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Macro

Siamo sempre più ossessionati dal nostro lavoro

Se anche tu passi le ore in cui non dovresti lavorare a pensare al lavoro o a rispondere alle mail del tuo capo, sai perfettamente di cosa stiamo parlando. E non sei l'unico.

Illustrazione di Dan Evans.

Questo post fa parte di Macro, la nostra serie su economia, lavoro e finanza personale in collaborazione con Hello bank!

"Get a life," fatevi una vita, suggeriva nel 2013 il settimanale inglese The Economist, mostrando che chi lavora di più non lavora meglio ma anzi in genere è meno produttivo e meno efficiente di chi lavora qualche ora in meno. Ad esempio, i greci lavorano in media 2000 ore all'anno e i tedeschi solo 1400, ma questi ultimi sono più produttivi del 70 percento circa. Eppure viviamo in un'epoca in cui accade esattamente il contrario.

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"Extreme working hour," così viene chiamato il fenomeno di chi lavora più di 50 ore a settimana. Nel 2005, uno studio di Peter Kuhn e Fernando Lozano della University of California ha mostrato che, tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli anni Duemila, la percentuale di uomini statunitensi con orari di lavoro "estremi" è aumentata dal 14 al 20 percento circa. Una tesi già espressa nel 1992 da Juliet Schor, che nel suo The overworked american calcolava un aumento medio di 164 ore di lavoro all'anno per i lavoratori americani. Adesso un nuovo studio condotto da Anna Burger della Central European University ha portato nuovi dati, stavolta focalizzati sull'Europa.

La ricerca conferma che le "extreme working hours" stanno diventando sempre più comuni anche nel vecchio continente, Italia compresa—con l'eccezione di Francia e paesi scandinavi, dove rimangono ancora poco diffuse. Insomma siamo sempre più "drogati" di lavoro, tanto che nemmeno gli orari di lavoro estremi sono adeguati a cogliere la dimensione del fenomeno.

Secondo uno studio di Harris Interactive—una società che si occupa di ricerche di mercato—il 75 percento dei lavoratori americani dichiara di aver ricevuto almeno una mail di lavoro durante le vacanze, il 59 percento di controllare di propria volontà la posta durante le ferie e il 27 percento di farlo più volte al giorno. Il 41 percento dei lavoratori americani si è detto "disturbato, frustrato o arrabbiato" per questo motivo, ma il 19 percento ha dichiarato di essere felice di poter lavorare durante le vacanze grazie alle nuove tecnologie.

L'evoluzione del fenomeno è talmente chiara che c'è già chi si muove per cercare di arginarlo. Il Ministero del Lavoro tedesco e alcune imprese, da Deutsche Telekom a Bayer, hanno proibito ai manager di chiamare o scrivere email al proprio staff fuori dall'orario di lavoro, salvo emergenze. Mentre a luglio di quest'anno la società di servizi informatici di Atlanta, la PGi, dopo aver scoperto con un'indagine interna che l'88 percento dei propri dipendenti dichiarava di lavorare di più delle tradizionali 40 ore settimanali, ha lanciato l'iniziativa #TakeBack60, con due settimane consulenza ai dipendenti stakanovisti per aiutarli a riappropriarsi di un'ora al giorno di tempo libero.

Nel suo lavoro, Burger si domanda per quale motivo questo accada. Da una parte, i dati europei mostrano che le ore di lavoro estreme sono correlate positivamente alla scarsa regolamentazione: se non ci sono regole, non ci sono orari. Una seconda spiegazione ha a che fare con l'importanza del lavoro part-time. Più ce n'è, meno "extreme working hour" ci sono. Il motivo, secondo Burger, è che l'introduzione del part-time è collegato all'intervento dello stato, che in molti Paesi cerca di incentivarlo come strategia per aumentare l'occupazione femminile.

Il che aumenta l'eguaglianza di genere, e rende più difficile per un membro della coppia rimanere al lavoro oltre l'orario prefissato. Una terza spiegazione cerca di razionalizzare il motivo per cui sono i lavorati a più alta specializzazione, e quindi a più alto reddito, proprio quelli che tendono a lavorare di più. Secondo l'Economist questo avviene perché "questi lavori hanno maggiore contenuto di conoscenza, sono più interessanti e quindi alle persone piace stare al lavoro." È una spiegazione decisamente ottimistica.

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