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La terribile ascesa di Damiano 'Er Faina'

Damiano "Er Faina" è diventato una star di Facebook da milioni di visualizzazioni. Ma la sua ascesa è un grosso passo avanti della propaganda gentista su internet.

di Mattia Salvia
26 novembre 2015, 9:41am

Immagine via Facebook.

Qualche tempo fa, prima dell'estate, un mio amico mi ha fatto vedere un video su Facebook. Nel video c'era un tizio che a prima vista poteva sembrare la declinazione romana del tipico tamarro che si può incontrare in qualsiasi città d'Italia: muscoloso, barbuto, le braccia piene di tatuaggi. Il tizio era nella cucina di casa sua, in tenuta da casa, e parlava in romanesco con molta enfasi e partecipazione. Ora non ricordo più quale fosse l'argomento del video, ma sicuramente gli stava parecchio a cuore: gesticolava, alzava la voce e faceva battute che a giudicare dai commenti il suo pubblico trovava molto divertenti. Il video aveva centinaia di migliaia di visualizzazioni e decine di migliaia di condivisioni. L'autore con ogni probabilità lo conoscete già: era Damiano Coccia, in arte "Er Faina."

Negli ultimi mesi, Er Faina è diventato sempre più famoso su Facebook. Oggi la sua pagina ha più di 400mila fan, sul suo profilo personale è seguito da oltre 60mila persone e i suoi video fanno milioni di visualizzazioni. Si fa fotografare in compagnia di calciatori come Alessio Romagnoli e Alessio Cerci e ci sono persino pagine dedicate alle "migliori frasi der Faina." Il motivo principale di questo successo sorprendente sta nel suo modo di porsi: è diretto, spontaneo, genuino. Nei video esordisce sempre con "buongiorno regà," si accende una sigaretta, lancia da parte l'accendino. Sembra che non stia parlando a migliaia di persone ma a un gruppo di amici riuniti al bar sotto casa.

E nella maggior parte dei casi i suoi video durano proprio il tempo di una sigaretta, durante la quale Er Faina commenta il fatto del giorno o dice la sua su un tema d'attualità. Alla fine di tutti i video dedica sempre qualche secondo ai suoi fan, specie a quelli che hanno problemi di qualche tipo: saluta la nonna di una fan ricoverata all'ospedale, fa gli auguri a un fan che sta facendo la chemioterapia, e così via. Insomma, oltre a essersi creato un personaggio forte e ad avere un modo riconoscibile di comportarsi davanti alla telecamera, Er Faina riesce a coltivare un rapporto da pari a pari con i suoi fan, che continuano a commentare e condividere in massa i suoi video.

Se da questo punto di vista Er Faina può essere forse considerato uno youtuber, basta guardare con attenzione i suoi video per accorgersi di come in realtà sia un personaggio ibrido—a metà tra l'intrattenimento di internet e la propaganda gentista. A differenza di youtuber e webstar classiche, infatti, i suoi video hanno spesso contenuti politici molto marcati. Solo che anche quando tratta temi di questo genere lo scopo ultimo di Er Faina è sempre quello di far ridere: in altre parole, i suoi messaggi populisti e qualunquisti vengono passati come una specie di satira sociale—e infatti nella sua pagina Facebook ufficiale è classificato come "comico."

A grandi linee, tutti i video di Er Faina rientrano in due macro-categorie. Da una parte ci sono i video più leggeri—che potremmo definire quasi di "critica culturale"—in cui commenta trasmissioni televisive, critica personaggi del mondo di internet e dello spettacolo, insulta Andrea Diprè, propone di dare il Pagante all'India in cambio dei marò o prende sul serio Martina Dell'Ombra. Se si limitasse a questi, Er Faina sarebbe uno youtuber normalissimo. C'è però una seconda categoria, questa veramente interessante, e fatta di video che trattano argomenti più seri: Expo, l'immigrazione, i fatti di Parigi.

Questi video sono molto simili a quelli dei vari personaggi gentisti che popolano l'internet italiano—gente come Emilia Clementi, Emiliano Mandarino, Lambrenedetto XVI. C'è davvero poca differenza a livello di contenuti e linea politica tra Er Faina e tutti questi personaggi—e per accorgersene basta prendere ad esempio uno dei suoi ultimi video, realizzato subito dopo i fatti di Parigi.

Nel video, un classico monologo in cucina, Er Faina indossa la maglietta della nazionale di calcio francese. "So' rimasto sconvolto," dice. "Nun se po morì così. Loro sparano e noi se indignamo, loro ammazzano e noi famo la fiaccolata, loro se fanno esplode e noi dimo che 'bisogna sta uniti'." Segue una tirata di due-tre minuti sulla chiusura delle frontiere, la necessità di espellere tutti i clandestini e di controllare tutte le "realtà islamiche" perché "ce semo rotti er cazzo." "Questa è la nazione di Michelangelo," conclude Er Faina, "di Leonardo da Vinci, di Dante Alighieri, di Raffaello e de certo non gliela lascio in mano a loro. Mo' venitemi a dire che so' razzista, venitemelo a dire."

Ma su questi temi, il vero manifesto politico di Er Faina è un altro video, dal titolo programmatico "Rolex ai Clandestini *emoji del saluto romano*" Il video risale al 27 agosto scorso, dura poco più di cinque minuti e ad oggi ha 769mila visualizzazioni e 17mila condivisioni.

In quei cinque minuti, Er Faina riesce a tirare fuori tutti i classici temi portanti del discorso anti-immigrazione italiano: i clandestini che stanno dentro alberghi a cinque stelle mentre gli italiani dormono in macchina, che protestano perché non hanno l'iPhone e il WiFi mentre gli italiani "stanno ancora col 3310," che fanno storie per il cibo quando gli italiani non hanno da mangiare. Dopo aver elencato tutte queste cose—che tra l'altro sono per la maggior parte delle bufale conclamate—Er Faina propone in tono sarcastico di dare agli immigrati anche "un Rolex e una BMW" al momento del loro arrivo in Italia. Per concludere afferma accalorandosi che bisogna pensare prima agli italiani che stanno male, il tutto mentre in sottofondo suona una musica struggente di pianoforte.

Anche sul suo profilo Facebook ci sono molti riferimenti dello stesso tenore. Dai fotomontaggi in cui stringe la mano a Putin, agli emoji del saluto romano, all'hashtag #avantifaina con cui firma praticamente tutti i suoi post, non è impossibile ipotizzare il retroterra ideologico di Er Faina—che pure nei suoi video sembra essere apolitico o perlomeno lontano da tutti i partiti. Ad esempio, nel video in cui parla di Expo prima si indigna per gli sprechi e per l'inutilità della manifestazione e subito dopo dedica altrettanta indignazione alle proteste No Expo e ai fatti del primo maggio a Milano. In un altro video ancora, afferma che l'immigrazione è un finto problema su cui "magnano tutti, destra e sinistra."

Nell'ultimo periodo, Er Faina ha iniziato a sperimentare un altro tipo di video, in cui al suo classico monologo si sostituiscono delle brevi scenette comiche nello stile dei vari youtuber italiani—che infatti sono realizzate in collaborazione con lo youtuber Sebastian Gazzarini.

Il fatto che sia passato a fare questo tipo di video testimonia quanto Er Faina sia consapevole di quello che fa, del successo che riscuote e di come può riuscire a sfruttarlo al meglio. Allo stesso tempo, è anche indicativo di come il suo personaggio sia stato ormai sdoganato completamente—proprio grazie ai messaggi vaghi, indefiniti che lancia. L'alternare video di puro intrattenimento a video "politici" gli ha consentito di non compromettersi troppo e usare il populismo per costruire, rafforzare e ampliare il suo pubblico. In effetti, il fatto di definirsi un comico e di fare video "ironici" gli ha permesso di inserirsi nel ricco filone dei comici che giocano con la romanità caciarona e un po' burina approfittandone per lanciare messaggi populisti.

Ultimamente ha fatto diverse ospitate in discoteca ed è stato persino coinvolto nella campagna di promozione di Game Therapy, il film degli youtuber Clapis e Favij. Insomma, è ormai diventato una webstar a tutto tondo, arrivando a trasformare la sua attività online in una fonte di guadagno, se non proprio in un lavoro.


Proprio per questo, Er Faina rappresenta un grosso passo avanti della propaganda gentista: a differenza dei suoi predecessori, infatti, riesce a capitalizzare il suo successo e a muoversi con più disinvoltura tra politica e spettacolo. Dietro il paravento della comicità riesce a essere "popolare" e viene visto anche da persone che non condividono il suo messaggio politico, che di conseguenza diventa molto più pervasivo. Mentre tutti gli altri rimangono dei semplici freak di internet.

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