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No, non c'è ancora stata nessuna overdose da marijuana

Nonostante il decesso di Gemma Moss abbia fatto impazzire la stampa britannica, che l'ha definita “la prima donna nel Regno Unito morta per intossicazione da marijuana", dovreste fumare circa 30.000 canne per sperimentare una cose del genere.
6.2.14

Foto BNPS.

Stando a quanto riportato dalle cronache, una sera la 31enne madre di tre figli Gemma Moss ha deciso di fumare mezza canna al fine di conciliare il sonno, per poi non svegliarsi mai più. Questa morte tragica ha immediatamente fornito lo spunto per titoli che definiscono Moss “la prima donna nel Regno Unito morta per intossicazione da cannabis,” come se si trattasse di qualche incredibile record sportivo.

Ma ci si sarebbe potuti spingere oltre, proclamandola “la prima donna nella storia morta per overdose da cannabis!” In sé avrebbe costituito un discreto scoop, visto che l'uomo introduce questa pianta nel suo organismo da più di 10.000 anni. Soprattutto se consideriamo che la scienza si era già espressa sui parametri di una potenziale dose fatale, fissandola a un livello considerevolmente più alto di un mezzo spinello.

Secondo quanto stabilito nel 1998 dal giudice Francis Young della DEA, l'agenzia federale antidroga degli Stati Uniti, infatti:

[In tossicologia] le sostanze vengono classificate in base alla DL-50. L'acronimo DL-50 indica la dose di una sostanza, somministrata in una volta sola, in grado di uccidere il 50 percento di una popolazione campione di cavie. Vari ricercatori hanno cercato di determinare il livello DL-50 della marijuana attraverso test sugli animali, senza successo. In poche parole, i ricercatori non sono riusciti a somministrare dosi sufficienti di marijuana capaci di provocare la morte degli animali testati.

Al giorno d’oggi si stima che il livello di DL-50 nella marijuana sia intorno ai 1:20.000 o 1:40.000. In termini profani significa che per morire un fumatore di marijuana dovrebbe consumare dalle 20.000 alle 40-000 volte il dosaggio normalmente contenuto in una sigaretta a base di marijuana… Un fumatore dovrebbe quindi fumare circa 680 kg di marijuana in circa 15 minuti per avere un effetto letale.

Quindi, se persino un ente dichiaratamente contrario alla marijuana come la DEA ritiene impossibile il fatto di morire per simili condizioni, e se persino i nemici più accaniti della droga non sono in grado di citare un singolo caso di overdose, come cavolo siamo si è arrivati a questi proclami allarmanti? È possibile che Gemma Moss sia stata in grado di rollare una canna da centinaia di kg di marijuana e fumarsela per metà in un'unica seduta?

A dirla tutta i giornali in Inghilterra non hanno riportato la quantità esatta consumata dalla vittima, ma mi è difficile credere che facciano cartine così grandi. In realtà questa storia ha come uniche fonti il coroner della cittadina e un patologo che condividono teorie tutt'altro che aggiornate sugli effetti della marijuana sul corpo umano.

“L'analisi post-mortem ha rilevato che la morte non è stata provocata da cause naturali,” ha rilevato lo Sceriffo Payne, coroner di Bournemouth, “e la bilancia delle probabilità fa propendere più per un decesso per effetto della marijuana.”

Il patologo Kudair Hussein ha poi aggiunto: “L’esame fisico e l’esame di vari organi, inclusi cuore e fegato, non hanno mostrato nessun segno di alterazione che possa aver causato il decesso. Il livello di cannabinoidi nel sangue variava tra 0.1 e 0.15 milligrammi a litro, che è considerato un dosaggio tra il moderato e il consistente. Ho fatto varie ricerche ed è dimostrato che la cannabis ha livelli tossici molto bassi. Ma ci sono rapporti in cui si afferma che l’uso di cannabis potrebbe essere causa di morte, dal momento che può indurre un arresto cardiaco.”

Quindi hanno dichiarato “l’arresto cardiaco” come causa del decesso?

No, perché come è già stato affermato, non c’è alcuna prova che lo dimostri.

Hanno forse indicato “intossicazione da cannabis” come causa primaria, come riportato da più parti sulla stampa?

No, perché, di nuovo, non c’è alcuna prova e in più è stato dimostrato che è scientificamente impossibile andare incontro a tale tipo di "intossicazione".

Al contrario, la causa del decesso è stata individuata nell'“abuso di cannabis”. E ancora una volta, non ci sono prove a sostegno di questa teoria, ma visto che le autorità non sono riuscite a spiegare in alcun modo la morte di una giovane donna in salute, perché non dare la colpa alla canna?

Ovviamente non c’è bisogno di dire che molti esperti si sono trovati in disaccordo.

“Nella storia della medicina non esiste alcun resoconto verificato a proposito di decesso per cannabis,” ha dichiarato al Denver Post il Dott. Alan Shackelford, medico formatosi ad Harvard e sostenitore dell’uso medico di marijuana. “La cannabis può accelerare la frequenza cardiaca e c’è la possibilità insorgano complicazioni nei soggetti con problemi cardiaci alle spalle. Ma non si conosce la dose che potrebbe causare la morte di essere umano… Vediamo spesso morti inspiegabili. Non ho idea che cosa abbia causato la morte, ma posso dire quasi al 100 percento che non è stata la cannabis ad ucciderla.”

Nel frattempo, David Nutt, ex presidente del Comitato consultivo sull’uso improprio di sostanze parte del governo britannico, non scarta del tutto la possibilità che la cannabis possa aver avuto un piccolo ruolo nella morte della signora Moss, ma afferma che un decesso così “bizzarro” non dovrebbe cambiare le nostre opinioni e credenze sulla pianta.

“Non condivido le sicurezze del patologo sulla causa del decesso della sig.ra Moss, ma al tempo stesso non voglio contraddirlo completamente,” ha scritto Nutt sul blog del suo Comitato Scientifico Indipendente sulle Droghe. “Fare uso di cannabis, qualunque sia il dosaggio e come per tutte le droghe e molte altre attività, mette il nostro corpo sotto stress. La cannabis solitamente fa lavorare un po' più il cuore e provoca leggeri effetti alla frequenza e il ritmo. Ogni minimo stress può essere la goccia che fa traboccare il vaso, il battito d'ali di farfalla che scatena il tornado. La sig.ra Moss soffriva di depressione, che aumenta a sua volta le possibilità di arresto cardiaco. È abbastanza plausibile quindi che quello stress aggiuntivo causato dalla cannabis abbia fatto scattare un meccanismo più che raro che ha potuto causare uno scompenso cardiaco. Questi scompensi possono accadere in molte attività fisiche e anche statiche, come ad esempio fare sport e/o sesso, fare una sauna e persino stare sul gabinetto.”

Ieri è uscita la notizia del 31enne Paul Kenyon, incorso in una "overdose da cannabis" prima di morire per intossicazione da monossido di carbonio. Vedremo come reagiranno i media a quest'altro caso.

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