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Abbiamo cercato di convincere la gente su Tinder, Grindr e Wapa ad andare a votare

Per sondare le vere potenzialità di Tinder, Wapa e Grindr in politica, abbiamo scelto diversi candidati di Roma e Milano e abbiamo provato a convincere chi ci voleva rimorchiare a votarlo.
4.6.16

— Marco Cappato (@marcocappato)May 30, 2016

In fondo, le campagne elettorali e le app di incontri non funzionano in modo così diverso: in entrambe serve lavorare sull'immagine, avere un programma convincente ed essere estremamente bravi nel persuadere sconosciuti ad avere a che fare con voi.

Non sappiamo se è questo ciò che hanno pensato in America quando si sono messi a fare campagna per le primarie su Tinder, né se la decisione di introdurre l'iniziativa in Italia sia dipesa da un simile ragionamento. Fatto sta che una settimana fa Marco Cappato, candidato al consiglio comunale di Milano per i Radicali, ha annunciato che gli elettori avrebbero potuto trovarlo anche su Tinder e Grindr, spiegando che "il programma elettorale lo spieghiamo anche a letto, e senza distinzione tra uomini e donne."

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Dato che gli esperimenti divertono tutti, e che il nostro su Tinder era ormai un po' datato, abbiamo pensato di farci avanti applicando i nostri profili alla campagna per le amministrative. Decidendo di concentrarci su Milano e Roma abbiamo assegnato tre app—Tinder, Grindr e Wapa—a tre persone diverse, e a ognuna di queste uno o più candidati da promuovere in cinque ore di tempo, per capire quanti vaffanculo saremmo riusciti a beccarci nel tentativo di racimolare dei voti che nessuno ci ha chiesto di racimolare.

ROMA, WAPA

Per Wapa, app di "incontri più diffusa al mondo per donne (lesbiche, bisessuali o curiose) che cercano altre donne," ho scelto un obiettivo praticamente impossibile: fare "campagna" per Giorgia Meloni.

Per costruire al meglio il primo profilo, e fare una prima dichiarazione d'intenti, ho deciso di iniziare l'operazione omaggiando la mia candidata. Il nickname che ho scelto è stato infatti "Draghetta"—in onore dei tempi in cui la leader di Fratelli d'Italia era "Khy-ri," la "draghetta di Undernet"—accompagnato dalla sua mini-biografia dell'epoca: "I miei interessi sono i libri fantasy, i libri di filosofia e i libri horror. Sto imparando a suonare la chitarra (anche se per ora i risultati sono pessimi!) cerco persone interessanti e interessate come me!"

Nessuno si è comunque accorto di questo tributo. O, in generale, nessuno ha dato peso al fatto che nel 2016 esistano persone che usano la scusa del fantasy per rimorchiare. Infatti, dopo una decina di minuti diverse ragazze mi stavano scrivendo.

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Trovare una strategia valida si è rivelato più difficile di quanto pensassi: come si può introdurre un argomento del genere in mezzo a domande come "cosa fai nella vita?" o "che fai ora?" Con qualcuna l'ho presa abbastanza alla larga, parlando di interessi e desideri "particolari" o dicendo di studiare scienze politiche, una facoltà "troppo piena di 'comunisti'."

Dopo aver dissodato il terreno ho poi provato a sganciare la parola G, con formule del tipo "boh c'ho la passione per Giorgia Meloni…è una specie di modello so che può sembrare strano…", o un più diretto "sono una fan sfegatata di Giorgia Meloni…strano ma vero!!" La rivelazione ha avuto un effetto destabilizzante nel 100 percento dei casi.

Nel tentativo di controbattere ho provato a spiegare che certe idee di Giorgia Meloni erano per "propaganda, mica è convinta" e che faceva tutto "per il partito," usando a intermittenza parole come "sicurezza," "Patria" e "criminalità."

Ma tutto ciò non ha sortito un grande effetto—la barriera all'ingresso era troppo alta. Prima che l'attenzione calasse del tutto ho fatto un ultimo, disperato tentativo chiedendo se la conversazione poteva aver convinto la mia interlocutrice a votare per Giorgia Meloni.

Bilancio finale: Nessuna ragazza convinta, quattro conversazioni finite a insulti (rivolti a me, e giustamente), nessun appuntamento rimediato.

MILANO, GRINDR

Oltre ad avere la mia ammirazione per essersi presentato alle elezioni nonostante la totale mancanza di carisma, Gianluca Corrado, candidato del M5S per Milano, è entrato in corsa tardi, è una seconda scelta, e nessuno, proprio nessuno, se lo caga. In pratica, un ritratto perfetto delle mie ultime frequentazioni. Ho pensato quindi che fosse giusto aiutarlo come potevo—ovvero facendo campagna per lui su Grindr.

Quando ho avviato l'esperimento erano più o meno le 7 di sera: c'era un potenziale elettore di Corrado ogni 50 metri, e il più vicino distava probabilmente una parete. Immagino che il fatto che fossi a Porta Venezia in un giorno in cui erano tutti chiusi in casa per colpa della pioggia abbia influito non poco sulle possibilità di successo.

Nei primi dieci minuti mi ha scritto una ventina di uomini. In molti non avevano la minima idea di chi fosse Gianluca Corrado— né avevano alcuna voglia di scoprirlo—e anche chi lo conosceva sembrava comunque disinteressato. Questa categoria, la più vasta, si divideva tra chi smetteva immediatamente di rispondere e chi invece vedeva un potenziale nella mia passione e tentava di reindirizzarla.

In alcuni casi, il reindirizzamento è avvenuto tramite foto di cazzi. Foto che non mi hanno comunque impedito di reindirizzare a mia volta la conversazione sull'esercizio del diritto di voto.

Almeno su Grindr però l'esempio di Cappato deve aver dato qualche risultato, e a un certo punto ho trovato un utente impegnato nel mio stesso gioco: mi ha invitato a votare un certo Rossi per la lista Sala.

Dopo un po' è uscito allo scoperto—in tutti i sensi—anche qualche grillino. Ma la mia più grande soddisfazione è stata l'opera di avvicinamento di DUE persone al M5S.

Bilancio finale: Ho la netta convinzione che dei quattro voti che prenderà Corrado, la metà saranno merito di Grindr.

MILANO, TINDER

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Per amor di par condicio politica e di gusti sessuali, nella più pop delle app per incontri abbiamo deciso di sostenere con eguale entusiasmo un po' di altri candidati di Milano: Beppe Sala, Stefano Parisi e Marco Cappato, rispettivamente PD, centrodestra e radicali.

La mia attività di rastrellamento voti è iniziata alle 10 di mattina di venerdì, a università chiuse e uffici più o meno chiusi, quando molti erano ancora a letto.

Come prima cosa ho rimosso la descrizione dal mio profilo—meglio rimanere sotto la ghiaia come una vipera del corno per poi attaccare al polpaccio—e poi ho iniziato a mettere match con ragazzi a caso. Le risposte sono arrivate piuttosto rapidamente, così ho avviato una serie di campagne parallele randomiche.

In tutti i casi ho giocato la carta della persona-angosciata-che-legge-i-giornali, per poi giustificare il mio stato d'animo con le imminenti elezioni. Quanto al candidato da spingere, la selezione si è basata unicamente sull'iniziale del nome del mio interlocutore. Le mie preoccupazioni sugli esiti delle comunali o il mio entusiasmo sono però caduti per lo più nel vuoto—non so se a causa dell'orario o a testimonianza che la paura delll'astensionismo a Milano non sia poi così peregrina.

Tra i miei match c'era chi si professava deluso dalla politica, e chi era troppo occupato a giocare le sue carte migliori.

Moltissimi inoltre non votavano a Milano—o almeno così hanno detto pur di non farsi ammorbare, pensando probabilmente che avrebbero fatto meglio a swipare dalla parte opposta. Molti altri mi hanno tagliata non appena ho introdotto il tema elezioni.

Tra chi ha resistito, invece, qualcuno mi ha direttamente insultato, qualcun altro è rimasto destabilizzato dalla mia passione e qualcun altro ancora ha indagato sulla mia attività di campagna.

Quel che è certo, è che la mia irruenza elettorale era universalmente sgradita: tutti, ovviamente, avrebbero preferito a continuare a fare con Tinder quello che Tinder è stato pensato per fare—rimorchiare.

Bilancio finale: Due inviti a uscire nonostante la mia fissazione elettorale, tre elettori di Sala tanati, un radicale, nessun parisiano. Mezzo ragazzo convinto a votare per uno dei miei candidati.

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