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Steve McCurry: Per nulla, anzi è il contrario. Non credo mi sia mai venuto in mente.Hai lavorato in Afghanistan per molto tempo. Come ti sembra sia cambiata la situazione del Paese dai tempi della guerra russo-afghana?
È sempre un luogo pericoloso e ci sono sempre battaglie in corso. Ritrovarsi in una situazione di instabilità è sempre pericoloso. Penso che all’inizio ci fosse tanta buona volontà nell’accogliere gli stranieri, insomma chiunque fosse disponibile ad aiutare il popolo—in pratica gli occidentali, o comunque, praticamente tutti tranne l’Unione Sovietica. Indiani, europei, cinesi e americani erano i benvenuti. Ora, invece, c’è ostilità, i talebani vedono l’Occidente e la NATO come nemici, quindi anch'io sono un nemico. Prima prendevano ostaggi e chiedevano il riscatto, ora uccidono per ragioni politiche.L’Afghanistan è il posto più pericoloso in cui hai lavorato?
Ogni zona di guerra presenta problemi diversi. L’Afghanistan, l’Iraq durante la Guerra del Golfo, Beirut o la Cambogia. Ma sì, forse l’Afghanistan è stato il più pericoloso. Quando sono stato lì nel 1979-1980 con i mujaheddin, mi trovavo spesso a giorni e giorni di distanza da ogni tipo di assistenza, a magari due giorni dalla strada più vicina, spesso in compagnia di uomini che non erano stati ben addestrati e con cui avevo grossi problemi di comunicazione. Ci bombardavano con mortai e con colpi di mitragliatrice e anche dagli aerei, e mi trovavo con un gruppo di combattenti messi insieme alla buona, certamente coraggiosi, ma senza un addestramento valido.
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Sì, l’Iraq ai tempi… Be’ in realtà l’Iraq è sempre stato un luogo impossibile, in particolare ai tempi di Saddam Hussein. La collaborazione era scarsa, o assente. I rapporti con la stampa erano davvero molto tesi. Anche a Baghdad potevi a malapena lavorare.

Sì, nel senso che non mi era permesso lasciare l’albergo o fare quello che dovevo. Non direi che sono stato preso in ostaggio, ma ero prigioniero.Trascorrendo così tanto tempo nelle zone di guerra, hai accumulato una grande esperienza di quali siano le conseguenze sul campo degli affari politici e internazionali. Come ha influenzato tutto ciò il tuo rapporto con la politica?
I problemi sono i più diversi, alla fine penso che i popoli vogliano essere rispettati, e i Paesi in guerra sono spesso quelli in cui è in corso una lotta per il potere: nel caso del Libano, tra cristiani, siriani, o musulmani o palestinesi. Nel caso dell’Afghanistan, c’erano i talebani contro qualche altra divisione etnica. Nei Paesi come il Kashmir, sono i musulmani contro gli indù. Solitamente tutto si riduce a un gioco di potere. Non so se ho risposto alla tua domanda, ma la realtà è che penso che a volte qualcuno voglia solo impadronirsi del potere, e non gli importi di come ci riesce.
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Penso che tutti vorremmo sempre lavorare in sicurezza. Chi fa il fotoreporter o il giornalista ha bisogno di lavorare con gente capace, traduttori e guide, assistenti che capiscano la situazione. Vuoi essere cauto. Penso di aver sempre cercato di lavorare in questo modo, non puoi improvvisare. Ovviamente i posti come la Siria e la Libia sono rischiosi, ma cerchi comunque di lavorare nella maniera più sicura possibile.

Una volta ho valutato male una situazione con un piccolo aereo in Jugoslavia, che il pilota ha fatto schiantare in un lago. È stato… be’, non saprei. Quando sei in questi luoghi, c’è sempre un equilibrio da mantenere. Da una parte devi farti carico dei rischi, non puoi essere troppo timido. Ma è necessario valutare il rischio, soppesare gli elementi e ogni tanto lasciar fare al caso, non sei mai sicuro al 100 percento. Non è una scienza esatta, perché tutto continua a cambiare. Ma fai del tuo meglio e speri che le cose vadano per il verso giusto. Puoi essere ucciso anche camminando per strada a Londra o New York, no?
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Penso che con l’esperienza impari anche il senso di precarietà del lavorare in luoghi pericolosi e, forse, all’inizio sei un po’ ingenuo e non comprendi tutti gli aspetti o le reali dimensioni di quello con cui hai a che fare. Non credo che ci si abitui mai, che si impari a essere del tutto a proprio agio. Il modo in cui ti rapporti al pericolo cambia, ma non credo che si possa desensibilizzarsi del tutto. Non è mai una routine. Se stai raccontando una storia o documentando una situazione, devi gestire il lavoro e devi farlo nel miglior modo possibile. Ma no, non credo che ci si possa abituare. Penso che la violenza e la guerra siano sempre orribili.Grazie, Steve.Trovate altre foto di Steve McCurry nelle pagine successive.








