepuberali che urlano "Justin?! Justin?! Dov'è Justin?!"

Noi tentiamo di attaccare il lato debole, e sul ribaltamento di fronte riusciamo a portare la pagnotta a casa.

Tutti gli ospiti presenti salgono sulle auto. L'unico cristo che rimane fuori è Andrè Leon Talley, giudice di American Next Top Model, perché una delle addette alla logistica non riesce a trovare il suo nome sulla lista. Lo fa aspettare in mezzo a noi plebei mentre lui continua a urlarle "I'm a guest! I'm a guest!"

Non appena anche Andrè viene riconosciuto come un patrizio e sale in auto il branco parte.

Tutti tentano di fare il punto della situazione: all'appello mancano dei nomi importanti, come Justin Bieber, Jay-Z, Beyoncé, e ovviamente gli sposi. Alcuni sostengono che i grossi calibri siano passati da un'altra uscita, altri che gli aerei devono arrivare alla spicciolata, e che quindi dobbiamo tutti tornare religiosamente ad aspettare.

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Una troupe ne approfitta per intervistare le prime belieber della giornata. La questione centrale è: Bieber c'è o non c'è? Nei miei appunti questo dilemma prenderà il nome di FantaJustin 2014.

Riguardo agli arrivi si dimostrerà vera la prima ipotesi fatta, anche se quasi tutti si fidano della seconda. La conseguenza è che, per aspettare gente che è già arrivata, ci perdiamo una delle tappe vitali come l'arrivo degli ospiti agli hotel.

Quando ce ne rendiamo conto  ormai è troppo tardi, e decidiamo di salire direttamente verso Forte Belvedere, sulle colline di Boboli, dove si terrà la cerimonia. Arrivati in Piazzale Michelangelo veniamo attratti da un piccola folla, quindi scendiamo dalla macchina e ci avviciniamo. Credevamo fossero fan venuti per la festa, ma in realtà scopriamo che sono gli invitati di un altro matrimonio.

Damigelle.

Chiedo allo sposo cosa si prova a sposarsi lo stesso giorno di Kanye West, e lui in risposta limona duro la sposa e dice che non gli frega una minchia.

Io al matrimonio di Kanye e Lila.

Mentre torniamo alla macchina per salire al forte controllo gli ultimi sviluppi in tempo reale: pare che davanti all'entrata sia pieno di fan accaniti. La cosa che mi lascia perplesso però è che nell'articolo c'è scritto pure che all'aeroporto gli invitati di Kanye sono stati accolti da tantissime persone, cosa palesemente falsa.

Lungo la strada veniamo fermati da altre tre belieber, che ci ragguagliano sulla situazione. "Ci sono solo quelle come noi!" mi dicono orgogliose. Pare che l'auto con gli sposi sia già entrata dai cancelli, e che nella ressa alcune si siano sentite male pensando che a bordo ci fosse il loro idolo. Mi dicono che le hanno portate via con l'ambulanza.

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Arriviamo finalmente a Forte Belvedere, e in effetti non dicevano cagate: il 90 percento dei presenti, servizio di sicurezza compreso, è rappresentato da ragazze preadolescenti. Mi avvicino tentando di fare qualche domanda, ma sono io a venir preso d'assalto, perché millanto informazioni sulla presenza di Bieber.

Da lì in poi fanno tutto da sole: mi raccontano ogni minimo dettaglio della giornata. Conoscono i nomi di tutti quelli che parteciperanno alla festa, "ma siamo qui solo per Justin.” Hanno misurato l'intensità dei peti del tizio che regge il cordolo con un amperometro per capire se stesse inviando messaggi criptati sulle coordinate GPS di Justin.

"Io vengo da Trieste e sono qui dalle otto di questa mattina!" mi urla una. Ce ne sono di Roma, di Milano, di Reggio Emilia. Una ragazza campana mi indica la madre, il cui corpo giace inerme su una panchina. Dietro il fronte Bieber ci sono solo genitori catatonici a cui in dote la vita ha portato una delle pesti del Ventunesimo secolo: il bieberismo.

Si comincia a valutare l'ipotesi di sfondare il blocco e fare irruzione, e io vorrei fomentarle, ma la mia fotografa mi fa notare che potrei incorrere in guai giudiziari per circonvenzione.

Per terra è pieno dei cartoni di pizza che si sono fatte portare per continuare a piantonare l'entrata.

Mi avvicino a uno degli addetti alla sicurezza, che mi conferma quanto visto fino ad ora. "Tutto 'sto casino per delle bambine che aspettano uno che manco si sa se c'è."

La guardia, annoiata, mi spiega che il servizio di vigilanza è diviso in vari blocchi disseminati per tutto il forte. Aggiunge che alla fine della salita che si intravede dal cancello è appostata un’élite di buttafuori tedeschi, selezionati in base a un genoma che racchiude tutta la cattiveria del perfetto uomo della sicurezza. Un ragazzo slavo alto due metri, per accelerare la coagulazione di un taglietto che si è fatto chiudendo il cancello, si spegne una sigaretta sulla ferita. Non è un abbellimento retorico.

A questo punto cominciano ad arrivare le auto degli invitati. Ovviamente non si vede niente, ma le urla "JUSTIN! JUSTIN!" si sprecano.

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Ma la sorte ci ha riservato un'epifania: Ignazio.

Ignazio spunta fuori improvvisamente, non ho capito bene da dove, e ci incastra in una conversazione sui paradossi di questo matrimonio di cui sa poco o nulla. Tentiamo di svicolare, ma Ignazio ci ingloba in una filippica sulla sua vita, che è cambiata radicalmente da quando lavora per Herbalife, e dicendo ciò ci appioppa il suo biglietto da visita. C'è scritto che è un coach del benessere.

Seguono disamina particolareggiata sulla storia di Herbalife e varie riflessioni sul benessere e sull'amore. Quando gli chiediamo cosa fa qui ci indica distrattamente una delle ragazze. "È mia figlia," dice.

A questo punto è lapalissiamo che il fervore non è mai esistito e mai esisterà, e quindi decidiamo di scendere in città per vedere cosa fanno i fiorentini mentre se ne fottono di Kanye West e di Kim Kardashian. Ci dirigiamo verso Piazza Santa Croce. Strada facendo incappiamo miracolosamente nelle uniche persone che sembrano nutrire il minimo interesse per questo matrimonio: un gruppetto di americani che si emoziona tantissimo quando spiego che siamo stati all'entrata della festa.

Una di loro si sente in dovere di comunicarmi che è la fan numero uno di Kim, e che su questo non ci sono minimamente dubbi.

Il rumore che fanno attira l'attenzione di un gruppo di persone sedute poco più in là. In mezzo a loro c'è un uomo corpulento con una bandana in testa che somiglia un po' a Jabba The Hutt, e che ci chiede di avvicinarci. Si capisce subito che è lui che comanda nel vicolo.

Mi dice di chiamarlo Generale Badoglio e spero mi voglia prendere sotto la sua ala protettrice, ma quando provo a chiedergli se il matrimonio di Kanye a Firenze abbia smosso il suo orgoglio non la prende bene.  "E CHE CAZZO MI FREGA?"

Poi però assume un'espressione pensierosa, ci pensa su due minuti, mi afferra il braccio e sentenzia: "l'importante è che gli americani ci portino la FICA!"

Dopodiché ci dà il permesso di allontanarci.

Girovaghiamo alla rinfusa, fermando gente a caso per determinare il grado di disinteresse e catalogarlo con perizia giornalistica, ma ci capitano solo personaggi anonimi che non hanno niente di interessante da aggiungere alla questione. Ci emozioniamo solo quando scoviamo queste ragazze che stanno festeggiando un addio al nubilato e che non sanno manco chi è Kanye, ma che si esibiscono in una coreografia che coniuga equilibrismo e richieste di impianti malari.

Come era scontato non sta capitando niente che non fosse previsto abitualmente in qualsiasi altro sabato sera.

Comincio a diventare ripetitivo e a ricevere sempre le stesse risposte, quindi faccio prima a buttarvi lì un po' di foto di persone con cui ho parlato dell'annosa questione "vi frega un cazzo di niente del fatto che Kanye ci senta per Firenze e sia venuto a sposarsi qua?"

No.

Un cazzo.

Niente.

No.

No, e vaffanculo Kanye.

Stanchi e delusi camminiamo per il centro storico fino a che non incontriamo Michelangelo, un pittore che dipinge il vetro sul Ponte Vecchio e che ci racconta la sua intricatissima storia giudiziaria e ci tiene compagnia per un po'. In più ha delle rughe bellissime che vengono molto bene in foto. Volete sapere se sa chi è Kanye?

A questo punto decidiamo che per trovare un senso alla serata dobbiamo realizzare in prima persona il sogno delle belieber: sfondare le transenne e irrompere al matrimonio. Così almeno avrò la storia di un pestaggio da raccontare.

Torniamo su a Forte Bel Vedere, ma la piazzetta è deserta. La conferma del forfait di Justin è arrivata, il sogno è svanito, e con lui anche i pochi ioni di interesse. Tento di aggirare la guardia, per la gloria e per senso del dovere, ma non appena faccio due metri lui si limita ad agguantarmi stancamente e a sussurrarmi, "Non mi rompere i coglioni dai, che è quasi finita."

Allora lo abbraccio.

Tentiamo di consolarci con gli avanzi trovati per terra, ma le gioie della serata stanno a zero.