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Avere trent'anni

L’età è un’arma che la società usa contro le donne. Ogni anno che passi a sentirti bene con il tuo corpo, quel corpo perde valore. E i trenta, come i quaranta o i cinquanta, sono una linea di demarcazione, solo particolarmente evidente.

Illustrazione di Molly Crabapple

Quando avevo 24 anni un curatore con cui speravo di lavorare mi disse: “A trent’anni diventerai brutta, e il tuo fidanzato ti lascerà. Quanto a me, io ti vorrò scopare comunque.”

Ho compiuto trent'anni a settembre.

Nonostante il femminismo, o la logica, avevo paura di quella minaccia, anche se poi nessuna delle previsioni del curatore si è avverata.

L’età è un’arma che la società usa contro le donne. Ogni anno che passi a sentirti bene con il tuo corpo, quel corpo perde valore. I trenta, come i quaranta o i cinquanta, sono una linea di demarcazione, solo particolarmente evidente. Appena la oltrepassi, dicono, ti lasci alle spalle tutti gli inutili ma comodi privilegi legati all'essere una ragazza. Per l'invisibilità da questa parte, signora.

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Avevo ancora 24 anni quando lo stesso curatore si rifiutò di includermi in una mostra di giovani artiste. Dipingevano ragazze fragili come la rugiada e il curatore immaginava che le tele riflettessero il loro carattere. “Non sei una giovane artista,” mi disse quando gli chiesi di partecipare. “Non giovane come loro.”

Potresti essere una di quelle che pensa solo a divertirsi o una che biologicamente si avvicina ai quaranta. Ma a parte forse per i sei mesi successivi al ventunesimo compleanno, l'età di una donna non va mai bene. O sei troppo giovane o sei troppo vecchia. Mai giusta.

L’età di un uomo, invece, è sempre giusta. In Consigli a un giovane ribelle, un Christopher Hitchens cinquantaduenne si chiedeva quando avrebbero smesso di definirlo un giovane uomo arrabbiato.

Come artista, in questi anni sono riuscita a fare meglio di altri. Sono riuscita a mettere insieme molte opportunità, e a dipingere con più maestria fino al giorno in cui mi sono resa conto di poter restare a galla anche senza agitarmi troppo.

I trenta dovrebbero essere la fine della giovinezza di una donna. L’attrazione sessuale è troppo esplicita per essere negata. È l'unico potere che il mondo ci concede con riluttanza. A condizione (vera solo a metà) che duri poco. Con un po' di cura, la bellezza se ne va più lentamente. La parte più succosa della gioventù invece sparisce in fretta.

Ripeto a me stessa di essere contenta di aver compiuto 30 anni. "Ho una paura matta,” è invece quello che confido ai miei amici. Amici composti soprattutto da donne più vecchie di me, che continuavano stupendamente ad allargarsi. “Eh!” mi dicono, “aspetta, aspetta!”

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Settimane dopo quella conversazione stavo rassicurando un’amica: la sua vita non era finita solo perché aveva compiuto 26 anni.

Odiavo essere una bambina. Il mio giorno più felice fu quando lasciai la scuola e cominciai una vita da adulta in cui potevo viaggiare per il mondo, o almeno andare in bagno senza il permesso di un insegnante. I miei vent’anni, nonostante l’eccitazione, sono stati un susseguirsi di tasche vuote e molestie sessuali. Ma essere una donna adulta è molto figo.

“Magari fossi una donna di 36 anni, vestita di raso nero e con una collana di perle!” dice la seconda e futura Signora De Winter al fidanzato Maxim, nella Rebecca di Daphne Du Maurier. A Maxim viene un colpo. Le aveva ricordato la sua defunta moglie, da cui il titolo del libro. Rebecca, che aveva trent’anni quando morì, era elegante in maniera arrogante, sensuale e spavalda. La seconda Signora De Winter era strisciata nella sua casa come un fantasma.

Maxim amava la seconda Signora De Winter perché era ingenua, giovane e senza potere. Diversamente da Rebecca, non lo capiva a fondo. Quando si rendeva conto che la sua innocenza poteva essere compromessa, che fosse con un vestito o un sorriso, Maxim si irrigidiva. Il libro te la mette sul romantico, ma anche a 13 anni avevo recepito il messaggio. Essere innocente vuol dire essere una vittima. Una donna di trent'anni non è più innocente. Grazie al cielo.

A 18 anni esercitavo la stessa attrazione morbosa della seconda Signora De Winter. Mi sedevo al bar di una libreria per leggere libri che non mi potevo permettere. Gli uomini mi chiedevano di sedermi con loro. Ero troppo educata per dirgli di no. Si arrabbiavano se non gli parlavo, e si arrabbiavano se lo facevo. Una volta dopo una conversazione rinunciai all’invito di un ragazzo a bere qualcosa. Lui mi rispose infastidito: “Perché cazzo mi hai fatto sprecare tempo?”

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Ora nessuno mi urla più contro. A novembre me ne andavo in giro da sola a Beirut alle tre di mattina, e a parte un ragazzo che si masturbava sotto le stelle nessuno mi ha infastidita. Gli uomini dicono che ci mancheranno le attenzioni per strada. A me non mancheranno.

A ventuno anni una volta ho posato per un video musicale nel quale il mio compito era contorcermi in bikini mentre decine di grilli vivi mi cadevano addosso. Avevo acconsentito ai grilli sullo stomaco, ma alla fine me li ritrovai in faccia. Mentre urlavo disgustata la band se la rideva. Ero giovane, pensavano, perché avrei dovuto lamentarmi?

In molti campi sono gli uomini a detenere il potere. A forza di bere infiniti cocktail con i quali sancivo rapporti professionali mi sono abituata a posizioni scomode. Quando ho smesso di ricoprire queste posizioni, il piacere di essere uguale agli altri, più che semplicemente trombabile, mi ha colpito come un bacio.

L'unica cosa di cui mi hanno privato i trent'anni è il senso del tempo senza limiti. Posso ragionevolmente aspettarmi altri 30 anni di buona salute. Con un po' di fortuna, caleranno altri 9.000 tramonti prima che debba iniziare a preoccuparmi di cose come la morte.

Tendo a sopportare sempre meno gli uomini e le donne che si aggrappano all'inettitudine dei giovani. Voler essere giovani è comprensibile. Iniettarsi la fronte di botox può dare buoni risultati, o quantomeno aiutarti a mantenere il tuo posto all'interno di un capitalismo che disprezza gli anziani. Ma perché insistere sulla vulnerabilità? Sopravvivere è una forma di potere. Il passare del tempo dovrebbe darti competenza e resistenza, oltre a un sacco di cicatrici. Sei un sopravvissuto.

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Zora Neale Hurston è stata una dei grandi scrittori del secolo passato. Ma a ventisei anni, la povertà e il razzismo istituzionalizzato le avevano impedito di assicurarsi una buona istruzione. Si tolse dieci anni e entrò in un liceo di Baltimora. Giunse alla fama nell'Harlem Renaissance, senza mai riaggiungersi quei dieci anni.

Hurston ha cambiato molte cose, tra le quali il sistema che vede il tempo come un nemico delle donne. Con gli occhi affilati dall’esperienza ha detto “Non piango per il mondo—sono troppo occupata ad affilare il mio coltello.” Si è anche presa un decennio extra di giovinezza.

La società ci dice che crescere porta alla rovina. Sì, si invecchia, ma si può anche invecchiare diventando una persona più forte, più gentile, più coraggiosa. Puoi modellare la vita che hai sempre voluto. Ma man mano che invecchi, il mondo ti dirà che vali di meno, anche se sai che è una bugia. In fondo, se c’è una cosa che alla società non importerà mai, è rendere una donna soddisfatta.

Segui Molly su Twitter: @Mollycrabapple

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