Perché Blu sta cancellando tutte le sue opere dai muri di Bologna

La risposta di Blu alla mostra e alle dichiarazioni di Roversi Monaco è arrivata tra la notte di ieri e questa mattina, con la cancellazione di tutte le opere dipinte nel corso degli ultimi vent'anni a Bologna.

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mar 12 2016, 12:50pm

Lo scorso dicembre il Corriere della Sera riferiva che decine graffiti di Bologna erano stati strappati dai muri—soprattutto nella prima periferia della città, dove "diversi cantieri in fase esecutiva stavano mettendo a rischio la sopravvivenza di importanti murales"—per essere poi custoditi in laboratorio "dopo un certosino lavoro di conservazione."

Dietro a questa iniziativa c'era un gruppo di storici dell'arte, curatori e restauratori che facevano riferimento al presidente dell'istituzione culturale Genus Bononiae, ossia l'ex rettore Fabio Roversi Monaco, che coincidentalmente è anche uno degli uomini più potenti della città.

L'obiettivo finale del progetto era quello di "salvare" tali opere (tra cui quelle di Blu, Ericailcane e AliCè) ed esporle nella mostra Street Art – Banksy & Co. L'arte allo stato urbano , che si terrà a Palazzo Pepoli dal 18 marzo in poi.

Per quanto si sia cercato di venderla sin da subito come un qualcosa di "nobile," un'operazione di questo tipo non poteva non sollevare critiche e polemiche—anche perché, paradossalmente, arriva poco dopo la condanna per imbrattamento ad AliCè per un disegno fatto proprio a Bologna.

L'artista bellunese Ericailcane, per esempio, ha postato su Facebook il disegno di un grosso ratto con un pezzo di muro tra le zampe, accompagnato da questo testo: " Per tutti quelli che non rispettano il bene comune ed il lavoro altrui, capaci solo di rubare e vivere da parassiti ."

Nonostante le proteste degli artisti coinvolti—loro malgrado—nella mostra, Roversi Monaco ha ribadito l'intento salvifico dell'esposizione dei murales strappati. "Noi le riteniamo opere d'arte, per questo le salviamo e le restauriamo," ha detto in un'intervista al Corriere. "Se un artista come Blu ne contempla la distruzione, la sua è una concezione alta, ma forse il tema non riguarda più solo lui."

La risposta di Blu a queste affermazioni e questa mostra è arrivata tra la notte di ieri e questa mattina, con la cancellazione di tutte le sue opere dipinte nel corso degli ultimi vent'anni a Bologna.

Qualche ora fa gli attivisti del Laboratorio Crash, che hanno aiutato Blu a coprire i suoi murales, hanno dichiarato di essere stati denunciati dalla polizia.

Le motivazioni del gesto dell'artista, comunque, le hanno spiegate i Wu Ming sul loro blog, parlando di una mostra che è il "simbolo di una città che va combattuta, basata sull'accumulazione privata e sulla trasformazione della vita e della creatività di tutti a vantaggio di pochi."

Nel 2014, Blu aveva fatto lo stesso con le sue opere su due palazzi di Kreuzberg a Berlino, per protestare contro la gentrificazione del quartiere. "Dopo aver assistito ai cambiamenti avvenuti nell'area negli ultimi anni," aveva detto su Facebook, "ho pensato che fosse arrivato il tempo di cancellarli."

Sul Guardian Lutz Henke—il co-creatore di uno di quei murales—aveva ulteriormente precisato che "fin dal primo momento della loro esistenza, i murales di Blu erano destinati a scomparire. La natura della street art è quella di occupare uno spazio per celebrarne la sua incertezza, essendo consapevoli della sua temporaneità e della sua fugacità."

Quanto a Bologna, credo che la cancellazione delle opere di Blu non solo voglia ribadire questa natura della street art—e dunque sottrarla a un certo tipo di "privatizzazione" museale—ma evidenzi ancora una volta come questa città stia lentamente, e inesorabilmente, perdendo pezzi sempre più importanti della sua anima.

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